Editoriale di ottobre 2025

Il colosso della gioielleria cinese Chow Tai Seng compra MBL

[Chow Tai Seng]

Autore: Lucio Cadeddu - TNT-Audio Italia
Pubblicato: ottobre, 2025

Nell'editorale di giugno 2025 vi avevo raccontato delle nubi che si stavano addensando sul futuro di MBL, marchio storico e iconico rappresentante di certa HiFi senza compromessi. Le finanze in crisi sono state alla fine salvate dal gruppo Chow Tai Seng, un vero colosso nel settore della gioielleria, con un interesse anche nel settore dell'audio, detenendo la proprietà del distributore United Audio.

Il colosso Chow Tai Seng vende gioielli online (lo shop ricorda tristemente l'aspetto di Temu o Aliexpress, anche se i prezzi sono diversi) e si è fatto carico di rilevare il 100% di MBL, pagando i debiti pregressi e garantendo che la sede e la produzione resteranno in Germania (fonte: Der Indat). Questa è, ovviamente, un'ottima notizia per i 50 dipendendenti di MBL e le loro famiglie, i distributori/rivenditori e i clienti di questo storico marchio che potranno contare sulla consueta rete di assistenza ufficiale.

Consentitemi però qualche osservazione: intanto rispondo a chi, dopo il mio editoriale sui guai di MBL, si era apprestato a dire che si trattava solo di normali azioni preventive per far funzionare meglio l'azienda. Ebbene, la verità e i fatti hanno dimostrato ben altro: cioè che per salvare tutto non serviva una piccola iniezione di capitali di qualche investitore o un efficientamento dei processi...serviva qualcuno che si prendesse TUTTO. Ecco, magari, la prossima volta riflettete prima di blaterare stupidaggini.

In secondo luogo, non riesco ad essere felice al 100% per questa acquisizione. Un altro pezzo di know-how e di tecnologia occidentale è passato di mano ed è finito tra i tentacoli dei grandi capitali cinesi. Magari la nuova proprietà tutelerà ciò che MBL è stato, o magari no. Chi mette i soldi e paga i debiti, immagino vorrà rientrare sull'investimento, prima o poi. E se MBL, così com'era, non vendeva abbastanza - questo è, ed è inutile negare l'evidenza - significa che qualcosa dovrà cambiare, e radicalmente. Io spero che il cambiamento non avvenga sulla pelle dei dipendenti, con delocalizzazioni della produzione, ad esempio. E spero che MBL non diventi l'ennesimo marchio sotto il quale si cerca di commercializzare ben altro. Ricordo che il glorioso marchio inglese Morris Garage (MG) è ormai solo un brand che rimarchia auto elettriche cinesi, per esempio. Le sportivette MG sono soltanto un lontano ricordo nel cuore degli appassionati.

Ancora, forse non tutti sanno che il lusso occidentale sta segnando il passo. E lo fa soprattutto in Cina, uno dei mercati più importanti. Volete qualche numero? Porsche ha avuto una riduzione di vendite del 28% nel 2024 e un ulteriore calo del 28% nella prima metà del 2025: dovrà chiudere entro il 2026 circa il 30% delle sue concessionarie cinesi. Ferrari ha appena perso il 24% delle vendite in Cina. Audi, BMW e Mercedes seguono a ruota (fonti: report di Fortune e di ThinkChina).

L'alta moda non va meglio: Gucci ha avuto una recessione significativa, con un calo del 23% dei ricavi netti annui nel 2024 e un continuo calo all'inizio del 2025. Louis Vuitton scende pure lei, per oltre il 10% (fonte: report di Style). Cosa significa questo? Che la Cina non è più quella di un tempo, perché la produzione interna è diventata competitiva anche nel lusso. Neppure il brand status è più sufficiente a tenere alte le vendite. Porsche, Ferrari, Gucci, Louis Vuitton sono marchi con una storia e un'immagine che si pensavano inscalfibili. E potrei citarne altri. A confronto con questi giganti capite bene che MBL è praticamente il nulla. Io mi fermerei qui, non credo vi serva chissà quale intuizione per capire cosa stia succedendo. È una terza guerra mondiale, sì, combattuta (e vinta) senza armi, come dico da tempo. Voi continuate pure a guardare il dito.

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