Consulenza HiFi - Lettere alla Redazione di TNT-Audio

Settimana 27/6/2026 - 4/7/2026

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  1. Consigli impianto per musica classica
  2. Consiglio per preamplificatore linea
  3. DAC upgrade o salviamo l'Arcam (e il portafoglio)?
  4. Problemi col digitale
  5. Scelta tecnica diffusori per stanza voltata
  6. Rimagnetizzazione altoparlanti
  7. Aggiornamento
  8. Della durata di “Blue Moods”
  9. Ritorno all'analogico
  10. Ho visto anche degli audiofili felici

Consigli impianto per musica classica
Buongiorno Direttore.
Vorrei per favore un consiglio su amplificatore, casse (diffusori passivi) e lettore cd e cavi per ascolto musica classica (in particolare pianoforte). Ascolto sia CD di musica classica sia tramite Apple Music (Apple Musica Classica) quindi dovrei forse prendere un amplificatore con Air Play 2 nativo. Non vorrei spendere più di 1.000 euro in totale. Per i diffusori, vorrei prendere i DALI KUPID in quanto adatti per la musica classica. Se non sbaglio, per la musica classica, è meglio non avere bassi potenti ma piuttosto alti nitidi e cristallini. Per l'amplificatore sarei indeciso tra diversi modelli tra cui ARCAM A5+, ROTEL A11 Tribute Ken ishiwata e ROTEL A11MKII. L'ambiente di ascolto è una stanza - studio non grande.
Grazie mille.
Buona serata.
Patrick - E-mail: patricksavoldelli (at) virgilio.it

LC
Caro Patrick,
non credo che esista un impianto o un diffusore progettato e pensato espressamente per la musica classica. I progettisti cercano di realizzare componenti che riescano a suonare bene tutti i generi musicali, come è logico che sia. La musica classica, peraltro, non ha esigenze diverse dagli altri generi musicali: serve la timbrica corretta, ma anche la dinamica, per gestire bene i fortissimo, serve l'immagine tridimensionale, per costruire un palcoscenico virtuale credibile (incisione permettendo) e...servono anche i bassi. Senza scomodare timpani, percussioni o l'organo a canne, che richiedono sia estensione in basso che tenuta in potenza, anche solo il pianoforte che tu prediligi richiede una risposta in basso potente ed estesa. Per capirci meglio, la frequenza fondamentale più bassa su un pianoforte a coda standard (Gran Coda o Concerto Grand) è esattamente 27,5 Hz, niente che un piccolo diffusore riesca a riprodurre senza una pesantissima attenuazione. Alcuni "Gran Coda" premium hanno tasti di basso extra e possono raggiungere frequenze ancora più basse, ad esempio il Bösendorfer Imperial (97 tasti) scende a 16,35 Hz e lo Stuart & Sons (102 tasti) scende a 14,56 Hz. Quindi no, non serve un diffusore con pochi bassi per la musica classica!
Non conosco il modello Kupid di Dali, ma esistono tanti bookshelf che possono essere un'ottima scelta. Viste le tue esigenze, dedicherei circa 500€ a dei diffusori attivi che siano in grado di soddisfare tutte le tue esigenze. Ad esempio, una buona scelta potrebbero essere i Triangle Aio Twin: hanno ingresso linea (commutabile anche su phono, in caso decidessi di usare un giradischi) al quale collegare il lettore CD, e poi tutta la connettività wireless che ti serve, sia via Bluetooth che come streaming dalla rete: Deezer, Spotify, Qobuz e Tidal, e accesso illimitato a tutte le radio internet globali tramite TuneIn. Sono naturalmente compatibili con AirPlay e Spotify Connect, e si può gestire tutto da app proprietaria Triangle AIO disponibile per iOS e Android. Costando meno di 700€, con la cifra restante ci puoi abbinare un lettore CD che potrebbe essere o un Cambridge Audio AXC35, un NAD C538, o un qualunque modello entry-level di Denon e Yamaha. Tieni conto che i diffusori hanno anche l'ingresso digitale ottico, quindi volendo potresti anche prendere un lettore CD ancora meno costoso e utilizzarlo solo come meccanica di lettura, delegando la conversione al DAC interno ai diffusori.
È una soluzione semplice, di ingombri ridotti e di qualità sicura. In alternativa, un amplificatore come il Wiim Amp (compatibile con Apple Play) abbinato a uno dei lettori citati sopra e, come diffusori, degli
Indiana Line Tesi 2 o Elac Debut REF 6.2.
Gli amplificatori che hai indicato tu sono o inadatti o fuori budget: l'Arcam costa 800€ (e il tuo budget totale รจ 1000!!!) mentre i due Rotel sono privi di compatibilità con servizi come Apple Music, in più sono anch'essi sostanzialmente fuori budget.
Spero di esserti stato utile, tienimi aggiornato!
Lucio Cadeddu

Consiglio per preamplificatore linea
Caro Lucio,
ti scrivo nuovamente a distanza di anni per avere un tuo autorevole parere sull'evoluzione finale del mio sistema stereo, che oggi ha raggiunto un livello per me splendido ma necessita del suo definitivo "direttore d'orchestra" separato. La mia catena principale è così composta:

Il mio obiettivo è fare il salto di qualità definitivo separando la sezione pre da quella finale. Voglio inserire un preamplificatore di linea a telaio singolo (ho forti vincoli di spazio nel rack) che piloti lo stadio finale del mio IPA-70B (sfruttando l'ingresso Direct/Main In dell'integrato). Cerco una macchina che non faccia minimamente da collo di bottiglia alla trasparenza del DAC e, soprattutto, alla meravigliosa fluidità e pastosità del fono Lector a valvole.
La mia scelta ideale sarebbe il Norma Audio REVO SC-2 LN, sia per totale coerenza estetica e timbrica con l'amplificazione attuale, sia per la sua nota velocità transitoria. Inoltre, questo pre possiede la modularità per ospitare una scheda opzionale a canali indipendenti (MCH6), che mi tornerebbe utile come passacavi attivo per collegare le uscite analogiche del lettore Cambridge per i rari ascolti di SACD musicali in multicanale sfruttando un vecchio Denon per i canali di contorno, senza però minimamente toccare o inficiare il percorso del segnale stereo principale.
Ti chiedo: secondo te il Norma SC-2 LN è la strada maestra per mantenere intatta la grana finissima e la presenza delle voci del mio fono a valvole, o vedi alternative superiori a singolo telaio (es. AM Audio o Parasound) capaci di questa trasparenza?
Un caro saluto e grazie per la tua totale indipendenza,
Stefano - E-mail: stab62 (at) libero.it

LC
Caro Stefano,
perché pensi che sia necessario un preamplificatore? Solo per l'espandibilità multicanale? Mi sembra un po' debole come motivazione. Quel che farei io è passare a un amplificatore di classe ancora superiore, magari sempre da scegliere nel catalogo Norma (l'IPA 140 ha ingressi configurabili direct proprio per il multicanale), oppure direttamente a una coppia pre+finale, della stessa azienda. Con la vendita del tuo integrato e aumentando un po' il budget dovresti di essere in grado di prendere il pre da te individuato e il finale 140, sempre di Norma. Usare solo la parte finale del tuo integrato sarebbe un grande spreco di risorse! Io proverei anche a sentire che dice l'azienda, secondo me potrebbero indirizzarti ancora meglio. Credo che il tuo DAC, ad esempio, possa essere esteso fino a diventare un preamplificatore con due extra ingressi linea, e a questo punto potresti tranquillamente fare a meno di questo tipo di componente. Tra l'altro, visto che hai spazio limitato nel rack, quest'ultima possibilità sarebbe ottimale. Non solo, ma meno giri fa il segnale e meglio è! Valuta queste tre opzioni direttamente con il costruttore e vediamo cosa ti propone.
Spero di esserti stato utile, tienimi aggiornato!
Lucio Cadeddu

DAC upgrade o salviamo l'Arcam (e il portafoglio)?
Caro Lucio,
torno a scriverti dopo un po' per sottoporti un dubbio empirico nato da una serie di sessioni d'ascolto comparative sul mio impianto principale, del quale sono estremamente soddisfatto, ma sai che noi audiofili a volte siamo fatti male. La catena in soggiorno è così composta:

La stanza ha un'acustica sana, non particolarmente riflettente, e ascolto prevalentemente a volumi medio-bassi generi che spaziano fra vari generi, fra cui negli ultimi anni si sono aggiunte anche sigle di cartoni animati e generi che io non ascoltavo ma che a quanto pare i figli gradiscono 😊
Nel tempo, grazie anche a Tidal, la mia sorgente principale è decisamente diventata il pc, sempre acceso e pronto e usando la tv come schermo, lasciando sempre meno spazio ai cd che negli ultimi anni acquisto più di rado. Il mio "1st world problem" è questo: a parità di brano, la riproduzione da CD (tramite il banale lettore Blu-ray collegato in coassiale) restituisce un suono decisamente migliore - più fluido, dinamico e con una gamma bassa più articolata - rispetto all'ascolto da PC tramite l'ingresso USB dell'Arcam, che suona decisamente più piatto e "asciutto".
A questo punto la mia diagnosi punta al chip di ricezione USB dell'Arcam o al segnale che esce dal pc. Prima di gettare la spugna e vendere l'Arcam (da cui forse potrei ricavare 200€, immagino) e imbarcarmi in un costoso upgrade verso un DAC più moderno nell'usato (stavo valutando il Naim DAC-V1 o un Cambridge Audio axn), ti chiedo se ha senso applicare la filosofia del massimo risultato con la minima spesa, visto che il suono che esce dalla catena nell'ascolto del CD non mi fa desiderare upgrade.
Ha senso inserire tra PC e DAC un'interfaccia di trasporto (DDC) economica ma moderna, come il Douk Audio U2 Pro, per bypassare completamente l'ingresso USB dell'Arcam ed entrare nell'ingresso coassiale che so già funzionare bene? Lo scatolotto cinese da 60€ può davvero livellare le prestazioni del PC a quelle del lettore CD isolando il rumore, o la caratura del Supernait e delle Totem merita comunque un cambio di marcia definitivo sul convertitore? Meglio risparmiare i soldi per un upgrade reale?
Da un lato mi sembra l'uovo di colombo (soprattutto dal punto di vista economico), dall'altro andrei a complicare ulteriormente la catena aggiungendo una scatola e un passaggio (Pc --> USB to Coax --> Arcam ).
Alternativamente potrei valutare altri DAC con simili ingressi che possano essere un reale upgrade all'Arcam, ma penso che comunque sia necessario muoversi almeno nella fascia di prezzo 500-1000 nell'usato per ottenere un upgrade significativo e non cosmetico.
Grazie infinite per i tuoi preziosi consigli e per lo spirito critico che mantieni sulla rivista che per fortuna vedo continua ad andare a gonfie vele nonostante gli anni che passano.
Un saluto,
Giordano - E-mail: giovaneskywalker (at) gmail.com

LC
Caro Giordano,
il problema secondo me è nel PC. È possibile che non stia utilizzando la configurazione migliore di driver e di player per la musica. Dubito che la conversione USB del tuo DAC Arcam possa essere così scadente, è un componente ben realizzato e recente. Non so che PC e che sistema operativo stia usando, ma qui su TNT-Audio trovi diversi consigli su come ottimizzare il tutto. Sotto Windows, ad esempio, abbiamo ben recensito il player Jplay, mentre su MacOS dovresti valutare Audirvana o JRiver Media Center o persino Daphile. Sotto Linux considererei l'immancabile distribuzione Audiophile Linux. Immagino i file di Tidal che ascolti siano già a buona risoluzione, hai fatto il confronto diretto con il corrispondente CD? Non userei scatolotti che prelevano il segnale USB e lo fanno diventare S/PDIF coassiale, è altamente improbabile che possano migliorare la situazione, anzi, secondo me possono solo peggiorarla, almeno in linea teorica. Nella migliore delle ipotesi non cambia niente. Qualora l'ottimizzazione del PC in funzione di sorgente audiophile non dovesse dare buon esito, risentiamoci per valutare un altro DAC, anche se temo che la cifra da mettere in conto sia più alta di quella che hai stimato.
Spero di esserti stato utile, tienimi aggiornato!
Lucio Cadeddu

Problemi col digitale
Buongiorno Lucio,
vorrei chiederti un parere. Un anno fa, un po' per curiosità, un po' per crearmi un'alternativa al Cocktail Audio x12 che cominciava ad avere problemi (telecomando con diversi tasti guasti, porta Ethernet non funzionante e difficoltà a trovare ricambi visto che la ditta ha chiuso) ho acquistato una Wiim ultra a cui inviare la musica rippata nel disco rigido del x12 tramite la app della Wiim. Le cose non sono andate come pensavo. Il resto dell'impianto è dac7 Gold Note, amplificatore Naim 5si, diffusori Parva FM4 Sonus Faber.
Sono rimasto sorpreso in positivo dalle radio che trasmettono in alta qualità (flac) e anche quelle che trasmettono in mp3 a 128 se la cavano più che bene; purtroppo invece la trasmissione da x12 a Wiim non rende molto. Se devo fare una classifica, usando il dac Gold Note in uscita dalla Wiim, il suono migliore è quello delle radio in flac, poi viene l'x12 collegato in coassiale al dac (file wav o flac), poi le radio mp3, poi l'x12 collegato via WiFi col suo dongle usb. La differenza fra prima e quarta posizione è ben avvertibile. Vorrei evitare abbonamenti e non capisco da cosa dipenda la scarsa qualità dell'ultimo tipo di collegamento. Eventualmente ho un vecchio Mac Mini che potrei convertire in server/Nas, ma qui cominciano i dubbi di fronte alla pletora di sistemi operativi e app per il controllo dei dispositivi. Mi potresti consigliare qualche software gratuito, o di basso costo, oppure qualche altro tipo di intervento?
Grazie come sempre per l'attenzione e la pazienza.
Un saluto,
Beppe - E-mail: bepi2 (at) libero.it

LC
Caro Beppe,
è altamente probabile che la connessione peggio suonante, quella tra X12 al DAC via wireless e dongle USB, attui una qualche forma di ricampionamento o addirittura di compressione dei dati trasmessi. Ove possibile, è sempre meglio evitare le connessioni senza fili e prediligere quelle cablate, sia in coassiale che in ottico che in USB diretto. Potresti certamente adattare il tuo Mac Mini all'audio, utilizzando Audirvana o JRiver Media Center, come indicato nella lettera sopra. Potresti anche trasformarlo in un vero e proprio player audiophile installando Daphile. Non solo, ma io proverei anche un'altra strada, quella della riparazione - presso qualche bravo tecnico - dell'X12, onde evitare di far fare al segnale tutti questi giri tortuosi attraverso componenti diversi. Un bravo tecnico dovrebbe essere in grado di metterci mano, tentar non nuoce.
Spero di esserti stato utile, tienimi aggiornato!
Lucio Cadeddu

Scelta tecnica diffusori per stanza voltata
Buongiorno Gent. Direttore,
apprezzo e seguo TNT-Audio da molto tempo!! Vorrei ora chiedere un consiglio per la valutazione di due nuovi diffusori, dai quali vorrei iniziare per allestire un nuovo impianto. Sto ristrutturando un salone rettangolare di circa 30 mq (4.5x7) che sarà arredato con divano, tavolo da pranzo, mobili vari, e che ospiterà il nuovo impianto hi-fi. Il soffitto è alto 3.5 m, ma voltato e composto a botte, con vele in corrispondenza delle finestre. Il che ho molta paura possa creare spiacevoli rimbombi. Viste le dimensioni della stanza, ho pensato a diffusori da pavimento a tre vie, che purtroppo dovrò posizionare poco distanti dalla parete posteriore. Oltre a tappeti e quadri, sto valutando anche l'installazione di alcuni pannelli fonoassorbenti e bass trap agli angoli, sperando di mitigare indesiderate risonanze.
Ascolto tutti i tipi di musica, dalla lirica al rock dal vivo, a volumi medio bassi, diciamo da “da condominio”. Cercando in giro dei diffusori da ascoltare sui 1500 euro, tra quelli più versatili ma con il massimo controllo dei bassi, ho notato diversi modelli recenti che utilizzano l'uscita bass reflex dalla parte inferiore. In base alle Sue esperienze di ascolto, pensa che valga la pena orientarsi a priori verso questo tipo di soluzione tecnica, per ottimizzare le basse frequenze, rispetto alla classica reflex frontale, più diffusa e spesso più economica?? Quali considerazioni e accorgimenti mi potete suggerire?? Magari sbaglio, ma i diffusori con uscita reflex posteriore li ho esclusi a priori.
Sbirciando tra le vostre recensioni, mi ha colpito quella delle Indiana Line Diva 6, che cercherò di provare da qualche rivenditore, magari confrontandole con le loro Utah 8, forse troppo spinte verso i bassi, ma che ho letto avere anche l'opzione di due tappi per chiudere le uscite reflex inferiori. Giusto per, in campagna dove posso alzare liberamente il volume, ho due Ciare H5.02 autocostruite in sospensione pneumatica, pilotate da un pre DIY Supply EZ Linestage (comprato assemblato dopo aver letto la vostra recensione nel lontano 2010 :-) ) insieme ad un vecchio finale Rotel 1552. Il loro suono non mi dispiace, per il costo sostenuto...
Ho cercato in rete anche dei diffusori a cassa chiusa come le vecchie Ciare, ma sono praticamente introvabili, se non a prezzi folli, almeno sul nuovo. Senza contare che, vista la bassa efficienza, dovrei prendere in considerazione anche un amplificatore piuttosto potente e più costoso. Per Vs guida, ecco una foto della stanza in via di svuotamento!
L'impianto stereo verrà posizionato sul lato corto, dove adesso c'è ancora la vecchia tv, con le casse ai lati. Il divano (punto principale di ascolto), all'incirca dov'è il vecchio letto singolo, magari più centrale e un po' avanzato.
Non vorrei che dopo aver ascoltato con piacere i diffusori in negozio, siano poi un disastro acustico in casa.
Ringraziando per l'attenzione, porgo i più cordiali saluti.
Alfredo - E-mail: alfrbel (at) gmail.com

[Sala d'ascolto]

LC
Caro Alfredo,
inizia a scegliere i diffusori per come suonano e non per come sono fatti. Il problema dei bassi non ha niente a che vedere con la tipologia di diffusore: sospensione pneumatica, labirinto, tromba, bass-reflex con uscite frontali, laterali, posteriori, inferiori e chi più ne ha più ne metta. Se metti un diffusore, QUALUNQUE DIFFUSORE, vicino a una parete o a un angolo, i bassi saranno enfatizzati, non ci sono santi. Per quanto riguarda lo sbocco reflex, il motivo principale per il quale tradizionalmente è situato posteriormente è per rendere meno udibile il rumore dell'aria che viene espulsa dal condotto. Quando lo mettono anteriore o sulla base del diffusore è perché vogliono che l'acquirente possa avvicinare il più possibile il diffusore alla parete, ben sapendo che quasi tutti sono obbligati a posizionare i diffusori in questo modo. Si tratta, comunque, di un falso problema, perché a un condotto reflex bastano pochi cm di spazio per funzionare correttamente. Per essere più precisi, basta una distanza pari al diametro dello sbocco reflex. Naturalmente, anche se sarà la milionesima volta che scrivo queste cose, non ti chiedo di crederci per fede. Prova a leggere
cosa scrivono i progettisti Dynaudio (che ne sanno più di me e di tutti i forumer/youtuber messi insieme) proprio su questa faccenda dello sbocco reflex. Leggi, studia e memorizza. Ed è un invito che estendo a tutti: leggetelo con attenzione, fatevelo tradurre dall'IA se avete problemi con l'inglese, stampatelo e incorniciatelo da qualche parte nella sala d'ascolto. È fisica, non opinioni.
Quindi, ripeto: scegli il diffusore che preferisci e amen. Anche questa fissazione per il numero di vie è sbagliata. Perché tre vie? A parità di costo un due vie suonerà meglio, perché ha altoparlanti di qualità più elevata (sono quattro e non sei!), perché il crossover è più semplice e perché il mobile richiede meno lavoro. Ovviamente, il discorso vale fino a una certa classe di costo: diffusori molto grandi e impegnativi hanno bisogno, anche se non sempre, di più vie, semplicemente perché usano woofer più grandi che si troverebbero a disagio a funzionare anche da midrange. Per il tuo budget di 1500€, però, anche un due vie andrà più che bene, anzi forse persino meglio, per i motivi di cui sopra. O un due vie e mezzo come l'eccellente Rega Aya recensito qualche settimana fa.
Per quanto riguarda infine la volta a botte del tuo nuovo ambiente io per ora non mi preoccuperei troppo. In ogni caso non è un problema che puoi risolvere a priori. Metti i diffusori e l'impianto nella nuova stanza e valuta i difetti, se presenti. Inutile pensare adesso a pannelli, tube traps o altro...e se invece l'impianto suonasse già bene così? E i trattamenti acustici fossero superflui, se non dannosi? Trovati i problemi si cercano le soluzioni, non viceversa. In ogni caso, ci fossero problemi di bassi incontrollabili, un bel DSP e passa la paura, anziché riempire un soggiorno di trappole per bassi e pannelli fonoassorbenti (che sui bassi non possono fare niente, tra l'altro). Capisco che sia un classico vezzo - e uso un termine gentile - degli audiofili quello di cercare soluzioni a problemi che non esistono, non si presentano e forse non si presenteranno mai ma, accidenti, usiamola un po' di logica ogni tanto!!! 😅
Spero di esserti stato utile, tienimi aggiornato!
Lucio Cadeddu

Rimagnetizzazione altoparlanti
Salve,
ho bisogno di rimagnetizzare i miei tweeter in Alnico, hanno più di 60 anni. Mi potete aiutare in questa ricerca. Grazie per la vostra collaborazione.
Gianfranco - E-mail: deag (at) libero.it

LC
Caro Gianfranco,
il processo di rimagnetizzazione degli altoparlanti non è alla portata di tutti i laboratori, perché richiede dei macchinari particolari. L'altoparlante viene inserito intero - non c'è bisogno di smontare la membrana - dentro una bobina industriale di ricarica (magnetizzatore a scarica di condensatori). In Italia puoi rivolgerti a Dario Rubbini di
Riparazione Altoparlanti a Bologna, oppure a Giorgio Montagna di Montagna HiFi a Voghera. Esistono poi diverse aziende che realizzano magneti in Alnico e che potrebbero essere utili, come ad esempio la Magneti Permanenti Industriali di Cornaredo. Prova a richiedere preventivi e valuta a seconda della convenienza o della vicinanza geografica.
Tieni anche conto che se gli altoparlanti hanno più di 60 anni, la smagnetizzazione del magneti potrebbe non essere l'unico problema da affrontare: tutta l'unità mobile potrebbe beneficiare di una revisione. Chiedi dei preventivi anche in questo senso.
Spero di esserti stato utile,
Lucio Cadeddu

Aggiornamento
Buongiorno, Sig. Cadeddu,
Ho seguito il suo consiglio e ho sostituito il mio Trends Audio 2 con il Fosi v3 e le cose sono indubbiamente migliorate. Il suo secondo consiglio in risposta alla mia lettera era di aggiungere un dac per migliorare la qualità audio della mia sorgente, il lettore Marantz. In merito, mi ha citato diversi dac sui 500/600euro. Siccome il mio budget è piuttosto ridotto volevo chiederle se avrebbe senso abbinare un Fosi ZH3 che costa sui 200 euro.
Grazie mille!
Saluti!
Marco - E-mail: marcodardanelli (at) gmail.com

LC
Caro Marco,
sono felice di sapere che il
Fosi V3 abbia sostituito con successo il pur buon Trends Audio. Proprio qualche settimana fa un nostro lettore sosteneva che di meglio di quest'ultimo (e del T-Amp originale) non era mai riuscito a trovare. Il Fosi V3 è superiore ad entrambi anche secondo me, e tu me lo confermi. Ora, per migliorare l'uscita del tuo Marantz potresti in effetti tentare con un Fosi ZH3, molto positivamente recensito da Mark Wheeler qui su TNT-Audio qualche settimana fa. Non aspettarti stravolgimenti, è altamente probabile che la differenza che hai sentito tra Fosi V3 e Trends Audio sia più sensibile di quella che farebbe lo ZH3 al posto delle sezioni di conversione e d'uscita interne al tuo lettore Marantz. Qualcosa, soprattutto in termini di definizione, trasparenza e dinamica dovrebbe comunque cambiare in maniera percettibile. Ho solo qualche remora perché lo ZH3 fa anche da preamplificatore, col suo controllo di volume. Preferirei non avere due potenziometri del volume in serie. Vedrei meglio un DAC puro, tipo lo Schiit Modius (da noi ben recensito), il JDS El Dac II+ (anche questo molto ben recensito qui), il Topping E70 Velvet (presto su TNT-Audio, con controllo del volume disabilitabile) o ancora l'IFi ZEN One Signature.
Spero di esserti stato utile, tienimi aggiornato!
Lucio Cadeddu

Della durata di “Blue Moods”
Egregio direttore,
riguardo al suggestivo Blue Moods, di Miles Davis, della durata di 26 minuti, leggo, dalla voce di Wikipedia a esso dedicato: “The recording was cut at 160 lines per inch (instead of the usual 210 to 260 lines per inch) making the grooves wider and deeper and allowing for more area between the grooves for bass frequencies ... and was deemed necessary to reproduce the extended bass range and give the listener more quality to that of high fidelity tape recording”.
Che cosa pensa di questo accorgimento? Per amor di precisione, mi preme segnalare che quanto riportato supra non è presente nell'edizione in CD (quantomeno in quella in mio possesso) e che l'etichetta che produsse il disco fu la Debut Records, fondata nel 1952 da Charles Mingus (al contrabbasso in questa registrazione), da sua moglie Celia, e da Max Roach, ovviamente celeberrimo batterista.
Un caro saluto.
Luca - E-mail: luca.cogoni1975 (at) gmail.com

LC
Caro Luca,
ciò che c'è scritto si Wikipedia è sostanzialmente errato. Nessun accorgimento può rendere una copia migliore dell'originale, nel senso che la natura stessa di copia (su vinile o su CD) impone la massima fedeltà possibile a ciò che c'è inciso sul nastro originale. Quest'ultimo è la realtà, le successive copie possono solo aspirare a discostarsene il meno possibile. Diverso è il discorso della rimasterizzazione, dove si mette mano pesantemente all'equilibrio del master originale, nella speranza di farlo suonare meglio. Si può espandere o comprimere la dinamica, esaltare o castigare alcune porzioni di gamma audio e, se si ha accesso alle piste originali della registrazione, mettere più o meno in evidenza degli strumenti o delle voci. Quindi no, senza operazioni di remaster un vinile può al massimo aspirare a suonare come il nastro originale. Quel che scrive Wikipedia ha senso soltanto quando sostiene che realizzare solchi più ampi consente tipicamente di migliorare le basse frequenze (e la dinamica!). Non a caso molte incisioni audiophile avvengono su dischi a 45 giri, che hanno i solchi tipicamente più larghi di un 33 (per ovvie ragioni di spazio a disposizione). In altre parole: partendo da uno stesso master e incidendo su LP a 33 giri o su 45 giri, nel secondo caso abbiamo maggiori possibilità di riprodurre dinamica e basse frequenze più vicine (ma mai superiori!) a quelle presenti nel nastro master. Se ci pensi la cosa ha perfettamente senso: più spazio c'è a disposizione e più informazione può essere incisa, rendendo più facile il compito dello stilo. Ovviamente, questo riduce il tempo a disposizione per l'incisione, quindi per far suonare un LP a 45 giri servono almeno due dischi.
Spero di esserti stato utile,
Lucio Cadeddu

Ritorno all'analogico
Buongiorno carissimo Dottore,
ogni tanto mi faccio vivo in quello che considero l'unico luogo sicuro per noi appassionati di riproduzione musicale, nel mio caso jazz. Per il mio 77^ compleanno un amico mi ha regalato due lp di musica jazz. L'ho ringraziato e poi mi sono chiesto: come faccio ad ascoltarli visto che non ho un giradischi? Ho quindi pensato di comprarne uno. Mi sono detto: ho iniziato ad ascoltare musica negli anni 70 con un giradischi Thorens TD 160, non posso chiudere la mia carriera senza un altro giradischi, ma “solo” con oltre 500 cd. Magari mi faccio una breve lista di LP (10/20) dei miei preferiti (Ben Webster, Coleman Hawkins, Art Tatum, ecc.) e mi godo il vecchio suono del vinile. E qui mi fermo. Non ho neppure guardato l'attuale offerta di giradischi, braccetti e testine. Scrivo a TNT e mi diranno cosa fare. Le dico solo che il mio impianto è composto da diffusori Elac DBR 62, cdplayer Rega Apollo r, ampli Rega Brio r. Suono pienamente soddisfacente. Per quanto riguarda il budget starei intorno ai 500 euro.
Ecco. Aspetto suggerimenti.
Ancora grazie e buone vacanze.
Luigi - E-mail: claudiomaga7 (at) gmail.com

LC
Caro Luigi,
grazie per l'augurio di buone vacanze, ma sono ancora molto lontane. Come al solito staccherò la spina a TNT-Audio nell'ultima quindicina del mese prossimo, ma magari sarò ancora impegnato al lavoro (quello vero). Questione giradischi: ho già scritto più volte che, secondo me, non ha molto senso acquistare un giradischi per suonare solo pochi LP. Tuttavia, visto l'imminente 77esimo compleanno (auguri!!!), direi che uno strappo alla regola si può fare, basta non investirci cifre importanti. I 500€ che hai stanziato vanno bene, ma potrebbero essere ridotti a favore dell'acquisto di un numero superiore di buoni LP. Il tuo Rega Apollo R ha già un ottimo stadio phono al suo interno, perciò ti basta un giradischi, magari premonatato con braccio e testina di qualità che non ti faccia dannare troppo con regolazioni e set up noiosi e complicati. Un plug & play in questo senso potrebbe essere un qualunque giradischi Rega entry-level, a partire dal Planar 1 Green Grade (meno di 300€). Ha la regolazione automatica del bias, un bel braccio RB110 con cuscinetti a tolleranza zero per garantire attriti minimi, motore 24v a basso disturbo che muove una cinghia EBLT più una testina Rega Carbon premontata. Piuttosto che pensare a un più costoso Planar 2 io opterei per montare sul Planar 1 una testina superiore come la Elys 2 o la più recente ND3 (circa 200€). Non è strettamente necessario (la Carbon è già buona, vedi
recensione qui su TNT-Audio) ma può essere un upgrade naturale qualora ti dovessi appassionare nuovamente al vinile. In ogni caso resteresti ancora all'interno dei 500€ di budget preventivato. Esistono altre soluzioni (es. ProJect) ma avendo tu lettore CD e amplificatore Rega a mio parere la scelta più sensata è un giradischi della stessa casa.
Spero di esserti stato utile, tienimi aggiornato!
Lucio Cadeddu

Ho visto anche degli audiofili felici
Ciao Lucio,
torno a scriverti 5 anni dopo l'ultima mia e-mail, solo per un saluto ed un ringraziamento per i tanti anni dedicati alla causa. Io ormai sono a casa dal lavoro e l'impianto si è ormai consolidato (anche perché la casa è cambiata e gli spazi si sono ridotti). Dopo innumerevoli cambi sono rimasto con l'AGI 511, due finali Carver M-400 in biamplificazione (con crossover Nakamichi) per le A.M.T. Heil Kithara ed il subwoofer Audio Pro B2-100, ed un finale Amcron Crown D-150A II per le AR MST (per gli ascolti serali). Direi che posso essere soddisfatto, e la maggior partecipazione ai concerti nei teatri milanesi mi ha confermato che spesse volte la ricerca del "suono" come ci viene costantemente proposto dal mercato audiofilo non ha riscontro e senso negli eventi dal vivo.
Romano - E-mail: romano.jeran (at) gmail.com

LC
Caro Romano,
mi scuserai se utilizzo questa gradita tua, che forse era più a titolo personale, per popolare la sezione “audiofili felici”. Dopo tante persone scontente, alla continua ricerca di qualcosa che non sanno neppure bene cosa sia, è rassicurante sentire di appassionati che hanno raggiunto uno status di completa soddisfazione. Non a caso, come tu sottolinei, la frequentazione di eventi dal vivo aiuta a mettere tutto nella giusta prospettiva. Troppi audiofili non hanno alcuna idea di come suonino gli strumenti dal vivo, e vanno alla ricerca di un ideale sonoro che nella realtà non esiste. Immaginano violini sempre dolci ad eufonici (ma quando mai lo sono nella realtà!), bassi super controllati e, in generale, suoni caldi e avvolgenti che non sono mai esistiti nella musica vera. Spesso la musica, anche con strumenti acustici non amplificati, non è né dolce né rilassante. Questo voler trasformare tutto in una melassa informe è un fenomeno che varrebbe la pena studiare. Goditi (godiamoci) la nostra musica preferita e lasciamo perdere tutte le paranoie audiofile!
Grazie per il prezioso feedback e buon ascolto!
Lucio Cadeddu

Suggerimento musicale della settimana

Esce il terzo album della cantautrice Olivia Rodrigo, intitolato You seem pretty sad for a girl so in love. Si è detto spesso che la Rodrigo sia stata profondamente ispirata dai Cure e in questa What's Wrong with Me a duettare con lei c'è proprio il grande Robert Smith. Miglior album del 2026 sia per Rolling Stone che per NME.

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