Editoriale di Giugno 2019

Il Sol Levante sta tramontando?

[HiFi giapponese al tramonto?]

Autore: Lucio Cadeddu - TNT Italia
Pubblicato: Giugno, 2019

Lo scorso 21 maggio Onkyo, il ben noto marchio di HiFi con sede a Osaka in Giappone, ha annunciato di aver raggiunto un accordo per vendere il proprio core-business all'americana Sound United e alla Viper Holdings per 75 milioni di dollari, a far data dal primo luglio prossimo. Sound United è già proprietaria di numerosi e gloriosi marchi HiFi, come Denon, Polk, Marantz, Definitive Technology, Boston e Classé. Questa acquisizione renderà di fatto la Sound United la più grande holding di marchi audio oggi esistente. Non solo il marchio Onkyo sarà acquisito, ma saranno inclusi nel pacchetto anche i brand Pioneer, Pioneer Elite e Integra (si veda l'annuncio ufficiale sul sito della stessa Sound United).

Il presidente e CEO della Onkyo, Munenori Otsuki, ha dichiarato: “Interromperemo la produzione nel settore AV e punteremo alla crescita grazie all'OEM (produzione conto terzi, di fatto)”. Perché tutti questi brand storici dell'audio made in Japan stanno vendendo il loro business? In realtà un motivo forte ci sarebbe. Infatti, secondo la JEITA (Japan Electronics and Information Technology Industries Association) il mercato dei componenti audio giapponesi si è più che dimezzato negli ultimi 10 anni, passando da un fatturato di 210.4 miliardi di Yen nel 2008 ad appena 85.3 miliardi di Yen nel 2018! Sembrerebbe che l'attrattività dei prodotti audio giapponesi (di massa) non sia più quella di una volta, sebbene va osservato che questo è, come ben sappiamo, un problema globale che colpisce tutto il settore. Le nuove generazioni non sono interessate ai componenti audio separati, in quanto è sufficiente un device mobile come uno smartphone o un tablet, più un diffusore bluetooth per soddisfare le proprie esigenze audio. Quando noi vecchi audiofili eravamo giovani non c'erano molte alternative ai componenti separati in casa. O, meglio, c'erano, ma suonavano malissimo.

Tornando all'accordo tra Onkyo e Sound United, che comunque dovrebbe essere sottoposto al giudizio di una riunione degli azionisti il 26 giugno, c'è da sottolineare che il brand giapponese continuerà a godere dei diritti sul marchio e riceverà le licenze per il suo utilizzo da parte di Sound United. In altre parole, i prodotti Onkyo continueranno ad esistere, cambia solo la proprietà. Questo, comunque, si teme abbia un forte e triste impatto sui dipendenti, che ora sono circa 1600. Si prevede una riduzione della forza lavoro di circa il 60%.

Kevin Duffy, l'attuale CEO di Sound United, ha dichiarato che “al completamento della transazione lavoreremo senza sosta con la divisione consumer di Onkyo per assicurare una transizione senza strappi che traghetti il marchio giapponese all'interno della famiglia Sound United in maniera tale che tutti i dipendenti, i clienti e i partner commerciali beneficeranno della pià ampia e migliorata organizzazione”. Ce lo auguriamo, naturalmente, per i dipendenti e le loro famiglie. Queste operazioni non sono mai indolori.

Onkyo, dicevo, non è la sola ad aver dovuto ammainare la bandiera, in un certo senso. Nel 2015 Pioneer cedette la sua divisione audio proprio a Onkyo (ecco perché ora entrambe faranno parte di Sound United) mentre Kenwood, che aveva a sua volta acquisito Trio, si è fusa con JVC nel 2008. Sansui Electric chiuse nel 2014 e ora i prodotti a marchio Sansui sono venduti dalla Doshisha. Marantz e Denon si fusero nel 2005 e furono poi acquisite dalla stessa Sound United nel 2017. Anche alcuni gloriosi marchi USA come Harman Kardon e JBL hanno subito sorte analoga, ma viceversa, nel senso che sono state acquisite dalla coreana Samsung.

Nonostante questi gloriosi marchi stiano sparendo o vengano acquisiti da grosse holding finanziarie, nuovi marchi nascono come funghi ogni giorno. Certo, si tratta spesso di realtà piccolissime, spesso addirittura delle vere e proprie one-man band (imprese individuali) segno che c'è interesse per l'audio di qualità, ma sembrano definitivamente tramontati i tempi d'oro delle grandi aziende consumer. Ciò che può essere il tramonto per alcuni può trasformarsi in un'alba promettente per altri.

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