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Una sostanza miracolosa: il blue-tac
Tra le tante pozioni magiche che gli alchimisti dell'HiFi ci propongono
ce n'è una che di misterioso ha davvero poco a parte il nome: il blue-tac.
Si tratta di una pasta appiccicaticcia e facilmente *malleabile* ben nota agli
idraulici col decisamente meno affascinante nome di *pasta per lavelli*.
Anche se i puristi storceranno il naso tra il mitico blue-tac e la pasta
per lavelli c'e davvero poca differenza. L'uso che se ne fa in HiFi è vario:
si va dal trattamento dei giradischi ai mobili delle casse passando per i
cabinet degli amplificatori. I più fanatici lo mettono persino sui cavi.
A questo punto vien da chiedersi quale sia il motivo di tanto apprezzamento.
La consistenza gommosa ma malleabile che non è soggetta ad essicazione
ne fa uno smorzatore di risonanze semplicemente perfetto.
Prima di passare ad alcuni esempi del suo utilizzo ricordo dove si può
reperire con facilità: in tutte le drogherie e, meglio, in tutti
i negozi di materiale per idraulica. Il costo è variabile ma, essendo un materiale
di largo uso, non aspettatevi prezzi esorbitanti. Con 10.000 lirette ve ne portate
a casa quanto basta per trattare il vostro impianto e quello della nonna.
Trattiamo un amplificatore
Anche se gli amplificatori sono forse i componenti della catena audio
meno sensibili alle vibrazioni (endogene ed esogene) un trattamento col magico
materiale può rivelarsi molto utile. In particolare, ove si possa, non è
una cattiva idea trattare col blue-tac la scheda fono, che è la parte più
sensibile ad eventuali microfonicità. Io ho rivestito la scatolina metallica
al cui interno era alloggiata la scheda fono ed i benefici sono stati immediati
in termini di pulizia ed estensione sulle alte frequenze. Anche l'immagine ne ha
tratto grande giovamento.
Altra possibilità è quella di posizionare delle striscioline di blue-tac
all'interno del telaio metallico (meglio ancora se trattasi del coperchio
superiore). Provare a battere con una moneta o anche solo con le nocche il
telaio prima e dopo il trattamento per verificare l'efficacia dell'intervento.
Nel caso il vostro ampli (o pre) sia dotato di alimentatore esterno racchiuso
in una scatola metallica è buona cosa pensare di trattare anche questa col
nostro magico materiale.
La quantità ed il posizionamento vanno valutati *ad orecchio* ossia
scegliendo la soluzione che rende più sordo il tutto.
Occhio a non esagerare però: il blue-tac ha proprietà di isolante
termico oltre che vibrazionale. Non foderate quindi apparati che dissipano
calore onde evitare surriscaldamenti poco opportuni.
In questi casi pochi dischetti (stile Harmonix) posizionati strategicamente
svolgeranno il loro dovere *smorzante* senza
pregiudicare l'equilibrio termico dell'apparecchio.
Altra possibiltà d'utilizzo è quella di frapporre dei dischetti di blue-tac
tra ampli e tavolinetto:
questa soluzione è da valutare caso per caso poichè, a seconda
dell'apparecchio, possono rivelarsi più efficaci le
punte coniche.
Per i valvolari valgono le stesse osservazioni fatte sopra con un occhio di
riguardo ai problemi termici decisamente più rilevanti che in apparecchi
a transistor.
Ricordo inoltre che il blue-tac resiste alle alte temperature senza problemi.
Trattiamo le sorgenti
Il discorso qui si fa decisamente più complicato ed ogni giradischi
(analogico o digitale) fa praticamente storia a sè. Impossibile quindi
proporre una ricetta che fornisca risultati attendibili in ogni situazione.
Valgono ovviamente i discorsi fatti sopra per gli amplificatori ma l'entità
dell'intervento sarà da valutare caso per caso. In certe situazioni
potrebbero non aversi miglioramenti e addirittura si potrebbe incorrere
in un degrado delle prestazioni musicali.
Cito un esempio illuminante: è piuttosto di moda porre un dischetto di
blue-tac sullo shell del braccio del giradischi o sul *muso* del pick-up.
Bene, nel mio caso (Linn Basik Plus + Grado Signature Jr) non c'è verso di
ottenere i risultati sperati ed ogni intervento col materialee magico si
rivela semplicemente disastroso: il suono si incupisce e si chiude sul
medio-alto in modo inacettabile. La dinamica collassa e l'immagine si contrae.
Sono a conoscenza tuttavia di casi in cui la modifica sortisce effetti
positivi. Ricordo, per scrupolo, che dopo un intervento di questo tipo,
cioè l'aggiunta di materiale sul braccio e/o sul pick-up,
è necessario ritarare l'insieme a causa dell'aumento della massa del sistema.
Lo so, può sembrare un'avvertenza stupida, ma, a volte, si capisce tutto
tranne ciò che è completamente ovvio.
Un utilizzo privo di controindicazioni è il trattamento della eventuale
*termination box* per gli RCA phono.
Per i lettori CD è ormai risaputo che un loro punto debole è il pannello
superiore del telaio, spesso di lamiera sottilissima ed a forma di *C* ovvero
quanto di meglio esiste in natura per sensibilità alle vibrazioni
(una specie di diapason, insomma). Molti costruttori (es. YBA)
hanno provveduto a sostituire il famigerato coperchio con un telaietto
in legno e tela fonotrasparente (tipo griglia per diffusori), altri hanno
fatto uso di blue-tac (tra gli altri, Marantz).
A noi non resta altro che provare disponendo i soliti dischetti o striscioline
e valutando poi il risultato sonoro.
Per onor di cronaca riferisco che alcune prove effettuate su un cdp economico
sono state disastrose.
Trattiamo i diffusori
Mentre per il trattamento dei cestelli degli altoparlanti rimando alla
*trasfigurazione* del mio subwoofer
(risultati sorprendenti) per quanto riguarda il trattamento dei mobili
occorrerà applicare il procedimento stile Harmonix indagando
(con ispezione interna e con test *manuale*) i punti deboli più
soggetti a vibrazioni quali pannelli laterali molto alti e morsettiere
applicandovi modeste quantità di blue-tac rincarando eventualmente
la dose dopo un attento ascolto. Anche in questo caso fate attenzione a non
stravolgere i parametri di funzionamento dei vostri diffusori.
Alcuni costruttori tengono conto delle risonanze proprie del mobile per
ottimizzare il suono dei propri diffusori.
Un'altra possibilità d'intervento è rappresentata dal trattamento
del contatto cassa-stand (o cassa-pavimento) anche in presenza di punte coniche.
Alcuni interpongono del blue-tac tra punte e diffusore, altri tra punta e
stand, altri ancora semplicemente lo adoperano a contatto diretto diffusore-stand.
Anche in questo caso l'orecchio ed il buon senso sono i giudici migliori.
Dalle mie prove non sono emersi elementi sufficienti a farmi propendere verso
l'una o l'altra delle possibilità.
In entrambi i casi ho preferito il contatto diretto diffusore-punta-stand.
Trattiamo anche i cavi?
Siamo ormai alla follia. Il blue-tac inserito all'interno dei connettori dei
cavi di segnale, spalmato sulle saldature, porterebbe (ed il condizionle
è davvero d'obbligo) dei miglioramenti sostanziali. La teoria che sta alla
base di questa affermazione apparentemente così astrusa è da ricercarsi
nella sensibilità dei cavi di segnale (ma anche di quelli di potenza)
ai fenomeni di microfonicità quando sollecitati da onde sonore.
Il solito YBA ne fa ampio uso nella sua produzione ed ormai anche questo
tweaking è entrato a far parte del bagaglio dell'audiofilo più attento.
Non ho molto da aggiungere se non riferirvi che le mie prove non hanno dimostrato
l'efficacia (ma neppure l'inefficacia) di un simile intervento. Ciò ovviamente
non significa assolutamente nulla e può essere che in casi particolari
e/o con impianti iper-rivelatori le differenze a favore del cavo plastilinato
siano notevoli. Io, insieme con un paio di altri audiofili inglesi in Rete,
siamo ancora molto incerti sui risultati. Non mancherò di comunicare
eventuali risultati illuminanti.
Trattiamo...???
A questo punto non mettiamo limiti alla creatività audiofila:
trattate tutto ciò che vi pare partendo dalle prese di corrente
per finire con i piedini del divano. Attenti però:
se credete che mettere del blue-tac sotto i tacchi a spillo di vostra moglie
sia sufficiente a migliorare la *stabilità* del vostro rapporto
matrimoniale...beh, siete già sulla cattiva strada.
Uomo avvisato...
© Copyright 1996 Lucio Cadeddu - http://www.tnt-audio.com
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