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Autore: Giorgio Pozzoli - TNT-Audio Italia
Pubblicato: ottobre, 2026
Solo qualche settimana fa il direttore Lucio Cadeddu ha pubblicato una statistica sugli accessi alla nostra pagina Facebook. Già il fatto di essere rimasti a FB mostra ampiamente alcuni dettagli anagrafici su cui trovo ampiamente preferibile sorvolare, ma anche il contenuto dell'articolo era da un lato triste e dall'altro sconsolante.
Quando Lucio poi mi ha chiesto se avrei scritto un pezzo di costume su una brevissima visita fatta qualche giorno fa ad una fiera dell'HiFi ho cercato di sottrarmi, non tanto per l'estenuante fatica dell'opera, quanto per risparmiarvi una ulteriore dolorosa ma inevitabile presa di coscienza: se non ve ne foste ancora accorti, πάντα ῥεῖ.
Per buona parte della vita si è portati a pensare che tutte le realtà che conosciamo siano immutabili, ma questo non è affatto vero: cambiano le persone e le cose umane, come del resto cambia la natura (basta pensare alla situazione dei ghiacciai, o alle frane in montagna).
Ultimamente girando per la mia città mi sorprendo a pensare a quanti "luoghi del cuore", delle più diverse tipologie, siano scomparsi: negozi di sport, di alta fedeltà, di modellismo, di vestiti, librerie, perfino supermercati in cui in un momento o in un altro della vita si è passati. Ovvio, dopo tutti questi anni: i padroni saranno defunti da anni ed anni. Però questo non lo rende meno spiacevole.
Tornando al nostro tema, alcuni di questi sono state le varie fiere dell'alta fedeltà.
Ho iniziato nella notte dei tempi con il SIM, Salone Internazionale della Musica, divenuto successivamente SIM-HiFI e poi SIM-HiFi-IVES: di questo ho un labile ricordo di una certa confusione per le apparecchiature HiFi mischiate con gli strumenti musicali. L'unica vivida immagine che mi resta è l'incontro con le AR serie 90, forse perché avevo da poco acquistato un impianto con delle AR17, con un esborso notevole per uno studente. Erano i tempi d'oro dell'alta fedeltà, in Italia c'erano varie rassegne ad esempio a Roma (Il Suono) o a Firenze (RIAF).
Quello che ricordo meglio è però sicuramente il Top Audio, nato nel 1988, diventato nel 1998 Top Audio & Video, e scomparso prematuramente nel 2013.
Il Top Audio alla fine degli anni 90 era per me, da poco entrato a far parte del team di TNT, una vera festa; fra l'altro al Top Audio avevo incontrato il nostro Direttore Megagalattico, che dico, Universale. Mi prendevo un giorno di ferie e mi presentavo il venerdì mattina al parcheggio gremito di auto e zanzare sotto un cielo tipicamente padano: un clima afosissimo col sole velato dall'umidità.
Scorrazzavo quindi per le sale, quasi sempre in compagnia di qualche amico di TNT-Audio ed eccezionalmente anche del suddetto Direttore. L'eccitazione era al massimo, mi chiedo ora se fosse per quel che c'era nelle sale, per il fatto di incontrare degli amici o per il fatto di sentirmi parte di qualcosa, nonostante il mio spiccatissimo individualismo.
Il pubblico era vario, appassionati un po' di tutte le età si mettevano in coda all'ingresso ed attendevano pazientemente il lor turno; la maggioranza dei visitatori era probabilmente di mezza età, ma c'erano anche parecchi giovani.
C'erano molte sale, ben poche che suonassero bene. D'altra parte, come è possibile valutare un componente con un impianto, un ambiente ed un programma musicale che non conosci, in una posizione spesso non ideale e con gli espositori che cianciano coi visitatori in sottofondo? Anche la scelta dei programmi era spesso discutibile, e raramente in grado si mettere davvero in luce gli aspetti migliori del sistema in prova. Di solito era possibile richiedere l'audizione di un proprio cd, ma le variabili restavano comunque troppe.
La prima edizione del Top Audio si era tenuta in contemporanea al SIM-HiFi-IVES. Per distinguersi da quest'ultimo si era presentato come la mostra dell'HiEnd, ed in effetti molti prodotti avevano prezzi troppo elevati. Certo, si trattava di una vetrina, ed una vetrina di lusso, ma non era troppo piacevole per l'appassionato medio convivere costantemente con un retropensiero del tipo: "Sì, tutto bello, ma non me lo potrò mai permettere".
Eppure si respirava un'aria di entusiasmo, divertimento, interesse... almeno fino a metà pomeriggio, quando la stanchezza aveva il sopravvento sulle facce dei visitatori.
Ed oggi cosa è cambiato?
Innanzi tutto il clima: il sole è molto più vivido, l'umidità più bassa, fa un po' più caldo ma si sta meglio: tutto merito del riscaldamento globale...
Il posto del Top Audio è stato preso da diverse manifestazioni, a Milano essenzialmente l'ormai tradizionale Milano Hi-Fidelity ed il Gran Galà dell'Alta Fedeltà.
Di recente, dopo anni, ho visitato uno di questi. L'eccitazione di un tempo completamente scomparsa, svanita, evaporata. La voglia di andare davvero ai minimi termini. Ho scelto la più comoda, che non richiede di attraversare l'intera città in auto, e la più vicina a casa, "per non perdere tempo"!
C'erano parecchi espositori, forse più che in un recente passato, il che, considerando anche la presenza in contemporanea dell'altra mostra, mi ha sorpreso non poco.
Negli ultimi eventi cui ho partecipato ho notato che la qualità sonora si è abbastanza omologata: nessuna sala suona in modo eccellente, ma quasi tutte in modo noiosamente decente. Anche qui ho riscontrato lo stesso fenomeno: trovarne un impianto davvero discutibile è stato un evento, ed è risultato quasi liberatorio: allora c'è ancora un po' di varietà a questo mondo!
Una cosa non sembra sia cambiata, la gara a chi spara il prezzo più alto. Non so quanti nababbi ci siano in circolazione e soprattutto quanti vadano a questi eventi, fatto sta che certi prezzi sono ancora più fuori luogo di quelli di una volta, anche perché spesso relativi a marchi non particolarmente noti e quindi di incerta affidabilità. In effetti è un peccato che alcuni espositori non abbiano potuto ascoltare un ragazzo abbastanza giovane che, dopo aver visto il prezzo di un altoparlante con uno strano tweeter a forma di fungo montato sopra il top della cassa ha commentato: "Questa è la cassa, quello sopra l'antifurto". E il prezzo era meno di un quarto di quello di altri oggetti esposti...
C'erano comunque parecchi visitatori, ben più di quanto mi sarei atteso. Affollavano al solito le salette all'inverosimile, ascoltando qualsiasi cosa capitasse loro a tiro in condizioni decisamente poco adatte.
E nei visitatori sta il vero problema. L'età media era alta, molto più alta di quella dei tempi del Top Audio; i giovani erano decisamente pochi.
Quello che mi ha però lasciato ancora più perplesso è stata la totale assenza di eccitazione, di coinvolgimento, lo sguardo spento, sembravano già stanchi all'ingresso e poi si aggiravano smarriti da una sala all'altra. Sembrava che si chiedessero "Ma cosa vogliono gli espositori? Ma è tutto qui? Che ci sono venuto a fare?".
Mi sembra, a dir la verità, che questo atteggiamento fosse molto più diffuso fra quanti visitavano l'evento da soli: se non l'avete mai fatto, non avete idea di quanto possa essere noioso. Però anche chi vagava nelle salette in gruppo aveva uno sguardo attonito, vitreo, che non lasciava ben sperare.
Questione di età? un po' preoccupante, dato che comunque parecchi erano certamente meno "grandi" del sottoscritto. D'altra parte non ho dubbi di aver avuto io stesso quella faccia...
La cosa che mi è sembrata davvero grave è comunque l'assenza di giovani. Sicuramente i prezzi di quanto è esposto per un giovane è improponibile, ma altrettanto certamente ben pochi fra i visitatori, di qualsiasi età, possono permettersi i mastodonti esposti. Temo quindi che la motivazione sia molto più profonda.
Il mondo dell'alta fedeltà, o meglio dell'ascolto della musica riprodotta, di massa (sempre ammesso che si possa ancora definire tale) sta cambiando completamente paradigma. Lo stereo, almeno dalle nostre parti, non è più uno status symbol da parecchi decenni. Alla qualità del suono, ormai data per scontata, si è sostituita o aggiunta la comodità e portabilità ed anche l'economicità.
Per quanto riguarda la qualità, ci sono un paio di aspetti specifici da considerare. Il primo è che ai miei tempi l'ascolto della musica classica o jazz dal vivo era ben più diffuso, anche fra i giovani, ed il rock era considerato a tutti gli effetti una forma d'arte pressoché alla pari della classica: questo portava a cercare una riproduzione più accurata anche in ambito casalingo. Il secondo è che effettivamente la qualità media dei sistemi audio ha raggiunto livelli impensabili anni fa: non c'è quindi da stupirsi se l'utente non veramente interessato alla tecnologia o al buon suono si accontenta di quello che ha.
I giovani di oggi sono poi molto più dinamici di una volta, si spostano di sede, nazione, continente con facilità e naturalezza, mentre un tempo una operazione di questo tipo era considerata abbastanza estrema. Di conseguenza un impianto hifi fisso è probabilmente visto come qualcosa di totalmente estraneo, addirittura un intralcio che limita la loro mobilità. Inoltre molti giovani sono costretti a vivere in stanze in affitto o al massimo in appartamenti di piccole dimensioni in cui non c'è posto per un impianto.
Infine all'acquisto in negozio, con la illusoria sicurezza della prova d'ascolto, viene preferito l'acquisto in rete per la maggiore ampiezza della scelta e i prezzi inferiori.
È davvero cambiato tutto.
Si può fare qualcosa per attrarre i giovani? Dati i presupposti di cui sopra, non sono sicuro sia possibile, a meno che i produttori non cambino radicalmente approccio.
Anche qui, come in tanti altri settori, i cinesi mostrano ormai di essere all'avanguardia. Sarebbe quindi molto interessante avere dati sulle importazioni di materiale audio dalla Cina correlati all'età dell'acquirente: penso sia praticamente impossibile ottenerli, ma non mi stupirei se ci fossero delle sorprese.
D'altra parte, alla fiera a cui sono stato c'erano un paio di salette attrezzate per l'ascolto in cuffia, e le postazioni erano occupate da giovani. Forse c'è ancora qualche speranza...
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