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Le Idee di Termoionica Applicata

The Simpre® 88SE, pre a valvole minimale

Il Progetto

L'alimentatore dell'anodica

Lo scopo dell'alimentatore anodico in un circuito single ended è quello di fornire una alimentazione continua ad alta tensione perfettamente stabile (e quindi con bassa impedenza di uscita) e senza traccia di ripple (oscillazione a frequenza di solito doppia di quella di rete, residuo del raddrizzamento).
In uno stadio single ended qualsiasi disturbo presente sull'anodica si ripresenta in uscita. Perciò il filtraggio delle componenti variabili deve essere molto spinto; tuttavia non è particolarmente difficile ottenere ciò in un preamplificatore, dato che le correnti in gioco sono molto limitate.

L'alimentatore indicato dovrebbe garantire sulla carta un ripple dell'ordine dei 10 micro volt su VB.
Tenendo conto del fatto che il ripple in uscita è un po' più basso (si ripartisce secondo la legge di Ohm fra la resistenza anodica, il tubo e la resistenza catodica), rispetto ad un livello di uscita di 1 volt dovrebbe essere sotto i -100 dB...
Perciò il ronzio, se c'è, non viene dall'alimentazione...

L'alimentatore anodico è un classico alimentatore a stato solido con filtro a doppio pi-greco resistivo. Le scelte effettuate sono praticamente tutte obbligate dal budget a disposizione.
Il raddrizzamento è a doppia semionda, con il trasformatore con due secondari in opposizione di fase; lo schema ha il vantaggio di permettere in un secondo tempo l'utilizzo di un eventuale tubo raddrizzatore al posto dei diodi.

Per i diodi si utilizzano i comunissimi 1N4007; volendo si può mettere in parallelo a questi un condensatore a film o ceramico con tensione di lavoro molto elevata.
Il condensatore ha lo scopo di filtrare in loco eventuali disturbi causati dalle commutazioni dei diodi. Di fatto la rumorosità del tutto si riduce parecchio, in particolare il ronzio di rete sembra perdere le sue componenti più acute.

Il primo condensatore del filtro è di dimensioni moderate, in modo da evitare eccessive correnti nei diodi e ridurre in partenza i disturbi da commutazione; il secondo è molto più corposo ed ha lo scopo effettivo di filtrare drasticamente il ripple (=increspatura, cioè il disturbo residuo dell'alternata che arriva sulla continua).
L'ultimo ramo del pi-greco è sdoppiato per i due canali ed ha lo scopo principale di disaccoppare i due canali; il condensatore è ancora dimensionato in maniera moderata, ma può essere rimpolpato quanto si vuole; quanto più è elevato, tanto migliore sarà il filtraggio e il disaccoppiamento fra i canali, ma anche il costo...

L'alimentatore filamenti

L'alimentatore filamenti è molto meno curato; ci sono solo un raddrizzatore a ponte a doppia semionda costituito da quattro diodi discreti e un singolo pi-greco.
Lo scopo fondamentale per un alimentatore filamenti è di ridurre per quanto possibile il ripple, in modo da non avere problemi di ronzio dovuto ad accoppiamenti vari fra circuito filamenti e circuito di segnale.
I due circuiti, infatti, sono totalmente indipendenti, anche se devono assolutamente avere un punto in comune, per garantire che le tensioni relative di catodo e filamenti non vadano fuori dai range (alquanto ridotti!!! dell'ordine dei 50V) previsti.

Ci sono essenzialmente due considerazioni da fare.
La tensione catodo filamento ha dei limiti ben precisi, di solito inferiori a 100 V; perciò è necessario che la tensione cui si pongono i filamenti sia riferita in qualche modo a quella del catodo: nel caso dello stadio single ended con uscita catodica il circuito di filamento deve essere riferito a massa, cioè avere un punto collegato alla massa del segnale.

La tensione di alimentazione dei filamenti dipende da valvola a valvola; nei casi che prenderemo in considerazione è di 6.3V; la precisione richiesta da tale tensione è del 5%, il che vuol dire che può essere accettata una tensione da 6.0 a 6.6 volt circa: quindi la precisione richiesta è notevole e si deve pure tener conto del fatto che anche le variazioni della tensione di rete possono tranquillamente portare fuori da tale range; perciò è quanto meno opportuno usare come valore centrale di progetto i 6.3V.

Per ottenere il centraggio, la resistenza del'alimentatore filamenti dovrebbe variare da 4,7 a 5,6 ohm, a seconda della valvola che utilizzerete: infatti le ECC88, ECC188, E88CC e 6922 sono equivalenti (almeno ai nostri scopi) ma hanno correnti di filamento diverse, che vanno da 300 (E88CC e 6922) a 365 mA (ECC88); perciò è necessario adottare una o l'altra resistenza a seconda della tipologia adottata.
Fra l'altro le caratteristiche del trasformatore e la tensione di rete hanno un loro deciso peso, per cui può darsi che nel vostro caso siano necessarie resistenze di valori diversi per rientrare nel range accettabile.

Una cosa importante: in caso di tensione fuori dai range previsti, si riduce di fatto al vita media della valvola, e si può avere un comportamento non ideale, ma in casi normali non ci si rende in realtà neppure conto del problema...
Perciò misurate sempre la tensione dei filamenti: prima di inserire le valvole, per verificare che non ci siano degli errori macroscopici tali da bruciare i filamenti (attenzione al fatto che in questi casi si deve tener conto dell'assenza del carico, in cui scorre una corrente dell'ordine delle centinaia di mA e quindi niente affatto irrilevante: perciò tensioni di 8-9 volt possono anche essere accettabili, se si utilizza un filtro a pi-greco) e quindi riverificarla dopo aver connesso le valvole.

In generale il filtraggio proposto risulta di solito sufficiente per un sistema non particolarmente spinto; le alternative richiedono l'uso di regolatori integrati, soluzione eventualmente adottabile in un secondo tempo.

Il trasformatore

Ora per gli alimentatori nasce un problema ben noto: le effettive tensioni reali di uscita da un trasformatore dipendono dalle caratteristiche esatte del trasformatore; trasformatori simili realizzati in due laboratori diversi hanno in generale caratteristiche sufficientemente diverse da rendere difficile dare in assoluto dei valori resistenze validi in generale.
Ci sono tre possibilità:

Anche la qualità e la quantità dei disturbi emessi è chiaramente un parametro ampiamente variabile.

Per inciso, il problema è ancora più significativo sui trasformatori di uscita per amplificatori a tubi, ma in questo caso entrano in gioco fattori ancora più critici che portano alla fine ad ottenere risultati ampiamente diversi soprattutto quanto a qualità del suono.
In pratica è impossibile progettare (decentemente) un amplificatore senza tener conto delle caratteristiche del trasformatore di uscita, e quindi senza progettarne o sceglierne uno specifico in fase di progetto dell'elettronica; non solo, ma anche a parità di progetto, molto dipende da come è stato avvolto il trasformatore, per cui non è detto che due trasformatori simili diano risultati neanche lontanamente comparabili!

Nel nostro caso, comunque, quello cui sto mirando è la minimizzazione dei costi: scegliete il trasformatore più economico che trovate: certo, non è un consiglio molto valido per ottenere veramente un prodotto Hi End, ma è il modo più sensato per avvicinarsi alle valvole ed iniziare a capire le loro potenzialità.
Per il prototipo ho fatto proprio così (senza cercare troppo, a dire il vero...).

Il primario deve essere ovviamente a 220V; i secondari necessari sono... quelli che intendete usare! In pratica: tensione anodica: il secondario deve avere una tensione di 180V (RMS) personalmente ho utilizzato un doppio secondario, in modo ad potere in futuro utilizzare un doppio diodo a vuoto come raddrizzatore; se si rinuncia definitivamente alla soluzione di cui sopra si può utilizzare anche un singolo secondario seguito da quattro diodi a ponte

Filamenti

Serve come minimo un secondario a 6.3V; per permettere ampia flessibilità nelle prove, è bene che il secondario sia ampiamente sovradimensionato come amperaggio (teoricamente bastano 360mA per una valvola, ma se pensate ad esempio a un finalino o ad uno stadio phono... esagerate pure!!) se si vuole avere in futuro la possibilità di sperimentare anche stadi tipo SRPP (prossimamente a voi su TNT... entro le prossime due o tre ere geologiche comunque...), che prevedono due valvole con catodi a tensioni molto diverse, diviene molto opportuno se non necessario un secondo secondario a 6.3V uguale al primo.
Infine se si vuole poter sperimentare in futuro anche con diodi a vuoto, conviene prevedere un ulteriore secondario a 5V generosamente dimensionato (almeno 2A per una 5Y3GT, valvola estremamente sovrabbondante ma facilmente reperibile e relativamente economica): attenzione, in questo caso il filtro deve essere completamente riprogettato: il primo condensatore in particolare deve essere (ben) inferiore a 10uF, a meno di avere trasformatori con impedenze elevate o che ovviamente non vi divertiate all'idea di essere abbandonati ben presto dalla vostra bella valvolona....

Tenete comunque sempre presente che esiste la possibilità di aggiungere un secondo trasformatore di alimentazione per i filamenti nel caso si renda necessario in seguito.

La tensione anodica è piuttosto elevata, anche perchè una eventuale inserzione di un diodo a vuoto produce una buona caduta di tensione (mi tengo sempre la via aperta...).
Inoltre, si deve tener presente che per passare da una tensione elevata ad una bassa basta inserire una resistenza, mentre la via opposta è impossibile... perciò una tensione elevata permette di avere un campo di sperimentazione più ampio.
chiaro comunque che non si può neppure esagerare: a parte il fatto che l'utilizzo di resistenze per ottenere alimentazioni differenziate è stato comunissimo nella storia delle valvole, l'impedenza dell'alimentazione certamente non si abbassa...

Un punto molto discusso è legato al fatto che se l'alimentazione anodica è applicata a valvola fredda, la valvola non conduce e quindi si trova inizialmente una tensione anodica pari alla tensione massima di alimentazione: questo è il motivo per cui si vedono spesso circuiti di ritardo per l'accensione dell'anodica.
Sono preoccupazioni sensate, ma non si deve neppure esagerare: l'utilizzo di timer e simili è entrato nell'uso solo di recente, un tempo ci si accontentava di progettare bene (meglio) i sistemi, invece di proteggere le valvole dagli errori di progetto...
Tanto per intenderci la tensione anodica massima ammissibile per una ECC88 è 130V (per una E88CC è dell'ordine dei 250V) ma sui data book in cui viene riportata è anche segnalata una tensione massima a freddo di 550V ed una tensione massima a 0mA di corrente anodica di 450V...

Anche qui vale la regola di cui sopra. Le tensioni indicate sono quelle di targa. Ci possono essere discreti scostamenti.
Il punto a cui si deve stare attenti è che la ECC88 ha una tensione anodica massima rispetto al catodo in condizioni normali di funzionamento di 130V.
Anche se si supera un po' questo valore di solito non succede niente (fermo restando il fatto di restare ben lontani dalla massima dissipazione!!!). Se però volete stare assolutamente tranquilli, utilizzate una E88CC o una 6922, che vi mettono assolutamente al riparo da ogni sorpresa.

Nel caso stiate utilizzando una ECC88 e vi ritroviate con una tensione anodica eccessiva, incrementate la R1 dell'alimentatore (da 4.7K a 6.8K ad esempio: per ogni kohm in più ci sarà una caduta di circa 6 volt).

Come vedete sto eludendo alla grande la domanda: dove trovo un trasformatore come quello indicato... beh, in calce riporto una breve lista di indirizzi, ricavati da un qualsiasi numero di Costruire HiFi, rivista cartacea di estremo interesse per gli argomenti che stiamo trattando e che dovreste trovare in edicola (io non ne ho mai avuti, ma stando alle lettere al direttore pare ci siano problemi di distribuzione: perciò, se non la trovate, insistete in altre edicole!!!
Male che vada è anche in Internet: www.magazine.it/audio/coshf.htm.
Ovviamente, è una rivista su carta, che pubblica pubblicità e i cui collaboratori sono spesso proprietari o ...*fiancheggiatori* di piccole o grandi società che producono kit.
Ciononostante è MOLTO interessante. Fra l'altro, se guardate bene la pubblicità, troverete anche un trasformatore che può andare bene ai nostri scopi: è ampiamente sovrabbondante, ma ha un prezzo di un terzo rispetto agli equivalenti sul mercato... e se volete restare sotto le 150 mila lire...

I Condensatori di Alimentazione

C1,C2,C3,C4,C5,C6 sono tutti elettrolitici da 400 o 450V; il margine di sicurezza in questo modo è molto ampio; più veloci sono meglio è; non cercate però cose strane: bastano buoni elettrolitici.
Se volete esagerare potete sempre andare in seguito su dei Black Gate da 200 mila lire o più l'uno... vedete voi...
C7 e C8 sono ottimi condensatori a film o ceramici da 1000V (tanto per stare tranquilli...).

Il collegamento all'alimentazione

Il cavo di collegamento all'alimentazione è un punto delicato di discussione. La cosa più immediata ed ovvia è montare un bel connettore di alimentazione a norme IEC, garantendosi la possibilità di sostituire a piacere il cavo di alimentazione in qualsiasi momento.
La presenza di un connettore di questo tipo è un must su qualsiasi apparato di buon livello. Ma...
Ma come mai ad esempio nessun Marantz ha il cavo di alimentazione sostituibile? Una svista del grande Ken Ishiwata? Mai più! In realtà il connettore è un punto delicato, in cui scorre una corrente elevata e che ha una resistenza di contatto non irrilevante in quanto di solito poco curato.
Perciò la soluzione migliore dal punto di vista della qualità del suono è quella di saldare il cavo direttamente all'ingresso dell'alimentatore.
Se questa scelta è opinabile nel caso di un prodotto acquistato, in quanto di fatto diviene impossibile cambiare il cavo di alimentazione con uno migliore senza invalidare la garanzia, non c'è ragione di non farlo in un oggetto autocostruito.

Personalmente trovo molto comodo avere il cavo staccabile ma la cosa ha ovviamente un suo costo (diciamo sulle 6 mila lire al massimo per vaschetta e spina IEC...), perciò non è il caso di applicarla ad un progetto minimale.

In definitiva consiglio l'uso di un bel Merlino, cioè un cavo trifase schermato con lo schermo connesso a massa solo dal lato della spina e non connesso all'altro estremo, saldato direttamente all'alimentatore da una parte e con una bella spina Vimar dall'altra.
Attenzione a prevedere un sistema di fissaggio del cavo indipendente dalla saldatura, per evitare problemi in caso di "strappo"!!!

Se volete un cavo rimovibile, tenete presente che si possono anche usare dei morsetti tipo mammouth, che sono molto comodi perchè permettono di sostituire il cavo senza saldature e sono anche molto economici.

Il collegamento a terra

Il collegamento a terra attraverso il filo di alimentazione è obbligatorio per le norme di sicurezza vigenti. Perciò prevedetelo.
Nel caso in cui riscontriate ronzii, provate a scollegarlo: se anche altri apparati della catena sono collegati a terra, come da norme, si può creare un loop di massa che in condizioni particolari produce ronzio.
Nel caso in cui (a me succede) il ronzio scompaia scollegando il filo... seguite la vostra coscienza: cosa dicono le norme di sicurezza ve l'ho detto. Se però poi vi capita di arrostirvi non prendetevela con me...
Il ponticello X1 serve, ovviamente, esclusivamente per le prove.

Il layout dell'alimentazione

Cercate di tenere separato il blocco dell'alimentazione da quello dell'amplificazione; separateli anche con uno schermo elettromagnetico.

Fanno eccezione a questa regola R3,R3,C3,C4 che vanno montati il più vicino possibile alle valvole (il ripple su C2 è ridotto a qualche millivolt, per cui si rischia molto poco a portare tale tensione vicino alla valvola...)
Con il mio layout e il mio trasformatore il ronzio si riduce decisamente collegando alla massa di segnale la carcassa del trasformatore; provate.
Se c'è del ronzio e non avete messo i condensatori di bypass sui diodi dell'anodica, provate a montarli: di solito si ha un netto miglioramento delle componenti ad alta frequenza del ronzio, il che ne riduce non poco il livello apparente.

In ogni caso tenete conto che eventuali ronzii significativi non dovrebbero poter venire ne' dall'alimentazione anodica ne' da quella dei filamenti, se l'alimentatore è correttamente realizzato.
Tentate di tenere i fili di alimentazione più lontani possibile dai circuiti di segnale in generale, in particolare quelli dell'alternata devono restare il più lontano possibile.
Il fusibile deve esser di tipo ritardato (all'accensione lo spunto di corrente è notevole).

Lo stadio di preamplificazione

Paradossalmente, lo stadio è tanto semplice da richiedere ben poche spiegazioni o teorizzazioni rispetto all'alimentatore.
Lo schema è come detto uno stadio singolo a catodo comune con polarizzazione automatica e resistenza catodica non bypassata.

Il problema di uno stadio a catodo comune è che... guadagna troppo!!!
La cosa non è banale: l'eccesso di guadagno è un problema effettivo in questa applicazione.
Il guadagno dello stadio a catodo comune con resistenza di catodo bypassata con un condensatore, come di solito si fa, è attorno a 25-30: eliminando il condensatore di bypass viene ridotto a circa 13.2, che è un valore adeguato per un preamplificatore linea.

Ovviamente c'erano altre soluzioni possibili ma in tutti gli altri casi erano necessari componenti addizionali: in un progetto a costo minimo anche questo aspetto è importante.

C'è solo un aspetto che è potenzialmente criticabile in questa scelta: il fatto che è uno stadio retroazionato, il che... non è di moda.
C'è da dire che si tratta di una retroazione *intrinseca* ed inerente allo schema: la retroazione attualmente tanto criticata (e non a torto...) è in particolar modo quella globale o comunque pluristadio, che riporta il segnale di uscita all'ingresso (due o più stadi prima).
La ragione più immediata della critica è legata tipicamente ad aspetti *sonici* (mancanza di ariosità in particolare), mentre dal punto di vista tecnico si fa riferimento di solito al fatto che il segnale torna invertito all'ingresso, ma in ritardo (tempi ridottissimi, ma... la luce per percorrere 10 cm impiega 0.3nsec, un tempo che ad esempio per l'elettronica digitale è tutt'altro che trascurabile!!!).
In ogni caso, il nostro circuitino un po' d'aria ce la dà.

Il selettore degli ingressi

Nello schema ho riportato un selettore di ingressi molto semplificato; se volete realizzare qualche cosa di più complesso potete far riferimento allo schema del Pressive, eliminando ovviamente i potenziometri sull'uscita tape.

Il punto chiave è che l'uscita per il registratore deve essere prelevata PRIMA del potenziometro del volume.
Ciò comporta ovviamente anche la possibilità che il segnale in ingresso sia *danneggiato* dal carico dell'ingresso dal registratore: perciò nei pre minimali si usa spesso introdurre una resistenza fra il selettore degli ingressi e l'uscita tape.

Si usa anche inserire un interruttore che permette di sconnettere l'uscita tape, quando non è in uso: poichè questo interruttore tratta un segnale a livello ridotto, sarebbe opportuno che i suoi contatti fossero dorati... il che ci porta fuori budget.
La soluzione più economica è quella di... non connettere il cavo di interconnessione del registratore lato registrazione al pre, quando non si sta registrando.

Nei pre più sofisticati, più complessi, completi e... fuori moda, si usano circuitazioni con selettore (*barra*) di registrazione separata, come nel Pressive: in questo caso vale certamente la pena di prendere alcune precauzioni a costo zero: evitare di connettere una posizione del selettore di registrazione all'ingresso tape: in questo modo si evita un eventuale loop ingresso/uscita, che potrebbe causare autoscillazioni utilizzare la posizione *non connessa* all'ingresso tape come posizione di riposo per evitare di mantenere la connessione all'ingresso del registratore quando non è in uso.

Per i selettori vi consiglierei di utilizzare dei 2 vie 6 posizioni (riducibili a piacere mediante una ghiera piuttosto scomoda ma efficace) della Palazzo, blindati e con contatti dorati, completamente in materiale plastico nero, che nonostante le caratteristiche di cui sopra hanno un prezzo attorno alle 10 mila lire (e per quanto ho potuto vedere sembrano funzionare bene).

Per l'ingresso usate dei connettori RCA di buona fattura, senza esagerare; vedete le note relative al Pressive.

I potenziometri

I potenziometri sono un po' più critici. Cercate qualche cosa di solido ma economico (non è facile, lo so...).
Quelli a carbone dal punto di vista sonoro vanno già bene, forse li preferisco anche a quelli plastici molto più costosi, ma quanto a durata ed affidabilità... vedete voi.
Cercate di trovarli blindati, e se non ci riuscite cercate di tenerli al riparo dalla polvere (la polverina del legno.... orrore!!!) durante il montaggio.

I potenziometri sono 2, entrambi doppi. Il primo è quello del bilanciamento, da 50K A (lineare); le due sezioni sono da connettere in maniera opposta sui due canali (vedi schema).
Con questo schema si ottiene un intervento di più o meno 3 dB (circa) rispetto alla posizione centrale.
E' uno schema non convenzionale, ma che mi piace ed è utilizzato anche su degli oggetti chiamati Audio Note...

Il secondo è quello del volume, da 50K B (logaritmico). Le due sezioni devono essere montate in maniera uguale per i due canali.

Si vedono di recente in giro dei sistemi che evitano di inserire due potenziometri sul segnale (bilanciamento e volume) usando due potenziometri singoli separati per ciascun canale.
In questo modo si risparmia anche qualche cosa, ma di fatto se le valvole non sono selezionate e/od accoppiate per guadagno, si rischia di dover ritarare ad orecchio il bilanciamento a ogni variazione del volume di ascolto... Personalmente lo trovo scomodo.

Con il bilanciamento separato, invece, si trova la posizione del potenziometro di bilanciamento che garantisce lo stesso livello di uscita sui due canali in maniera strumentale (con un generatore di segnale ed un oscilloscopio) e poi si fissa la manopola del bilanciamento in posizione verticale stando attenti a non far spostare il potenziometro dalla posizione determinata prima.
Così è semplicissimo tornare ad un bilanciamento perfetto in qualsiasi momento, cosa che torna spesso utile nel corso di prove varie...

Ooops, tutto bene a parte il dettaglio che vi manca solo l'oscilloscopio e il generatore? Beh, in effetti basta anche qualche cosa di meno; il generatore può essere sostituito dal CD player con un disco di test che preveda segnali *tecnici*; per valutare il livello del segnale basta un buon tester.
Tenete presente che una differenza di livello di una frazione di dB è praticamente impercettibile, ma facilmente misurabile: 1dB corrisponde ad una differenza del 12%.

Le resistenze

La resistenza R3 da 220 ohm ha lo scopo di ridurre eventuali disturbi ad alta frequenza, eliminando il rischio di oscillazioni.

Per la R1 in teoria basta 1/2W, ma è sempre meglio essere larghi, in modo da non avere a che fare con temperature elevate: con 2W si è certamente al sicuro da ogni sorpresa.
La R2 ed R3 è bene che siano non induttive (tipicamente al carbone).
Non è assolutamente il caso di andare a cercare resistenze speciali: finora non sono riuscito a percepire alcuna significativa differenza in termini di suono.... comunque la ricerca continua.

I condensatori di uscita

Lo schema riporta in realtà due uscite diverse: quella di catodo ha un guadagno inferiore ad 1 (attorno a 0,7 col volume al massimo, con la configurazione di ingresso riportata sullo schema), ma una resistenza di uscita ridotta (dell'ordine dei 500 ohm); quella di anodo ha un guadagno massimo attorno a 10, ma una resistenza di uscita dell'ordine dei Kohm.
Sceglietene una delle due, sulla base del livello di uscita della vostra sorgente e della sensibilità del vostro amplificatore, e montate solo l'uscita prescelta; in caso di dubbio usate quella con guadagno.

Particolare cautela va usata nella scelta dei condensatori di uscita. Sono gli unici condensatori sul percorso del segnale e conviene che siano di buona qualità, a film o carta e olio.

A questo proposito si sentono moltissime voci diverse; quasi tutti comunque concordano sul fatto che i migliori siano quelli che vendono loro stessi...
La scelta non è facile; potete iniziare con dei normalissimi Philips di adeguata tensione, e poi verificate voi stessi le alternative: ce ne sono parecchie: ERO 1822 e simili, ICEL, ICAR ed altri Carta ed Olio; svariati rivenditori di componentistica audio hi-end (beh, se non hi-end, certamente hi-price comunque) si sono fatti fare su specifiche condensatori a film ed alcuni sono niente male.
Insomma ne troverete delle più svariate qualità e prezzi. Attenzione a questi ultimi: dei Carta ed Olio Audio Note in rame raggiungono tranquillamente le 100 mila lire l'uno; non è assolutamente il caso di spenderle se non avete ottimizzato prima tutti gli altri aspetti del circuito; ma se vi potete permettere di ottimizzare tutti gli aspetti del circuito, forse ci sono schemi più interessanti in giro...

Comunque la ricerca dei condensatori può essere una attività interessante: ci si allena a percepire differenze di suono abbastanza ridotte (ci sono, ci sono...), soprattutto in termini di colorazioni del suono.
Ripeto, non svenatevi: si può trovare qualche cosa di buono senza spendere troppo. Attenzione però anche ai prezzi troppo bassi: se si tratta di valvole o condensatori elettrolitici o carta e olio conviene stare molto, molto attenti: le fregature sono sempre in agguato...

I tubi

La valvola è come detto una ECC88 oppure E88CC/6922, versioni professionali della precedente.
Se usate una ECC88, verificate che la tensione anodica non superi i 130V rispetto al catodo: superarla di 10-20V non fa danni immediati (di solito...) ma abbrevia la vita della valvola; superando i 150 volt... prendete una E88CC/6922.

Anche qui ci sono prezzi molto variabili; si trovano delle Sovtek (produzione corrente, russa) intorno alle 13mila lire: vanno bene, ma hanno un rodaggio lunghissimo; stesso discorso per le 6922 della stessa origine; comunque è un tubo diffusissimo che troverete in quantità ovunque.
Anche qui non fatevi spennare: prima provate con una valvola economica; solo quando sarete certi che tutto è a posto, compratevi qualsiasi bestia vi venga in mente.... Anche qui le differenze di suono ci sono, e si sentono.

Un dettaglio sulla ECC88. Non è una valvola nata per l'audio, e si capisce da un dettaglio non secondario: risulta discretamente microfonica, cioè risente delle vibrazioni nell'ambiente.
La cosa varia molto da esemplare ad esemplare. Ora questo è un difetto, tecnicamente parlando, in quanto il comportamento elettrico dipende dalle vibrazioni cui è esposta (varia la geometria dei componenti); ma ci sono dei grandissimi maestri dell'audio che ritengono che le valvole migliori siano le più microfoniche perchè alla fine forniscono il suono migliore...

Tenete presente che di fatto si comportano come linee di ritardo o unità eco meccaniche (a molla), e ciò può in effetti creare una sensazione di aria attorno agli strumenti molto piacevole da ascoltare. Che dite? Che se si riproduce altro rispetto a quello che è stato registrato, non è vera hi-fi? Avete ragione.
Questa è Hi-End...

Lista dei componenti del preamplificatore
R1 2 resistenza 27Kohm 2W non induttiva (carbone)
R2 2 resistenza 1Kohm 0.5W non induttiva (carbone)
R3 2 resistenza 220 ohm 0.25W non induttiva (carbone)
R4 2 resistenza 330Kohm 0.25W
R5 2 resistenza 2.2Kohm 0.25W
C1 2 condensatore 0.47 uF 250V film plastico
P1 1 potenziometro doppio 50 Kohm A lineare
P2 1 potenziometro doppio 50 Kohm B logaritmico
U1 1 ECC88/E88CC/6922
S1 1 Selettore 2 vie 6 posizioni
14 pin RCA

Alimentatore
D1,2 2 diodo 1N4007
D3,4,5,6 4 diodo BY255
C1 1 condensatore 47uF 400V elettrolitico
C2 1 condensatore 470uF 400V
C3,4 2 condensatore 47uF 400V elettrolitico
C5,6 2 condensatore 4700uF 15V elettrolitico
C7,8 2 condensatore 0.47uF 1000V film o ceramico
R1 1 resistenza 4.7Kohm 3W filo o carbone
R2,3 2 resistenza 2.2Kohm 1W
R4 1 resistenza 4.7/5.6ohm 2W filo o carbone
T1 1 trasformatore primario 220V
secondario 180V+180V 100mA
secondario 6.3 V 1 A
FUSE 1 Fusibile 100 mA 250V ritardato

[Schema del circuito]

[Schema del balance]
[Schema dell'alimentatore]

Lo schema di montaggio

Lo schema di montaggio... non c'è. Data la sua assoluta semplicità, il montaggio può essere fatto in aria, utilizzando strisce o pannelli di capicorda (catalogo RS 433-775 o 433-725).
Le strisce costano meno e sono più flessibili nell'uso, nel senso che si possono sezionare e disporre come si preferisce, mentre il pannello ha due strisce con interasse fisso, il che chiaramente aiuta ad un montaggio omogeneo ed ordinato, ma pone grossi limiti.

Nelle strisce ci sono dei capicorda che si prolungano in basso in occhielli che servono per il montaggio meccanico dei capicorda stessi al telaio. Attenzione a non utilizzarli, neanche per le masse; se avete bisogno di utilizzarne uno, tagliate via l'anello.
In questo modo non ci sono possibilità di contatti inappropriati fra telaio e circuito: a parte contatti decisamente errati anche dal punto di vista dello schema elettrico, il telaio va collegato alla massa di segnale in un unico punto (di solito io collego il telaio alla massa di segnale il più vicino possibile al collegamento di massa dei pin di ingresso (sbilanciati) e da qui risalgo con la massa al potenziometro del volume ed alla resistenza catodica delle valvole di ingresso; di solito invece si cerca di creare una specie di ibrido fra masse a *bus* e masse a stella, creando un punto di riferimento di massa all'uscita dell'alimentatore e da qui facendo partire vari rami del bus cui tutti gli altri componenti fanno poi riferimento).

Una alternativa meno tradizionale e sconsigliabile per realizzazioni *definitive*, ma che trovo abbastanza comoda per test, è quella di utilizzare delle normali morsettiere isolate tipo mammouth; il loro utilizzo non deve comunque essere generalizzato: può essere accettabile nelle aree di alimentazione, non per il segnale.

I componenti o i collegamenti devono essere sempre stabili: cioè avere tutte e due le estremità fissate ad un capocorda o ad un pin dello zoccolo della valvola.
I reofori dei componenti devono essere posti a contatto fra di loro prima di saldarli, in modo da minimizzare la resistenza di contatto.

Non usate la contattiera per scopi di collegamento elettrico: deve essere solo un supporto meccanico; i collegamenti vanno effettuati con cavetto opportuno o al limite con i reofori dei componenti.

Non avvolgete fra di loro o prolungate i reofori troppo oltre il punto di saldatura, se volete avere la possibilità di smontare i componenti...

Come filo per cablaggio utilizzate del comune cavetto in rame, possibilmente solid core. L'ideale è il cavo di rame argentato isolato in teflon, che è poco flessibile e un po' scomodo da spelare, ma non ha alcun problema di tenuta in temperatura durante la saldatura ed ha una resa sonica ottima; per un circuito a costo minimo è comunque non necessario e probabilmente eccessivo (anche come costo: sulle 5mila lire al metro...). Ne riparleremo...

[Schema dei collegamenti della valvola]

Elenco fornitori

L'elenco che segue è solo un abbozzo ricavato in maniera assolutamente casuale da pubblicità comparse su alcune riviste del settore.
Non siamo in grado di consigliare l'uno o l'altro fornitore, ne' vogliamo lontanamente farlo, proprio per garantire la nostra massima indipendenza.
Siamo stati molto incerti sulla presentazione di questo elenco, che potreste benissimo trovare in edicola su qualche rivista di nostra conoscenza... Non vi diciamo neppure da chi rifornirvi.

Tutti i materiali che sono serviti per gli esperimenti ce li siamo comperati, pagandoli di tasca nostra.
Questo è però lo scotto da pagare per avere una rivista come TNT, che non può subire alcuna pressione esterna in quanto non si basa sull'esterno per raccogliere fondi o favori.

La lista è certamente incompleta. Credo che riporti i maggiori (oppure i più *visibili*) fornitori di materiale elettronico audio, ma non vi consiglio di rivolgervi a loro se non per materiale specificamente valvolare o audio!!!! Se riuscite a trovare un fornitore di materiale elettronico *normale* sicuramente troverete dei prezzi più a buon mercato.
Resta il fatto che non riuscirete probabilmente a recuperare presso di questi i materiali specifici per le valvole, il cavo di rame argentato isolato in teflon, lo stagno all'argento, i condensatori carta ed olio ed altri materiali specifici che qui troverete certamente...e pagherete caro!!!

Perciò:

Sicuramente la qualità del materiale offerta da questi ultimi è superiore, ma per i nostri scopi *sperimentali* basta qualche cosa di meno.

Quasi tutti i fornitori riportati sotto hanno od hanno in preparazione dei cataloghi della loro componentistica, di solito a pagamento... Alcuni cataloghi sono anche accessibili su internet.

Audio Note Italia P.zza V. Emanuele II, 8 20014 Nerviano (MI) tel. 0331/415430
Audiokit P.zza Don Luigi Sturzo, 32/33 04011 Aprilia (LT) tel. 06/92708310 Sito WWW E-mail: audiokit@grisnet.it
Digitex Via O. da Pordenone, 17/19 50127 Firenze tel. 055/351291 Sito WWW E-mail: digitex@mclink.it
Elettronica Novarria Via Orti, 2 20122 Milano tel. 02/55182640
Megahertz P.zza Eritrea, 3 80122 Napoli tel. 081/7613583 E-mail: mhertz@tin.it
RA di Roberto Allera Via S. Bernardino, 4 10141 Torino tel. 011/3822813
Selection Components Via G. de Leva 9 00179 Roma tel. 06/7840118
Selected Audio Components Via Busoni 12 20137 Milano tel. 02/55180995

© Copyright 1998 Giorgio Pozzoli

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