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Amplificatore integrato Burson Audio PI-100

Più potenza per tutti

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Prodotto: Amplificatore integrato Burson Audio PI-100
Produttore: BursonAudio - Australia
Prezzo: * 830 USD (spedizione diretta) [*]
Recensito da: Nick Whetstone - TNT UK
Pubblicato: Luglio 2007
Traduzione: Gianfranco Viola

Burson Audio è una vecchia conoscenza, che abbiamo apprezzato per prodotti dalla grande concretezza, come i moduli HDAM, i buffer Burson e i regolatori di tensione. Visto l'ottimo risultato nelle recensioni passate, ha suscitato in me grande curiosità la notizia che avevano in cantiere un amplificatore integrato. Così, qualche mese dopo, quando uno stremato corriere mi ha consegnato un pacco gigantesco, ho subito capito che non era la solita scatoletta a circuiti integrati!

L'approccio di Burson Audio è semplice: partire da un elemento hi-fi e provare a migliorarlo. Questo integrato è ad oggi il loro progetto più complesso e costituisce senz'altro la sfida più ambiziosa che abbiano mai lanciato al mercato. L'obiettivo era di ottenere un suono equivalente ad un buon valvolare, ma col solo impiego di componenti a stato solido. L'immaginario collettivo oggi pone il suono valvolare ad archetipo dell'high-end, relegando lo stato solido ad un ruolo ancillare. Burson voleva dimostrare che gli amplificatori a stato solido possono guadagnarsi una posizione equivalente. Il loro amplificatore non avrebbe ceduto a compromessi, né in termini di potenza, né di trasparenza, velocità e neutralità. Avrebbe infine, elemento altrettanto importante, esibito corpo e robustezza nelle frequenze medie, che di solito rappresentano il punto debole di molti ampli a stato solido.

Senza ricercare la luna in termini di architettura, alla Burson sono partiti da un layout largamente sperimentato, concentrandosi invece con molto metodo sulla regolazione fine e sull'ottimizzazione di ciascuno stadio della circuitazione, fino ad ottenere da ognuno di essi una prestazione ottimale. Perciò sono state applicate alcune regole sensate. Primo: nessun condensatore sul percorso del segnale. Se da un lato esistono condensatori eccellenti per questo scopo, è innegabile che non averne alcuno è senz'altro meglio! Poi, per lo stadio di alimentazione sono stati impiegati i regolatori della casa, a circuitazione discreta, quindi niente chip standard a tre piedini. Infine, niente operazionali sul percorso del segnale.

Dipanato il bozzolo protettivo che lo aveva cullato durante il viaggio, mi sono ritrovato di fronte ad un (grosso!) contenitore in alluminio spazzolato: la prima impressione è stata di rallegramento per aver sempre preferito rack robusti. Il peso è in massima parte dovuto ai due grossi trasformatori toroidali da 500 VA, che da soli occupano quasi metà dello spazio interno. Indubbiamente per ottenere potenza in uscita bisogna immetterne in ingresso, e alla Burson non si sono certo risparmiati! Prima lamentela: manca un circuito di soft-start, e stiamo parlando di trasformatori per un intero KVA! Ho una presa di corrente dedicata all'hi-fi con un interruttore salvavita tarato a 10 Ampère, che saltava ogni volta che tentavo di accendere il PI-100. Alla fine l'ho collegato direttamente alla rete principale. E comunque un circuito di soft-start contribuirebbe a diminuire l'affaticamento di componenti come l'interruttore e i condensatori di stabilizzazione (in questo caso di classe audiofila, molto costosi). Ne ho parlato con Burson: mi hanno assicurato che il PI-100 funziona alla perfezione senza soft-start e che sono sicuri del fatto loro; io comunque resto del mio parere.

Dovendo alloggiare i due grossi trasformatori, il contenitore del PI-100 ha dimensioni considerevoli, più grandi della norma: 430x430 mm. Quindi serve un piano d'appoggio profondo. Non che questo costituisse un problema per me: su entrambi i miei mobili stava a meraviglia; comunque tenetelo a mente. I trasformatori Burson sono costruiti su specifica, e non emettono il minimo ronzio. Con i trasformatori standard montati sull'esemplare in prova, un piccolo ronzio era presente alla prima accensione, ma comunque nulla di udibile dalla posizione di ascolto. Anche questo tenetevelo a mente, nel caso decidiate di acquistare la versione "light" senza trasformatori (v. paragrafo in fondo).

[BursonAudio PI-100 - interno]

L'aspetto del PI-100, malgrado la stazza, è comunque molto soddisfacente. La finitura in alluminio spazzolato e le manopole argentate compongono un quadro pulito e rassicurante. Il pannello frontale è essenziale: interruttore (con LED blu d'ordinanza) a sinistra, selettore d'ingressi e controllo del volume sulla destra. Una volta sistemato sul mobile, la stazza non si nota poi più di tanto.

Sul pannello posteriore sono presenti tre ingressi, selezionabili tramite relé per minimizzare il percorso del segnale. La marca del controllo del volume non è dichiarata, ma la sensazione è di solida robustezza e operatività fluida. Sempre sul retro sono presenti diversi connettori: una presa IEC per l'alimentazione, tre coppie di prese per il segnale e degli eleganti connettori per i cavi di potenza.

[BursonAudio PI-100  - vista posteriore]

La tentazione di sbirciare l'interno era troppo forte: sotto il coperchio tutto è piacevolmente ordinato e ovviamente realizzato con elevati standard costruttivi. La scelta di Burson è caduta su finali Toshiba 2SA1943 e 2CS5200 (con caratteristiche accordate, naturalmente); alla Burson assicurano che si tratta di componenti originali provenienti da una fonte verificata, non le imitazioni in cui ci si imbatte purtroppo sempre più sovente. L'attenzione nell'approvvigionamento dei componenti del PI-100 fa il paio con la cura nella progettazione dell'elettronica. A garanzia della propria sicurezza in merito, Burson offre un periodo di prova gratuita di 30 giorni.

Dopo aver controllato il valore di continua in uscita (assente), ho connesso una coppia di diffusori e un lettore CD per un primo approccio. Nessun rumore fastidioso all'accensione: le uscite sono connesse tramite relé, che si chiudono solo quando l'amplificatore si è stabilizzato. Inoltre è presente una protezione in uscita, che scatta nel caso un malfunzionamento causi una corrente continua non nulla in uscita. Seguendo le raccomandazioni di Burson, ho lasciato scaldare l'amplificatore per circa un'ora prima di ascoltarlo. Al mio ritorno, adeguatamente munito di una tazza di te e una manciata dei miei cd favoriti, mi sono accomodato in sala d'ascolto. A volume basso il suono del PI-100 mi ha ricordato i miei Gainclone. Era però chiaro da subito che le effettive capacità erano molto più promettenti, e proporzionalmente più apprezzabili all'aumentare del volume. Il suono non ha sbavature: si può ascoltare per tutto il giorno senza esserne affaticati. Avendo passato questo primo test, l'ho spostato sul mio sistema principale. E qui, connesso ad un SB3 (Squeezebox), un DAC NOS e un Buffer Burson, il PI-100 ha cominciato a farsi notare!

Burson raccomanda l'impiego del Buffer Burson a monte del PI-100, in quanto i due oggetti sono stati progettati per lavorare insieme. Non so se il merito fosse del Buffer o del resto del sistema: certo è che quello che si è presentato alle mie orecchie mi ha colto di sorpresa! Non descriverei il PI-100 come capace di rivelare ulteriori dettagli, direi piuttosto che è in grado di raccogliere il dettaglio esistente ed esaltarlo. Ad esempio, tutti quei piccoli effetti Q-sound presenti in 'Amused to Death' di Roger Waters erano più tangibili, rafforzati e solidi.

Il palcoscenico era vasto e particolarmente profondo, con i diversi elementi chiaramente definiti in posizione e prospettiva. Tutti gli elementi erano inoltre chiaramente distinti, con molta aria intorno. L'immagine era ben delineata, senza alcuna deriva nella scena sonora. La spazialità nelle registrazioni live era eccellente.

[BursonAudio PI-100 - vista interna]

Il PI-100 dispone di un vasto giacimento di potenza. Non mostra segni di affaticamento neanche nei passaggi più pesanti e complessi, neanche a volume talmente alto da inimicarsi il vicinato. La traccia finale di "Sister Drum" di Dadawa include una sorta di cacofonia di corni tibetani, tamburi e cori. Col PI-100 sono stato in grado di distinguerne singoli dettagli che non avevo finora mai notato, traendone un ascolto molto appagante. Il basso è molto controllato; nei passaggi più veloci, comunque, quando a volte si può rischiare che il basso diventi più effimero, il PI-100 se la cava egregiamente, conservandone sia l'accuratezza, sia un'intensità sufficiente a garantire una profondità molto piacevole.

Il timing è eccellente: il PI-100 tiene il tempo alla grande. Ritmo e precisione rendono alcune registrazioni, come 'Graceland' di Paul Simon, irresistibili. L'impatto sonoro è ragguardevole: la combinazione di questo amplificatore col basso generato dall'open-baffle rende le percussioni talmente reali che pare quasi di toccarle.

I toni medi sono naturali e setosi, tutt'altro che esili: mai sentiti violini più dolci! Le alte frequenze sono chiare e dettagliate, senza asprezze. Decisamente il PI-100 è uno di quegli apparecchi che si lasciano ascoltare per tutta una serata senza subirne il minimo affaticamento. Stavo quasi per concludere che questo amplificatore non mostra particolari preferenze per il tipo di musica, in quanto qualunque cosa gli facessi suonare dava risultati eccellenti. Invece il mio giudizio è che non ho mai apprezzato la musica classica con alcun impianto hi-fi così come con questo. Il PI-100 ha ridato vita anche ad alcune registrazioni più datate. Dalla chitarra solista al pianoforte alle pièces orchestrali, dal "jazz leggero" alla techno, dal folk al rock, non c'è nulla che il PI-100 non sia in grado di restituire nella sua interezza, senza aggiungere o togliere nulla. Suona come un valvolare? Se il suono del Gainclone si può definire valvolare, allora il carattere sonoro del PI-100 è molto simile. Preferirei però non avventurarmi in paragoni: il suono di questo amplificatore è talmente buono da non averne bisogno.

Nel mio metro di giudizio un componente hi-fi deve in primo luogo trasmettere emozioni: anche in questo il PI-100 ne esce a pieni voti. Con menzione particolare per la musica classica, resa in modo emotivamente coinvolgente.

Sebbene la raccomandazione di Burson sia fondata e il PI-100 dia il massimo dopo un po' di riscaldamento, è rivelatore il fatto che anche appena acceso suoni comunque meglio di molti suoi colleghi!

A questo punto mi sembra superfluo sottolineare che il PI-100 mi è piaciuto molto! Se me lo avessero fatto ascoltare qualche anno fa dicendomi che costava qualche migliaio di dollari, mi si sarebbe spezzato il cuore al pensiero di non potermelo permettere, ma non ne sarei stato sorpreso. Il semplice fatto che offra tutte queste sue qualità ad un prezzo da componente commerciale medio non fa che aumentare la mia euforia al riguardo. La mia unica "doglianza" è l'assenza di un soft-start, ma comprendo bene gli sforzi profusi da Burson per mantenersi in una fascia di prezzo che loro definiscono "da audiofili con salario normale". E comunque l'ascolto del PI-100 è talmente appagante che mi sento in colpa a criticarne un qualunque aspetto!

Predissi a suo tempo - e con ragione - grandi successi per il Buffer Burson. Sebbene valga in generale la regola "prima ascoltare poi comprare", in questo caso vi invito ad ordinarne uno ed in fretta! Sì, è davvero un buon affare! E sappiate che stanno lavorando su un pre, mentre un finale è già in fase di progettazione.

[*] Per concludere, se volete risparmiare un po' di fatica al postino e al vostro conto in banca, Burson Audio propone il PI-100 in versione leggera. Si tratta dell'oggetto finito, ma senza i due grossi trasformatori. Per una spedizione verso l'Europa questo si traduce in un risparmio di 80 sulle spese di spedizione e di 120 sul costo dei componenti. 200 coprono abbondantemente l'acquisto dei due trasformatori vicino a casa vostra. Com'è ovvio, il loro montaggio e la connessione alla corrente elettrica sono lavori per personale esperto!

Copyright 2007 Nick Whetstone - www.tnt-audio.com

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