Trasformare le spade in vomeri...
O le testate belliche in altoparlanti


statua di Euterpe

Il Progetto Euterpe

Un pellegrinaggio di mezzo secolo verso il Nirvana

[English Version Here]

Recensore: Mark Wheeler - TNT-Audio UK
Pubblicato: ottobre, 2026
Traduttore: Maurizio Popoli

Perché solo il fai-da-te può soddisfare ogni preferenza personale in un sistema di riproduzione stereo!

Il Progetto Euterpe è un sistema di riferimento e un'odissea durata cinquant'anni nella progettazione e costruzione di diffusori e amplificatori: un percorso di apprendimento in costante ascesa, con qualche deviazione lungo il cammino.

diffusore Euterpe
Il Progetto Euterpe è un esempio di ciò che la psicologa Dorothy Rowe definisce “Volere tutto”. In questo caso, si tratta di voler ottenere tutto da un sistema di riproduzione stereo domestico.

“È realtà o è solo fantasia?” Si chiede il Coro della Plebe, prendendo a prestito la famosa frase: “La strada per l'inferno è disseminata dei rottami di sogni ibridi falliti che promettevano il meglio dei due mondi.”

Volere tutto significa desiderare qualcosa che si avvicini alle migliori prestazioni mai ascoltate dal vostro Vecchio Scriba in ogni parametro e da ogni grande sistema:

“Ovviamente tutto questo è impossibile,” obietta il coro della plebe a sinistra del palcoscenico, “Costruire un sistema audio comporta sempre compromessi e rinunce.”

È emerso ben presto che solo l'autocostruzione (DIY) può soddisfare ogni preferenza personale in un sistema di riproduzione stereo. Tuttavia, stando a quanto il vostro Vecchio Scriba ha appreso in questo percorso, oggi potrebbe essere davvero possibile ottenere qualcosa di molto simile con un impegno personale decisamente minore e una spesa solo leggermente superiore. Nel settore esiste una manciata di esperti ormai avanti con gli anni (scusate, ragazzi) i quali, dopo anni di sperimentazione, sono teoricamente in grado di soddisfare alcuni dei requisiti in modo un po' più diretto. La loro identità verrà svelata verso la fine di questo percorso. Si tratta di un viaggio molto lungo; ai lettori si consiglia di saltare le parti su cui hanno già le idee chiare, che conoscono già o che non desiderano approfondire.

Alle origini

La genesi del progetto "Euterpe" risale alle esperienze formative in campo audio di un giovane scriba. Nel 1973, al vostro Giovane Scriba fu regalata una raccolta quasi completa di numeri arretrati di Hi-Fi News & Record Review (dal 1962 al 1973 circa), oltre a un'ampia collezione eterogenea di Wireless World, The Gramophone e Hi-Fi Sound. Leggendo ogni numero dalla prima all'ultima pagina (pubblicità incluse), il giovane scriba comprese che non esiste un'unica strada maestra verso la perfezione audio. Non c'erano due"esperti" che fossero d'accordo su cosa fosse importante per ottenere un buon suono, né tantomeno su come ottenerlo.

Tutto ciò accadeva molto prima del dibattito tra soggettivisti e oggettivisti. Era un'epoca precedente alla nascita della filosofia Flat Earth in ambito audio e il celebre giradischi scozzese stava appena iniziando la produzione. Accadeva prima e durante la disputa tra valvole e transistor; il periodo coperto da quelle riviste, infatti, aveva visto la transizione fondamentale dalle valvole allo stato solido nell'audio domestico. Erano tempi in cui le piccole radio portatili sfoggiavano con orgoglio la dicitura solid state (stato solido).

Tuttavia, verso la fine di quel primo periodo - proprio durante la transizione dalle valvole ai transistor - si accesero ampi dibattiti, sia soggettivi che oggettivi, sulla resa sonora degli amplificatori. Questa polarizzazione, oggi ben nota, all'epoca rappresentava una novità. C'erano discussioni approfondite e dettagliate sull'udibilità delle differenze tra classe A, classe B e classe AB, nonché sul ruolo della controreazione locale e globale in tale contesto. Spinto dalla curiosità per la varietà di opinioni, il giovane scriba dedicò sforzi notevoli a cercare l'occasione di ascoltare amplificatori a transistor in classe A, amplificatori valvolari push-pull in classe A, amplificatori a transistor in classe AB e amplificatori a tetrodi in configurazione ultralineare.

Tutto ciò che ho imparato da questa esperienza è che gli amplificatori suonano effettivamente in modo diverso e che le preferenze potevano cambiare a seconda dei diffusori utilizzati. Verso la metà degli anni '70, questa opinione era considerata superata; era in totale contraddizione con le voci dominanti nella letteratura hi-fi dell'epoca. Curiosamente, tale punto di vista era perfettamente in linea con le riviste dedicate all'audio professionale e ai musicisti di quel periodo: una situazione diametralmente opposta a quella odierna.

Sembrava dunque che a fare la differenza non fosse solo il principio di funzionamento, ma anche la realizzazione pratica del progetto audio. Questo per gli amplificatori: la maggior parte delle riviste specializzate in lingua inglese della metà degli anni '70 sosteneva che fossero i componenti audio meno significativi, se confrontati con trasduttori quali diffusori e testine fonografiche.

“Il vecchio scriba è solo in preda alla nostalgia,” accusa il coro dalla sinistra del palcoscenico, “Fare ricerche in questa serie di articoli è solo un'equivalente delle madeleines di Proust in una sorta di &Alla ricerca degli amplificatori perduti”

L'importanza dei buoni rivenditori

L'ascolto di musica nei numerosi negozi di hi-fi, nei grandi magazzini o nei reparti audio dei negozi di dischi, tipici delle città britanniche tra gli anni '70 e '80, offrì una preziosa esperienza in termini di qualità sonora e modalità di presentazione. Spesso, le differenze di qualità riscontrate contrastavano con quanto riportato nei testi sacri del settore. Quel giovane aspirante scriba iniziò a comprendere che la realtà non era così netta come le recensioni lasciavano intendere. Rivenditori esperti facevano notare a quel cliente, palesemente squattrinato, che l'abbinamento dei componenti di un impianto contava più delle prestazioni dei singoli elementi presi isolatamente. L'interfacciamento tra i componenti dell'impianto e l'ambiente in cui si trovavano divennero oggetto di interesse tanto quanto le apparecchiature stesse.

Durante le vacanze scolastiche, gite nella vicina metropoli di Birmingham includevano tappe nella splendida biblioteca pubblica, per consultare i vecchi documenti dell'AES, e soste nei negozi di dischi. All'epoca, prima dell'avvento del digitale, le biblioteche offrivano raccolte di consultazione limitate solo dalla storia stessa della stampa, mentre oggi le ricerche digitali sono limitate a ciò che è effettivamente online e accessibile. Le nostre piccole comitive di amici, ossessionati dalla passione per l'arte, la musica e l'audio, organizzavano anche viaggi a Londra. Tra le attrazioni figuravano le gallerie d'arte grandi e piccole a ingresso gratuito e i negozi di dischi e di strumenti musicali di Denmark Street e Shaftesbury Avenue. In questi ultimi imparavamo a cogliere le differenze sonore tra vari strumenti, sviluppando quei percorsi neurali che sarebbero poi stati messi alla prova durante l'ascolto critico e attento degli impianti audio. Bighellonavamo con le tasche vuote nei negozi di hi-fi - specialmente nella zona di Tottenham Court Road, dove il personale, non molto più anziano di noi, dedicava volentieri ore per mostrarci le apparecchiature ed esprimere le loro opinioni. Quei commessi pazienti sembravano apprezzare i giovani appassionati e desiderosi di imparare, anche se la probabilità di concludere una vendita era scarsa. Visitando il negozio di Bexhill-on-Sea e chiacchierando con Wilf Harms della Falcon Electroacoustics, ci siamo addentrati nei dettagli tecnici della progettazione dei crossover (inclusa la natura dei nuclei in ferrite degli induttori); anche Malcolm Jones, della stessa azienda, condivideva con noi il suo vasto bagaglio di conoscenze. Tutto torna, e qui su tnt-audio.com abbiamo l'opportunità di trasmettere questa esperienza ad altri.

diffusore box

Diffusori acustici

Questo ci porta ai diffusori, la componente più costosa di quei sistemi audio precedenti al 1973. Le storiche firme delle riviste Gramophone e Hi-Fi News (sia prima che dopo la fusione con Record Review) concordavano tutte sul fatto che i diffusori avessero l'impatto più profondo sulla riproduzione musicale domestica...

“Il vecchio scriba è ricaduto nella sintassi delle signorili riviste hi-fi d'altri tempi”: osservano le plebi a sinistra della scena.

Era evidente che nessun sistema di diffusori disponibile in commercio racchiudeva tutte le caratteristiche che ciascun produttore riteneva essenziali per una buona qualità sonora.

Ogni produttore di diffusori sosteneva che la loro specifica combinazione di soluzioni tecniche fosse la migliore. Solo una manciata di produttori di driver sembrava adottare più di un approccio o pubblicare una gamma esaustiva di dati tecnici. Richard Allen si distingueva come un produttore capace di sviluppare soluzioni diverse per adattarsi a contesti differenti.

Quella stessa monumentale collezione di vecchie riviste audio, in uno con le numerose visite alla biblioteca pubblica di Birmingham per consultare le pubblicazioni della Audio Engineering Society, fornì materiale a sufficienza sulla progettazione e costruzione di diffusori da mettere a rischio la possibilità per un giovane scriba di dedicarsi adeguatamente ai compiti scolastici.

Ancora una volta tre cose apparvero ... evidenti:

Devo molto a Wilf Harms e Malcolm Jones per la guida fornita nella progettazione e realizzazione di crossover. Mr Harms gestiva il bancone del Bexhill-on-Sea Falcon, un negozio di componenti per l'autocostruzione di diffusori, e spiegava come i crossover fossero elementi unici, specifici per i singoli altoparlanti e per il design del cabinet. Illustrava con pazienza l'importanza di bilanciare vari fattori nella scelta di induttori, sezione del filo, dimensioni del nucleo, nucleo in aria o in ferrite, resistenza in corrente continua e comportamento nella gestione della potenza. Scrisse anche un articolo fondamentale sulla scelta tra crossover in serie e in parallelo. Fortunatamente, ciò che non era stato assimilato dalla materia grigia di quello scriba tredicenne fu ribadito anni dopo ad uno scriba più maturo da Malcolm Jones. A dire il vero, sembrava che eliminare quel [link ../casse/active_speakers_intro1_e.html] fastidioso crossover passivo fosse la scelta migliore. Ed ecco che, nella mia vasta collezione di materiale cartaceo, trovai due articoli che spiegavano i limiti dei crossover passivi e i vantaggi di quelli attivi. Falcon fornisce ancora oggi ricambi per l'autocostruzione e la riparazione di molti progetti classici "vintage", in particolare le LS3/5a. Malcolm fornì alcune schede crossover attive a pendenza variabile (compound slope) realizzate su misura per la prima versione di successo delle Euterpe: i prototipi per i diffusori con tweeter a nastro Decca London e woofer Focal 10N501 visibili nella foto qui sopra. In effetti, il vostro Vecchio Scriba può ora affermare che i crossover passivi rappresentano un triste incidente della storia e che nessuno inventerebbe quel modello anacronistico e primitivo di hi-fi legato al capitalismo (la frenesia dell'aggiornamento continuo dei componenti passivi), se dovesse ripartire da zero oggi.

Clive Sinclair (noto per le calcolatrici tascabili economiche degli anni '70, i computer ZX e il veicolo elettrico urbano C5, all'avanguardia per i suoi tempi) propose dei "moduli di filtraggio attivo" all'interno della sua gamma di elettronica audio, innovativa ma spesso fragile, in particolare con i moduli Project 80. Anche aziende britanniche emergenti nel campo dell'amplificazione alla fine degli anni '70, come Nytech, Crimson Electric, Naim ed Exposure, offrivano crossover attivi. Pure i produttori di diffusori per il settore professionale rendevano disponibili crossover attivi grazie a collaborazioni con aziende di elettronica. Il mondo stava diventando più "piatto". Non solo la filosofia del "prima la sorgente" (front-end first) iniziò a mettere in discussione la preminenza fino ad allora attribuita ai diffusori, ma queste stesse aziende emergenti (particolarmente il modello Naim-Linn) incluse la transizione da passivo ad attivo nei loro percorsi di miglioramento.

Sta accadendo qualcosa e non sai cosa sia...
Il che spesso contribuisce a creare posizioni radicate in cui ci si aspetta che i gruppi investano, a prescindere da possibili alternative.

Quadratura del cerchio

“Come se non bastassero le diatribe sulla forma della Terra, se piatta o sferica, si lamenta il coro,” a sinistra del palcoscenico, “ora il Vecchio Scriba si diletta in ulteriori confusioni geometriche.”

Costruire vari diffusori e sperimentare diverse configurazioni di componenti noti è il modo migliore per imparare cosa faccia cosa e in quale contesto.

Gli altoparlanti venivano recuperati da vecchi radiogrammofoni, radio e altre fonti di fortuna, poi modificati e montati in casse di vario tipo. Ben presto è emerso che ciò che accade al di sotto dei 150-300 Hz tende a richiedere o favorire approcci completamente diversi rispetto a quelli necessari sopra i 300 Hz circa, sia per quanto riguarda gli amplificatori di potenza che i diffusori stessi. La diffusa configurazione a due vie, con un mid-woofer incaricato di gestire l'intero spettro al di sotto dei 2 kHz circa, appariva piuttosto assurda. Sembrava infatti progettata su misura per crossover passivi economici (che impiegano componenti più piccoli ed economici rispetto a quelli necessari per un taglio a 200 Hz) e per ridurre al minimo il numero di trasduttori. La complessità dei crossover passivi a tre vie avrebbe fatto lievitare i prezzi; solo Jordan/Bandor sembrava puntare su sistemi a due vie con crossover a 150 Hz.

Inoltre, solo una manciata di progettisti e produttori di diffusori mostrava un minimo interesse per le prestazioni fuori asse; anche in questo caso, Jordan/Bandor e Richard Allen rappresentavano un'eccezione. La stragrande maggioranza dei diffusori adottava un trasduttore per le alte frequenze, noto come "tweeter", operativo dai 1500-3000 Hz in su. Si verifica così un brusco cambiamento nella dispersione: da un fascio stretto, tipico del limite superiore della risposta del driver medio-basso, si passava a una dispersione molto più ampia all'entrata in funzione del tweeter. Tutti questi progetti di diffusori presentavano inoltre un complesso crossover passivo (sia esso nel dominio elettrico o in quello elettromeccanico, tramite l'uso di materiali dissipativi nei trasduttori) proprio nella zona di maggiore sensibilità dell'udito umano. Soluzioni come i crossover a 150 Hz di Ted e Doreen Jordan sembravano più sensate, ma purtroppo richiedevano drivers numerosi (e costosi).

Il cancello verso Euterpe

Conclusione

Ovviamente, non resta che costruire diversi prototipi di diffusori per capire esattamente quale effetto abbia ciascuna soluzione sul suono. Tutto ciò che il vostro Vecchio Scriba è riuscito a stabilire è che non esiste un approccio ideale in assoluto per coprire l'intera gamma da 20 Hz a 20 kHz. Quando si afferma che l'approccio X, Y o Z sia il migliore in assoluto per la riproduzione musicale, si sta semplicemente esprimendo una preferenza personale legata alla specifica priorità (X, Y o Z) che si intende soddisfare. Tale priorità riflette spesso ciò che ha colpito l'individuo agli esordi del suo interesse per la riproduzione audio o in un successivo momento di illuminazione.

Come osserva la psicologa Dorothy Rowe, “Volere tutto” può imprigionarci in un perfezionismo che, in ultima analisi, conduce spesso alla depressione. Per gli audiofili, ciò si traduce in un ciclo infinito di aggiornamenti: Ossessione - Angoscia - Compulsione - Temporaneo Sollievo - ritorno all'Ossessione. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT), la terapia narrativa e quella psicodinamica sono tre trattamenti efficaci. Il progetto Euterpe ne rappresenta un altro!

Il compito qui è individuare il livello di prestazioni di ciascun sistema che risulti “sufficientemente valido” e progettare un impianto capace di soddisfare esattamente tali esigenze, senza eccedere. Altrimenti, rischiamo di passare continuamente da una filosofia audio all'altra, cambiando in continuazione i componenti. Un anno potremmo sposare la filosofia Flat Earth di Linn e Naim; l'anno successivo potremmo inseguire la potenza e l'imponenza scenica di grandi amplificatori valvolari push-pull abbinati a diffusori planari; più avanti, folgorati dalle qualità sonore di giradischi a trazione a filo, triodi single-ended e grandi sistemi a tromba, potremmo arrivare a vendere i nostri diffusori elettrostatici (alti fino al soffitto) per acquistare sistemi a tromba dal costo pari a quello di una casa.

Il progetto Euterpe, che prende il nome dalla musa della musica, mira a integrare in misura adeguata i vari approcci citati per creare un sistema appagante...

...spendendo il meno possibile!

Musica ascoltata durante la stesura di questo articolo

Jeff Beck: Blow by Blow (recente ristampa)
Jeff Beck: Wired (recente ristampa)
Eric Dolphy Quintet: Outward Bound New Jazz 8236, eccellente rimasterizzazione di Analogue Productions


Ovviamente, ogni elenco di musica e apparecchiature letto in calce
agli articoli di Vecchio Scriba entra in gioco quando si affronta questo argomento

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