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Intervista con Kavi Alexander

Profilo di una casa discografica indipendente

[Kavichandran Alexander]
[English version]

Etichetta: Water Lily Acoustics
Reporter: Arvind Kohli - TNT USA
Traduttore: Roberto Di Paola

INTRODUZIONE

Non è raro, per noi esseri umani, perdere di vista la totalità a favore del particolare. Sembra che ci sia la tendenza, da parte nostra, a fissarci su un "compito" o una domanda e che non riusciamo a guardare oltre a ciò che ci è più prossimo.
Ma lasciatemi tradurre in termini audio. Come hobbisti, è molto facile rimanere "incartati" assieme ai nostri impianti audio... Si passa molto tempo a leggere le recensioni dei componenti, a dibattere su AudioAsylum, a navigare su Audiogon.com, su ebay e si fanno pellegrinaggi alle mostre Hi-fi. Sì, anche io confesso di avere "peccato". E se mai riusciamo a liberarci da tale "miopia", allora di solito tendiamo ad acquistare.

Succede raramente, e certamente non nella giusta proporzione, che prendiamo in considerazione la qualità della registrazione, la quale, almeno per i miei canoni di giudizio, rappresenta il 50% dei fattori fondamentali che influiscono sulla nostra scelta finale.
Sono stati scritti alcuni articoli eccellenti sull'argomento in molte pubblicazioni, ma ancora una volta, non nella giusta proporzione. Bene, come ammenda per le mie tante colpe, ho pianificato una serie di articoli sul tema: "Gli ingegneri del suono straordinari". Queste sono persone che prendono sul serio il loro lavoro e che hanno prodotto registrazioni che considero un vero tesoro, tanto dal punto di vista del suono quanto da quello estetico.

Il primo della serie riguarda Kavichandran (Kavi) Alexander di Water Lily Acoustics.

L'intervista

Arvind Kohli >
Come è venuta alla luce la Water Lily Acoustics?

Kavi Alexander >
Non mi ero mai adattato al rigido collegio inglese di Colombo dove sono stato mandato all'età di nove anni. Forse ero troppo uno spirito libero per sopportare le costrizioni e l'assetto di quell'orrendo sistema. [Posso capirlo, avendo io stesso trascorso un anno terribile in una scuola simile - AK]. Fu mia madre, Lily Alexander, ad intuire ed incoraggiare la mia vena artistica. Inoltre, lei stessa suonava il violino (stile Karnatic) e cantava in chiesa inni sacri, sia metodisti che Tamil, esponendomi già in tenera età a due flussi musicali differenti. Il suo desiderio era che io diventassi un musicista "impegnato" e che dedicassi la mia vita a Dio, credendo nella tradizionale idea orientale secondo cui, le arti, e in particolare la musica, sono la via per la realizzazione dello spirito. Mi ha dato il nome di Kavichandran, che in sanskrito significa "poeta della luna"!

Durante i miei primi anni di vita ero costantemente affascinato da ogni cosa legata all'arte, ma ero anche attratto dalle cose tecniche. Potevo soddisfare le mie curiosità solo gettandomi a capofitto in esperimenti ed esperienze. Ad esempio, non solo ho costruito una radio a 12 anni, ma ho anche scritto una lettera al presidente Kennedy offrendomi volontario come astronauta!
Il nostro cortile era diventato un'area per la "caccia alle frequenze" con canne di bamboo legate agli alberi di mango e di margosa, nel tentativo di migliorare la ricezione della nostra radio ad onde corte con valvole Telefunken, così da captare l'ABC (Australian Broadcasting Corp) per poter ascoltare le ultime uscite rock dal Regno Unito.

A 17 anni ho lasciato la scuola e un anno dopo mi sono trasferito a Parigi, era il 1968, per vivere da "bohemian" e fare esperienze, con la speranza di trovare me stesso. L'idea di condurre una vita da "bohemian" mi è venuta dopo aver letto un articolo riguardante gli esponenti della "beat generation" su Playboy a 12 anni. Un compagno di classe era riuscito ad introdurne di nascosto una copia in collegio.
Sebbene la mia conoscenza di Rimbaud, Baudelaire, Shakespeare e Co fosse ancora "giovane", Parigi era la città che, ad intuito, mi aveva attratto da sempre. Fu a Parigi che ho acquistato il mio primo impianto hi-fi ed ho speso una buona parte dei miei soldi in dischi e libri tra le altre cose... ahem... passatempi. [Sapevo di avere un buon motivo per adorare quest'uomo - AK]. Qui iniziai a notare le considerevoli differenze esistenti tra le registrazioni e rimasi sconcertato dalla scarsa qualità delle incisioni di classica del subcontinente, mediorientali e iraniane: la musica che mi piace; ad eccezione del delta blues, del folk-rock e del rock progressivo. Questo il motivo principale che più tardi mi spingerà a voler registrare (col più alto grado di fedeltà possibile) i generi classici orientali.

In Francia ho suonato nella produzione francese di Hair e ho letto (per la prima volta in senso poetico) Shakespeare e Co. Mi sono trasferito a Bruxelles, dove sono entrato alla scuola Mudra, e ho iniziato a studiare con il grande coreografo Maurice Bejart. Il rigore e la disciplina richiesti da Bejart mi hanno provato così tanto che ho deciso di andarmene. Ma un'importante lezione che ho imparato osservando il meraviglioso coreografo è questa: [Nella voce di Kavi, avverto quasi riverenza nei confronti di questo insegnante e formatore - AK] "sii fermamente dedito e con volontà ferrea a qualunque cosa tu scelga come tua professione". L'altra importante lezione l'ho appresa da Ustad Ali Akbar Khan. Egli mi ha insegnato l'importanza della precisione e l'essenza del calcolo del tempo.

Dopo aver viaggiato in oriente per un anno, e aver capito di non essere più una farfalla che sognava di diventare un uomo, ma un uomo capace di sognare le farfalle o qualunque altra cosa, sono giunto alla conclusione che, la scelta migliore per me era aprire una casa discografica. In tal modo si combinavano in un'unica cosa gli aspetti tecnici ed artistici dei miei interessi. Il nome originario che mi venne in mente fu la "Indian Shellac Company". Il nome, in parte, era una sorta di "invocazione" per la gommalacca, la materia prima per i primi dischi a 78 giri [si vedano i link correlati in fondo alla pagina] ed in parte era una frecciatina tirata al passato coloniale britannico nel Subcontinente indiano e alla loro Compagnia delle Indie orientali.
Quel progetto non diede frutti per molto tempo. Ci sono voluti alcuni anni ancora: un trasferimento in Svezia, un divorzio e, nel 1984, il trasferimento in California dove finalmente ho aperto la Water Lily Acoustics; il nome era un omaggio a mia madre ormai scomparsa.

Arvind Kohli >
Qual'è l'assetto commerciale della WLA?

Kavi Alexander >
Ho un partner silente.

Arvind Kohli >
Puoi darci un'idea delle dimensioni della WLA?

Kavi Alexander >
Sono quasi da solo, ho un aiuto occasionale per il lavoro amministrativo. Ad oggi, sono usciti 35 titoli e altri 45 più o meno attendono di essere pubblicati.

Arvind Kohli >
Come programmi il lavoro? Sei tu che cerchi gli artisti o sono loro a cercarti?

Kavi Alexander >
Ho sempre avuto una lista di artisti che volevo produrre, ad esempio Ustad Ali Akbar Khan, il più grande musicista indiano vivente. Quando ho cominciato con la WLA, ho iniziato ad inseguire le opportunità di produrre i maestri che io ammiravo. All'inizio, quando venni negli Stati Uniti, prima della nascita della Water Lily, ho avvicinato molte case discografiche portando alcuni dei progetti che volevo realizzare (per esempio incidere in URSS) ma loro erano più interessati a far incidere casalinghe frustrate e simili.

Arvind Kohli >
La realizzazione di tali progetti è il frutto di idee tue (che presenti agli artisti) cercando una convergenza con loro? Oppure sono gli artisti ad avvicinarsi a te (con in mente un'idea precisa) e ti propongono di inciderla?

Kavi Alexander >
Per la maggior parte, si tratta di mie idee. A volte però gli artisti vengono da me con un progetto specifico, come quando Ry Cooder ha prodotto Jon Hassell, il cui risultato è "Fascinoma".

Arvind Kohli >
Dicci qualcosa sui luoghi che utilizzi per le incisioni e sul come ed il perché li scegli.

Kavi Alexander >
Quando sono arrivato a Santa Barbara, ho trascorso molto tempo esplorando chiese e facendo prove di incisione in quelle che me lo permettevano; ciò al fine di determinarne l'acustica. La chiesa doveva inoltre consentirmi di registrare a tarda notte, quando è più semplice evitare i rumori ambientali. [Mi piace! L'avaro e ambientalista che è in me applaude la scelta di utilizzare spazi già esistenti invece di costruire edifici ad oc - AK].

Arvind Kohli >
dicci qualcosa in generale sulla filosofia o i principi alla base delle tue tecniche di registrazione.

Kavi Alexander >
Semplici tecniche di ripresa microfonica, componentistica di alta qualità, percorsi del segnale corti e assolutamente nessun tipo di elaborazione in nessuna fase, con un piccolo o nessun "editing".

Arvind Kohli >
Quali tecniche microfoniche utilizzi?

Kavi Alexander >
Sono tre le tecniche principali che uso. La tecnica ORTF, che impiega due microfoni (con diagramma polare a cardioide) posti separatamente e angolati a 110 gradi, la Blumlein che impiega due microfoni (con diagramma polare a figura di 8) coincidenti (non spaziati) e angolati a 90 gradi, e la tecnica M/S, una variante della configurazione Blumlein, che consiste nel ruotare a 45 gradi la coppia Blumlein e processare le uscite dei microfoni (somma e differenza) per estrarre il segnale stereo. Ognuna di queste tecniche ha vantaggi e svantaggi. Quella che uso di più è la configurazione Blumlein. [si veda la nostra campagnaWe Support Real Stereo per maggiori dettagli].

Arvind Kohli >
Ci dici qualcosa del tuo sistema di registrazione?

Kavi Alexander >
Avevo sempre voluto una catena interamente valvolare. Quando ho aperto la Water Lily, ho preso in prestito dal costruttore l'ottimo registratore Nagra T Audio. Quando i fondi me lo hanno consentito, sono passato all'Ampex MR70 (basato sulle valvole nuvistor) del quale ho avuto i modelli da 1/4" e da 1/2". Tim de Paravicini della EAR, mi costruì una coppia di microfoni a valvole, un preamplificatore microfonico valvolare e mi ha modificato pesantemente uno Studer C37 a valvole convertendolo in un registratore 2 piste da un pollice. Questa era la mia attrezzatura fino al 2003. Nel 2003, ho venduto tutta la mia apparecchiatura EAR ed ho acquistato due registratori Tascam DSD, due registratori a nastro Stellavox (1/4" e 1/2"), un registratore SoundDevices PCM, convertitori DA/AD Meitner, capsule Pearl ELM 8 e microfoni C. I preamplificatori microfonici sono un TrueSystems e un Grace.

Arvind Kohli >
Quali sono i motivi di una tale rivoluzione?

Kavi Alexander >
La Water Lily esiste per incidere bella musica col più alto grado di fedeltà e risoluzione possibile. Inoltre, io ho sempre voluto viaggiare e registrare musicisti da tutto il mondo. Ci sono molti grandi artisti in oriente che, per molte ragioni, non vogliono venire in nord America. Queste persone sono maestri di forme d'arte molto antiche che, in gran parte, si perderebbero persempre con la loro morte; io devo assolutamente incidere prima che sia troppo tardi.

C'è inoltre una considerazione da fare. Dato che, in California, uno ha l'impianto e la strumentazione migliori, deve portarci anche i musicisti. Io dovrei quindi separarli dal loro ambiente, farli dormire in strani alberghi e mangiare cibi ai quali non sono abituati. Poi, lontano dalle cose che amano e dalla loro quotidianità, io dovrei chiedere loro di tirare fuori l'essenza della loro anima così che io possa inciderla.

Adesso, qualcuno potrebbe farsi l'idea sbagliata che le attuali catene di registrazione a stato solido della Water Lily (sia quella analogica che quella digitale) siano in qualche modo inferiori rispetto alle precedenti catene valvolari. lo dico con assoluta certezza: "non è così"! Io preferisco gli impianti nuovi, sia quello analogico che quello digitale, non solo per la loro trasportabilità ed affidabilità ma anche per la loro "bandwidth" più estesa, per la loro dinamica e per il rapporto segnale/rumore, assieme alla loro chiara superiorità sonica.

Era impossibile viaggiare oltre mare portandomi dietro la vecchia catena di registrazione valvolare. Non avrei mai potuto incidere l'orchestra filarmonica di San Pietroburgo senza il nuovo impianto.

Arvind Kohli >
Sono sorpreso che tu abbia fatto un cambiamento tanto drastico. Io avevo sempre associato la Water Lily a componenti valvolari fatti dalla EAR, e ho sempre immaginato che tu fossi un convinto sostenitore delle valvole e dell'analogico. Non avrei mai detto che tu riprendessi in digitale.

Kavi Alexander >
Alan Watts una volta disse: "...la fiducia non è nel restare aggrappati a uno scoglio, la fiducia è nell'imparare a nuotare" [AK - Ho dovuto fermarmi un attimo dopo che lui ha posato quel pensiero così grave su di me. Penso che me ne ricorderò persempre].

Arvind Kohli >
Sto pensando che, se Tim de Paravicini di EAR ti ha costruito tutta quell'attrezzatura, voi probabilmente avevate un'amicizia più forte di un semplice rapporto commerciale. Lui come ha preso il tuo distacco dai suoi componenti?

Kavi Alexander >
"A volte anche i matrimoni più felici finiscono con un divorzio." [AK - Avendo sentito una certa tristezza nella sua voce, ho deciso di non andare oltre su questo argomento.]

Arvind Kohli >
Qual'è la tua impressione sul digitale al confronto con l'analogico?

Kavi Alexander >
Sono rimasto molto sorpreso, così come i miei amici "valvolisti" intransigenti, da quanto fosse buono il suono dei nuovi apparati PCM e DSD di alto livello. Gli apparecchi digitali di nuova concezione hanno senza dubbio una migliore gamma dinamica rispetto a quelli analogici; ciò è molto importante quando si incide musica sinfonica. Da un punto di vista strettamente pratico, i componenti a tubi hanno grossi svantaggi. Non ti dico quante volte ho perso grande musica in fase d'incisione per colpa di partite di valvole rumorose. Molte delle cose che incido sono "performance" molto spontanee, e non possono essere ripetute esattamente allo stesso modo. Inoltre, non è semplice andare da un artista e chiedergli di rifare il pezzo perché l'impianto ha avuto un guasto. Il più delle volte loro sono comprensivi e accomodanti, ma c'è sempre un limite a ciò che si può chiedere [AK - Imagino che, ad un discografico stia a cuore il benessere interiore dell'artista. Non sono certo che sia così anche presso le etichette maggiori]!

Arvind Kohli >
Immagino già la risposta riguardo a come vedi il digitale come mezzo di diffusione delle tue registrazioni. Ma perché hai smesso di vendere vinile?

Kavi Alexander >
Gli audiofili, gli unici che comprano LP, non hanno mai preso in considerazione la musica che offro.

Arvind Kohli >
Quali sono i tuoi preferiti dal catalogo WLA?

Kavi Alexander >
"Maihar", "Lalita", "Invocation", "Indian Architexture", "Saltanah", "Music for the Motherless Child", "Bourbon and Rosewater", le recenti registrazioni di Mahler e molte delle collaborazioni "East-East " non ancora pubblicate, che sono state realizzate mettendo insieme musicisti orientali di tradizioni differenti. E' proprio questa coiné di musicisti orientali la cosa per me più importante e che mi da più soddisfazione. Ho anche coniato un termine per tale musica, combinando le parole "Oriente" e "Ontologia" e ottenendo "ORIENTONTOLOGIA".

Arvind Kohli >
Così come per la strumentazione di registrazione, possiamo sapere qual'è la tua attuale catena d'ascolto?

Kavi Alexander >
I diffusori attuali, e i miei preferiti di sempre, sono i Beveridge 2 SW 2. Essi anno trasduttori elettrostatici ("full-range" fino a 100 Hz) pilotati in "direct drive" da un sistema realmente ibrido, "front end" a transistor e uscite a valvole, un crossover elettronico a stato solido (18db/octava) incorporato, e 2 unità sub-woofer 12" pilotate tramite amplificatori a stato solido da 100 Watt. Le Beveridge sono elettrostatiche non comuni, in quanto non sono nella solita configurazione push/pull. Essi impiegano un particolare sistema pilota chiamato "constant voltage drive". L'altra particolarità consiste nella struttura di carico alta 6 piedi per i monolitici pannelli elettrostatici da 6 piedi per 1. Questo dispositivo trasforma la radiazione planare dei pannelli in una forma d'onda a dispersione cilindrica a 180.

il preampli è il Beveridge RM1/2 in combinazione con uno stadio phono Music Reference RM4 per le testine MC. La mia MC preferita, la Van den Hul Colibrì (omaggio del maestro olandese), è montata su un braccio molto raro: il gold Win SDA 10, installato su un giradischi altrettanto raro: il gold Win SD 10. Questo è un giradischi sospeso a trazione diretta con il meraviglioso motore Technics SP 10 Mk II. Ho anche un giradischi Technics SP10 MkII di scorta con una testina EPA 100C MkIV montata su un braccio EPA 100. La Dynavector MC e la Technics MM sono accoppiate ai rispettivi bracci in termini di conformità e di massa effettiva, e sono adeguatamente terminate. Anche la Van den Hul MC e la Technics MM sono accoppiate ai loro bracci in conformità e massa.

Per gli ascolti a tarda notte, ho un giradischi B&O Beogram 8002 con una testina MMC 2 connesso ad un preampli phono Shure SE 20, che alimenta un ampli Stax SRM 1 Mk11 che pilota un paio di cuffie Lambda.

Arvind Kohli >
Quindi non hai sorgenti digitali nel tuo impianto personale? Non è strano per uno che incide e vende musica su supporti digitali?

Kavi Alexander >
No. Per piacere ascolto solo vinile. Il mio impianto per il lavoro consiste in un paio di Harbeth Monitor 40s pilotate da un ampli Carver Sunfire (300wpc) alimentato da un pre Cello Encore tramite un equalizzatore Cello Palette (per equalizzare i diffusori flat in sala). Ho un Rega Planet ed un Sony SCD 777ES che uso rispettivamente per i CD e i SACD pubblicati dalla Water Lily. Tutti i cavi usati sono della DH Labs.

Arvind Kohli >
Quali sono a tuo parere le etichette che "suonano bene", a parte la WLA ovviamente?

Kavi Alexander >
Acquisto molto vinile per me, e il criterio fondamentale è la buona musica. Molte delle incisioni considerate audiofile, semplicemente, non mi attirano. Detto questo, esistono molte etichette che uniscono ottima musica e qualità dell'incisione. Tra le mie preferite, includerei la "Blue Note" fondata e diretta da un uomo che ha intuito, le prime registrazioni sinfoniche EMI degli anni 50 e dei primi anni 60, la francese "Harmonia Mundi" e la "Charlin" tra le altre.

Arvind Kohli >
Ultimamente c'è stata una polemica circa le tue registrazioni della Filarmonia di San Pietroburgo in Russia. Secondo alcune versioni, hai valutato male i livelli in fase di mixaggio ed il conduttore ha firmato la liberatoria solo dopo che hai concesso di remixare in postproduzione. Possiamo avere la tua versione dei fatti?

Kavi Alexander >
Chi ha partecipato ad un safari sa che, il rumore più forte lo fanno le iene e gli avvoltoi che si nutrono di carogne. D'altra parte, i felini nobili come il leone, il leopardo ed il ghepardo sono molto tranquilli al confronto. Così nel mondo dell'audio. Dare credito ai "mangiatori di avanzi" è una gran perdita di tempo. A dispetto delle loro osservazioni e delle loro autentiche menzogne, le copie delle mie incisioni di Mahler, sia su CD che su SACD sono andate esaurite, e siamo alla seconda ristampa. Questo in un periodo in cui la musica classica non si vende più come un tempo. Le persone consapevoli non sono ingannate, loro sanno, e si fidano delle loro orecchie. Nel gennaio di quest'anno, sono stato a Budapest ed ho registrato l'orchestra filarmonica nazionale ungherese diretta da Zoltan Kocsis. Più in là quest'anno tornerò in Ungheria e in Russia. "Il cane (o dovrei dire iena?) può anche abbaiare, ma la carovana tira dritto..."

Arvind Kohli >
Cosa pensi della gente che masterizza la tua musica, sia per uso personale che per lo "sharing"?

Kavi Alexander >
 La gente dovrebbe essere disposta a spendere il denaro per le cose che ama e non essere "parsimoniosa". Quindici dollari per un CD sono una cifra ragionevolissima. Cos'altro si può comprare a quel prezzo che dia un piacere ripetuto e per lunghissimo tempo? Gli amanti della musica non dovrebbero defraudare gli artisti e i discografici responsabili (quelli che effettivamente pagano ai loro artisti i loro diritti d'autore) il loro giusto compenzo. Io non giudico male chi ha legittimamente pagato un CD a prezzo pieno e lo copia per ascoltarlo in auto, in barca o in campagna. Invece, non penso sia corretto fare copie per gli amici e i parenti. Ma l'atteggiamento più biasimevole è quello di chi acquista un CD, lo porta a casa, lo copia e poi lo restituisce in negozio dicendo che è difettoso.

Riflessioni a freddo

Che ci crediate o no, c'è voluto quasi un anno per scrivere questo articolo. Ho perso il conto di quante volte ho parlato con Kavi durante l'elaborazione, spesso per ore, e raramente sono andato via con più di qualche rigo da poter utilizzare. Su molti argomenti (specialmente la musica e le cose ad essa correlate) egli è una fonte inesauribile di conoscenze. In tutto questo tempo ho elaborato le mie impressioni sull'uomo che volevo condividere con voi.

in primo luogo, vorrei dire che, io lo "vedo" come una personalità di statura immensa, un patrono dell'arte. Lui avrebbe potuto fare lo stesso lavoro per una grande etichetta o seguire un'altra professione e fare molti più soldi. ma ha scelto di essere indipendente e incidere solo quello che lui ritiene sia vera Arte. Inoltre ha speso i risparmi di una vita per poter completare le registrazioni russe, non aspettandosi di recuperare tutti i soldi.

E' un uomo molto appassionato e credetemi, non ha peli sulla lingua. E' fedele in primo luogo alla buona musica, e non tollera le incisioni "audiophile" fini a sè stesse. Il suo rispetto per i maestri di generi e i musicisti virtuosi non ha limiti, e nessuno come lui disprezza chi non rispetta l'arte o l'artista.

Nella sua personale graduatoria delle priorità, l'arte ha sicuramente la precedenza sugli affari. Vi faccio un esempio; in circa nove mesi di conversazioni, mai una volta ha detto che la Water Lily (nei suoi vent'anni di vita) ha vinto un Grammy ed è stata nominata per altri due, oppure che le sue registrazioni sono nelle colonne sonore di sei film: "Dead Man Walking", "Two Days in the Valley", "Primary Colors", "Angel Eyes", "One Hour Photo" e "Meet the Fockers". Chiunque abbia il benché minimo senso degli affari non perderebbe occasione di menzionare ripetutamente questi fatti. D'altra parte, egli ha citato molti casi (anche ripetutamente) in cui il suo lavoro è stato onorato da un grande maestro; e ciò sembra che per lui valga più del denaro o della fama.

Io non solo ho imparato molte cose che prima non sapevo, ma sono anche onorato di averlo conosciuto.

Link correlati:

http://www.shellac.org/shellac.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Shellac
http://en.wikipedia.org/wiki/British_East_India_Company

Copyright 2006 Arvind Kohli - www.tnt-audio.com

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