IK Multimedia ARC ON.EAR - ampli cuffia & DSP

La lampadina di Aladino con dentro il DSP

[IK ARC ON.EAR - dac & ampli cuffia]
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Prodotto: ARC ON.EAR - ampli cuffia & DAC/DSP
Costruttore: IK Multimedia - Italia
Distribuito in Italia da: Mogar Music
Prezzo approssimativo: ±€300
Recensore: Lucio Cadeddu - TNT-Audio Italia
Recensito: novembre, 2025

Introduzione

È la volta di un prodotto, 100% italiano, che può convincere anche gli audiofili più scettici che le tecnologie basate su DSP possono davvero cambiare il volto a questo settore. L'ampli cuffia ARC ON.EAR che IK Multimedia mi ha fatto avere in prova non solo amplifica il segnale delle vostre cuffie, ma riallinea la loro risposta in frequenza tramite software. Per farlo, attinge a un vasto database di risposte in frequenza di circa 200 cuffie e applica le correzioni necessarie per farle suonare perfettamente flat.

Prima di entrare nei dettagli, perché l'oggettino fa molto più di questo, due parole su chi è IK Multimedia. Per usare le loro stesse parole “We're innovators of guitar, recording, instruments and audio creation technologies that make you sound better.” È un'azienda che dal 1996 a Modena si occupa di realizzare componenti per musicisti, ingegneri del suono e produttori. Il catalogo è vastissimo, come potete vedere sfogliando il loro sito web. Hanno anche un software di correzione acustica ambientale, che magari sarà oggetto di altra recensione.

Uno sguardo da vicino

Sappiamo tutti che la risposta in frequenza di qualunque cuffia, anche quella più costosa, non è mai perfettamente lineare. Questo è un problema non solo per noi semplici ascoltatori ma anche per chi con le cuffie ci lavora, come gli ingegneri del suono. Questi ultimi hanno inoltre la necessità di poter simulare in cuffia il suono che otterrebbero in studio coi loro monitor, per poter valutare un master anche quando sono lontani dalla sala di registrazione.

A queste due esigenze risponde questo oggettino, l'ARC ON.EAR, una sorta di scatola magica che, attingendo a un vasto database di circa 200 risposte in frequenza di cuffie esistenti sul mercato (database in continuo aggiornamento), modifica il segnale da inviare alla cuffia selezionata in maniera tale che in uscita risultino compensati i picchi e i buchi di risposta tipici di quel modello. Lo può fare sia collegato direttamente a un PC/notebook, grazie al quale si può selezionare la cuffia in uso (fino a 5 diversi preset) oppure anche stand-alone, collegato a una qualunque sorgente linea esterna via ingresso minijack.

Potete quindi collegare un lettore CD, uno streamer, un telefono, un pre fono, una sorgente digitale (via USB) etc. Una comoda manopola del volume consente di regolare il livello d'ascolto. Nell'unità sono presenti tre pulsanti che permettono di: inserire/disinserire la correzione, selezionare una delle 5 cuffie memorizzate (dei led segnalano l'ordine dei preset) ma anche di inserire MUTE o altra funzione e di attivare la modalità studio che consente di simulare l'audio di una control room, nella quale suonano dei diffusori virtuali, anche questi selezionabili da un database tra i monitor da studio più comuni (Yamaha, Tannoy Dual Concentric, B&W etc.). Quest'ultima funzione è di scarso interesse per un audiofilo ma fondamentale per il professionista.

L'unità è completata da una presa USB-C per collegarsi al computer, a un alimentatore esterno o a una sorgente digitale, switch per l'accensione, e relativo LED, connettore uscita cuffia jack da 6.3mm. Per quanto riguarda l'alimentazione, il componente dispone di batteria interna (da 3.7V e 1200 mAh) che gli consente di funzionare sconnesso dalla rete elettrica per 4 ore.

Via software, tramite computer, si può fare molto, molto di più: si possono modificare le equalizzazioni con modifiche su tre bande di frequenze, si può cambiare l'impostazione timbrica della correzione, in maniera continua da neutra a brillante o calda, si può inserire una correzione di fase e si può modificare l'ambiente sonoro virtuale, con diffusori posizionati in maniera diversa nella control room virtuale. I diffusori selezionabili, che andremo a simulare in cuffia, sono numerosi e si arriva - come logica esigenza di un ingegnere del suono - a simulare persino soundbar, TV e smartphone.

Per noi semplici audiofili è sufficiente selezionare la cuffia che stiamo usando (controllare prima che sia presente nel database!) e lasciare tutto il resto in flat oppure magari divertirci un po' a modificare alcuni parametri della calibrazione. La schermata del software ci consente di visualizzare sia la risposta in frequenza originale della cuffia che la curva corretta.

Non c'è bisogno di installare librerie o altre diavolerie, il software è autoinstallante e il mio MacBook Pro ha visto immediamente l'ARC ON.EAR come periferica audio esterna. Non ho potuto provare su Windows perché ho eliminato questo sistema operativo dalla mia vita, affidandomi solo a iOS e Linux.

Non è dato sapere il modello esatto dei chip utilizzati: per vedere l'altra faccia della scheda madre avrei dovuto smontarlo in maniera più brutale, e ho preferito soprassedere. L'azienda non fornisce ulteriori dettagli oltre a quelli elencati qui sotto.

[IK ARC ON.EAR - dac & ampli cuffia]
[IK ARC ON.EAR - dac & ampli cuffia]

Caratteristiche tecniche dichiarate

[IK ARC ON.EAR - dac & ampli cuffia]
[IK ARC ON.EAR - dac & ampli cuffia]

La lampadina di Aladino con dentro il DSP

Tra le cuffie a mia disposizione il database contiene sia il top di gamma della serie Prestige di Grado (le 325) che le economiche Superlux HD681 recensite qualche tempo fa. Ho pertanto avuto modo di valutare l'intervento della calibrazione sia su una cuffia di buon livello che su una economica. Ho provato l'ARC ON.EAR anche come semplice ampli cuffia, a confronto con alcuni miei rifermenti in classe economica, tra i quali l'iFi Zen Air Can.

Poiché l'introduzione è stata necessarimente lunga, per spiegare gran parte delle possibilità offerte dal componente in prova, andrò subito al dunque: l'ARC ON.EAR funziona, e funziona dannatamente bene. Sia con le Grado che con le Superlux l'intervento della calibrazione è evidente e, direi, assolutamente positivo. Persino le Grado 325, che già suonano molto bene di fabbrica, guadagnano in gamma medio-alta e un po' in gamma bassa, senza alcuna perdita qualitativa e senza avere mai la sensazione di ascoltare qualcosa di artificioso.

Poiché si può inserire/disinserire la calibrazione col tocco di un pulsante, è facilissimo capire cosa succede al suono. Talvolta, lo ammetto, dopo essermi assuefatto all'ascolto calibrato, ho fatto fatica a riconoscere il suono delle cuffie non calibrate, tanto mi sembrava peggiore. Quindi: cambia, in meglio, la risposta in frequenza, ma tutto il resto non viene alterato. La dinamica, ad esempio, resta la stessa, e così pure la capacità di introspezione, la trasparenza e il microdettaglio.

È chiaro che se la calibrazione aumenta un po' la gamma altissima (perché magari calante con le cuffie non calibrate) migliorerà il dettaglio e la quantità di informazioni estratte dall'incisione. Naturalmente potrà migliorare l'impatto della gamma bassa, e il suo controllo. Ad esempio, il basso delle HD681, che ha una piccola gobba intorno ai 100 Hz, diventa meno gommoso e più naturale. La gamma medio-alta, a tratti un po' esuberante, diventa più gradevole. Il dispositivo, almeno con le cuffie provate, non modifica in maniera sostanziale la capacità della cuffia di suonare tridimensionale.

So cosa state pensando: ma se il software riallinea la risposta in frequenza di ogni cuffia, allora tutte le cuffie suoneranno uguali! Ovviamente no, e per tutta una serie di motivi, perché il suono di un componente audio non è dato solo dalla sua risposta in frequenza! La risposta in basso è comunque limitata dalle dmensioni del diaframma e dalla sua mobilità, ad esempio. Sarebbe come pensare che tramite intervento digitale si possa far suonare un woofer da 10 come uno da 20cm, evidentemente non si può. Il primo, a parità di escursione, sposta meno aria. Ancora, il tasso di distorsione introdotto dal diaframma non può essere modificato, quindi una cuffia più pulita continuerà a suonare meglio di una che distorce di più. Allo stesso modo, la capacità del diaframma e del suo equipaggio mobile di seguire le minime variazioni del segnale resta la stessa, quindi - per capirci - la distanza qualitativa tra la Grado 325 e la Superlux HD681 resta praticamente la stessa...semplicemente migliorano entrambe, diventando più lineari.

Non sono stato in grado di percepire alcunché di negativo né di artefatto, con buona pace degli audiofili che pensano che il DSP sia la radice di tutti i mali. Ci sono DSP fatti male e altri fatti bene. Questa calibrazione via software dall'ARC ON.EAR funziona molto bene. Ovviamente, se amate le vostre cuffie anche o soprattutto perché non sono lineari, magari questo riallineamento della risposta in frequenza potrebbe non piacervi, è ben noto che tanti audiofili non amano affatto conoscere la verità, ma si aggrappano a un'idea di suono MyFi che nella realtà non esiste. Per queste distorsioni mentali, ovviamente, non esiste cura. Tuttavia, anche i più accaniti MyAudiofili potrebbero restare sorpresi nello scoprire quanto meglio possano suonare le loro cuffie.

Senza ascoltare con ampli cuffia di qualità superiore non si notano troppo i limiti dell'amplificazione interna che, tuttavia, esistono. Confrontando le cuffie in prova, non calibrate, quando amplificate con l'ARC ON.EAR e, ad esempio, l'iFi Zen Air Can, il vantaggio di quest'ultimo è abbastanza evidente, sia in termini di potenza e profondità della gamma bassa, sia in termini di dinamica complessiva. Questo potrebe essere causato dalla potenza d'uscita dell'ampli interno all'ARC ON.EAR, certo non esuberante (100mW contro gli oltre 1000mW dell'iFi), almeno per me che sono abituato ad ascoltare certi generi musicali ad alto volume. Con le Grado la potenza era comunque sufficiente, con le HD681 qualche dB in più lo avrei gradito, anche perché arrivando nella zona di massima rotazione della manopola del volume, si sente qualche cenno di affanno e compressione. Non ho potuto provare cuffie ad alta impedenza e bassa sensibilità, immagino che il risultato potrebbe essere peggiore.

Per questo motivo ritengo che sarebbe una buona idea che il produttore mettesse a disposizione un segnale linea calibrato in uscita, così da saltare l'amplificazione interna. Non so se questo sia tecnicamente possibile, ma amplierebbe di molto le possibilità di questo componente. Immagino già l'obiezione: la calibrazione è eseguita in funzione dell'ampli cuffia interno al componente e pertanto suonerebbe scalibrata con un altro amplificatore. È possibile, ma varrebbe comunque la pena fare il tentativo.

Utilizzato brevemente - perché esula dallo scopo di questa rivista - come simulatore di una sala di registrazione con diversi tipi di diffusori l'ARC ON.EAR devo dire che funziona altrettanto bene: è divertente simulare diversi campi sonori, con diffusori più o meno distanziati tra loro, angolati, con ambienza aggiuntiva oppure no. I modelli di diffusori utilizzabili sono tanti, dalla foto e dal nome si riesce a risalire ai monitor più frequentemente utilizzati negli studi di registrazione. Marca e modello precisi, immagino per questioni di copyright, non sono dichiarati. Insomma, per volesse impegnarsi a realizzare le proprie registrazioni casalinghe, c'è di che divertirsi.

In definitiva, anche solo come semplice componente per audiofili, quindi sfruttando solo in minima parte tutte le potenzialità dell'oggetto, ritengo questo ARC ON.EAR e il suo software una delle implementazioni più intelligenti dell'audio digitale. Il componente è ben costruito, semplice da usare, funziona benissimo e, lo dico sottovoce, costa persino troppo poco, se penso a quanto ci fanno pagare certe scatole vuote e inutili le aziende HiFi. 300€ IVA compresa per un software semplicemente fantastico e un componente bello, portatile, intelligente e facile da usare sono una cifra che si commenta da sola. E lo è ancor di più se si pensa che è tutto progettato e realizzato in Italia. Di questi tempi, tutto ciò è veramente incredibile.

Osservazioni & Lamentele

Costruzione & finitura.
La realizzazione sembra a prova di bomba, il componente è facile da usare e si può portare in tasca grazie a una bella custodia (pesa 170 grammi e sta nel palmo della mano!). È dotato di tutti i cavi necessari e si può usare anche in viaggio, senza alimentazione. Per ampliare un po' le sue possibilità, io ci vedrei bene un ingresso linea RCA (oltre al minijack) e la possibilità di connessione wireless via Bluetooth, ormai imprescindibile. Allargherei la compatibilità del software a Linux (per ora solo Mac e Windows) e penserei a un'app, magari anche semplificata, da usare su Android. Un servizio streaming lossless sullo smartphone, un paio di cuffie e l'ARC ON.EAR a calibrare e amplificare il tutto potrebbe rivoluzionare l'ascolto in cuffia dentro e fuori casa. Mi piacerebbe vedere una versione audiophile priva di tutta la parte virtual studio che a noi non serve e, magari, con una sezione amplificatrice di migliore qualità che renda piena giustizia alla magia del software.
Suono.
C'è poco da dire: funziona dannatamente bene e riesce a migliorare il suono di cuffie anche di buon livello. Non trasformerà un anatroccolo in un cigno, ma lo porterà sicuramente su un altro livello. La qualità della sezione amplificatrice potrebbe essere migliorabile, ma non ci si può aspettare lo stesso livello di un ampli esterno che costa da solo la metà di questo componente, tenendo conto di tutto ciò che fa. A mio parere, il solo software meriterebbe la cifra richiesta.

Conclusioni

Molti mi chiedono se recensire prodotti HiFi sia sempre divertente e appagante. Non sempre, ve lo garantisco: talvolta è noioso, altre volte davvero sconfortante. Tuttavia, a me basta incontrare, di tanto in tanto, prodotti come questo, per farmi tornare tutto l'entusiasmo. Purtroppo capita troppo raramente. L'ARC ON.EAR è promosso a pieni voti, finalmente qualcosa di nuovo che fa ciò che promette a un prezzo assolutamente conveniente e con un rapporto qualità/prezzo semplicemente siderale.

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