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![[Digital Detox]](../jpg/digital_detox.jpg)
Autore: Lucio Cadeddu - TNT-Audio Italia
Pubblicato: giugno, 2026
Quando si vive di eccessi è possibile si renda necessario un periodo di disintossicazione o persino di riabilitazione. Non mi riferisco solo all'abuso di sostanze, ma anche di comportamenti (gioco, sesso, shopping etc.). Così, dopo esserci intossicati di digitale e di connessione può rendersi necessario un periodo - che si sceglie volontariamente - da passare lontano da social media e altri ambienti digitali, compresi smartphone, tablet, PC e altri device simili, con l'obiettivo di rivedere e rendere più sano il proprio rapporto con la tecnologia.
In letteratura, come spiega Alessio Carciofi nel suo saggio Digital Detox, esistono due approcci distinti alla pratica di disintossicazione digitale: uno, filo-statunitense, è la “disconnessione forzata da tutti gli smartphone, i device o dalla strumentazione digitale per un paio di giorni o poco più” mentre l'altro, più mediterraneo, è una sorta di pausa di riflessione finalizzata a capire come poter sfruttare in maniera corretta il digitale e i suoi strumenti.
Secondo recenti statistiche, si sarebbe schiavi dello schermo del proprio smartphone in media 2600 volte al giorno, oltre 5400 nel caso degli utenti più dipendenti. Già entro cinque minuti dal risveglio si è controllato lo smartphone alla ricerca di messaggi, notifiche, email, news, visualizzazioni.
Sempre più persone stanno sperimentando l'allontanamento dai media digitali, e simultaneamente riscoprendo tecnologie del passato, dal vinile al CD (che sono supporti fisici), fino ad arrivare alle compact cassette, alle macchine fotografiche analogiche, alla carta stampata, al telefono che consente solo di telefonare. In quest'ultimo caso si tratta dei considdetti dumb-phones, privi di app, spesso con tastiera fisica e pochissime funzioni, quali ad esempio la possibilità di scattare foto e ascoltare musica immagazzinata nella memoria del telefono. Niente streaming, nessun algoritmo che ci suggerisce cosa ascoltare, nessuna playlist creata da un assistente virtuale. Scegliamo noi il disco o il brano da ascoltare, come si faceva una volta estraendo dallo scaffale un LP e suonandolo per intero.
Le aziende hanno colto la palla al balzo e hanno cominciato a sfornare prodotti che consentono di vivere disconnessi. Un esempio su tutti e che è stato pensato esattamente per gli appassionati di musica è il Nokia 5710 XA (Xpress Audio), che costa circa 80€ e che ha un certo numero di caratteristiche insolite. Intanto gli auricolari wireless si inseriscono nel corpo del telefono e si ricaricano così, senza dover utilizzare custodie esterne. Ha inoltre dei pulsanti fisici, dei quali alcuni dedicati solo all'ascolto della musica, che va immagazzinata in file mp3 sulla memoria interna o su schedina SD. Dispone di radio FM, di altoparlante dedicato e di un completo equalizzatore. Non ha, purtroppo, il minijack per cuffie cablate (si veda editoriale del mese scorso). Può fare foto e video in bassa risoluzione e praticamente niente altro.
Sembra che a guidare questa rivoluzione culturale siano proprio i nativi digitali, ovvero le persone della GenZ (nati tra il 1997 e il 2012), come riferisce il sito di Vertu. Guarda caso, sono gli stessi consumatori che stanno riscoprendo le cuffie cablate, il vinile e persino i CD.
Quando i boomer si scagliano contro le nuove generazioni perché sono “sempre attaccate al cellulare”, forse farebbero meglio a guardarsi allo specchio, perché sono proprio i più giovani che stanno iniziando a usarlo di meno.
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