[Reportage] National Audio Show 2010 su TNT-Audio - [Italiano]
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[Signore, posso avere il suo autografo?]

National Audio Show 2010


Go wild in the country!
Dalle anteprime prenatali di prodotti
ai riti funebri

[English version]

Organizzatori: The Chester Group
Luogo dell'evento: Whittlebury Hall, Towcester
Visitatore: Mark Wheeler - TNT UK
Data della visita: 26/09/2010
Traduttore: Roberto Di Paola

Arrivato all'audio show 2010 potevo sentire il glorioso sound della gara del campionato Superbike proveniente dal circuito di Silverstone, che si trova appena oltre l'angolo nel rigoglioso Northamptonshire. Avevo appena superato la gara ippica di Towcester, anch'essa di passaggio, e così queste corse tradizionali e ultra high-tech verso il traguardo sono una metafora adatta ai finimenti tecnologici (riferimento al mondo equino già al paragrafo uno) finalizzati al perseguimento dell'eccellenza nell'audio dai triodi degli anni trenta all'integrazione multi-room controllabile dall'Iphone.

La saletta DPA (Deltec Precision Audio) mi ha attratto immediatamente per il tentativo dell'azienda di raccogliere fondi a favore dell'associazione Casa Alianza, che sostiene i bambini che vivono sulle strade delle metropoli sudamericane. Kate Smart (una delle giovani donne appartenenti alla minoranza sfruttata alle mostre hi-fi), assistente alla dimostrazione della DPA, spiegava come questa associazione facesse una gran differenza e che alla DPA speravano di fare la differenza vendendo delle teiere col marchio dell'associazione per un deca. Un visitatore spiritoso sosteneva di non avere dieci sterline (e allora cosa faceva a un evento dove si promuovono impianti da decine di migliaia?), ma ne aveva solo cinque. Veloce come un lampo, il tipo della DPA Martyn Warsop gli ha offerto il suo autografo per cinque sterline. Il fan della DPA è quindi stato debitamente obbligato a contribuire con le sue cinque£ a questa degna causa. Andate al sito web di Casa Alianza e donate giusto l'equivalente di una coppia di Western Electric 300B per rendere migliore la vita di bambini che lottano per ricevere un pasto.

Alla DPA avevano diviso la piccola saletta in due per tenere nascosto l'impianto in uno spazio simile a una cabina per la batteria in studio di registrazione, per ascolti intimi di musica per lo più acustica. Intanto, subito dentro si davano da fare per rendere l'ambiente tra i più accoglienti della mostra, distribuendo panini ai clienti (e recensori) affamati e scambiando con loro battute e dettagli tecnici relativi ai prodotti dell'azienda. DPA è stata una delle prime (ormai molti anni fa) a risolvere il problema di collegare una meccanica e un DAC esterno allo stesso clock via cavo; l'azienda si avvale della collaborazione della Chevron Audio, la quale provvede all'installazione, nelle meccaniche CD degli utenti, degli zoccoli e delle piccole schede necessarie allo scopo. In ogni aspetto la filosofia della DPA è votata al motto keep it simple e di base non prevede upsampling. Martyn suona qualunque cosa abbia una tastiera e sa il fatto suo per quanto concerne tanto la tecnologia quanto la pratica degli organi a canne, e discute volentieri con chiunque condivida la passione per la musica.

[una tipica saletta high end]Ho visitato tutte le sale 'high end' e ho visto grossi schermi ben disposti, impianti ben posizionati e nessun sovraffollamento. L'unica attività effettivamente svolta in queste sale sembrava essere proprio il passaggio di visitatori che confrontavano in tutto quei costosissimi impianti di cui avevano letto sui giornalini, e fatto questo uscivano. Tutto ciò dev'essere decisamente scoraggiante per gli espositori, ma dovrebbe portarli a una condivisione delle responsabilità. La ricerca delle massime prestazioni audio ha portato all'allestimento in diverse salette di impianti che prevedevano marchi tra loro sinergici, ma le salette stesse non erano affatto ospitali e io non sono mai stato avvicinato come potenziale acquirente. Non esponevo alcun pass da addetto stampa o commerciale, esponevo invece deliberatamente un pass 'VIP' rilasciato solitamente a clienti regolari di particolari negozi o marchi. Pertanto, il vostro vecchio scriba appariva al personale degli stand come il signor Nessuno, ed è stato incoraggiante notare come il signor Nessuno sia stato accolto amichevolmente presso i produttori più piccoli. Coherent Systems esponeva le bellissime sorgenti Oracle: il Delphi (giunto alla versione Mk V) assieme a due meccaniche di lettura CD e alle due rispettive versioni dei lettori integrati, con il dac/preamplificatore DAC 1000. Nella saletta Audiofreaks avevano installato delle amplificazioni Conrad Johnson high end con giradischi e bracci Kuzma su mobiletti Finite Elemente Pagode, ma pare che stessero usando come sorgente un Macbook Pro su cui girava iTunes. Quel primo album di Ricky Lee Jones, un vecchio classico alle mostre hi-fi, stava di fronte al mobiletto dei giradischi, facendo sì che il vostro vecchio scriba si chiedesse se negli ultimi trent'anni siano stati fatti progressi sostanziali alle mostre audio.

Lo stesso LP si celava con fare colpevole quasi in prima fila nella saletta Inspire HiFi, che si trovava quasi alla porta accanto e quella vista ha annoiato il vostro vecchio scriba - probabilmente era anche in molte altre sale. Comunque i loro prodotti erano più innovativi della loro scelta di vinili, e dopo una breve conversazione ho capito che probabilmente era stato il loro senzo dell'ironia a promuovere la presenza lì di quel disco. Loro producono un giradischi denominato Eclipse, che non sembra avere legami con il sottovalutato progetto a plint rigido realizzato a Sheffield da Chris orchard sul finire degli anni '80, sebbene faccia uso anch'esso di disaccoppiatori in sorbotano. L'Eclipse di Inspire HiFi, dal costo di 2000£ impiega acrilico accuratamente lavorato a macchina, così come il loro Vivid da 259£, un subchassis replica del lp12, e la basetta per il braccio, che è un'opera d'arte se confrontato con i vecchi subchassis lp12 saldati a resistenza, quelli incollati o i cirkus. Il Vivid arriva completo di inserti lavorati a macchina e basetta già fissata. Con un giradischi entry level da 400£ (signori, perché scocciate con questa storia delle 399£?) e uno di medio prezzo da 900£, entrambi con i bracci inclusi, siamo di fronte a un'offerta piuttosto aggressiva considerate le condizioni odierne del mercato - tali prezzi sono resi possibili dalla vendita diretta.

Una delle salette in cui si esponeva un marchio high end e in cui il vostro vecchio scriba non è riuscito a stare comodamente era quella della Audio Note UK. Questa era la saletta più piccola in cui era ospitato uno dei marchi più importanti e le sedie erano addossate l'una all'altra come fossero giocatori al casinò. Il suono era diffuso da casse Snell aggiornate e rimarchiate da Audio Note, che erano conficcate negli angoli della stanza rendendo molto improbabile ogni possibilità di buon suono - direi proprio che è stata un'occasione mancata. Gli scettici avrebbero potuto suggerire che amplificatori dalla potenza così striminzita non avrebbero mai sonorizzato una stanza più grande con quei preziosi diffusori storici, ma la stanza piena testimoniava tutto il loro fascino. C'erano grossi triodi anche nella saletta Icon Audio, ugualmente piccola e ugualmente affollata, dove era stata portata la produzione 2011 di David Shaw che ha sede a Leicester; una dozzina di amplificatori a valvole per alimentare i loro diffusori Icon MFV (Made For Valve), i cui diaframmi sono realizzati in un materiale composito che contiene della lana di pecora. Il loro nuovo MB845 mkII era in dimostrazione, e si tratta di un amplificatore da oltre 100W ottenuti da triodi single ended, che è quasi un punto d'arrivo per cui c'è bisogno di un alimentatore da oltre 1kV B+. Tutta questa potenza e controllo offerti da triodi 845 accoppiati potrebbe lasciare intendere che siano configurati in push-pull, ma di fatto sono in configurazione PSE (parallel single-ended) che impiegano la variante della 6SN7 come valvola pilota - recensita di recente. I trasformatori d'uscita capaci di tanta potenza e corrente (e un calo di appena 3dB a 20Hz) spingono la massa fino a 37kg per canale. La valvola d'ingresso è la favolosa 6SL7...

"Buh!" - sbuffa il coro, dalla sinistra del palco - "È di parte: sappiamo che la 6SL7 è la sua valvola d'ingresso preferita!"

Dall'antico al moderno. Nella saletta Chord si poteva notare il contrasto più stridente con i triodi prebellici; lì cercavano di emulare di fatto il multi-room in una delle stanze più grandi tra quelle a disposizione. Il Chord Chordette ha la connettività bluetooth. Si può utilizzare quindi uno smartphone o un iPod per comandare separatamente ogni dispositivo abilitato in casa vostra (che sia entro la distanza operativa delle connessioni bluetooth). Questo significa, tra l'altro, che il vostro iPod touch ha accesso a 1TB di musica. Un commesso entusiasta mi mostrava, utilizzando il mio iPhone, le tre caratteristiche fondamentali del prodotto:

  1. Funziona con qualunque hardware, es.
    • Lettore CD o lettore universale
    • Mac o PC
    • iPod o simili
  2. Non lavora soltanto col software Chord, bensì può utilizzare qualunque software:
    • iTunes
    • Spotify
    • YouTube
    • Camcorder
  3. Può utilizzare qualunque dispositivo remoto, inclusi
    • iPhone
    • Logitech
    • Tastiere wireless economiche
    • Blackberry
    • Nokia ecc.

Ogni dispositivo Chordette (il nome suona come quello di un gruppo femminile famoso negli anni sessanta) include un DAC. Ci sono stadi fono con convertitore A-D; alcuni video su YouTube mostrano il funzionamento di ogni dispositivo. Ci siamo divertiti a comandare i vari elementi dell'impianto dal mio iPhone. Genitori esasperati grideranno dal piano di sopra: "spegnete questo coso!". Beh, basterà che il loro smartphone abbia privilegi di amministratore sugli apparecchi audio che compreranno per la loro prole. il Chord Chordette è compatto e abbastanza bello da essere bene accetto nelle case, è resistente al riscaldamento dovuto alle valvole e può rappresentare la rinascita dell'audio domestico per il XXI secolo. Durante il weekend la media dei visitatori era costituita da maschi tra i 35 e i 65 anni, e ovviamente un'irriducibile vittima dell'audio. L'innovazione è necessaria per attrarre nuova linfa, proprio come il vostro giovane scriba che sul finire degli anni settanta era una presenza assidua alle mostre, a quel tempo immezzo ad altri giovani di sesso maschile e femminile dalla prima adolescenza in su.

[un pezzo unico per ogni giradischi]
Per TNT-audio i riconoscimenti speciali di accessorio della mostra andrebbero ancora una volta a due accessori per l'analogico che risvegliano il pensiero, "Perché non ci ho pensato io?". Avid HiFi (produttore del giradischi Acurus) ha progettato e realizzato la più precisa delle livelle a bolla per giradischi che io abbia mai visto...

"Il vecchio pazzo ha perso la testa per una livella?" - sbuffa il coro dalla sinistra del palco - "Forse la prossima volta recensirà bolle."

La livella Avid HiFi si poggia sul perno in modo che la massa sia caricata al centro del piatto, e il peso agisca verticalmente senza sbilanciare i subchassis a molle. Ancora meglio, la massa combinata è approssimativamente di 180g (ognuna riporta la sua massa effettiva - es. 179.5g) cosicché la combinazione piatto/subchassis/livella si bilancino e rimbalzino come quando un LP audiophile è posto sul piatto. La gamma di accessori Avid comprende anche degli utili coperchi in acrilico che si adatteranno a diversi giradischi, coperchi che non sono sopravvissuti alla mania dei cavi. L'azienda aveva in dimostrazione i suoi giradischi, comprese le versioni in nero originariamente progettate per abbinarsi alle elettroniche Naim (ovviamente non alla serie Olive), e l'Acutus placcato oro per il front end del vostro impianto con le Tannoy Kingdom.

[terra più piatta]I riciclatori del Flat Earth alla TOMTOM Audio hanno abbracciato il nuovo proponendo dei diffusori DeVore, che come di consueto erano in dimostrazione con un Rega Osiris. La saletta TomTom Audio era piena di Flat Earther i cui piedi (presumibilmente piatti) battevano il tempo. MIT aveva una sala grande, con un impianto grande, per la dimostrazione di alcuni tra i loro cavi dotati di grandi scatole per l'accordatura fine e grandi cartellini dei prezzi; e Simon Rust insisteva per convincere il vostro vecchio scriba che una sola recensione di cavi non avrebbe fatto, dopo tutto, così male. Un prezzo d'ingresso di 8000 Dollari per un metro di cavo di segnale MIT Oracle MA e pure una manopola da ruotare e ottimizzare, e diventarci quindi paranoici, dà l'impressione dell'insicurezza come l'utente che tenta di trovare il "bilanciamento ottimale fra transienti, dettaglio, immagine e musicalità. Tutto con la sola rotazione del MIT Articulation Selector in attesa di brevetto" - ma veramente?

[il progettista Canor]

Canor aveva una saletta tutta per sé; lì erano in dimostrazione l'amplificatore TP106 VR+ e il lettore CD2 VR+ - recensiti di recente su queste pagine. La scelta di abbinare le Sonus Faber Cremona M alle loro elettroniche potrebbe sembrare sorprendente, dal momento che il Canor è capace di grande dinamica e soundstage, mentre i punti di forza di quei diffusori sono la delicatezza e la correttezza tonale. Comunque, considerati anche i limiti della camera d'albergo, questa combinazione funzionava. La vera notizia presso la saletta Canor stava proprio a valle della catena del segnale; c'erano non meno di tre nuovi stadi fono: il TP306 VR+ rivisto, il TP206 + MM/MC di fascia media e mezza larghezza (più alimentatore esterno), e il TP206 solo MM. Sfortunatamente il vostro vecchio scriba doveva guidare e quindi ha dovuto rifiutare l'offerta di un liquore slovacco, che garantiva ai visitatori della mostra l'introduzione alla cultura slovacca e che faceva suonare meglio ogni cosa.

Alla dba (Demand Better Audio) era in dimostrazione l'amplificazione Virtue, che tanto è piaciuta al nostro Nick Whetstone, al fianco della gamma di prodotti in fibra di carbonio Envy nata dalla collaborazione della MCT, un'azienda produttrice di materiali compositi utilizzati solitamente nel settore delle gare motoristiche e degli armamenti. Questa collaborazione lascia intendere immediatamente che la nuova serie di amplificatori sarà ben più indistruttibile. Più interessante risulta la nuova gamma di tre diffusori Envy, che presentano (rispettivamente) una, due e tre sfere in fibra di carbonio con un foro circolare per montare piccoli trasduttori con un grosso voice-coil o tweeter ribbon. I grossi voice coil hanno il vantaggio di migliorare la gestione della potenza e ridurre la compressione della dinamica, ma hanno lo svantaggio di un basso prodotto BL - una recensione è quindi d'obbligo. Le sottili pareti a massa molto bassa dei loro 'cabinet' immagazzinerà meno energia rispetto a quelle in squallido mdf o a quelle in multistrato di betulla - ancorché splendido - cosicché le caratteristiche dei trasduttori saranno messe in piena luce.

Il vostro vecchio scriba si è goduto l'esercizio di pregiudizi condivisi col collega progettista Kevin van Green della Unity Audio: "solo i diffusori attivi con mobile in multistrato di betulla saranno degni". Il loro diffusore The Rock presenta un tweeter "ribbon ripiegato", che al vostro vecchio scriba ricorda il tweeter Isodynamic di Wharfedale al tempo in cui si riteneva che fosse una vera forza. Questo è posto sopra un cono per i medio-bassi da 180mm con una pellicola da 0.2mm in alluminio (quindi dà l'impressione di essere una cupola metallica invertita, ma così non è) a corsa lunga (circa 15mm), che è montato su un deflettore in Corian caricato in cassa chiusa. Il Corian è un materiale molto denso e duro usato di solito per il piano di lavoro delle cucine, sebbene io abbia visto anche il corpo di un basso realizzato in questo materiale. Il vostro vecchio scriba si è riservato la notizia più importante fin qui: questi pargoli sono attivi. La Unity viene dal settore pro, dove non esistono ragioni affinché si debbano preferire dei diffusori passivi, come il vostro vecchio scriba aveva già supposto, e siccome è più ragionevole spendere del denaro in amplificazioni piuttosto che in grossi filtri crossover passivi, non v'è ragione alcuna di impiegare dei diffusori passivi - qualunque sia l'ambito d'utilizzo. Restando fuori dalla produzione di moduli di amplificazione proprietari, Unity si affida a Tim de Paravicini, a cui ha concesso lo status di "guru" per ciò che concerne la progettazione di elettroniche di grado audiofilo.

[il suo valore è dato dal suo peso in rame?] [wellcome to my kingdom Mr Bond] per restare in tema, nella sala Tannoy c'erano questi mostruosi crossover estratti dalle loro Kingdom top di gamma lì in dimostrazione. Il motto e l'arredamento della stanza lasciavano intendere che il loro target doveva essere costituito dai regni del petrolio dislocati lungo la costa sud del Mediterraneo o nel golfo persico. I condensatori di quei crossover potrebbero immagazzinare più energia del flash Metz CL 45 che mi portavo dietro, e questo è il migliore degli argomenti contro i filtri passivi. Ho trascorso diverse ore di fronte ai più grossi dei Tannoy Dual Concentric e devo ammettere che adoro quel che sanno fare, ma dico che lo farebbero ancora meglio se pilotati attivamente. I Kingdom estendono lo spettro audio in ambedue le direzioni, tramite un supertweeter posto in cima al mobile e un ABR (Auxiliary Bass Radiator come descritto da Stanley Kelly negli anni sessanta). l'ABR risulta essere uno tra i migliori dei metodi per l'ottimizzazione del Reflex che siano mai stati concepiti. I Kingdom riuscivano ottimamente nell'impresa di riempire una delle più grandi sale del luogo dell'evento, ma il vostro vecchio scriba preferirebbe sentirli pilotati da una biamplificazione e un filtro al livello del segnale, col supertweeter filtrato unicamente da un (piccolissimo) condensatore passivo. L'esagerazione del Kingdom (regno, n.d.t.) di Tannoy dopo la miniatura dei diffusori attivi da supporto The Rock sembrava un po' come il viaggio dal sublime al ridicolo. Per la maggior parte del tempo in cui sono rimasto in questa stanza - una delle più grandi - mi sono ritrovato unico visitatore. Tannoy è riuscita davvero a ottenere il classico suono monitor, dispersione compresa, con una marcia in più agli estremi dello spettro acustico, lasciando presagire degli avvicendamenti di certe unità in Tannoy che hanno raggiunto presumibilmente l'obiettivo di questo progetto, ma quanto sarebbe stato meglio se avessero reso la connessione dei driver disponibile per configurazioni attive, e lasciato a un produttore di elettroniche high end l'incarico di occuparsi di fase e risposta in frequenza al livello del crossover!

Ho passato molto tempo nel labirinto dei corridoi poveri di indicazioni, in cui poche frecce puntavano semplicemente verso "altre stanze di qua". Ehi, abbiamo visto altre stanze qui e là; beh, siamo in un albergo con centro conferenze, cosa potremmo aspettarci dunque... Sarebbe stata più utile una lista per ogni angolo o punto di snodo con indicati gli espositori che si trovavano dall'altra parte del quadrilatero dei corridoi a ogni piano. La domanda più frequente che questo visitatore abbia udito è stata: "Ci siamo persi?", oppure, "Quali salette ci sono di là?"", o ancora "Sa dove sono le salette di Oggleclunk*?", domanda che davvero suonava singolare dal momento che Oggleclunk quest'anno non c'era.

Il vostro vecchio scriba ha dei trascorsi con Mark Baker della Origin Live; Mark è stato così disponibile da fornirmi dei campioni dei loro vari supporti per giradischi, al fine di condurre degli esperimenti in cui misuravo con i miei accrocchi le proprietà acustiche delle tavole. Il vostro vecchio scriba utilizza ancora oggi l'unico esemplare conosciuto dell'originale mensola a muro Origin Live Super in versione Ultra, e vedrebbe di buon occhio la riapparizione dei supporti Origin Live sul mercato - opinione comunicata con estrema chiarezza allo stesso Mark Baker. Ma per ora il vostro vecchio scriba dovrà accontentarsi di questa notizia: la nuova gamma Origin Live - la più ampia proveniente da un produttore - di bracci di lettura e un paio di giradischi su cui montarli.

[cavi al london palladium?] Mi sono imbattuto in due produttori di cavi che mi sono familiari. Graham Nalty di Black Rhodium (precedentemente Sonic Link) si è assicurato una partnership con la giapponese Oyaide. Entrambi i costruttori sono convinti che i loro prodotti si completino a vicenda e mentre ero al loro stand, nessun altro a parte A J Van Den Hul è venuto a prendere dei connettori XLR Oyaide, tra altre cose. Tali connettori rappresentano un passo in avanti rispetto ai Neutrik, che a loro volta rappresentavano un salto in avanti rispetto ai vecchi Cannon usati in un sacco di diffusori. Questi connettori Oyaide superano i punti critici - in senso audiofilo - dei Neutrik combinando insieme l'isolamento in Teflon e una minima quantità di metallo. Il meccanismo di serraggio dà quel senso di precisione che serve a distinguere i migliori prodotti da quelli semplicemente buoni. Parlando di connettori, nell'intera gamma Black Rhodium sono stati sostituiti tutti i precedenti RCA con i Bullet plug di Eichmann. Secondo i miei test qualunque cosa è migliore degli RCA convenzionali qualunque sia il loro costo e anche se i grossi WBT NextGen da gioielleria di questi tempi impiegano la minor quantità possibile di conduttore. Black Rhodium si concede l'impiego di materiali esotici, una ricerca che per Graham ha avuto quasi un significato religioso per oltre venticinque anni, e che è arrivata ai fili in puro palladio attualmente al top dell'offerta del produttore. L'accessorio più inatteso allo stand era il "tappetino originale per giradischi della nuova era analogica" Oyaide MJ-12, prodotto con alluminio 5052, che presenta spirali di fori di diametro decrescente via via che ci si avvicina al centro come un disco dei freni forato. Sfidando la consuetudine degli anni ottanta di non cambiare il supporto sotto il piatto, siamo testimoni della rinascita del vinile supportata da configurazioni originali. Quell'accessorio si accoppia ai pesanti stabilizzatori STB-MS/HW, o meglio, questi accoppiano il vinile al mat; tutti gli esemplari portati per la mostra erano già stati venduti.

L'altro tizio dei cavi è Mark Sears di The Missing Link che ha avuto tanto da fare da doversi trasferire in un locale più grande rispetto a quello degli inizi, inizi che risalgono appena a dieci anni fa. Accanto ai suoi fili, connettori e prese elettriche a bassissimo rumore, si nascondeva il nuovo VP Dust Buster. Non si tratta di un aspirapolvere in miniatura come il nome potrebbe lasciare intendere, ma piuttosto di un "pulisci e proteggi stilo".

"Proteggi stilo?!" obbietta il coro, dalla sinistra del palco, "Cosa potrebbe proteggere il diamante, il più duro dei materiali conosciuti dal genere umano?"

VP sta per Vinyl Passion e la passione porta dritti alla tenerezza nei confronti del delicato stilo, cantilever e sospensione. Mark ha notato la possibilità di fare danni (ha ammesso di aver danneggiato effettivamente il proprio in passato) rimuovendo polvere e scorie dalla superfice dello stilo tramite molti dei metodi più noti usati per questo scopo. Il mutamento di paradigma che egli spera di imporre al mondo dell'audio è la pulizia dopo la riproduzione di ogni faccia del disco. Di tanto in tanto riemergono Simili propositi (come quello in voga un tempo presso i sostenitori del Flat Earth, secondo cui dopo ogni lato si dovrebbero dare delle passate di abrasivo 3M Green Stuff), ma la vera particolarità del VP Dust Buster è l'assenza di qualunque forza abrasiva o eccessiva. Il VP Dust Buster arriva in un piccolo contenitore cilindrico vagamente somigliante a un lucidalabbra, e contiene un polimero formulato ad hoc. Questo è il secondo dei due accessori per l'analogico meritevoli del riconoscimento speciale - qui la recensione (in lingua inglese).

Improvvisamente si era fatto tardi e il vostro vecchio scriba si è reso conto di non aver visitato la saletta NVA (Nene Valley Audio), il cui lettore CD Emotive Statement è stato il primo che egli abbia tollerato per più di cinque minuti oltre vent'anni fa. Né c'era stato tempo di visitare la saletta Henley, Burmester, E.A.R. Yoshino, Triangle o, più tristemente, altre salette analogiche.

Il mio ricordo più duraturo riguardante la mostra è rappresentato dalla saletta DBA. Lì tutti guardavano in TV il GP di Formula 1 che si correva sul circuito cittadino di Marina Bay. I ragazzi di The MCT Carbon ridendo dicevano che stavano guardandolo per vedere cosa si sarebbe rotto visto che forniscono parti in fibra di carbonio per la maggior parte delle macchine in griglia, e il lunedì mattina avrebbero ricevuto ordini dalle squadre per i pezzi andati distrutti durante tutto il weekend. Mi hanno detto quale fosse stata la richiesta più bizzarra di quel weekend.

Un signore maturo è entrato nella stanza e ha preso una sfera in fibra di carbonio che era lì come campione; a quel punto ha cominciato a rigirarsela tra le mani esaminandola da ogni angolazione.

"Quanto durerebbe questa cosa in fibra di carbonio?", si informava il suddetto signore.
"Durerà migliaia di anni, almeno", rispondevano perplessi i ragazzi.
"In tal caso ne farò una bella urna per le mie ceneri", ha riferito il signore.

Musica goduta alla mostra


Niente.
È semplicemente impossibile rilassarsi e ascoltare musica mentre l'ipervigilanza aurale di un individuo è al massimo per separare i suoni dal rumore di fondo prodotto dalle chiacchiere delle salette vicine e, spesso, da un'infelice scelta musicale.

Mentre scrivo sto facendo girare Grateful Dead: Birth of the Dead in versione HDCD, che mi riporta alla memoria cosa avrebbe dovuto offrire il CD dai suoi esordi e come la guerra dei formati degli ultimi tempi abbia riportato indietro l'industria dell'alta fedeltà fino alle sue radici costituite dagli hobbisti, come dimostrato dal National Audio Show dove i passaggi di denaro hanno riguardato per lo più il settore "hobby-end" del mercato, cavi e accessori per la gioia dei migliori pensatori. Questa mostra frequentata ha dimostrato che potremo goderci la musica ancora per anni finché ci sono nuovi produttori che fanno il loro ingresso nel mercato e quelli affermati che continuano a innovare.

* Oggleclunk (da pronunciarsi ˈō-gəlkləŋk) è un marchio totalmente inventato dall'autore. Si immagini una grossa multinazionale (inesistente nella realtà) impegnata nel settore dell'audio e dei motori - n.d.t.

© Copyright 2010 Mark Wheeler - mark@tnt-audio.com - www.tnt-audio.com

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