Consulenza HiFi - Lettere alla Redazione di TNT-Audio

Settimana 7/6/2025 - 14/6/2025

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  1. Pink Floyd registrati bene
  2. Diffusori da scaffale nuovi
  3. Primo impianto per vinile
  4. T-Amp ancora dopo 20 anni?
  5. Il falso mito della Cina capitalista e gli occhi strabici dell’Occidente
  6. Copland + ZeroZone
  7. Elac + Audiolab
  8. Suggerimenti per recensione
  9. Re: Ronzio ineliminabile - Pro-ject, il Debut Carbon Esprit Sb
  10. Ho visto anche degli audiofili felici

Pink Floyd registrati bene
Ciao Lucio,
è da un po’ che non ci sentiamo. Ti scrivo, dopo un bel po’ di tempo, come ho fatto altre volte in passato, per parlare di musica e non di hi-fi. Francamente, non avrei mai immaginato di parlarti dei Pink Floyd. Avrei voluto commentare con te la dipartita del mio amatissimo David Thomas, ma in quei giorni ero all’estero per lavoro ed ho avuto la triste notizia, in differita, proprio da te, sul sito di TNT Audio (GRAZIE tra l’altro, meno male esiste TNT e Lucio Cadeddu!). Credimi che per me è stata una vera perdita. Adoravo quest’uomo! Improponibile fisicamente, almeno per gli stereotipi del frontman rock a cui siamo abituati e neppure troppo simpatico: ho avuto la (s)fortuna di “averci a che fare”, seppur indirettamente, in una serata in cui lui suonava nel locale dove io mettevo i dischi, tanti anni fa e...non era esattamente un simpaticone! :-) Era e resterà, comunque, un genio e l’ho amato, tanto.
Ma io ti sto scrivendo, come da titolo, riguardo ai Pink Floyd. Pur non essendo il mio pane quotidiano, a me i Pink Floyd, fino ad Animals, sono sempre piaciuti. Resta il fatto, che non ho mai capito (e credo che tu sia d’accordo), come potessero essere un “riferimento” per tantissimi appassionati, anche in campo hi-fi. Io non ricordo un solo loro disco registrato decentemente. Poi, però, oggi ho ricevuto la “graditissima” visita di un mio giovanissimo vicino di casa, che mi ha chiesto di poter lavare alcuni vinili con la mia macchina lavadischi autocostruita. Si era portato dietro anche la copia in vinile di “Live At Pompei”, nuova edizione rimasterizzata, che gli avevano regalato. “Posso ascoltarlo nel tuo impianto?”, mi chiede, “perché a me sembra che sia registrato benissimo, ma vorrei esserne sicuro”. Io, perfidamente, taccio e mi pregusto il fallimento e con la scusa che devo prima lavare i suoi LP, metto su un po’ di roba “ammazzaregistrazionideipinkfloyd”. Arriva il turno dei PF...suona da Dio! Questo disco suona bene! Fatte le doverose tare, riguardo al fatto che è un disco live, rock, dei primi anni 70, che la base è quella che è, suona in maniera inaspettata. E’ dinamico, pulito, piani sonori ben definiti, basso di Waters che … risulta intelliggibile (mai sentite le vere note di Waters! :-)))) ), ha perfino una parvenza di scena acustica credibile. Insomma, abituati come siamo, a disastri immani in fatto di rimasterizzazioni, credo che questo sia un disco da ascoltare. Bravo a chi lo ha rimasterizzato! Sul serio!
Mi sembrava doveroso e giusto comunicarlo.
Un caro saluto,
Carlo - E-mail: carlo.bergamini.mail (at) gmail.com

LC
Caro Carlo,
grazie per il feedback su questa rimasterizzazione del “Live at Pompei”. Credo che uno de nostri redattori avesse in animo di recensire alcune recenti rimasterizzazioni dei dischi dei PF. Come ormai è noto, la cosa desta in me un interesse prossimo allo zero: ho i vinili originali, se proprio mi venisse voglia, potrei riascoltare quelli :-)
Per ora questa voglia è rimasta sopita. Credo che l'ultima volta che ho ascoltato Animals (bello, per carità) risalga a più di 20 anni fa. Forse The Wall l'ho ascoltato l'ultima volta 10 anni fa. Vorrei avere il tempo per ascoltare (bene!) tutti i dischi nuovi che escono a getto continuo e che mi piacciono, purtroppo - come si dice - sooo many things, soooo little time! Tuttavia, sono felice per i fan dei Pink Floyd, una buona rimasterizzazione è sempre un'ottima notizia, magari gli ingegneri del suono stanno iniziando a capire come farle!
Grazie per il feedback,
Lucio Cadeddu

Diffusori da scaffale nuovi
Buongiorno. Il mio impianto è composto da: coppia di finali Zero Zone, pre-dac Nuprime dac 10, lettore cd tuttofare OPPO BD203, diffusori Cabasse Pacific 3. Purtroppo devo ridurre gli ingombri e spostare l'impianto, quindi i diffusori dovranno essere sostituiti con qualcosa di più "piccolo". Il budget è di € 4.000,00 da spendere anche nell'usato. Chiedo quindi un consiglio per dei nuovi diffusori da scaffale. Ascolto quasi esclusivamente musica classica, ho necessità di massima trasparenza e pochissima ruffianeria.
P.S.: i finali Zero Zone hanno sostituito una coppia di REF 18, ad ascolto "distratto" non emergono differenze palpabili, ad ascolto in posizione audiofila (con i due finali switchati ed il medesimo pezzo ascoltato su entrambi) gli ZZ impattano in basso in modo più violento, nel medio e sulle voci sono simili, nell'alto sono un pochino più taglienti. A volumi molto alti (110dB e oltre a 4 metri) gli ZZ tendono a perdere di analiticità rispetto ai REF 18.
Cordiali saluti,
Alessio - E-mail: alecaria1974 (at) gmail.com

LC
Caro Alessio,
grazie per il feedback sugli ZeroZone a confronto coi REF18. Mi sembra strano che tu abbia percepito una perdita di analiticità ad alti volumi, perché io non l'ho sentita. Per quanto riguarda la sostituzione dei diffusori valuta bene se sia strettamente necessaria. Le tue Cabasse da pavimento sono grandi, ma non gigantesche e, per esperienza personale, ti posso dire che diffusori grandi possono convivere in ambienti di piccole dimensioni, se acusticamente adatti. Prima di sostituirli, prova a metterli nel nuovo ambiente e vediamo. Tieni conto che il loro ingombro in pianta (29x59 cm) non è troppo diverso da quello di una coppia di bookshelf posizionati su stand adeguati, perciò il risparmio di spazio potrebbe non essere realizzabile. Certo, se il posizionamento a pavimento non è possibile e devi ripiegare su una parete attrezzata o una mensola, il discorso cambia radicalmente. In tal caso il bookshelf è obbligatorio. Hai valutato qualche bookshelf della stessa Cabasse? Così non ti allontani troppo dal suono cui sei abituato. Ad esempio, valuta il modello Murano, dei raffinati bookshelf esattamente rientranti nel budget che ti sei imposto. Dovrebbero darti esattamente il suono che stai cercando e, magari, sul medio-alto potrebbero andar meglio anche delle tue Pacific 3.
Spero di esserti stato utile, tienimi aggiornato!
Lucio Cadeddu

Primo impianto per vinile
Ciao Lucio, facciamo due passi, ti va? Perché dovremmo passeggiare per discorrere? Dipende da me, confesso, e quindi è il caso di non menare troppo il cane per l’aia e venire al dunque. Una breve premessa però devo farla. Mi chiamo Marco e ho quasi 65 anni. A metà degli anni settanta il mio migliore amico aveva un impianto di cui ricordo solo il Thorens. Noi non potevamo permettercelo, infatti avevamo un Lesa che serviva tutta la numerosa famiglia. Ma dopo Ummagumma e Tubolar Bells da Daniele non poteva soddisfare me. Così ho cominciato a comprare dei dischi che una volta a casa sigillavo. Li avrei ascoltati presto, mi dicevo. Sbagliato. Il primo giradischi decente l’ho comprato l’anno scorso, un Teac 280bt usato a 200 euro. L’ampli è un Kenwood per ht preso in un mercatino a 25 euro, le casse JVC me le ha regalate un’amica. Insomma, i miei 100 e passa LP ora sono sul piatto.
Soddisfatto? Per niente, ovvio. Altrimenti perché disturberei te? Vorrei con calma cambiare tutto a cominciare dalla sorgente perché fortunatamente ho inoculato il virus della buona musica a mia figlia e per lei, più smart di me, il Teac per iniziare andrebbe benissimo visto che ha cuffia e casse bt e vive insieme a altri 5 studenti fuori sede. La sorgente, dicevo. Io mi innamoro delle filosofie e so che non dovrei, ma così è. Se potessi il mio piatto sarebbe un Linn LP12, ma è fuori discussione. Così sono orientato a un Thorens (160, 160 mkII, 160 super, vediamo che trovo, ma il mio budget qui si ferma al max a 600 euro). E veniamo al resto. Che sia un romantico con la testa piena di fanfaluche e valvole l’ho già detto? Ma hai mai ascoltato un valvolare? No, ma mi intriga la visione. Ho, come te dei trascorsi matematici (geometria differenziale e topologia al Castelnuovo di Roma) e anche se poi sono finito a fare lo scrittore ho letto delle armoniche pari, di quelle dispari eccetera ma di fatto mi affascina l’imperfezione, il calore e la timbrica naturale. Che poi magari è solo nella mia testa bacata. Detto questo, qualsiasi valvolare è fuori dalla mia portata, così ho fatto ricerche su accoppiate ampli/diffusori che abbiano quel tipo di colore musicale. Partiamo dai diffusori. Ho più o meno lo spazio e ho visto che le torri Tannoy Revolution r3 e le Indiana Line Tesi 561 nell’usato rientrano nel mio budget (diciamo max 600 euro). L’amplificazione è la nota dolente. Ho visto un po’ in giro, fatto qualche considerazione probabilmente sballata e il seguente elenco è il risultato di questa ricerca. Mi piacerebbe conoscere il tuo parere, soprattutto sulla sinergia ampli/diffusori.

O magari Nad o Rotel? Non so. Temo che i due passi siano diventati una maratona. Perdonami anche una certa confusione.
Marco - E-mail: marcovalente1960 (at) gmail.com

LC
Caro Marco,
questa tua mi ha colpito, oltre che per lo stile (sei uno scrittore, e si vede) per via di questo aspetto romantico dei dischi acquistati e tenuti chiusi in attesa di tempi migliori! Io non l'avrei mai fatto, perché a mio parere non si possono fare mai programmi a lunga scadenza, il destino ci mette sempre i bastoni tra le ruote. Comunque sia, ormai ci siamo orientati verso il grande passo e quindi questi vinili stanno per vedere la luce del sole per la prima volta dopo qualche decennio. Intuisco una certa vena nostalgica nella scelta di alcuni componenti e non vorrei bloccarla. Un vecchio Thorens, messo bene, lo trovi per cifre anche inferiori ai 600€ preventivati, ovviamente andrà curata la regolazione del controtelaio e la dimatura della testina. Quest'ultima dovrà però essere nuova e recente, da scegliere nei cataloghi di Grado, Ortofon e Goldring. Mi sentirei più tranquillo se ti mettessi in casa un Rega nuovo, già dotato di testina, regolato e pronto per suonare, ma non voglio forzarti. Visto che ami Linn, non disdegnare un bel Linn Axis usato (o anche un Basik!), al posto dei Thorens. Condivide il perno del Sondek ed è robusto, facile da regolare e molto, molto ben suonante.
Per i diffusori, bene i due modelli che hai indicato, ma le alternative sono infinite, anche nel nuovo. Valuta anche qualcosa di nuovo nello stesso catalogo Indiana Line, magari delle Diva 5, risparmiando un po' sul giradischi. Infine l'amplificatore. Capisco il fascino delle valvole, ma l'usato è un azzardo e i valvolari economici secondo me non suonano come la controparte a stato solido. Tra gli amplificatori che hai elencato, tanti potrebbero essere delle ottime soluzioni, in particolare il Musical Fidelity e l'accoppiata Linn. Io aggiungerei al lotto dei papabili un Naim Nait delle serie precedenti, dotato di ingresso phono. Ad esempio un Nait 3 si trova abbondantemente sotto i 500€. In alternativa un bel Rega Brio o un
Rega Io nuovo.
Spero di esserti stato utile,
Lucio Cadeddu

T-Amp ancora dopo 20 anni?
Un saluto e doverosi ringraziamenti per la professionalità con cui viene gestito il sito. Il titolo non vuole essere provocatorio ma vorrei un confronto se nel frattempo mi sono perso qualcosa. Negli anni ho ascoltato vari amplificatori classe D; ho assemblato negli anni d'oro della classe T due schede della 41Hz con il TA2022 che ancora ascolto tuttora e una scheda scheda con il TA 2020. Nel frattempo ho comprato l'ampli della Nuprime ST10 e un denon PM720. I vari ampli sono stati ascoltati con dei diffusori Focal 706V, con Q Acoustic 2020, Magnat 202, Ascolto piacevole e nel caso del Nuprime dinamica e potenza eccellenti.
Poi ho fatto un Up Grade dei diffusori con l'acquisto delle Pontos 6 della Quality Acoustic. Bel suono molto equilibrato su tutta la gamma. Qualche anno fa presi un Tamp gen 2 della Sonic Impact per il gusto di avere un reperto storico dell'elettronica. Ebbene ho provato il Tamp con le Pontos 6 ed è stato davvero emozionante ascoltare il suono prodotto da questo minuscolo ampli. Anche con la sua potenza limitata per un ascolto casalingo è più che sufficiente, ma la magia che emana ripaga ampiamente.
La domanda sorge spontanea. è possibile che ancora oggi non si riesce ad eguagliare la musicalità e la magia del TA2024 o mi sono perso qualcosa? Tanto da pensare di lasciarlo in pianta stabile in accoppiata con le Ponto 6.
Anonimo - E-mail: dmarrandino (at) libero.it

LC
Caro lettore,
il chipset TA2024 aveva, in effetti, qualcosa di magico e, se ben implementato, poteva suonare veramente molto, molto bene. Per mia esperienza, la migliore implementazione mai realizzata, almeno tra quelle che ho avuto modo di ascoltare, è il Trends Audio TA10 e successivi. La differenza con il T-Amp normale era evidentissima. Gli altri Classe D che si sono succeduti, però, secondo me hanno spostato l'asticella ancora più in alto, e trovo strano che il Nuprime ST10 non si faccia beffe, nel tuo impianto, del vecchio TA2024. Non sarà che il fattore nostalgia ti stia giocando brutti scherzi? Come hai eseguito i confronti? Ti consiglierei di ascoltare col T-Amp per qualche tempo, e poi di ricollegare il NuPrime: stesso momento, stessi brani. Secondo me non c'è proprio partita. Poi, può anche essere che un suono meno d'impatto, meno dinamico, più leggero in basso a te possa piacere di più o si sposi meglio coi tuoi diffusori e col tuo ambiente, non mi sentirei di escluderlo. Certo, vedere un suono di qualità così elevata emanare da uno scatolotto minuscolo ha pur sempre il suo dannato effetto sorpresa, ma i passi avanti in questo genere di amplificatori compatti sono stati fatti e, ad esempio, un
Fosi V3 suona meglio della stragrande maggioranza di piccoli ampli in Classe D, presenti e passati. Ti consiglierei di ascoltarlo.
Comunque sia, questa tua mi ha fatto venire in mente che a casa dovrei avere ancora un T-Amp GEN 2 come il tuo, lo cerco e magari faccio una prova a confronto col V3. Di sicuro ho ancora il primo T-Amp che provai e anche uno ancora inscatolato e sigillato.
Spero di esserti stato utile,
Lucio Cadeddu

Il falso mito della Cina capitalista e gli occhi strabici dell’Occidente
Lucio,
Magari l'hai già letto, ad ogni modo: vengono da questa "saggezza" gli ZeroZone e affini?
infosannio.com/2025/05/30/il-falso-mito-della-cina-capitalista-e-gli-occhi-strabici-delloccidente/.
Saluti.
Mauro - E-mail: pontesp (at) libero.it

LC
Caro Mauro,
grazie per la segnalazione, che a grandi linee riprende il mio pensiero sul Made in China moderno, pensiero che più volte ho esposto su questa rubrica, in risposta agli appassionati che chiedevano di poter acquistare prodotti non cinesi. Avere una visione e un pensiero unici su un colosso da oltre un miliardo di persone è impossibile, ma ovviamente noi per convincerci di aver capito tutto, ci proviamo sempre. Esistono prodotti cinesi eccellenti, molto buoni, accettabili e scadenti. Ed è normale che sia così. Di fatto la Cina ha le risorse e il know-how per mettere in ginocchio tutta l'industria occidentale. Per capirci, pur nel silenzio dei media occidentali, la Cina già nel 2021, con la missione Tianwen-1, ha fatto atterrare e lavorare su Marte il rover Zhurong (qui alcuni video girati dal rover). Il rover, tra l'altro, ha avuto vita operativa più lunga di quella prevista dai progettisti. La missione Tianwen-3, prevista nel 2028, si propone di prelevare campioni di suolo marziano e portarli sulla Terra. Se avrà successo, sarà la prima nazione al mondo a vantare questo primato. Il caccia Chengdu J-20, con tecnologia stealth di quinta generazione, è considerato uno dei più avanzati aerei da combattimento esistenti. E che dire della supremazia ormai raggiunta nel campo delle automobili elettriche? BYD ha dominato il mercato globale dei veicoli elettrici nel 2024. Le sue consegne combinate di BEV e PHEV hanno raggiunto oltre 3,84 milioni di unità, in crescita del 33,6% su base annua. Ciò significa che ha una quota di mercato del 22,2%, più del doppio di Tesla, per capirci. Per quanto riguarda l'audio, posto che la maggior parte dei marchi occidentali ormai produce in Cina, esistono tante realtà emergenti che si stanno conquistando un posto nelle preferenze degli appassionati, come Fosi Audio, ad esempio, presente tra l'altro all'ultimo Monaco HighEnd, segno che fanno sul serio. Certo, non è tutto buono, ma quanti marchi storici occidentali possono vantarsi di aver azzeccato sempre tutti i prodotti? La storia dell'HiFi è zeppa di marchi e apparecchi che hanno avuto grossi problemi di affidabilità e assistenza, per esempio, e persino prodotti molto costosi non sono sfuggiti a questo destino.
In definitiva, inviterei a tenere un approccio più elastico perché, volenti o nolenti, col Made in China ci avremo sempre più a che fare.
Grazie per il prezioso spunto di riflessione,
Lucio Cadeddu

Copland + ZeroZone
Ciao, Lucio,
spero di non disturbarti, non ci conosciamo se non per una mia lettera a TNT di un secolo fa...volevo solo darti un feedback veloce: tempo fa, quasi per gioco, ho preso i finali Zerozone con il loro pre, usati ma perfetti. Presi per l'impianto del mio ufficio (Wharfedale Linton + Wiim ultra, Clearaudio Concept con Ortofon Bronze). Ottimi, perfetti, contentissimo ma...il tarlo che il pre facesse da tappo pian piano mi ha convinto a fare una di quelle cose "senza senso" che spesso gli appassionati fanno: ho preso un Copland CTA 301 MK2 e che dire, meno male che ogni tanto si fanno cose - appunto - senza senso. Una volta sistemato il guadagno dal Wiim (Copland guadagna troppo per gestire i finali..) sembra davvero di sentire degli altri apparecchi. Con il loro pre mostrano davvero solo in parte quello che possono fare, che è molto, molto di più.
Questo solo come feedback della tua - peraltro ottima -
recensione di questi finali.
Scusa la prolissità, ciao!
Gianni - E-mail: gianniserra (at) inwind.it

[Sala d'ascolto]

LC
Caro Gianni,
non mi è chiaro cosa intenda con “il loro pre”: ZeroZone fa tanti pre diversi, io ne ho recensito uno passivo, il modello N-10, che è onesto e ben suonante ma certamente non all'altezza delle possibilità di questi splendidi finali. Sono felice di sentire che il pre Copland abbia reso loro giustizia, se lo meritano. Certo, il senso economico dell'operazione non c'è, visto il costo bassissimo dei finali, ma mettiamola così: con l'equivalente di una coppia pre + finale economico o di un buon integrato ti sei messo in casa una coppia pre + 2 finali mono di altissimo livello. Continuo a pensare che l'accoppiata sensata sia quella con il pre passivo Tisbury, ma dal punto di vista delle prestazioni pure un pre migliore farà esprimere gli ZeroZone al meglio.
Meriterebbero di essere provati nell'impianto principale, che dici?
Grazie per il feedback,
Lucio Cadeddu

Elac + Audiolab
Buonasera direttore, le chiedo gentilmente un suo parere nel migliorare il mio ascolto con le Elac DBR 62, con un amplificatore in classe AB (come Audiolab 6000 A). Ottengo più prestazioni con Elac DBR 62? Le dico questo perché un mio amico dice che hanno una buon connubio Elac con Audiolab.
La ringrazio per la sua attenzione e gentilezza.
Cordiali saluti,
Raffaele - E-mail RISERVATO

LC
Caro Raffaello,
il tuo amico possiede un amplificatore Audiolab come quello citato? Se sì, chiedigli di fare la prova a confronto con il tuo Fosi V3. Io non ho mai fatto un confronto diretto tra questi due amplificatori, tanto meno coi tuoi diffusori, ma conosco bene il livello di performance del V3 e ti dico che dubito molto che l'Audiolab possa suonare nettamente meglio. Magari avrà un'impostazione diversa, che potrebbe piacerti di più, ma qui entriamo nel campo dei gusti personali e non si possono avanzare ipotesi. Quindi: se puoi effettuare la prova diretta, fallo pure, altrimenti desisti, perché le differenze potrebbero essere molto, molto piccole. Per inciso: il tuo amico ha ascoltato bene il Fosi V3 o siccome è cinese deve suonare per forza peggio dell'Audiolab? Lo sa il tuo amico che gli Audiolab sono costruiti in Cina, sì? E che il brand appartiene allo IAG Group Ltd. di Hong Kong?
Ciò premesso, sono sempre cauto quando si parla di abbinamenti assoluti tra marchi, anche perché - nel caso specifico citato - non tutte le Elac suonano allo stesso modo, tutt'altro. Basta leggere le recensioni delle diverse serie di diffusori che abbiamo provato di questo marchio per capire che esistono differenze importanti. Quindi, se già due diffusori della stessa serie, prodotti in momenti diversi (es. Debut 1.0 e Debut 2.0) sono così diversi, per quale strampalata ragione gli amplificatori Audiolab dovrebbero SEMPRE sposarsi bene con i diffusori Elac? E non è neppure detto che tutti gli amplificatori Audiolab suonino allo stesso modo, con la stessa impostazione. A volte sì, e a volte no. La regola del formaggio con le pere che tanti audiofili adorano applicare negli abbinamenti tra marchi diversi è, pertanto, una grossa sciocchezza. Credetemi, io la capisco questa voglia di certezze assolute, ma in HiFi di certo non esiste niente, tranne quest'ultima affermazione ;-)
Spero di esserti stato utile,
Lucio Cadeddu

Suggerimenti per recensione
Direttore, ecco alcune idee curiose che forse conosci già:

Buon lavoro,
Francesco - E-mail: francesco.fabiano (at) libero.it

LC
Caro Francesco,
grazie come al solito per le preziose segnalazioni! Parto dall'ultima: ho parlato di queste cuffie a conduzione cartilaginea nell'editoriale di marzo scorso ma la mia richiesta di sample al distributore italiano non ha prodotto alcun effetto. La cosa non mi sorprende, sono pochi i distributori coraggiosi che sottopongono i prodotti in prova senza poter contare su risultato positivo certo ;-)
Il CoolGeek CD player è molto bello, ho capito che va collegato in remoto a un dispositivo tipo diffusori attivi Bluetooth oppure via minijack RCA a un amplificatore esterno. Peccato che non abbiano pensato a un altoparlante integrato, tipo NXT, per preservare l'estetica. Il costo è interessante, solo 130$ ora su Kickstarter. Molto belli anche i prodotti IKEA Symfonisk, in particolare i quadri sonori da appendere. Peccato per il cavo d'alimentazione a vista, dovrebbero pensare a una soluzione con batterie ricaricabili. Con la tecnologia di Sonos a supportare il progetto, credo possano anche suonare bene. Ancora più interessante il Samsung Music Frame che ha sia l'estetica personalizzabile che un sistema di adeguamento all'acustica ambientale, lo SpaceFit Sound Pro: il sistema analizza le condizioni dell'ambiente per adattare il suono. Direi che questi prodotti sono indubbiamente il futuro dell'audio consumer: realizzano il sogno di molti, ovvero quello di occultare del tutto gli odiosi diffusori. Non solo, ma si connettono senza cavi (ancora più odiosi) a servizi di streaming o a qualunque dispositivo domestico e ottimizzano il suono all'ambiente. Dopo aver eliminato la connessione all'alimentazione (possibile, come detto, utilizzando delle buone batterie ricaricabili) il sogno sarebbe completo. Certo, sono attaccati al muro (o poggiati su ripiani), quindi la nostra “profondità della scena acustica” potrebbe non essere ottimale, ma il DSP ormai fa miracoli anche in questo senso. I nostri catafalchi sonori hanno le ore contate, almeno fino a certi livelli di spesa.
Grazie per il prezioso feedback,
Lucio Cadeddu

Re: Ronzio ineliminabile - Pro-ject, il Debut Carbon Esprit Sb
Salve,
Diciamo che ovviamente i suoi
consigli erano come sempre esatti. Ho raggiunto un compromesso accettabile (in corso di verifica e sperimentazione) collegando un cavo attorcigliato ad una vite di uno sportellino metallico sotto il motore che scarica sulla massa del giradischi stesso, per questioni di lunghezza del cavo e perché collegato alla massa del Black Cube mi sembrava quasi più forte il ronzio, che c’è sempre ad intermittenza ma è ormai a volte quasi impercettibile.
Continuo con le prove (e le darò il risultato definitivo) anche se visto il livello basso del giradischi prima o poi me ne libererò!
Grazie mille intanto.
Con affetto.
P.S. Forse per le prove sconsiderate mi si è messo a vibrare il mid sinistro delle Linea PF, ma l’ing. Prato ha già messo in moto la macchina dei soccorsi. Un mito, davvero super assistenza!
Pietro - E-mail: pijero (at) tiscali.it

LC
Caro Pietro,
fa piacere sapere che alla fine sia riuscito a sistemare le cose. Purtroppo i ronzii con l'analogico sono sempre in agguato, per l'architettura del sistema in sè e per i bassissimi livelli dei segnali in transito tra testina e pre fono/amplificatore. Dubito che la vibrazione del midrange delle Linea PF sia dovuto a questi esperimenti, magari semplicemente doveva accadere. Confermo che l'Ing. Giuseppe Prato è persona di rara disponibilità e gentilezza. Non spendo parole inutili sulla sua competenza, tanto è universale in tema di diffusori.
Grazie per il feedback,
Lucio Cadeddu

Ho visto anche degli audiofili felici
Buongiorno Direttore,
Come da Lei suggerito la aggiorno sul problema del ground loop che avevo sottoposto (
Vol. 1114). Dopo vari tentativi ho provato a mettere il filo della terra del mio giradischi al GND dell'amplificatore e non a quello del pre phono e il ronzio non c'è più! Ovviamente ho riprovato a mettere i collegamenti come erano prima e il problema si ripresentava. Credo di lasciare le cose così come sono senza far andare in assistenza nulla e, magari, un giorno semplificare il mio impianto con un buon all-in-one anche se trovare uno con un pre phono interno di buon livello la vedo dura.
Grazie per tutto,
Francesco - E-mail: stelluto.francesco (at) gmail.com

LC
Caro Francesco,
sono felice di sapere che hai risolto. Sì, probabilmente si crea un ground loop tra pre fono e ampli integrato. Però non capisco perché questo ronzio sia apparso da un momento all'altro. Mi scrivesti che prima non si verificava. Comunque, se così il ronzio è sparito, lascia tutto com'è. Per quanto riguarda gli all-in-one, il mercato sta offrendo sempre più spesso soluzioni di livello elevato. Mi vengono in mente alcuni componenti Cambridge, Cocktail Audio, Audiolab, Primare, la serie Majik DSM di Linn o il GoldNote IS1000 mkII. Sono amplificatori che oltre all'ingresso phono, funzionano anche da streamer e DAC. Facci un pensierino!
Ti ringrazio per l'utilissimo feedback!
Lucio Cadeddu

Suggerimento musicale della settimana

Dopo 9 anni torna il rock degli Skunk Anansie con l'album The Painful Truth: innovativo, provocatorio e sanguigno, graffiante come la voce della cantante Skin. Questa è An Artist Is An Artist.

Archivio! Due nostri lettori - che non finiremo mai di ringraziare - si sono fatti carico di recuperare buona parte dei nostri suggerimenti musicali della settimana e ne hanno realizzato una “TNT-Audio Suggestion” su Spotify e su Tidal

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