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Indiana Line Arbour 5.30 e 5.40

Piccoli diffusori crescono

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Prodotto: Diffusori acustici Indiana Line Arbour 5.30 e 5.40
Costruttore: Alcor SpA - Italia
Prezzo approssimativo: 390 Euro (mod. 5.30) - 260 Euro (mod. 5.40) - la coppia
Recensore: Lucio Cadeddu
Recensite: Ottobre 2002

Quando si parla di diffusori acustici è impossibile non pensare immediatamente alla produzione notevole di alcune Aziende italiane, da sempre specializzate nella progettazione e realizzazione di questo componente chiave di un qualunque impianto audio.
Un nome "storico", che anche gli audiofili non di primo pelo ben ricordano, è senz'altro Indiana Line, marchio della Alcor SpA, Azienda che da decenni realizza diffusori acustici sempre caratterizzati da un rapporto qualità/prezzo estremamente interessante.
Questo marchio ebbe un enorme successo commerciale sul finire degli anni '70, in particolare col modello 3XA, in seguito subì un po' la crisi generalizzata del settore, per poi tornare ad ottimi livelli di popolarità con una azzeccata serie di diffusori dal prezzo estremamente concorrenziale (la serie 0XY) ed in seguito con la ambiziosa Arbour, una serie destinata, per finiture ed impostazione, a riavvicinare al marchio anche una parte del popolo "audiophile" più esigente.

Attualmente la serie Arbour si compone di 5 modelli (2 torri da pavimento, 3 bookshelf) più un canale centrale ed un subwoofer.
La linea Arbour, rispetto alla serie più "consumer" vanta ottime finiture in vero noce, una particolare attenzione alla qualità dei componenti utilizzati ed un'impronta sonora più attenta alle esigenze del pubblico audiophile, quello dei veri appassionati di audio di qualità.

I due modelli in prova sono due bookshelf di dimensioni contenute, il 5.30 (il più grande) ed il 5.40 (il più piccolo).
La prova in tandem è motivata dal fatto che le casse hanno molto in comune (stessi drivers) ma la più grossa delle due utilizza un secondo woofer "nascosto" che emette verso il piede del diffusore.
In pratica si tratta di un finto 2 vie tradizionale. Spesso tale configurazione viene chiamata 2 vie e mezzo, visto che il secondo woofer viene tagliato molto in basso, quasi fosse un subwoofer a sè stante. L'interesse per questa prova in tandem era dunque duplice: tastare ancora una volta il polso all'offerta "italiana" nel vasto ed agguerrito settore dei diffusori acustici con due prodotti estremamente abbordabili e verificare quanto il gioco (del secondo woofer nascosto) valesse la candela.

Costruzione, tecnica e finitura

Come già annunciato, si tratta di due diffusori di piccole dimensioni in bass reflex con sbocco verso il basso. Il reflex della 5.40 emette verso il supporto sulla quale sarà appoggiata la cassa, essendo questa opportunamente distanziata da esso tramite 4 piedini conici in gomma mentre nella 5.30 il reflex ed il secondo woofer emettono verso il "piede" della cassa, piede che è un tutt'uno col mobile stesso (si veda la foto).
Entrambe le soluzioni consentono di minimizzare i problemi di interazione tra il tubo reflex e l'eventuale vicinanza della parete posteriore. Ciò semplifica un po' le cose quando lo spazio a disposizione non è tanto. Altra soluzione che dovrebbe aiutare la sistemazione in ambiente è il montaggio del woofer al di sopra del tweeter.
Questo accorgimento consente di tenere il tweeter ad un'altezza "umana" anche quando si dovesse posizionare il diffusore su un ripiano alto di una libreria o di una parete attrezzata.
Inizialmente la disposizione "rovesciata" di woofer e tweeter lascia un po' sconcertati ma ci si abitua molto in fretta. Una soluzione simile è stata impiegata, tra gli altri, da Mission in alcuni modelli di buon successo dei primi anni '80.
I drivers impiegati sono identici, come dicevo, per entrambi i diffusori: un tweeter a cupola morbida da 1 pollice ed un woofer da 13 cm (2 nel caso della 5.30). Tali drivers sono schermati così da rendere possibile l'utilizzo dei diffusori anche in installazioni Home Theater nei pressi di una TV.
Il livello della finitura in noce è molto buono, considerando il prezzo e certamente questi piccoli diffusori non causeranno fuoribonde liti in famiglia per il loro inserimento in ambiente. Aggraziati, eleganti e discreti, possono essere inseriti con facilità in ogni tipo di ambiente domestico, anche il più piccolo.
Per il modello più grande, il 5.30, è previsto il biwiring tramite dei morsetti dorati in grado di accettare qualunque tipo di terminazione, banane comprese. Una elegante targa dorata sul retro ci ricorda che si tratta della serie "buona" di casa Alcor.

Questi i dati tecnici dichiarati per il modello 5.30:

E questi i dati tecnici dichiarati per il modello 5.40:

Come si evince dalle caratteristiche tecniche entrambi i diffusori offrono una sensibilità piuttosto alta (90 e 91 dB), piuttosto insolita in diffusori di così piccole dimensioni. Questo significa che possono suonar forte anche con pochi watt in ingresso. Faccio inoltre osservare come l'incrocio tra i due altoparlanti avvenga esattamente alla stessa frequenza nei due modelli (3100 Hz). Conseguentemente il secondo woofer "nascosto" nella 5.30 è effettivamente un'aggiunta con taglio bassissimo (70 Hz).
Il vantaggio dato dal secondo woofer, oltre ad un leggero incremento del dato di sensibilità (91 dB) e di tenuta in potenza, consente, unitamente all'aumentato litraggio del mobile, di scendere ben 10 Hz più sotto nella risposta alle basse frequenze, cosa non da poco considerando che i due mobili non sono poi così tanto diversi come dimensioni.

Il prezzo di listino (sempre passibile di qualche sconto) posiziona questi diffusori in area "entry-level di destinazione audiophile" ovvero quella zona del mercato dove audiofili appassionati alle prime armi o con serie limitazioni di budget vanno alla ricerca di prodotti pensati principalmente per la Musica e non per i films o per impressionare negli scaffali dei negozi.

Le Indiana Line Arbour 5.30 e 5.40 sono state provate a lungo in due impianti diversi ed in altrettanti ambienti molto differenti per forma e dimensioni.

Piccoli diffusori crescono

L'equilibrio timbrico di questi diffusori, in particolare dei 5.30 (i più grandi), è leggermente "loudness" cioè con bassi ed alti in evidenza sulla gamma media. Si tratta di un fatto piuttosto normale, se si pensa al target del prodotto. Le 5.30 sono molto generose in basso e fanno quasi miracoli, tenuto conto delle dimensioni ridotte e del prezzo. Diciamo che la "quantità" delle basse frequenze lascia poco spazio a critiche (e così pure l'estensione) mentre qualche riserva mi sento di muoverla per quanto rigurda l'articolazione, migliorabile.
Da questo punto di vista la 5.40, più piccola, offre meno potenza in basso e meno estensione, ma più articolazione e controllo. Alla fine, anche il gusto personale dell'acquirente può fare la differenza.
Le 5.30 scendono davvero tanto e più di un ascoltatore alle prime armi si affannerà a cercare un subwoofer nascosto dietro qualche tenda. La gamma media, invece, mostra una timidezza che è quasi assente nel modello più piccolo. Voci, fiati, cori e chitarre elettriche appaiono leggermente in secondo piano, rispetto alle porzioni dello spettro immediatamente superiori ed inferiori (medio-alto e medio-basso). Non si tratta di nasalità o durezza, anzi, parlerei di una rotondità e mancanza di autorità, al contrario.

In gamma medio-alta, invece, si assiste ad una performance piuttosto generosa e sostanzialmente corretta che termina con un leggero calando verso le frequenze altissime.
In ogni caso, qualcosa si può modificare giocando sull'altezza del tweeter rispetto all'orecchio, si tratta di fare qualche esperimento per trovare la propria posizione preferenziale.
Il contenuto armonico del segnale musicale è sostanzialmente preservato, con qualche riserva in gamma medio-alta dove ad un certo "protagonismo" sembra non corrispondere altrettanta ricchezza.
La 5.40, alla fine, seppure meno "dotata", meno corposa e completa, mi pare goda di un equilibrio timbrico migliore. è una sensazione strana a descriversi, ma è come se la 5.30 ogni tanto volesse strafare, mentre la piccolina fa quel che può, ma con più controllo.

Dinamica

Si tratta di due diffusori dalla sensibilità (reale) molto alta, per le dimensioni. Non ci sono dunque particolari problemi a seguire programmi musicali dinamicamente impegnativi. In particolare la 5.30, grazie alla mano d'aiuto data dal secondo woofer, se la cava egregiamente anche con brani "tortura" ricchi di salti dinamici mozzafiato e bassi sismici. Suonano bene anche a volumi moderati, ma paiono più a proprio agio a livelli medio-alti, dove sono capaci di sfoderare una grinta davvero convincente. Sia chiaro, non vi dovete aspettare prestazioni inarrivabili per questa classe di prezzo, ma qualche sorpresa, specie il modello 5.30, potrebbe riservarvela.
Non hanno generi musicali preferenziali, suonano con decisione più o meno tutto, compresi i generi più movimentati. Per quanto riguarda la 5.30 la lieve depressione in gamma media fa apparire certe chitarre elettriche un po' meno "cattive" di quanto in realtà siano...ma non si può avere tutto.
La più piccola 5.40, ovviamente più limitata, si riscatta con una prestazione comunque molto equilibrata su tutto lo spettro di frequenze che riesce a riprodurre. Più adatta ad ambienti piccoli, può dare grinta e sprint anche a qualche impiantino non propriamente "audiophile". La 5.30, invece, si trova a suo agio anche in ambienti medio-grandi, grazie alla capacità di "muovere" molta più aria rispetto alla sorellina.

Immagine e soundstage

Una volta assuefatti al tweeter montato al posto del woofer ed una volta trovata la posizione ottimale, queste piccole Arbour riescono nel difficile compito di ricreare una scena abbastanza credibile, almeno nelle proporzioni. La profondità, in particolare nel modello più grande, è davvero degna di nota, per questa classe di prezzo. Il suono, posto che il resto dell'impianto e la qualità delle registrazioni sia all'altezza, proviene da uno spazio che si sviluppa dietro i diffusori, con una discreta messa a fuoco ed una buona stabilità delle immagini sonore.
Anche l'altezza, per quanto possa sembrare strano, non risente moltissimo della anomala posizione del tweeter. Anche in questo caso, comunque, si può giocare parecchio sulla posizione fino ad ottenere il compromesso ideale tra bilanciamento timbrico ed estensione della scena sonora.
Non dovete aspettarvi miracoli, ma di sicuro con questi diffusori sarete in grado di cominciare a scoprire il significato di immagine 3D che vi capita di leggere nelle recensioni.

Consigli d'uso

Nonostante il progettista abbia fatto di tutto per facilitare la vita a coloro che volessero installare questi diffusori in libreria....io sconsiglio fortemente tale soluzione. Quel che si perde in termini di qualità sonora è tale da giustificare il piccolo (o enorme) sforzo per l'uso di supporti adeguati, in posizione simmetrica rispetto al punto d'ascolto e con una discreta distanza dalle pareti circostanti.
Per la scelta dell'ampli non ci sono particolari problemi: è sufficiente un piccolo integrato audiophile da 20 watt per sonorizzare una stanza di medie dimensioni a volumi sonori più che elevati. Il modello 5.30, grazie alla sensibilità di 91 dB, potrebbe persino suggerire l'uso di ampli a valvole con pochi watt, se l'ambiente fosse piccolo e gli ascolti condotti ad un volume non eccessivo.
Al solito, due parole sul rodaggio: questi diffusori necessitano di suonare per almeno 50 ore prima di trovare l'equilibrio ottimale. Il basso ha bisogno di slegarsi ed il medio-alto di arrotondarsi un po'.
Nel modello 5.40 il basso c'è ma i 10 Hz in più permessi dalla sorella maggiore si sentono davvero tutti. Quindi, il modello 5.30 può essere usato tranquillamente senza subwoofer. Se i 46 Hz dichiarati fossero a -3dB, come oserei intuire ad orecchio, si tratterebbe di un eccellente risultato indipendentemente dal prezzo e limitatamente alle dimensioni.
Per quanto riguarda la piccola 5.40, seppur sia possibile l'uso in abbinamento ad un subwoofer della stessa Casa, io francamente eviterei, concentrando il budget complessivo (satelliti + sub) nell'acquisto di una torre da pavimento (della stessa serie) che può vantare minori problemi di coesione rispetto ad un sempre critico sistema sat + sub.

Lamentele

Costruzione e finitura.
Nulla da eccepire, tenendo conto del costo complessivo delle realizzazioni, sulla finitura, davvero molto buona e considerabile adeguata anche su diffusori dal prezzo molto più elevato.
Gli altoparlanti sono montati a filo col frontale e la griglia parapolvere ben si integra nell'estetica sobria ed elegante. Abituati al fatto che la gran parte della concorrenza, in questa fascia di prezzo, fa largo uso di brutte finiture in plastica non è difficile attribuire a questi Arbour un costo ben superiore a quello reale. Se mi è consentito un parere estetico personale...beh, io le ho trovate MOLTO belle (le foto non rendono giustizia, tra l'altro).
La morsettiera dei cavi, pur di buona qualità (contatti dorati etc.) non l'ho trovata particolarmente comoda ma, si sa, questa è una delle tante fisime del recensore che, sempre impelagato in continui attacca e stacca, vorrebbe che i cavi si collegassero alle casse da soli, con la sola forza del pensiero :-)
La posizione "upside down" di woofer e tweeter, per quanto possa risultare comoda in installazioni poco ortodosse, impone - nell'uso "serio" - l'utilizzo di supporti un po' più alti del solito, onde riposizionare il tweeter un po' più in alto. Tuttavia, anche ascoltato in posizione "ribassata" questo driver non mostra buchi di emissione degni di nota.
Infine, mentre le piccolissime 5.40 si possono infilare praticamente ovunque, le 5.30, per colpa del doppio woofer che ha reso il mobile piuttosto ingombrante, potrebbero avere qualche difficoltà ad inserirsi in librerie poco profonde, obbligando a tenere le casse attaccate alla parete posteriore, eventualità sempre da scartare ove possibile.
Tuttavia, sto parlando di posizionamenti poco ortodossi. Se davvero volete sentire come suonano questi diffusori - e non come risuona la vostra libreria - posizionateli su supporti di media altezza.

Suono.
La destinazione d'uso è "audiophile" ma a questo prezzo bisogna pur accettare dei compromessi. Questo significa che comunque bisogna cedere un po' alla tentazione di rendere l'equilibrio timbrico un po' ruffiano, con estremi banda in leggera - per quanto discreta - evidenza.
Nel caso della 5.30 il basso è davvero notevole per estensione e potenza ma ogni tanto l'avrei preferito più controllato. Sempre su questo modello, poi, con alcuni dischi dotati di bassi molto profondi, si sente nettamente il rumore dell'aria che sfiata con violenza dal tubo del reflex. Questo succede a volumi elevati e solo con alcuni dischi particolarmente "cattivi" (organo, musica dub etc.). Purtroppo è un difetto - pur veniale - abbastanza diffuso con diffusori reflex. Il rumore dell'aria che passa nel tubo d'accordo è praticamente inevitabile senza il ricorso ad accorgimenti particolari tipo il Power Port® brevettato dalla Polk Audio.
Queste Arbour forse non saranno assolutamente neutre ma sanno essere molto generose e sostanzialmente corrette. Non è poco tenuto conto del prezzo d'acquisto.
La depressione in gamma media, presente sul modello 5.30, è un peccatuccio che si perdona se si tiene conto del prezzo. Tuttavia, se si pensa che la più piccola e modesta 5.40 lo presenta in maniera nettamente meno evidente....verrebbe da pensare che - forse - si potrebbe tentare di aggiustare il tiro in sede di progetto.
I due diffusori sono abbastanza simili come impostazione. La 5.30 offre un suono più grande, più completo e di impatto. Per contro, paga un po' questa generosità con un bilanciamento timbrico leggermente caratterizzato. Viceversa, la piccola 5.40, pur non potendosi permettere l'impatto, il corpo e l'estensione della sorella più grande, si vendica sfoderando un bilanciamento timbrico a mio avviso leggermente migliore. Come dico sempre, alla fine sono le esigenze dell'acquirente ad orientare la scelta verso un modello o l'altro.

Conclusioni

La Indiana Line si conferma Azienda capace di proporre prodotti intelligenti ad un prezzo che farà tremare più di un concorrente. Bei mobili, elegante finitura, suono generoso e sostanzialmente corretto, versatilità massima, garanzia a vita ed assistenza post-vendita di "riferimento".
Sarebbero motivi sufficienti per un acquisto ad "orecchie chiuse" ma, per fortuna, ciò non è necessario.
Il marchio è ben distribuito nel territorio nazionale ed ascoltarle non dovrebbe essere difficile. Se c'è un componente della catena audio che non bisognerebbe mai acquistare senza un ascolto attento questo è proprio il diffusore acustico. Ebbene, chiedete di poterle ascoltare in condizioni appena accettabili (non sulla parete a 3 metri d'altezza ma su appositi supporti ed elettroniche di qualità degna) e confrontatele con la migliore concorrenza estera di pari prezzo. Capirete perchè acquistare prodotti italiani, specie in questa fascia di mercato, può essere una piacevole alternativa.

© Copyright 2002 Lucio Cadeddu - http://www.tnt-audio.com

Commento del progettista

Le sensazioni d'ascolto dei diffusori Arbour 5.30, che vengono sottolineate con la consueta precisione, sono perfettamente coerenti con la realtà della curva di risposta da me ricavata in ambiente, sommando le curve ottenute in campo vicino con quelle ricavate mediante impulsi ad un metro di distanza.

Il diffusore ha in effetti e, sottolineo, volutamente, una risposta con leggero effetto "loudness" dovuto, in bassa frequenza, ad una pur lieve sovrapposizione di emissioni dei due woofer nella gamma 70100 Hz, e, in banda alta, ad una leggera esaltazione del tweeter, a mio avviso necessaria per bilanciare la maggior efficienza della gamma bassa.
I positivi commenti sui risultati delle prove d'ascolto confermano pienamente la mia scelta di progetto, che si può apprezzare, soprattutto, quando i diffusori devono essere ascoltati a livelli molto bassi, quali si possono tenere in appartamento di sera: non occorre pastrocchiare il suono con inutili esaltazioni di toni. è purtroppo la situazione più comune di chi vive in città e probabilmente non può godersi in pieno "la cattiveria delle chitarre elettriche".
La risposta del modello Arbour 5.40 è stata, viceversa, mantenuta molto lineare per soddisfare le esigenze "audiophile" ed in vista di un possibile accoppiamento a subwoofer attivi, praticamente indispensabili in sistemi Home Theater.
Entrambi i diffusori presentano curve di impedenza prive di picchi negativi e/o rotazioni di fase eccessive. Come accenno nel manuale d'uso non necessitano di amplificatori con particolari doti di erogazione di corrente, ma solo di un "buon amplificatore".

Ultima nota: i morsetti accettano direttamente cavi anche di grossa sezione (conviene verificare ogni tanto il serraggio per evitare allentamenti dovuti alle vibrazioni), ma sono anche perfettamente compatibili con connettori a banana (ovviamente dorati e, preferibilmente, del tipo ad espansione).

Ing. R. Fornasieri - Alcor SpA

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