Editoriale di aprile 2026

Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!

[Mercato due ruote]

Autore: Lucio Cadeddu - TNT-Audio Italia
Pubblicato: aprile, 2026

Il vecchio detto “Hai voluto la bicicletta, adesso pedala!” sembra quantomai adatto a descrivere ciò che sta accadendo in questi due mercati: i produttori hanno spostato via via sempre più in alto l'asticella dei prezzi fino a causare un calo d'interesse nel mercato. Lasciando pure perdere l'HiFi, che interessa a un numero sempre più basso di persone, per ragioni che ho spiegato più volte negli scorsi editoriali, chi avrebbe mai pensato che - con il salutismo imperante e la follia del green ad ogni costo - anche un settore come quello delle due ruote potesse andare in crisi? Il numero di praticanti questo sport è, di fatto, aumentato nel tempo, senza dimenticare il grande interesse per le E-bike, ci si aspetterebbe un mercato ben florido. E invece è proprio il contrario, visto che la rincorsa a chi realizza la bicicletta più costosa sta portando a un crollo delle vendite e un disamoramento degli appassionati.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che se una bicicletta top di gamma costa ormai più di una moto sportiva da strada da 1000cc o un'automobile i consumatori iniziano a sentirsi presi in giro. E si allontanano. Esattamente come la rincorsa agli impianti HiFi da milioni di euro: quando il mercato diventa un circo, i visitatori si stancano di pagare il biglietto.

In un'interessante analisi di BikeItalia si possono leggere frasi come queste:

“Il problema non è che esistano biciclette da 12 o 15 mila euro. Il problema è che l'equivalente moderno delle bici “top di gamma di ieri” semplicemente non esiste più. Ciò che un tempo era un sogno raggiungibile oggi viene relegato all'entry level, mentre il vertice si sposta sempre più in alto, lontano dalla maggioranza delle persone.”
Vi suona familiare? E che dire di questo:
“Il futuro dei prezzi delle bici passa da una scelta: continuare a inseguire l'innovazione fine a se stessa o tornare a progettare biciclette per le persone reali.”

Come se non bastasse, sulla pagina Tutto MTB e Ciclismo si legge:

“La causa principale di questo disastro non è misteriosa, perché parla un linguaggio che tutti capiscono: i prezzi sono diventati folli, completamente disconnessi dal valore reale dei prodotti e dalle possibilità economiche delle persone normali.”
E, come se non bastasse:
“Il paradosso è disarmante: produttori e marchi affermano di stare bene nonostante le vendite crollino, semplicemente perché hanno alzato i prezzi in modo sproporzionato rispetto alle reali migliorie tecniche. È una speculazione mascherata da innovazione, dove le differenze prestazionali tra un modello da 5mila euro e uno da 14mila sono talmente marginali che richiederebbero occhi scientifici per essere percepite. Il consumatore non è stupido, e sa perfettamente che i rincari non rispecchiano alcuna rivoluzione tecnologica vera, ma solo la decisione di alcuni di estrarre il massimo possibile da un mercato in via di estinzione.”
E infine:
“Fino a quando l'industria ciclistica continuerà a considerare i suoi clienti persone da cui estrarre il massimo possibile, il mercato continuerà a restringersi, i negozi continueranno a chiudere e il settore stesso si avvierà verso un declino ancora più profondo.”

Ora, a me tutto questo suona incredibilmente familiare! I negozi HiFi sono sempre meno presenti sul mercato, resistono gli oligopoli che - spesso - sono emanazione diretta di distributori aggressivi, che mascherano la vendita diretta al pubblico con vendita tramite intermediario. Alcuni negozi, di fatto, stanno diventando dei prestanome.

Ovviamente molti diranno che non è così, e che il mercato non è mai andato così bene, che le fiere sono piene (sì, di gente che guarda e non compra), che i negozi sono pieni di giovani (vero, tutti over 60 però) e che le numerose aziende che stanno chiudendo (diverse anche molto gloriose) lo fanno per motivi che non hanno a che vedere con la crisi del settore.

Possiamo scegliere se credere alle favole ma da sempre chi vende racconta al consumatore che vende moltissimo, è un meccanismo di psico-economia veramente elementare: “Signora, guardi, di questi maglioni ne vendo 50 al mese”. Ancora, non credete alla favoletta che i fatturati siano in aumento: accade per via dell'inflazione e l'aumento indiscriminato dei prezzi, ma gli utili diminuiscono! La stessa cosa si sta verificando nel mercato del food & wine di lusso, ma questo sarà argomento per un'altra amara riflessione.

In conclusione: puntare tutto sul settore dei super-ricchi può essere appagante nel breve termine, ma alla lunga non è sostenibile. Perché? Semplice: i super-ricchi vivono di flavour of the month, il capriccio del mese, e dopo aver acquistato per noia l'impianto HiFi esclusivo hanno bisogno di nuovi stimoli, completamente diversi. Non solo, ma si sta facendo strada, in questo tipo di clientela, l'idea che less is more, come testimonia la moda dei telefoni supercostosi che consentono solo di telefonare (no Internet, social etc.). Avrò modo di trattare anche questo argomento.

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