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Preamplificatore Django

[English version]

Prodotto: Preamplificatore passivo Django TVC
Costruttore: DIY Hifi Supply, Hong Kong
Prezzo: $600-$1200 in kit, $150 extra per l'unità già assemblata.
Recensore: Maarten van Casteren - TNT UK
Recensito: Dicembre, 2006
Traduttore: Roberto Di Paola

Introduzione

Molto tempo fa, nell'ormai lontana era analogica, i preamplificatori erano oggetti molto complicati: avevano il controllo di volume, il "balance", i controlli di tono e il loudness. Avevano anche stadi phono, "tape loops" le coppie di ingresso/uscita per le piastre di registrazione, n.d.t. e le uscite cuffie. Ovviamente se quel tipo di componente esisteva, un motivo doveva pur esserci. Al giorno d'oggi, le ragioni per possedere un preampli separato sembrano però difficili da scorgere. In quasi tutti i casi, le sorgenti hanno un volume d'uscita ben più alto di quel che serve per produrre livelli di pressione sonora pericolosi. Così i preamplificatori attualmente passano tutto il loro tempo ad attenuare il segnale. Ma per fare ciò, un semplice potenziometro è sufficiente. Aggiungete quindi uno "switch" ed avrete tutte le funzioni dei più comuni preampli moderni: il selettore d'ingressi ed il controllo di volume. Perché complicare le cose?
In vero, un preampli passivo, così è detto un simile dispositivo, può essere una soluzione efficace: in teoria il rumore e la distorsione sarebbero insignificanti, e il percorso del segnale sarebbe il più semplice possibile. Allora perché usare un preampli attivo?

Il motivo è che il livello dell'uscita è solo uno degli aspetti della questione. Fornire il voltaggio corretto non è sufficiente. L'impedenza d'ingresso e d'uscita sono anch'esse fondamentali affinché un preampli lavori bene. Le sorgenti gradiscono un'alta impedenza in ingresso mentre i finali vogliono essere pilotati da una bassa impedenza d'uscita.
Ed ecco dove i preampli passivi difettano: in ingresso forniscono, normalmente, un'impedenza bassa mentre l'impedenza in uscita è solitamente molto più alta di quella di un preampli attivo. Provate ad elevare l'impedenza d'ingresso, ed anche quella d'uscita salirà. Il valore ottimale dipenderà sempre dalla sorgente e dal finale usati, e l'accoppiamento sarà sempre peggiore che tra la sorgente ed il finale stessi.

Ciò non vuol dire che i pre passivi non funzionino. Nel giusto contesto, questi lavorano ottimamente. Ce ne sono di meravigliosamente trasparenti, silenziosi e che non distorcono, ma tutto dipende dall'impianto nel cuale sono inseriti. Anche i cavi non ben accoppiati (dal punto di vista delle impedenze) renderanno i pre passivi molto sensibili alle interconnessioni.

Da qualche anno sono però disponibili preampli passivi di tipo diverso. Sono noti come TVC: "Transformer Volume Control". Invece di far affidamento su potenziometri resistivi, questi pre usano un trasformatore per attenuare il segnale. Un potenziometro, anche se ben fatto, attenuerà il segnale trasformandone la maggior parte in calore e lasciando passare il resto. Un trasformatore invece non sprecherà energia; eccetto alcune perdite minori.
Il voltaggio verrà abbassato ma sarà negoziato in corrente. Ciò significa fondamentalmente che l'accoppiamento delle impedenze tra sorgente e finale risulterà migliorato (piuttosto che peggiorato) finché il segnale verrà attenuato. Ed il segnale sarà attenuato in quasi tutti i casi; pertanto adottare questa soluzione offre certi vantaggi rispetto ai pre resistivi.

Il preampli Django della DIY Hifi Supply è un dispositivo di questo tipo. E' disponibile in kit, così come interamente assemblato. Si può scegliere tra: lo Stevens & Billington TX102, un TVC a nucleo amorfo, e un autoformer. Mi sono convinto che la versione S&B era più trasparente e neutra. Questo TVC è anche utilizzato in un certo numero di preampli passivi, ad esempio il pre Music First Audio e l'Audio Zone Pre-T. Per tali motivi ho voluto recensire la versione S&B. Tutte le altre opzioni sono quelle top, con cablaggio interno in argento, interuttori Seiden e connettori placcati argento.
L'unità in prova è stata assemblata e parzialmente rodata dalla DIY Hifi Supply. Una nuova versione telecomandata del Django è stata appena rilasciata, ma essendo basata sulla stessa tecnologia TVC dovrebbe suonare come l'esemplare quì recensito.

Ora, dire DIY Hifi Supply non è lo stesso che dire Krell o Martin Logan. Ma cosa avrà di speciale un nome? L'azienda, di circa 5 persone, ha sede in Hong Kong e vende perlopiù su internet. Hanno cominciato con tre kit che erano prodotti (inizialmente ed in seguito dismessi) dalla cinese Opera (Consonance) che però venivano forniti upgradati nei componenti e nella topologia dei circuiti.
Ben presto, con l'aiuto di Thorsten Loesch (ex-recensore di TNT Audio), hanno sviluppato una propria linea di prodotti; ed il Django ne è un esempio. Si dice che Thorsten abbia convinto Stevens e Billington a produrre un TVC allo stato dell'arte e ad un prezzo ragionevole. Oltre al Django sono disponibili anche un pre attivo e una serie di finali di potenza, tutti a valvole. Al momento le vendite della DIY Hifi Supply sono ripartite a metà circa tra prodotti in kit e personalizzati.

L'utilizzo

Le prime impressioni sono molto buone. Il "case" è più grande di quanto ci si aspetterebbe, considerato il contenuto. Rispetto ad un componente standard è 6 o 7 cm più stretto, ed è alto circa 10 cm. Poggia inoltre su piedini alti e ben smorzati. Il frontale è costituito da una spessa piastra d'alluminio, mentre il resto del cabinet è d'acciaio. Le manopole sono in acciaio inossidabile e realizzano un elegante contrasto con il nero dell'alluminio anodizato del frontale. Sia il selettore degli ingressi che il volume fanno un'ottima impressione tattile; quì non ci sono "switch" che non siano al top. L'interno dell'unità appare ordinato e ben ingegnerizzato. I trasformatori sono più grandi di quanto mi aspettassi, e ciò spiega il perché di una scatola tanto alta.

Ci sono 4 ingressi linea, tre RCA ed uno bilanciato. L'uscita, bilanciata o sbilanciata, si può impostare tramite un selettore sul retro. Attualmente l'ingresso bilanciato non è realmente tale poiché viene utilizzato un solo lato. Penso che questa sia un'opportunità mancata, infatti, per la loro natura i TVC sono componenti ideali per essere convertiti da bilanciato a single ended e viceversa. Io uso solo una sorgente sbilanciata, ma se voi usate sorgenti e finali di tipo differente (bilanciati e sbilanciati), un pre che possa accoppiare questi in qualunque modo vogliate potrebbe risolvervi molti problemi. Ciò implica però l'uso di un interruttore aggiuntivo in ingresso e un ulteriore cablaggio interno, quindi posso capire perché la DIY Hifi Supply abbia scelto una soluzione più semplice. Il preampli Music First Audio offre questa possibilità, ma il suo prezzo è considerevolmente più alto. Sul retro ci sono due altri switch che servono ad aumentare il livello dell'uscita di 6 db ed a fornire tre differenti connessioni per la massa di sorgente e finale. Quest'ultima è una caratteristica propria dei preampli TVC. Con i trasformatori che si occupano dell'attenuazione, non c'è connessione elettrica tra la sorgente ed il finale. Il commutatore ha tre posizioni: disconnesso, connesso, e connesso tramite una resistenza da 1.5 kOhm. Disconnettendo la massa si interromperà ogni loop e si eviteranno soffi e rumore.

Il controllo del volume ha 20 passi. L'attenuazione massima è di 46 db, che non è molto al confronto con altre preamplificazioni. I primi due passi in cima ad essa attenuano di 6 db, i restanti di 2 db. Con il mio lettore CD Micromega stage 3 ed il mio amplificatore Electrocompaniet ECI-2, il livello minimo del volume è già un po' troppo alto per musica di sottofondo, anche se non ho avvertito mai l'esigenza di ascoltare a volumi più bassi. I primi due step sono veramente un tantino esagerati per i miei gusti, ma non era un problema reale. Con diffusori più sensibili forse avrei avuto qualche problemino, ma penso che inserendo degli attenuatori si sarebbe comunque risolto.

Inizialmente quando ho collegato il Django ed ho acceso il finale, un ronzio molto forte è emerso dai diffusori. Ha svegliato i miei bambini che dormivano nella loro stanza al piano superiore! E' venuto fuori che l'interruttore per la messa a terra era impostato su "disconnesso". Sia la mia sorgente che l'amplificatore hanno un'alimentazione flottante. Ora, questo è abbastanza raro e l'Electrocompaniet va di fatto molto fiera della sua tecnologia, ma in questo caso ha provocato quasi l'autodistruzione del mio impianto. Fortunatamente tutto è sopravvissuto, e dopo aver attivato l'interruttore di terra ed aver alimentato nuovamente il finale (con qualche apprensione) tutto è sembrato funzionare perfettamente. Nessuna traccia di rumore o ronzio ed il preampli ha funzionato a meraviglia da quel momento in poi. La cosa scomoda è che le tre posizioni di questo interruttore non sono segnalate sul retro, quindi dovrete consultare il manuale per sapere in quale posizione lo state usando.

Il suono

Il suono del Django mi ha colpito fin da subito. Il mio Electrocompaniet è un ampli integrato, ma può essere utilizzato anche solo come pre o finale. La sezione preamplificatrice è passiva e costituita da alcuni "relay" e un paio di potenziometri Alps serie blu per il controllo del volume ed il bilanciamento. Così, di fatto, stavo sostituendo un pre passivo con un altro; quello dell'Electrocompaniet ha il vantaggio di essere molto più vicino al finale, infatti, sono entrambi sullo stesso PCB. Il suono però migliorava col Django. La prima cosa che ho notato è stato il miglioramento chiaro nell'attacco. Il pianoforte, la percussione e perfino gli applausi hanno suonato più scroscianti e con una migliore sincronia. Tale effetto era presente su tutto lo spettro, ed anche il basso era meglio articolato e più facile da seguire. Allo stesso tempo l'intera riproduzione era più pulita e dolce, nonché ripulita da una certa brillantezza. Il basso è sembrato un po' più asciutto, ma più spinto e "vivo".
L'intera riproduzione era nell'insieme più naturale, presente e coinvolgente ed ha continuato a migliorare nel corso delle settimane, con un suono che diventava sempre più caldo ed articolato.

Si suppone che una caratteristica di un pre a TVC sia quella di dare il meglio di sé al livello minimo di volume. In un preampli attivo, il segnale sarà attenuato enormemente e successivamente riamplificato dallo stadio d'uscita attivo. Ciò significa che il segnale sarà estremamente debole ad un certo punto, il che potrebbe nuocere agli elementi più "deboli" della musica. Ascoltando il pianoforte ho notato che le note più basse, anche quando suonate dolcemente, conservavano tutto il corpo ed il peso di quelle suonate dal vivo. Normalmente vengono riprodotte un po' esili, ma il Django è riuscito a renderle convincenti.

Confronto con il preampli passivo NVA

Ho portato il Django da un amico per confrontarlo col suo pre passivo NVA che pilotava un finale NVA P60. A suo tempo questa combinazione era molto considerata, ma si parla di 8 anni fa. Nuovamente, abbiamo notato evidenti miglioramenti quando abbiamo inserito il Django. Il basso era più solido, e l'intera riproduzione era più musicale e naturale. Non si trattava di grandi differenze in specifici aspetti, piuttosto era un miglioramento generale. Pareggiando i livelli del volume dei due preampli entro un db, il Django inizialmente sembrava suonare meno forte dell'NVA, ma questa impressione è presto svanita. Il Django suonava solo un po' più pulito ed ordinato dell'NVA, ma al tempo stesso più dettagliato e dinamico.
Non importa che musica suonasse: il Django suonava sempre meglio. Certamente il finale NVA è progettato per essere pilotato da un pre passivo, e precisamente dal preampli NVA. Detto ciò, il fatto che il Django abbia "superato" il preampli NVA è ancora più sorprendente, secondo me, sebbene le differenze non fossero enormi.

Il confronto con l'Audio Analogue Bellini

Ho portato il Django da un altro amico che possiede un preampli Audio Analogue Bellini in combinazione con il finale Donizetti e un lettore CD Audio Analogue Maestro. Inizialmente abbiamo ascoltato la sua configurazione per circa un'ora e abbiamo quindi rimpiazzato il Bellini col Django. Il Bellini è un pre attivo a transistor molto rispettabile ed ha ricevuto molte recensioni positive, ma ha anche più di 5 anni ed è un po' meno costoso del Django. Forse questo confronto è un po' impari, ma è ugualmente indicativo.

La prima cosa che abbiamo notato è stato il basso del Django, che era più controllato e profondo, infatti, le linee di basso erano più semplici da seguire. Il "sound stage" sembrava essere più grande rispetto a prima, soprattutto in profondità. Il suono era anche più veloce e vivace su tutto lo spettro. Questo era un tantino sorprendente, dato che queste sono più o meno le cose in cui i pre attivi a transistor sembrano essere migliori.

Abbiamo riascoltato tutte le traccie che avevamo ascoltato col Bellini, ed ognuna di queste sembrava riservarci qualche novità. Dopo alcune traccie è apparso evidente che il Django riusciva a comunicare meglio l'atmosfera propria di ogni incisione. Il Bellini, al confronto, tendeva a renderle tutte più omogenee. Un evento la dice lunga sulle differenze fra questi due preamplificatori: Non abbiamo misurato e pareggiato i livelli del volume fra i due preampli. Sarebbe stato meglio, ma non avevamo l'attrezzatura disponibile, così siamo andati ad orecchio. Non avevamo contestazioni da fare sul volume, ciò fino a quando non abbiamo suonato "Walk on the wild side" di Lou Reed.
Dopo un minuto il mio amico voleva alzarsi per aumentare il volume, poiché ora era convinto che fosse molto più basso di prima. Lo fermato, dato che avevamo deciso di procedere con quella regolazione. la traccia successiva che abbiamo suonato è stata "Apollo" (da "On air") di Alan Parsons, che è un pezzo veloce e "punchy". Dopo che la traccia era partita, il mio amico è corso ad abbassare il volume, dato che il livello di pressione acustica era effettivamente molto alto, chiaramente più alto di prima!

Ma come era possibile che con il volume nella stessa posizione, due traccie suonassero una molto più piano e l'altra molto più forte rispetto alla sessione precedente? Bene, la traccia di Lou Reed è un'incisione molto rilassata, mentre quella di Alan Parsons è molto vigorosa. Il Django, semplicemente, portava alla luce tutto ciò. Di fatto ogni traccia suonata attraverso i due preampli mostrava meglio il suo carattere tramite il Django. Quando siamo tornati al Bellini, ci sembrava evidente quanto suonasse più piatto, granuloso e inscatolato.
Esso imprime chiaramente il suo marchio sul suono, dove il Django, al confronto, sembra lasciar scorrere la musica più liberamente. Ciò in verità mi ha colpito: era capace di tirar fuori tutta l'energia e l'impatto dalla traccia di Alan Parsons, mentre mostrava quanto il pezzo di Lou Reed potesse suonare disteso, raffinato e musicale. Un'altra differenza in "Walk on the wild side" consiste nella presentazione delle cantanti che entrano circa a metà del brano. Arrivano da dietro il palco virtuale e via via si muovono in avanti. Col Django non solo partono da più indietro, ma arrivano almeno mezzo metro più avanti nella stanza!

In generale, penso che le differenze fra queste due preamplificazioni siano abbastanza sorprendenti, ed il Django vince a mani basse. Non c'erano punti deboli: era migliore in tutto. Confrontato col Bellini, il Django è migliore in: dinamica, "sound stage", velocità, struttura e definizione del basso.

Abbiamo anche provato il preampli NVA nella stessa configurazione con il Donizetti come finale, per osservare il comportamento di un altro pre passivo. Tristemente, ciò ha mostrato soltanto le limitazioni di una preamplificazione passiva "normale": il basso era adesso completamente fuori controllo. Per il resto il suono è sembrato corretto, ma alla luce di una prestazione in gamma bassa capace di rovinare tutto, ciò non contava. Chiaramente, il Donizetti non ha gradito uno stadio pilota a più alta impedenza, mentre ha funzionato brillantemente con il Django.

Conclusione

Questo preamplificatore mi ha positivamente inpressionato. Non sono riuscito a trovare alcun limite a ciò che può fare, e sembra lavorare ottimamente in tutti i tre impianti dove è stato inserito. Le differenze con altri preampli, sia attivi che passivi, erano impressionanti: il Django è sempre uscito vincente con facilità. A ciò aggiungete che esso è molto semplice e piacevole da utilizzare, ha un costo non proibitivo e fondamentalmente è indistruttibile, ed avrete un prodotto quasi perfetto. Gli unici difetti sono la mancanza di un ingresso realmente bilanciato, un'attenuazione del volume probabilmente insufficiente in certi casi, e gli interruttori sul retro mal segnalati; ma questi sono peccati veniali. Se state cercando un buon preamplificatore, provate questo, io sono sicuro che vi stupirà. Inoltre sembra essere il più abbordabile preampli TVC sul mercato, ma allo stesso tempo ritengo sia costruito molto bene e con componenti di ottima qualità.

Dimenticate tutti i preconcetti sui preamplificatori passivi: questo è diverso. Sembra unire tutti i vantaggi dei pre attivi e passivi, ed il suono è assolutamente imbattibile a quel prezzo. L'ho gradito così tanto che non potevo sopportare di vederlo andar via ed ho comprato l'esemplare in prova. Sono sicuro che mi godrò questo piccolo preamplificatore per moltissimo tempo. Altamente consigliato.

Commenti del costruttore

Porgiamo i nostri ringraziamenti per l'ottima recensione e per gli sforzi fatti al fine di confrontare il componente con altri sistemi in presenza di altri ascoltatori. Anche se la marca del trasformatore è importante per modellare il suono di un TVC, noi abbiamo trovato anche altri fattori che vi contribuiscono:

1. telaio. Siamo partiti da un piccolo telaio d'acciaio ed ha suonato bene, ma quando siamo passati al telaio più grande (molto più del necessario per contenere i componenti) il suono è notevolmente migliorato. Forse l'effetto dipende dal fatto che questo è un dispositivo induttivo. Il nuovo Django+ adotta un telaio non magnetico.

2. interuttori. Gli interruttori scadenti degradano notevolmente la trasparenza. Tra quelli che abbiamo provato, i Seiden, oro su argento, sono i più trasparenti e non producono il suono sterile di certi altri "switch" high-end. L'attenuatore e l'interruttore di terra sono anch'essi d'alta qualità, e sono prodotti da Miyama Japan.

3. Cavi e connettori. E' veramente notevole. Abbiamo trovato che il cablaggio interno in argento ricotto e i connettori RCA in argento danno la migliore trasparenza e dolcezza.

Copyright 2006 Maarten van Casteren - www.tnt-audio.com

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