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Autore: Lucio Cadeddu - TNT-Audio Italia
Pubblicato: settembre, 2025
L'avvento di YouTube e, soprattutto, del suo perverso meccanismo di monetizzazione dei contenuti video, ha generato - non solo nel nostro settore - tutta una stirpe d'ignoti, talvolta bizzarri, talvolta patetici, che disperatamente cercano di far aumentare le visualizzazioni dei loro video, pur di guadagnare qualche centesimo in più. Recentemente, ha mangiato la foglia anche tutta una serie di personaggi del settore che cerca di riciclarsi su questa piattaforma, spesso dopo aver fallito miseramente su altre (siti web, riviste cartacee, aziende e quant'altro).
Non c'è niente di male, per carità, il pane a casa bisogna pur portarlo in qualche modo, se non fosse che ormai stiamo andando oltre il ridicolo, spesso generando disinformazione.
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In chiusura, qualche riflessione su questo fenomeno consentitemela, perché il problema non è solo italiano, ma internazionale.
Da dove comincio? Intanto siete tutti destinati all'oblio, perché - come tanti famosi YouTuber confessano - il sistema sta collassando: troppi creatori là fuori e in più tutti soffocati dai violenti tagli di YouTube per inserire i suoi insopportabili spot. Con l'avvento di TikTok e dei reel di Facebook, dove i video sono brevissimi, il vostro video di 30 minuti è già comunicazione giurassica. Tra l'altro, è noto che le nuove generazioni non riescono a stare concentrate per più di 2-3 minuti su un unico concetto, quindi vi vedono come dinosauri.
In secondo luogo, la prima legge del marketing è diversificazione: se usate tutti lo stesso sistema per ottenere views (facce buffe e titoli sensazionalistici) come pensate di distinguervi? Comincerete a denudarvi davanti a una telecamera pur di far aumentare le visualizzazioni? Non fatelo, le voste facce sono già sufficientemente terrificanti. A quando un profilo Onlyfans per audiofili, dove oltre che denudare gli apparecchi, si denudano anche i recensori?
In terzo luogo, è evidente che il vostro target possa essere solo quello dei vecchi che sono cresciuti a “pane & televisione” ma sono rimasti orfani di quest'ultima, che ormai non riconoscono più. Per questo motivo si sono buttati a capofitto su YouTube, che è il succedaneo moderno della TV. Perché leggere è faticoso, ascoltare è più facile, vero? Mi direte che YouTube è meglio della TV, perché avete la libertà di commentare i contenuti dei video. Vero, quando questa libertà ve la lasciano, perché spesso i creator non lo consentono. A questi ultimi non interessano affatto i vostri pareri, interessano i vostri click, per ingrossare (si fa per dire, eh) il loro conto in banca. E voi abboccate.
D'altra parte, anche gli stessi creator hanno, nella maggior parte dei casi, superato gli anta e sono loro stessi vittima del mito della televisione: per loro apparire in video è come essere in TV, come dei tanti Paolini (il famoso disturbatore dei TG) che non vedono l'ora di far capolino dietro il malcapitato reporter di turno per far vedere che sono stati inquadrati dalla TV, poter salutare gli amici e i parenti a casa con la manina. Pur di giungere a questo scopo fanno persino rete, e si invitano uno nel canale dell'altro, e si intervistano a vicenda, parlandosi addosso. Cosa farete quando vi sarete intervistati tutti? Patetico, a dir poco. E patetici sono i toni, sempre troppo seriosi, tronfi, autocelebrativi e maledettamente, insopportabilmente noiosi. Peggio ancora, molti di voi credono di essere spiritosi. Spoiler: non lo siete.
A tutti voi lettori chiedo solo un grande favore: continuate pure ad abboccare alle esche che vi lanciano ma abbiate pietà di me ed evitate di segnalarmi video, ho francamente tantissime altre cose molto più divertenti da fare che sorbirmi ore di sproloqui di vecchi e nuovi rimbambiti su YouTube. Come disse Cicerone a Catilina: “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”
Agli amici YouTubers cui spero di aver regalato qualche click gratis (prego, non c'è di che) ricordo che non avete inventato niente: il vostro precursore è Mr. Banana, al secolo Fabio Bussotti, che inventò proprio le vostre stesse facce a video nella pubblicità dell'Urrà Saiwa. Correva l'anno 1987. E siamo nel 2025. Ripigliatevi.
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