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Armonia HiFi CD N.1 - kit lettore CD

...invece di tweakare ogni CD player a portata di mano!

[Armonia HiFi CD N.1]

[English version]

Prodotto: Armonia HiFi CD N.1 - kit lettore CD
Costruttore: Albatron S.r.L. - Italia
Prezzi: meccanica in KIT: 775 Euro; N4 trasformatori di alimentazione a C: 172 Euro
Recensito da: Giorgio Pozzoli
Recensione: Aprile 2002

Armonia HiFi è una nostra vecchia conoscenza. Ne abbiamo già recensito infatti un DAC (DAC 3) e un pre (Pre 2). In entrambi i casi i prodotti sono risultati di livello decisamente buono, con una ingegnerizzazione e soluzioni tecnologiche notevoli, rese possibili (a fronte di una produzione audio presumibilmente ridotta) solo dal fatto che Armonia HiFi è solo un marchio di una società che si occuppa essenzialmente di elettronica industriale.

Ancora una volta, quindi, ci troviamo di fronte a una realtà che si basa sulla passione dei titolari, più che su un ben definito desiderio di business, una situazione che purtroppo vedo sempre più spesso presentarsi in Italia. E dico purtroppo, perchè mi sembra sempre più evidente che le possibilità di affermazione in campo audio, anche da parte di chi sia seriamente intenzionato ad investire, siano sempre più ridotte.

Il kit è costruito attorno alla meccanica Philips CD-PRO 2 (VAU1254). Questa è una meccanica ben poco diffusa rispetto alle classiche CDM12 o simili, a causa dell'alto prezzo all'origine. Tanto per intenderci, è molto difficile trovarla su sistemi al di sotto delle diverse migliaia di Euro.

A limitarne l'utilizzo ai soli produttori di apparati in grado di sfruttarne appieno le proprietà contribuisce anche la politica Philips di licenziarne l'uso a scopo di commercializzazione in maniera estremamente selettiva e mirata.

Il processo per ottenere la licenza non è ne' semplice ne' veloce ne' economico. Per quanto ne so Albatron ha iniziato a verificare le possibilità in questo senso oltre due anni fa.

Insomma, il fatto stesso di utilizzare questa meccanica garantisce la capacità progettuale e la serietà del produttore.

Descrizione

Innanzi tutto bisogna premettere che il kit non prevede un contenitore, ma solo la meccanica vera e propria e la componentistica elettronica necessaria a far funzionare la meccanica, incluso il telecomando.

Perciò chi dovesse acquistarlo si troverà di fronte soltanto

[Armonia HiFi CD 1 - Schede controllo e alimentazione] All'acquirente resta essenzialmente il compito di acquistare contenitore, connettori, cavo di alimentazione.

Da notare che sia l'alimentazione che la scheda di controllo sono completamente di progettazione Albatron. Il telecomando, invece, sembra quello standard distribuito da Philips.

Le piastre sono decisamente ricoperte di componenti di qualità industriale, scelta assolutamente essenziale per evitare eccessivi costi (e di conseguenza prezzi). I regolatori sono su dissipatore.

Dal punto di vista della flessibilità, la scheda della meccanica (una scheda SMD fornita già montata, tarata e collaudata da Philips) è decisamente completa. Infatti è dotata di

L'interfaccia S/PDIF è quella che si trova normalmente come ingresso o uscita digitale elettrica nelle meccaniche e nei DAC; quella della CD1 ha correttamente i livelli standard SPDIF (fra 0.5V ed 1V di ampiezza), e non TTL compatibili come si vede in qualche unità CD Rom, e può quindi essere utilizzata per connettervi direttamente un convertitore esterno.
E' a quanto pare priva di trasformatore di isolamento (mi sembra di ricordare che lo standard lo preveda, anche se non trovo riscontri al momento), ma aggiungerlo è comunque molto semplice: si veda ad esempio http://www.epanorama.net/documents/audio/spdif.html per qualche indicazione.

L'interfaccia I2S è invece una interfaccia a tre fili (più massa), adatta a pilotare direttamente ad esempio un chip DAC o un filtro digitale oversampling. Originariamente progettata da Philips, è ora divenuta di uso comune (ad esempio è supportata dai chip Crystal/Cirrus). Armonia sta mettendo a punto un convertitore D/A che si abbini alla meccanica facendo uso di tale interfaccia, in modo da poter realizzare un CD Player completo.
Altra possibilità è realizzare un CD player zero-oversampling sfruttando il solo modulo convertitore del Convertus: infatti anche il TDA1543 fa uso di tale interfaccia.

Infine devo segnalare che alcuni convertitori D/A in commercio incominciano a prevedere anche questa interfaccia (che evita i problemi di jitter tipici della S/PDIF) ma dato che non esiste uno standard non sono certo che i livelli logici utilizzati siano perfettamente compatibili.

Montaggio

Il montaggio dal punto di vista elettrico è davvero semplice. Viene fornito un manuale dettagliato con tutte le indicazioni relative ai connettori ed al loro utilizzo, ed il numero di connessioni necessarie è limitato.

Anche il montaggio meccanico è in linea di principio molto semplice, richiedendo essenzialmente il fissaggio della meccanica sulla piastra di supporto fornita a tale scopo mediante le molle ed i gommini in dotazione e quindi il fissaggio della piastra con degli opportuni distanziatori sul fondo (o al limite sul coperchio) del contenitore.

Notare che la meccanica è piuttosto delicata; visto il costo, cercate di manipolarla il meno possibile.

In primo luogo può essere danneggiata da scariche elettrostatiche: quando lavorate sulla meccanica cercate di avere sempre tutti gli attrezzi connessi a terra, e se possibile connettete a terra anche la vostra persona, un tempo si usava un anello di metallo al dito con un filo connesso a terra.

In secondo luogo il motore del laser in particolare è dotato di un magnete estremamente potente, tale da attirare qualsiasi particella ferrosa possa esservi in giro. Ed una volta che un granello di ferro entra nel traferro del motore sono grossissimi guai.

[Philips CD Pro 2 (VAU1254) ]

Perciò diviene essenziale mantenere protetta la meccanica fino al momento del suo utilizzo, e montarla solo quando l'intero mobile è completato. Conoscendo l'impazienza di chi si interessa di autocostruzione, questo consiglio mi sembra ben difficile da seguire...

Un altro punto abbastanza critico è il contenitore. La meccanica è priva di qualsiasi meccanismo di caricamento, leggi cassettino. Viene messo a disposizione un clamp (pressore) magnetico, che in mancanza di meglio deve essere posizionato a mano sopra il disco.

La meccanica è quindi pensata per essere usata su macchine a caricamento dall'alto (top loading), oppure per chi è in grado di progettarsi un cassettino per conto proprio: cercando in rete, però, ho visto parecchi contenitori top loading, e nessuno con cassettino. Quindi la soluzione è la macchina top loading.

Ora, il laser presente nel lettore è sempre un laser, di potenza certamente ridotta e pure invisibile, ma, come anche riportato chiaramente nelle istruzioni, potenzialemente MOLTO pericoloso per la vista (anche se è invisibile, il pericolo di danni permanenti è reale ed effettivo: chiaro?), per cui diviene assolutamente necessario avere un meccanismo di protezione per bambini o amici poco astuti.

Di fatto le norme prevedono giustamente lo spegnimento automatico del laser prima di accedere al disco, quindi è necessario mettere un coperchio che copra il disco stesso e che appena sollevato spenga il laser: a questo scopo viene messo a disposizione un connettore per l'apposito switch.

Infine, una volta deciso il montaggio top loading e l'uso del coperchio, resta il problema di eseguire l'operazione di taglio del pannello superiore del contenitore in modo da poter accogliere la meccanica. L'obiettivo è quello di realizzare una sede per il CD solidale con il cabinet e non con la meccanica, che è sospesa come detto su molle, permettendo a questa da un lato di far sporgere il "piatto" portadisco nella sede quel tanto da tenere il disco sollevato dalla sede stessa e dall'altro di non toccare sede e pannello superiore col proprio telaio sospeso. Il che significa centrare la lamina di fondo della sede fra il telaio sospeso della meccanica ed il disco, cioè in uno spazio di pochissimi (4 o 5) millimetri, senza farle toccare ne' un lato ne' l'altro.

Questa è la soluzione più corretta. La soluzione più semplice consiste nel rendere direttamente accessibile la meccanica, così come è, attraverso l'apertura nel coperchio; al limite si potrebbe montare una piastra di materiale rigorosamente non magnetico attorno all'elemento porta CD della meccanica, solidale con quest'ultima, stando ben attenti che non tocchi il coperchio.

La semplicità ha un suo prezzo, comunque: anche se col coperchio chiuso l'aspetto estetico può essere perfetto, nell'apertura che resta fra pannello superiore e meccanica si insinuerà della polvere, e in caso di manovre maldestre magari anche qualche CD...

Armonia HiFi sta comunque prendendo in considerazione la realizzazione di un contenitore low cost per la meccanica (ed il DAC con ingresso I2S che presto le si affiancherà).

Vi chiedete come ho fatto io? beh, io ho ricevuto la meccanica già bella e montata a giorno... Devo dire che è molto, molto, molto comoda, ma assai poco presentabile...

Utilizzo

La meccanica è abbastanza comoda da utilizzare. Tutte le funzioni che mi interessano sono presenti sul telecomando. Mancano scan e programmazione (che non ho mai usato in vita mia), ma tutte le modalità di ripetizione sono disponibili.

C'è un unico aspetto che mi lascia perplesso: una volta cambiato disco (ovvero chiuso il coperchio), il controller non è in grado di memorizzare il comando (tipicamente di lettura) fino al completamento della lettura della TOC, il che richiede qualche secondo.

La cosa è un problema assolutamente marginale: è un po' scocciante solo perchè non ci si è abituati, devo dire.

Invece tenete ben presente che in caso di cambio CD senza reset del disco (ovvero apertura e chiusura del coperchio del cassettino) la meccanica è di solito in grado di iniziare la lettura nel nuovo CD, ma di solito va in palla completa quando si danno comandi particolari, ad esempio skip o simili. D'altra parte la cosa sembra assolutamente giustificata ed inevitabile.

Tutt'altro discorso è quello relativo al posizionamento.

Come detto la meccanica è pensata per macchine top loading. Purtroppo, se si usa un tavolino standard, e si ha un giradischi, il piano di livello più elevato è tipicamente già occupato... e il contenitore della meccanica non può essere molto basso, sia per le dimensioni delle schede elettroniche sia per le dimensioni proprie della meccanica.

Inoltre la presenza del coperchio comunque comporta come minimo un ulteriore aumento dell'altezza della unità di lettura, che in caso di coperchio ribaltabile (la soluzione più semplice) diviene assolutamente impossibile da inserire in un ripiano intermedio di altezza standard.

Perciò, o buttate il giradischi, oppure vi comprate un tavolino con molto spazio fra un piano e l'altro... oppure vi fate un TNT Flexy.

Il suono

Bene bene, finora abbiamo essenzialmente citato una serie di difficoltà di implementazione e dati tecnici. Ma alla fine non abbiamo ancora detto la cosa più importante, come suona.

Prima di arrivarci, vediamo le modalità della prova. La prova ha visto il confronto della CD1 con il Linn Mimik ed un PDS505 (la famosa meccanica Stable Platter originale, con molti componenti in metallo) modificato con un clock di alta qualità ed una uscita digitale elettrica con accoppiamento a trasformatore, entrambi usati esclusivamente come meccaniche. I convertitori sono stati il Convertus con decimazione digitale (ebbene sì, ora esiste!!!) ed un DAC basato su TDA1541 in fase di test molto avanzato.

Per permettere un confronto equo fra le diverse meccaniche, ho utilizato sempre l'uscita SPDIF.

Avrei voluto verificare le prestazioni ottenibili con l'interfaccia I2S, che come detto non risente dei problemi di jitter tipici della S/PDIF, ma purtroppo il cavetto a mia disposizione non era sufficientemente lungo per raggiungere l'interno dei miei DAC, e d'altra parte non è il caso di utilizzare cavi troppo lunghi senza prevedere una opportuna bufferizzazione. Quindi piuttosto di realizzare una prova non significativa ho preferito evitare del tutto.

Ed ora veniamo al suono.

La cosa che colpisce di più è probabilmente la scioltezza, la naturalezza e la immediatezza dei passaggi.

La fluidità regna sovrana. L'autorevolezza impera. Neppure un minimo accenno di tremolio, di wow&flutter, di incertezza che tanto spesso caratterizzano i riproduttori digitali economici altrettanto, se non ancor più, del suono tagliente e della fatica d'ascolto. In questo consiste, nonostante l'upgrade del clock, il limite principale del PDS-505: una certa residua mancanza di fluidità che diviene evidente a fronte di macchine come questa ed il Mimik.

Il bilanciamento tonale è semplicemente perfetto per i miei gusti. Potrebbe però essere forse un po' troppo spostato verso l'alto per i gusti altrui: il suono è estremamente trasparente, aperto, chiaro. Il basso ritrova il posto di preminenza quando gli compete, ma è sempre perfettamente coordinato, controllato. Il Mimik ne ha di più ma spesso sembra artificialmente rigonfio.

Le frequenze più elevate sono pure, semplici, assolutamente non artefatte. Il dettaglio è notevole. La precisione e il realismo davvero elevati, se il supporto lo permette.

Il suono d'altra parte, anche con le voci più squillanti, non diviene assolutamente trapanante in maniera innaturale. L'estremo alto è risolto con estrema dolcezza, senza peraltro velature o arrotondamenti. Il Mimik invece tende ad essere un po' meno preciso, ad annebbiarsi un po'.

La velocità del passo, del ritmo, è quella giusta: ne' più veloce, ne' più lenta di quanto uno si debba aspettare. Il che significa che sicuramente non si può dire lento, anzi è decisamente veloce, senza peraltro mostrare alcuna fretta. Certo molto più veloce del Mimik, ma la lentezza del Mimik è ben nota.

Anche la velocità dei transitori è elevata. Proprio in virtù di questo la dinamica è leggermente superiore a quella del Mimik. Infatti la minore presenza di bassi dovrebbe ridurre l'impatto e la dinamica, ma evidentemente la maggiore velocità permette di recuperare con gli interessi quanto si perde nei bassi.

La quantità di armoniche che accompagna il segnale è notevole. Il suono è pieno, non abbozzato o scheletrito ma completo e realistico.

La scena è granitica, dettagliata, precisa. Gli esecutori e i loro strumenti si stagliano su un fondo nerissimo. L'immagine è amplissima. Anche nelle situazioni più affollate non si perde la visione di dettaglio, pur essendo perfettamente percepibile l'insieme: una situazione davvero molto naturale.

Nel confronto col Mimik viene fuori anche il diverso trattamento dei segnali di ambienza. Il Mimik li tratta alla stregua degli altri segnali, talvolta li miscela, in qualche caso li ingloba. La CD1 con il suo dettaglio tiene sempre separate le varie componenti di suono diretto e riflesso. In particolare la CD1, trattando in maniera corretta l'esilissima coda che si percepisce ad esempio su un pianoforte smorzato e l'eco dell'ambiente, permette una più realistica collocazione spaziale ed una migliore caratterizzazione della sala di registrazione.

Di conseguenza la scena si espande in tutte le direzioni, è decisamente ampia ed altrettanto profonda. La sensazione della localizzazione spaziale delle varie sorgenti è notevolissima, si percepiscono chiaramente tutti i vari piani sonori.

Col Mimik invece si percepisce (soprattutto col pianoforte solo) uno stranissimo effetto, come se la coda sonora fosse brutalmente ed innaturalmente accorciata da un ambiente sovrasmorzante. La scena perciò è come solo suggerita, mai completamente reale.

Conclusioni

Il risultato sonoro è di livello davvero molto elevato, tale da giustificare pienamente anche il prezzo, in assoluto non basso se si considera che si tratta di un kit.

Il montaggio è davvero molto semplice ed alla portata di tutti. Certo, se si vuole raggiungere un risultato esteticamente perfetto, una certa complessità del montaggio meccanico è inevitabile, ma allo stesso tempo si può sempre decidere di partire con un progetto poco ambizioso, rendendolo sempre più complesso ed esteticamente piacevole nel tempo.

Le prospettive offerte poi dalla prossima disponibilità di un DAC con interfaccia I2S dedicato e di un contenitore specifico rendono il kit ulteriormente interessante.

Insomma una realizzazione che può essere più o meno impegnativa e più o meno complessa a seconda dell'approccio che ciascuno vuole adottare, ma che nella sua forma più semplice è addirittura banale, e che garantisce, in unione ad un DAC di qualità adeguata, un suono comunque da high end profonda.

© Copyright 2002 Giorgio Pozzoli http://www.tnt-audio.com

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