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Rage against the machine - "I"

Rabbia contro il sistema (HiFi?)

[English version]

Gruppo: Rage against the machine (sito ufficiale)
Dettagli sull'album: "Rage against the machine" - 1992 - 01 472224 2 by Epic - Sony Music Entertainment
Genere: 100% Funky-Metal esplosivo (?)
Prezzo approx.: 10-15 € (variabile)
Recensore: Lucio Cadeddu - TNT Italia
Recensito: Giugno, 2004

[Rage against the machine]
Rage against the machine

I Rage against the machine pubblicarono questo album d'esordio nell'ormai lontano 1992 e ben presto diventò un monumento alla contaminazione tra metal, funky ed hip-hop. In pratica, un classico ed una pietra di paragone per tutto ciò che seguì nello stesso filone.
I RATM fusero in maniera esplosiva i ritmi del funky, le liriche dell'hip-hop e la violenza del metal, creando un cocktail di potenza inaudita che ancora oggi, a ben 12 anni di distanza, suona assolutamente attuale e, soprattutto, genuino. Influenzati dalla scena politically-oriented dell'hip-hop statunitense più radicale (Chuck D. ed i Public Enemy, in primis) i testi di Zack de la Rocha (vocalist della band) attaccano la situazione politica e sociale statunitense ("Bam, here's the plan, Mother Fuck Uncle Sam!" cantano in "Take the Power back") e tutti i tentativi di controllare le masse da parte delle istituzioni e dei media ("Freedom").
A testimonianza del cocktail di generi che hanno composto la miscela RATM valgono le citazioni ed i credits nel booklet del CD: Gil Scott Heron, Joe Strummer, A Tribe Called Quest, Porno for Pyros sono solo i primi che mi vengono in mente.

Prima di sciogliersi e confluire nel progetto Audioslave (www.audioslave.com) insieme con l'ex-SoundGarden Chris Cornell, i RATM pubblicarono altri albums ma la potenza e la freschezza di questo lavoro d'esordio, a parere di chi scrive, non sono mai state superate e neppure raggiunte. "Evil empire", ad esempio, mostra una vena compositiva meno geniale e tutto sommato annoia per la maggior parte delle tracce.

Take the POWER back!

[Rage against the machine LIVE]

La ragione per la quale questo album viene recensito su queste pagine, ormai lo sapete, è ...tecnica. Difficile credere che un disco di tal genere musicale possa essere considerato di rango "audiophile" e possa persino assurgere agli onori di "disco test" per gli impianti HiFi. Come sapete, abbiamo sempre cercato - esordimmo coi Prodigy! - di farvi conoscere dischi ben lontani dal solito cliché audiofilo fatto di quartetti d'archi, terzetti jazz e noiose cantanti bambolone ingessate.
Questo disco d'esordio dei RATM è su queste pagine non a caso, credetemi. Un'occhiata alle note di copertina dovrebbe far nascere qualche lecito sospetto. Intanto i RATM dichiarano con orgoglio di non aver utilizzato, in alcun modo, campionamenti, sintetizzatori o tastiere nella realizzazione dell'album: solo basso, chitarra, batteria e voce, pur di restare quanto più vicini possibile al "sound" della band sul palco. E, in effetti, direi che l'obbiettivo è stato centrato in pieno.
Poi, il mixing è stato effettuato da Andy Wallace mentre il mastering finale da, udite udite, Bob Ludwig (si, lui!) presso i gloriosi studi Masterdisk in NYC.

Prima di iniziare con l'ascolto, un paio di avvertimenti. Se pensate che le incisioni rock siano tutte compresse dal punto di vista della dinamica, occhio a tenere sotto controllo la manopola del volume perchè qui i salti dinamici ci sono e sono...violenti. In secondo luogo, questa è un'incisione coi bassi. No, non il basso delicatino, precisino e...fighetto...che piace a tanti audiofili. Il basso VERO di una batteria e di un basso elettrico suonati con tutta la cattiveria che potete immaginare. Decisamente non una passeggiata per diffusori con piccoli woofers. Quindi, di nuovo, occhio al volume.
Il basso, dicevo. Ebbene, esagero, ma in quest'album si trova una delle migliori riprese di batteria e di basso elettrico che io abbia mai ascoltato. La cassa è violenta, mai slabbrata ma neppure troppo asciutta. Per capirci, rispetto alla batteria "a dieta" del celebre Sheffield Drum Record, questa è una cassa "rock" piena e potente, dotata di attacchi fulminei e grande estensione. Poi c'è il basso elettrico, teso, cattivo, sempre ben in evidenza a costituire l'ossatura ritmica dei brani. In "Take the Power back", ad esempio, l'apertura del brano - rumorismi di chitarra elettrica in sottofondo a parte - è lasciata a questi due soli strumenti. Prima la cassa, secca, violenta, autoritaria, in seguito doppiata dal basso, che poi si esibisce in un tipico giro funky.
L'effetto generale è di una potenza devastante. Impianto (e diffusori, in primis) permettendo, dovreste poter ascoltare a volumi assolutamente realistici, come se la batteria fosse in stanza. La distorsione è praticamente assente, quindi la tentazione di tirar su il volume sino a livelli vergognosi è alta...ed il genere lo richiederebbe, ovviamente.
Incredibilmente, c'è persino un'idea di immagine viruale, con la batteria ben posizionata al centro dello stage, un po' indietro, e stabilissima, perfettamente a fuoco.
I transienti devono suonare netti, violenti e precisi. Si tratta di un test eccellente per sondare le capacità dinamiche e di tenuta in potenza dei diffusori e per la capacità di pilotaggio degli amplificatori.
Ancora, si tratta di una incisione ottima per testare il cosiddetto PRaT (Pace, Rythm and Timing). Essendo Musica basata su ritmi spesso funkeggianti la corretta scansione dei tempi musicali è di vitale importanza. Una qualunque deficienza in uno di questi parametri verrà messa spietatamente in evidenza da questa incisione.
Il tempo "giusto" deve poter essere seguito durante tutta la traccia, anche quando chitarra elettrica e voce si inseriscono sul pattern ritmico di basso e batteria. Ad esempio, nel brano "Bullet in the head" la linea ritmica, ben chiara in apertura di traccia, deve essere ancora perfettamente distinguibile ed identificabile senza sforzo durante lo sviluppo dell'intera traccia.
Infine, la registrazione consente di valutare il grande talento chitarristico di Tom Morello.

Questo album, pur non essendo esattamente un buon test per voci e soundstage, si dimostra semplicemente perfetto per il resto dei parametri importanti ai fini del giudizio su un componente HiFi. Non si tratta di qualcosa per palati fini...ma gli amanti del rock più energico non potranno non trovarlo irresistibilmente adrenalinico. Per tutti gli altri si tratta di un lavoro di pazienza, una traccia al giorno e non di più, per un bel po' di tempo. La speranza è che - sulla distanza - si riesca ad entrare in sintonia con questi suoni sì aggressivi e violenti...ma anche maledettamente "veri".

Conclusioni

Gli album di (hard) rock ben incisi sono rarissimi, lo ammetto. Questo disco d'esordio dei RATM è un'eccellente e brillante eccezione. Dinamica esplosiva (nonostante il genere), potenza allo stato puro, ripresa di basso e batteria allo stato dell'arte: queste sono le motivazioni per le quali ho osato proporvi questo disco.
Le motivazioni "artistiche" sono tante ed è inutile che mi dilunghi troppo. Come già detto, per il genere, si tratta di una vera pietra miliare.
Quest'album merita impianti in grado di reggere l'assalto all'arma...elettrica portato da questo quartetto. Non per i deboli di cuore e, ricordate, PLAY IT ABSOLUTELY LOUD!

© Copyright 2004 Lucio Cadeddu - www.tnt-audio.com

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