Jurassic (S)park! Yamaha A320 - ampli integato audiophile

La risposta giapponese al NAD 3120!

[Yamaha A320 - ampli integrato vintage]
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Prodotto: Yamaha A320 - ampli integrato vintage
Anno di produzione: 1985
Costruttore: Yamaha - Giappone
Prezzo appross.: varabile, tra 50 e 150€
Recensore: Lucio Cadeddu - TNT Italia
Recensito: Maggio, 2019

Premessa

Negli anni '80, dopo che il mitico NAD 3020 sconvolse il mercato e molte certezze tra gli audiofili, altre aziende HiFi provarono a realizzare amplificatori simili, ovvero di bassa potenza e grande qualità sonora. La stessa NAD decise di realizzare e commercializzare una versione ancor più audiophile del suo 3020, con qualche miglioria interne e l'eliminazione di tutto il superfluo, come i controlli di tono e il balance. In poco tempo il 3120 diventò uno degli integrati più desiderati tra gli audiofili attenti al budget, e la concorrenza non restò a guardare. Così, mentre i vari Rotel 820, Proton 520, AMC 3020 (progettato da un ex-ingegnere della stessa NAD) furoni i concorrenti diretti del 3020 “base”, le versioni ridotte all'osso, come il Rotel 820B e il Proton 520B divennero i diretti concorrenti dell'oggetto del desiderio, ovvero il 3120.

I grandi marchi dell'elettronica di consumo si disinteressarono a questa strana moda e continuarono a realizzare amplificatori di alta potenza e pieni zeppi di controlli. Tutti, tranne uno. Yamaha decise di rispondere alla moda del momento progettando e commercializzando questo assolutamente insolito e inaspettato A320. Va ricordato che Yamaha realizzava amplificatori ricchi di controlli, implementando persino un controllo di loudness variabile, oltre ai consueti controlli di tono. Questo A320, invece, era il più essenziale di tutti: niente loudness (che invece il 3120 aveva), niente controlli di tono, filtri, balance, solo cinque ingressi linea, un phono MM, doppio controllo del volume, uscita cuffia e tasto d'accensione. A confronto, il NAD 3120 era affollato di features (phono MM/MC, circuito soft-clipping, separazione pre/finale, selettore d'impedenza degli altoparlanti, loudness etc.).

Il “20” nella sigla dell'integratino Yamaha stava a indicare che anch'esso faceva parte di quella stirpe di integratini di bassa potenza (20 watt per canale era la potenza originale del NAD 3020) e di altissima qualità.

Qui su TNT-Audio abbiamo recensito, tanto tempo fa, sia il 3020 che il 3120 modificato da Fidele Audio.

Ora, mentre gli altri concorrenti dei due NAD hanno avuto i loro momenti di gloria e di popolarità, non così accadde per lo Yamaha A320, che gli audiofili guardarono con un po' di puzza sotto il naso, per via del marchio da popular HiFi. È giunto il momento, dopo oltre 30 anni, di dare a questo integrato parte dei riconoscimenti che avrebbe meritato.

Uno sguardo indiscreto all'interno

Lo Yamaha A320 è un progetto incredibilmente semplice, efficace e curatissimo, basato su un push-pull di transistor Sanken A1104 e C2579, utilizzati in diversi altri amplificatori del periodo, come il Pioneer SA-6500II, il Sansui A80, il Dual CV-1260 e altri. Lo stadio di alimentazione da 150 VA utilizza due grossi e ottimi condensatori Nichicon da 6800uF, una capacità inusuale in un amplificatore dichiarato per 30 watt per canale. Per confronto, il NAD 3020 aveva 4 condensatori da 2200uF e il 3120 due da 4800uF, certamente non di qualità pari a questi Nichicon.

Il potenziometro del volume (doppio) è un ottimo ALPS 50KAX2, e non c'è molto altro all'interno. Un buon stadio phono (solo MM) a basso rumore con ingressi RCA dorati (gli unici), un'uscita cuffia e niente altro. Ci sono tuttavia dei tocchi di raffinatezza inusuali, come due strisce di gomma incollate sul trasformatore, che a coperchio chiuso vanno a costituire una sorta di smorzamento delle vibrazioni del coperchio stesso. Inoltre, le viti all'interno sono tutte in rame. In breve, si tratta di un amplificatore minimale, ottimamente progettato e sicuramente sovradimensionato nella sezione di potenza e nell'alimentatore.

A fronte di tutte queste “attenzioni”, stonano molto i connettori per gli altoparlanti, dei tristissimi e piccolissimi clip a molla, che accettano solo cavo spellato di sezione ridotta. Il cavo d'alimentazione non è staccabile e i piedini sono di dubbia qualità. Probabilmente i progettisti hanno ritenuto queste aree assolutamente non influenti sul suono e le hanno trascurate, per contenere i prezzi. Il 320 costava, in effetti, un po' meno del NAD 3120.

[Yamaha A320 - ampli integrato audiophile]
Yamaha A320 - dichiarazioni forti scritte sul frontale!
[Yamaha A320 - transistor di potenza Sanken]
Yamaha A320 - transistor di potenza Sanken A1104 & C2579 (in foto, un canale)

Caratteristiche tecniche dichiarate

[Yamaha A320 - potenziometro di volume ALPS] [Yamaha A320 - condensatori Nichicon]
[Yamaha A320 - vista interna superiore]
[Yamaha A320 - vista interna inferiore]
Yamaha A320 - vista interna superiore e inferiore
[Yamaha A320 - vista posteriore]
Yamaha A320 - gli orribili morsetti per i diffusori!

La risposta giapponese al NAD 3120!

Le note d'ascolto che seguono sono relative a uno Yamaha A320 in condizioni originali, coi condensatori dell'epoca. Naturalmente suonerebbe meglio se “ricappato” e revisionato ma lo scopo di questa prova era quello di capire cosa ci si possa realisticamente ancora aspettare da un amplificatore vecchio di oltre 30 anni. Possedendo sia il NAD 3020 (originale) che il 3120 (modificato) i confronti che ho fatto possono essere abbastanza attendibili, dal punto di vista storico.

Confesso di non essere mai stato un grande fan del marchio Yamaha, in particolare per le amplificazioni e i lettori CD. Quel richiamo Natural Sound nei loro frontali faceva un po' a pugni con il suono talvolta freddo ed elettronico di molti componenti (specie quelli economici) di questo famoso marchio giapponese. Tuttavia, questo A320 è un oggetto molto diverso dalla usuale produzione Yamaha e, in effetti, era difficile sbagliare clamorosamente con un progetto così semplice, essenziale e curato nei particolari più importanti. Infatti, il suono di questo A320 non ha niente di clinico, freddo o asettico. Prima di tutto salta all'attenzione dell'ascoltatore una gamma bassa semplicemente straordinaria per potenza, estensione e controllo. Di sicuro non direste di ascoltare un amplificatore economico da appena 30 watt. Il suono è grosso, solido, concreto. E la cosa più divertente è che questa caratteristica, contrariamente a quanto accade in amplificatori di bassa potenza, diventa via via più evidente quanto più si alza il volume. Evidentemente i transistor d'uscita Sanken (capaci di dissipare 100 watt per canale) e i grossi condensatori Nichicon garantiscono un margine energetico e dinamico fuori dal comune.

Il risultato è quello di un amplificatore che invita ad alzare il volume, sempre di più, fino ai suoi limiti fisici (che sono molto, molto lontani). Il suono possiede un respiro naturale che fa battere il piede a tempo in maniera assolutamente incontrollabile. Divertente, quindi, e assolutamente irresistibile con il pop e il rock.

La gamma media è pulita, con un minimo tasso di distorsione percepita e sostanzialmente corretta con voci e strumenti a corda. Forse a tratti un po' asciutta e, certamente, questo amplificatore non può essere definito eufonico o morbido. Lo stesso carattere può essere ritrovato nella gamma alta, completa e sufficientemente precisa, pur non esattamente ricca di armonici. Diciamo che sia la gamma media che quella alta puntano al bersaglio grosso, senza perdere tempo in troppe nuance. Mi aspettavo una gamma medio-alta in avanti e pure troppo brillante, ma questo amplificatore prova che i miei pregiudizi erano infondati. Almeno stavolta. Di sicuro il NAD 3120 (modificato) fa meglio in gamma medio-alta, con maggiore trasparenza, respiro e ricchezza armonica.

Dal punto di vista dinamico, questo amplificatore è una centrale elettrica. Suona forte, molto forte, con autorità e prepotenza, molto più di quella che ci si aspetterebbe da un amplificatore da appena 30 watt di potenza. In più, se la cava con disinvoltura a pilotare anche diffusori dal carico difficile, senza sforzo apparente. Quel claim sul frontale che dichiarava la capacità di pilotare carichi a bassa impedenza era, sostanzialmente, vero!

Il timing è perfetto, il suono veloce, con un ottimo controllo dei woofers che seguono con rapidità tutte le escursioni dinamiche richieste dal programma musicale. Partono e si fermano al momento giusto, con distorsione praticamente assente anche nelle ottave più profonde. Il rock o la sinfonica più pesante diventano esperienze d'ascolto assolutamente coinvolgenti. Più di una volta mi sono dimenticato di prendere appunti e ho soltanto cambiato dischi su dischi, lasciandomi coinvolgere dal ritmo e dal vivo pulsare della musica.

Le cose peggiorano un pochino quando vado a esaminare la performance prospettica: purtroppo, il palcoscenico ricreato da questo A320 è sufficientemente esteso in larghezza e altezza ma manca quasi del tutto di profondità. È un fatto strano, che non so se addebitare all'età dei componenti interni o a una sua caratteristica peculiare. I contorni di strumenti e cantanti sono abbastanza a fuoco e le proporzioni corrette, ma sullo sfondo, dietro ai diffusori, c'è ben poco. Magari con un recapping completo le cose potrebbero essere diverse, ma ho qualche motivo per dubitarne.

In conclusione, si tratta di un amplificatore molto divertente persino secondo i parametri attuali. Ha un basso potente, profondo e controllato, bassi livelli di distorsione e un bilanciamento timbrico sostanzialmente neutro (pur se un po' asciutto in gamma medio-alta). Il suo concorrente naturale, il NAD 3120 (però tweakato e revisionato) è più raffinato in gamma medio-alta, le voci sono più ricche e naturali e il contenuto armonico, globalmente, è migliore. D'altra parte, però, il passo dell'A320 è più coinvolgente e persino il basso sembra leggermente migliore. Il 3120 sembra più precisino, forse più audiophile, ma l'A320 è sostanzialmente più divertente.

Lamentele

Come già detto, sono un disastro i morsetti per i diffusori e fuori posto in un amplificatore con queste pretese e con queste soluzioni raffinate al suo interno. Lo stesso dicasi per i piedini, assolutamente inefficaci. Anche il cavo d'alimentazione sarebbe stato meglio se fosse staccabile. Dal punto di vista sonoro è un performer molto “competente” e completo, che suona al di là di molte aspettative. Ciò detto, la performance prospettica non è a livello di quella, molto buona, del NAD 3120 (e altri integrati simili) e la ricchezza armonica in alto dovrebbe essere migliore.

[Yamaha A320 contro NAD 3120]
Yamaha A320 contro la leggenda, sua maestà il NAD 3120

Qualche consiglio

È così semplice ed essenziale che ci sono ben poche cose che possano rompersi. In ogni caso i transistor d'uscita sono ancora reperibili sul mercato, in caso dovessero bruciarsi. Io ci metterei subito dei connettori d'uscita migliori, una vaschetta IEC filtrata per il cavo d'alimentazione e dei nuovi piedini smorzanti. Ovviamente, dei condensatori d'alimentazione nuovi potrebbero essere il primo passo per sentirlo suonare al top. Naturalmente, appena acquistato, munitevi di un buon spray disossidante per contatti, da spruzzare sui potenziometri del volume, sui selettori d'ingresso e sui contatti del fusibile d'alimentazione. Si tratta delle prime cose da fare, prima ancora di provare ad accenderlo. Fate caso al fatto che i morsetti dei diffusori sono invertiti, se guardate l'amplificatore dall'alto.

Reperibilità

Decisamente scarsa. Ne sono stati venduti pochi e certamente non avevano la reputazione del NAD 3120, che è stato gelosamente conservato dai proprietari. Ogni tanto se ne vede qualcuno su Ebay o sui classici mercatini di materiale usato. Se vi piace la filosofia dell'essenziale spinta all'osso dovreste mettere questo raro amplificatore nella vostra lista dei desideri.

Conclusioni

Questo Yamaha A320 avrebbe meritato ben altra considerazione, ai suoi tempi. Era (ed è ancora) un eccellente perfomer, con qualche difetto ma con alcuni pregi che fanno dimenticare le poche defaillances. Forse non musicale e raffinato come il NAD 3120, vero benchmark dell'epoca, ma dannatamente coinvolgente e divertente. Di sicuro merita un posto d'onore all'interno del nostro particolare Jurassic (S)Park!

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