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Autore: Lucio Cadeddu - TNT-Audio Italia
Pubblicato: settembre, 2025
Che Spotify non sia un sistema molto amato dagli artisti non è certo una novità: offrendo tra le più basse remunerazioni per stream, il colosso di Daniel Ek sta continuando a raccogliere intorno a sè un sempre più crescente dissenso tra gli artisti. Senza questi, infatti, i sistemi di streaming non potrebbero sopravvivere. Nonostante ciò, Spotify oggi (settembre 2025) paga in genere una royalty per stream compresa tra 0,003 e 0,005 dollari, quindi con 1000 stream l'artista si vede riconoscere una cifra compresa tra i 3 e i 5$. Che sul colosso di Daniel Ek le opinioni non fossero tutte positive è ben raccontato nella serie Netflix “The Playlist” che narra con grande dovizia di particolari la storia e le controversie cui Spotify ha dovuto far fronte sin dalla sua nascita. Vi consiglio di guardarla, per capire il marciume che si nasconde dietro la patina dorata del mondo della musica (major e piattaforme di streaming). A farne le spese sono, ovviamente, gli artisti, usati come carne da macello.
Tuttavia, questo malumore è aumentato, in questi ultimi giorni, a causa del fatto che Daniel Ek, fondatore e CEO di Spotify, tramite il suo Prima Materia (un fondo d'investimento) ha impegnato ben 600 milioni di dollari in una azienda, la Helsing, che originariamente avrebbe dovuto sviluppare AI e software per il comparto militare e che oggi invece punta a costruire droni, aerei e sottomarini da guerra. Il recente investimento da 600 milioni - ma Prima Materia era coinvolta in Helsing già dal 2021 - avviene in una fase di importante evoluzione dell'ex startup che ultimamente ha raccolto 1,37 miliardi di euro di finanziamenti esterni. Oltre all'investimento, Daniel Ek è inoltre diventato presidente del Consiglio di Amministrazione di Helsing.
Dopo che oltre 400 artisti ed etichette discografiche hanno aderito al manifesto “No Music For Genocide”, bloccando geograficamente e rimuovendo la loro musica in Israele, ora anche i Massive Attack hanno firmato e, in più, hanno ritirato la propria musica da Spotify.
La risposta di Spotify non si è fatta attendere: Ek ha difeso il suo investimento, affermando che il rafforzamento delle capacità di difesa dell'Europa è cruciale in mezzo alle crescenti tensioni geopolitiche.
Il vento che spira non sembra andare a favore di Spotify, che di sicuro non aveva bisogno che altre ombre si addensassero sul suo operato. Certamente è bizzarro che i proventi del mondo della musica vengano reinvestiti in tecnologie militari. Sarà l'inizio del declino di Spotify, proprio ora che ha lanciato il suo programma lossless? La concorrenza non aspetta altro. Intanto riascoltiamoci False Flags, uno dei tanti brani scritti dai Massive Attack contro le mistificazioni delle guerre.
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