CD contro Vinile

La storia infinita

[Rodrigo y Gabriela]
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Autore: Roger McCuaig - TNT Canada
Pubblicato: Aprile, 2022
Traduttore: Roberto Felletti

Quali sono le differenze tra i dischi in vinile e i CD (e la musica digitale in genere)? Questo è un argomento del quale a tutti noi piace leggere, parlare, dibattere e, naturalmente, discutere. Recentemente ho letto un articolo molto ben scritto, accurato, frutto di una buona ricerca su questo argomento, firmato da Chris Kornelis nel 2015. È stato trovato su una rivista web, LAWEEKLY.com, della quale Mr. Kornelis è un collaboratore abituale. Ispirato dalla rinascita del vinile, Kornelis esplora molti aspetti di questo fenomeno, dagli studi di registrazione alla mentalità e alle mode dei consumatori. La sua analisi comprende una disamina dei meriti tecnici e dei limiti di ciascun formato, supportata da contributi di alcune persone famose dell'industria discografica, tra cui il leggendario ingegnere del suono Bob Ludwig. Questo lavoro ha suscitato in me alcune idee, così ho deciso di metterle per iscritto e agitare le acque un altro po'. Bene, esaminiamo le capacità fisiche intrinseche di ciascun supporto. Tenete conto che questo esame si basa parecchio sulle informazioni tecniche trovate nell'articolo di Mr. Kornelis. (Qualcuno dirà di avere già visto la foto. Ammetto la mia colpa, ho usato la medesima foto qualche mese fa nell'articolo Avventure nel Mondo dell'Audio Digitale.)

Non c'è alcun limite fisico alla capacità sulle basse frequenze di un CD. Teoricamente, su un CD si potrebbe codificare fino a zero Hz. Naturalmente c'è un limite di prestazioni sulle alte frequenze. Il Teorema di Campionamento di Nyquist-Shannon stabilisce che il formato CD Red Book, il quale utilizza una frequenza di campionamento di 44.100 Hz, può ricostruire correttamente un segnale analogico fino a 22.050 Hz, che in realtà soltanto i cani possono sentire.

Con un disco in vinile, beh, non è così semplice. Più bassa è la frequenza, più larghi devono essere i solchi. Per poter inserire 20 minuti di musica per lato su un album, potrebbe essere necessario eliminare le frequenze più basse in fase di mastering. (Ora, immaginate quanto devono essere stretti i solchi su un album “Greatest Hits” di 28 minuti per lato!) Oltretutto, alle basse frequenze il tracciamento e le risonanze diventano un problema, lo stilo ha difficoltà a restare nel solco. Dalla parte opposta dello spettro, le capacità sulle alte frequenze di un disco in vinile sono proporzionali alla velocità lineare dello stilo nel solco. Le tracce interne del disco hanno una circonferenza molto più piccola di quelle esterne, pertanto hanno una velocità lineare molto inferiore e di conseguenza c'è un calo di prestazioni sulle alte frequenze. Questo è il motivo per cui gli ingegneri del suono bravi fanno pressione affinché le tracce con un contenuto maggiore di alte frequenze siano poste all'inizio di un lato e non alla fine. L'adozione del sistema di equalizzazione RIIA compensa alcune carenze del vinile, ma sicuramente non tutte.

E riguardo all'intervallo dinamico? Volumi alti richiedono solchi più larghi, per cui anche in questo caso ci deve essere un compromesso in termini di intervallo dinamico per poter avere un tempo di ascolto sufficiente sul disco. Volumi più bassi comportano un rapporto segnale/rumore più scadente. Inoltre, i dischi in vinile presentano un rumore di solco intrinseco, dovuto al semplice fatto che uno stilo gratta all'interno di un solco producendo di conseguenza uno sfregamento. Aggiungete a questo qualche schiocco, crepitio e scoppiettio causato dalla polvere nei solchi. Il CD, ovviamente, non presenta questi problemi.

Quindi, il CD è un supporto superiore dal punto di vista della fedeltà? Io direi di sì. Il disco in vinile ha problemi nel riprodurre sia le basse sia le alte frequenze a cui può arrivare un CD, per non parlare dell'intervallo dinamico di un CD. Oltre a questo, c'è un inevitabile rumore di solco di fondo. Il disco in vinile ha decisamente perso la guerra tecnologica. Allora perché è così popolare? In realtà, l'intero argomento tecnologico è opinabile! Ecco perché.

  • Molti audiofili usano diffusori che non riescono a riprodurre contenuti con frequenze molto basse oppure, al limite, non riescono a riprodurli accuratamente e al volume richiesto. Pertanto, l'argomento numero uno è andato.

  • Molti audiofili non riescono a sentire le frequenze al di sopra dei 12-14 kHz, per cui a che serve avere una risposta sulle alte frequenze di gran lunga superiore? Ecco che anche l'argomento numero due è andato.

  • Teoricamente, il vinile si gioca l'opportunità dell'intervallo dinamico, ma aspettate un attimo: gli studi di registrazione, in realtà, sfruttano questo vantaggio? Ebbene, molti lettori avranno familiarità con le “guerre del loudness”. In caso contrario, si prega di fare una ricerca. Quello avvalorerà ciò che intendo dire. Bisogna ammettere che molte registrazioni di jazz e di classica sono realizzate per un pubblico di intenditori e quindi viene posta ogni cura per assicurarsi che l'intervallo dinamico del lavoro dell'artista sia rispettato (il più possibile). Un pensiero: se gli artisti dovessero vivere grazie agli audiofili, sarebbero tutti a girare hamburger da qualche parte. Gran parte dell'industria discografica vive grazie a persone che ascoltano file MP3 compressi con cuffiette da 20 dollari. Quindi, l'argomento numero tre è valido per metà.

  • Il rumore di fondo è chiaramente inferiore per la sorgente digitale, ma questo è davvero un vantaggio? Il rumore di fondo di un disco in vinile (rumore di solco) è qualcosa che potreste non voler sentire, ma per come la vedo io esso contribuisce all'impressione di morbidezza, qualcuno la chiama fluidità, altri parlano di musicalità, di un disco in vinile, in opposto alla famosa “spigolosità” delle registrazioni digitali. Valutate questo punto come preferite.
  • In conclusione, il CD e gli altri formati digitali hanno il vantaggio della portabilità e della praticità d'uso, mentre il vinile è attraente per la sua nostalgia, il piacere del supporto fisico e l'apprezzamento delle copertine degli album. Nel mio mondo, il vinile guadagna un punto per la fluidità del suono, che preferisco alla precisione chirurgica della sorgente digitale. Quando si tratta di vantaggio “tecnico” del formato digitale, beh, forse la questione è semplicemente una perdita di tempo e di energia. Essere tecnicamente migliore è importante soltanto se il vantaggio, in realtà, arriva fino in fondo, alle orecchie dell'ascoltatore. Per quanto riguarda il grande numero di audiofili che sostengono la superiorità del vinile, è importante tenere a mente che molti di loro hanno degli interessi in merito.

    Quindi, godetevi il formato che preferite e non preoccupatevi del resto.

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