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Autore: Lucio Cadeddu - TNT-Audio Italia
Pubblicato: gennaio, 2026
La nostra TNT-Audio è nata 30 anni fa e nell'arco di questi tre decenni siamo stati spettatori di una serie di cambiamenti radicali nel campo dell'editoria specializzata. Prima esistevano le riviste cartacee, che si sostenevano (sostengono) con pagine di pubblicità e abbonamenti. Sono state spesso criticate perché le opinioni talvolta si pensava fossero influenzate dal peso dell'inserzionista. Il ricatto è sempre rimasto sottotraccia, e lo è ancora nella mente dei lettori: “Se non parli bene del mio prodotto, ritiro la pubblicità dalle tue pagine”. Talvolta è stato palese, altre volte più subdolo, altre ancora si trattava di truffaldino gentlemen's agreement solo tra recensore e azienda. E altre volte ancora (la maggior parte, mi piace pensare) non esisteva alcun ricatto, a onor del vero.
Poi è arrivato il web, con le riviste online, quelle nuove o le vecchie cartacee che si sono dovute adattare. Il sistema di sostentamento è rimasto praticamente invariato: pubblicità. Stavolta, però, a farla da padrone sono i banner, che negli anni scorsi hanno raggiunto percentuali di presenza sulle pagine web semplicemente insopportabili, in relazione al testo scritto. Le aziende paga(va)no una cifra fissa mensile o annuale per poter posizionare banner più o meno grandi e più o meno invadenti (i famigerati pop-up) in ogni angolo della pagina, rendendo quasi impossibile la lettura di una recensione o di un articolo. Questo sistema ha fatto allungare a dismisura i testi, in maniera tale da poter avere lo spazio per inserire quanti più banner possibile. Una recensione breve, come le nostre, mal si presta a questo trucco. E infatti non ospitiamo banner 😉
Ancora, esistono (ma sono sempre esistiti) i pubbli-redazionali, vera fortuna delle riviste web che non hanno né idee né recensioni da pubblicare: articoli mascherati da recensioni il più delle volte, articoli che trattano di qualche prodotto appena uscito, ma che in realtà sono veri e propri comunicati stampa delle aziende. In questo modo il canale o il sito web è retribuito per aver pubblicato un comunicato stampa camuffato da articolo/recensione.
Ora, mentre la pubblicità cartacea e il sistema dei pubbli-redazionali in qualche modo resistono, quello dei banner è sulla via del tramonto, perché le aziende hanno capito che è poco redditizio, motivo per il quale molte riviste web sono defunte o deragliate verso un binario morto. Qual è il sistema più efficace dunque? Il programma di affiliazione! 💰 In pratica viene inserito all'interno della recensione/articolo un link che consente di acquistare - su piattaforma e-commerce o sul sito stesso dell'azienda - il prodotto recensito.
A questo punto scatta la trovata geniale (e malefica): se tu lettore acquisti il prodotto cliccando sul link la rivista (o il canale YouTube) guadagna una percentuale (tra il 3 e il 15%) della vendita. Per l'azienda è la manna dal cielo: riconosci una percentuale solo se effettivamente realizzi una vendita grazie alla recensione. Basta con banner che non si capisce se portano vendite reali! Il lettore compra passando attraverso la tua recensione? Allora ti pago! Chiedetevi come mai tanti YouTuber si affannano a mettere un'infinità di famigerati “link in descrizione”! Quei link sono, nella maggior parte dei casi, programmi di affiliazione. Se acquistate cliccando attraverso quel link il proprietario del canale (o del sito) riceve una ricompensa. E capite bene che se si tratta di prodotti costosi le percentuali che vanno al sito o al canale non sono briciole. Naturalmente, tale pratica è sfruttata anche nei video di unboxing che tanto vanno di moda.
Perché questo sistema è pericoloso per voi che leggete e cercate opinioni sincere sui prodotti da acquistare? È ovvio: se io editore o giornalista o YouTuber guadagno solo se i prodotti vengono acquistati cliccando sulla mia recensione, chi me lo fa fare a pubblicare recensioni che siano men che osannanti? Migliore è la recensione, più facile sarà che chi legge sia spinto ad acquistare cliccando sul link dell'affiliate program. Quindi, per aumentare i miei guadagni è sufficiente indorare la pillola, parlare sempre bene del prodotto, così qualcuno si convince ad acquistarlo. In passato qualche azienda ci ha chiesto di aderire a questo sistema perverso, e noi abbiamo sempre rifiutato, perché non abbiamo mai voluto vendere la nostra completa indipendenza di giudizio. La libertà di scrivere sempre ciò che pensiamo non ha prezzo.
Ovviamente non voglio fare di tutta l'erba un fascio, e certamente ci saranno recensori che riescono a gestire meglio questo ricatto psicologico (tradotto: io guadagno solo se tu clicchi e acquisti) ma, lasciatemelo dire, era meglio quando si stava peggio, ovvero con le tradizionali pagine di pubblicità sulle riviste cartacee, almeno era tutto palese e spesso pure gradevole da vedere.
In una prossima puntata racconterò l'altra involuzione del mercato, ovvero gli acquirenti che chiedono ai venditori se il prodotto che vendono è buono. Lo so, sembra una barzelletta ma alla stupidità umana sembra non esserci un limite, come diceva Einstein.
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