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Convertitore Digitale/Analogico AudioNemesis DC-1

Fra Eresia e Magia Nera - Parte 1

[English version]

Prodotto: Convertitore D/A AudioNemesis DC-1
Produttore: AudioNemesis - Italia
Costo: 495 Euro
Provato da: Giorgio Pozzoli - TNT Italy
Data prova: Ottobre, 2005

[DC-1]

Introduzione

AudioNemesis.... un altro attore in un mondo già sovraffollato, penserete.

Bene, non è del tutto esatto. AudioNemesis è il nuovo marchio di Fabio Camorani, tecnico audio molto conosciuto (forse più all'estero che in Italia) con una lunga esperienza di progettazione audio. Abbiamo già incontrato un suo precedente marchio, AudioNautes, quando provammo il LClock XO. Con questo marchio sono anche commercializzati vinili di qualità molto elevata.

AudioNemesis al momento produce un DAC, ma un'intera linea di elettroniche e altoparlanti (driver GOTO) assolutamente poco convenzionali è in corso di sviluppo.

Camorani ha avuto contatti con progettisti giapponesi per anni, e l'approccio dei suoi prodotti è chiaramente orientato in questa direzione, anche se corretta da un tocco molto personale. Il marchio di fabbrica delle sue elettroniche è un suono dolce, dettagliato, preciso. La parola chiave è understatement.

Sono progettate specificatamente per lavorare con altoparlanti non convenzionali: monovia, o multivia alla giapponese, con grandi woofer e/o trombe.

La filosofia dichiarata è: fallo il più semplice possibile, ma non più semplice: apprezzo moltissimo questo tipo di approccio, perché si sposa perfettamente con le mie idee.

In ogni caso, è certamente un approccio non convenzionale.

Ciò non si può dire del DAC. No, qui si va molto oltre, questa è pura eresia....

Costruzione

L'apparato è half size, si presenta cioè come metà di un apparato tradizionale, ma non è poi così piccolo, con i suoi 23 x 8.5 x 34 cm. Secondo me, è decisamente bello, per quel che costa. Il pannello frontale è una spessa lastra di plexiglass con il solo logo AudioNemesis, che si illumina di blu elettrico, e la scritta DC-1 in un grigio chiarissimo. Nessun altro elemento, a parte le cave per le viti a brugola, veramente poco evidenti, viene a spezzare l'eleganza, compattezza e uniformità del pannello.

Il contenitore è molto solido. La struttura è simile a quella dei componenti Linn della serie nera: lo chassis è ottenuto da un foglio metallico e integra la piastra di fondo, il pannello posteriore, i supporti interni per il pannello frontale e i lati. Il coperchio è un'altra lastra metallica piegata a formare il sopra ed i fianchi. Il metallo è ulteriormente ripiegato sul retro, in modo da ulteriormente incrementare la propria rigidità.

I pannelli esterni sono perfettamente silenziosi se ci si batte con le nocche delle dita. Come con i prodotti Linn, il merito è apparentemente della verniciatura a polvere. In questo caso c'è uno strato piuttosto spesso di vernice metallizzata grigio scuro, molto ruvida al tocco. Non ho verificato che sia veramente antigraffio, ma si dice che sia molto resistente. In ogni caso, una delle migliori verniciature che io abbia mai visto in un prodotto di classe economica.

[Rear panel]

Il pannello posteriore ha, da sinistra a destra, una presa di alimentazione IEC, i due connettori RCA dorati delle uscite audio sinistra e destra, il connettore RCA dorato dell'ingresso audio digitale elettrico ed al di sotto il led che segnala il mancato aggancio. In accordo con la filosofia dichiarata, solo quel che serve e nulla più. Ma anche qui non ci sono certo problemi di qualità.

Sollevando l'oggetto, si ha una sensazione di straordinaria solidità: il peso, 3.5kg, confrontato con le dimensioni ridotte ha certamente parte in questa sensazione.

Il DAC, comunque, ha anche una interruttore di alimentazione. E' nascosto sul fondo, vicino al pannello frontale. Gli alti piedini gommosi permettono di raggiungerlo molto facilmente (a meno di non avere dita enormi...) senza sollevare il DAC. Una soluzione molto intelligente per eliminare un interruttore normalmente antiestetico (o in alternativa molto costoso) dal pannello frontale, evitando all'utilizzatore strane contorsioni per raggiungere il pannello posteriore....

Tecnica

Come abbiamo detto, l'oggetto è progettato per essere il più semplice possibile. Fabio Camorani e Giuseppe Intorrella, che ha contribuito agli aspetti tecnici ed industriali del progetto, hanno adottato uno degli approcci più popolari nei circoli HiEnd, lo zero-oversampling, utilizzato anche nei nostri Convertus e TNT1541. Questa tecnica, probabilmente "inventata" da Kusunoki, consiste nell'eliminare il filtro di oversampling (e brickwall) dal processo di trattamento del segnale che avviene nel DAC. Ciò significa che tutte le frequenze ultrasoniche spurie generate dall'aliasing nel processo di conversione sono emesse dal dac e potenzialmente raggiungono le orecchie dell'ascoltatore. Secondo Kusunoki, questo non causa alcun problema, perché l'orecchio ha già un perfetto filtro anti-alias.

In pratica l'idea di Kusunoki si dimostra esatta nei test di ascolto, perché questa tecnica produce un suono piacevole, rilassante, coinvolgente, apparentemente molto ricco di armoniche, ed anche la sua maggiore controindicazione, una caduta della risposta in frequenza che raggiunge alcuni dB a 20 KHz, non è molto evidente.

Per il resto, il team di progetto ha scelto di adottare un livello generalmente elevato per i (non troppi) componenti e di concentrare la propria attenzione su alcune aree particolarmente delicate.

[PCB]

Prima di tutto, l'alimentazione è abbastanza speciale: trasformatore custom per ridurre la dimensione globale e i campi magnetici dispersi, un filtro Black Noise progettato da System and Magic specificamente per questo oggetto (mi si dice abbia un effetto positivo sul suono in generale e sulle basse frequenze in particolare), più circuiti di raddrizzamento e regolazione indipendenti in parallelo. Non così frequente a questi livelli di prezzo.

Seguendo il percorso del segnale, vediamo che l'unità ha un trasformatore digitale di ingresso Scientific Conversion di alta qualità (e costo), che garantisce l'isolamento galvanico. Questo non è richiesto dalle specifiche dell'interfaccia consumer SPDIF (IEC958), mentre sarebbe richiesto dallo standard professionale AES/EBU. In generale possiamo dire che il trasformatore nel peggior caso non ha nessun effetto, ma può risolvere alla radice molti problemi di anelli di massa e di interfacciamento, soprattutto, ma non solo, in ambienti complessi, il che è particolarmente desiderabile dato che l'identificazione di tali problemi può essere tutt'altro che semplice.

Il DAC fa uso anche di una tecnica di reclocking: ne esistono varie tipologie, ne riparleremo più avanti.

Lo stadio di uscita è a stato solido, con componenti discreti e nessun feedback ingresso-uscita, che è a mio parere la soluzione più semplice per ottenere un bel suono. Il circuito è semplificato al massimo, sempre in accordo con lo spirito del progetto: solo due transistor. Questo da un lato rende il DAC molto trasparente, ma ha due effetti collaterali: una uscita piuttosto bassa (anche se si è dimostrata più che sufficiente con tutti i miei sistemi) e una distorsione da stadio a valvole. La selezione delle resistenze (a bassissimo rumore, strato metallico, norme militari) e dei condensatori di accoppiamento (ERO, ne sono usati due in parallelo per ciascun canale) dello stadio di uscita è stata particolarmente curata.

Infine guardando all'interno, si può vedere che molti componenti sono coperti o attaccati a piccoli blocchi neri: si tratta di carbon blocks, blocchetti di grafite, che aiutano ad eliminare qualsiasi distorsione dal circuito. E aiutano anche a nascondere le sigle dei componenti usati, cosicché il sottoscritto non può darvi ulteriori dettagli.

Un dettaglio comunque è evidente: la conversione è probabilmente effettuata da un DAC con meno di 24 bit, perché il sistema non è in grado di operare con le uscite 24/96 dei DVD player.

Ci sono anche parecchie perline di ferrite di dimensioni non piccole, usate per sopprimere i disturbi ad alta frequenza. Tutti questi dettagli non sono certamente economici, e molto difficili da incontrare in DAC a basso costo.

Tutto qua? e allora perché mai dici che è eretico???? Ohhh, no, no non è tutto qui: il bello deve ancora venire!!!!

Utilizzo

Il DAC è molto semplice e lineare da collegare, dati i pochi connettori. Il trasformatore digitale evita i rischi di anelli di massa almeno dal lato digitale.

Il suono è stato invece per me una grossa sorpresa!

Per prima cosa, devo dire che ho utilizzato come riferimento il TNT1541 (senza decimazione), connesso con la stessa meccanica: anche il TNT1541 è un DAC zero-oversampling, con l'associata perdita di 3dB a 20KHz, quindi mi aspettavo un bilanciamento sonoro decisamente simile. Nulla di più sbagliato: il suono del DC-1 è molto diverso da quello di qualsiasi altro DAC zero-oversampling io abbia mai ascoltato (non che li abbia ascoltati tutti, sia ben chiaro...).

Il carattere generale mantiene molte delle caratteristiche tipiche dello ZO: presentazione rilassata, un passo tranquillo (ma non lento), un suono complessivamente molto naturale.

Tuttavia, le frequenze medio-alte sono molto più presenti che nel TNT1541, il che significa che il suo bilanciamento tonale è simile a quello di un DAC tradizionale, se non ad uno particolarmente brillante. Nell'interpretare queste note, tenete comunque sempre ben presente la natura del riferimento.

In ogni caso, nulla in comune con i terribili cd player di alcuni anni fa: c'è un minimo di grana, le alte non sono pulitissime, ma nonostante il suono relativamente aperto il DAC è quanto di meno tagliente si possa immaginare, a meno che non sia tagliente il programma stesso. Nessuna fatica di ascolto. In cambio, un suono così aperto incrementa il dettaglio percepito.

Le frequenze particolarmente basse sono forse un tantino indietro e forse un poco meno controllate del riferimento. Il basso è in ogni caso più articolato, per la maggior presenza di armoniche di grado elevato.

La velocità, in conseguenza delle alte frequenze piuttosto presenti, è buona, mentre l'impatto sembra un po' ridotto, a causa dei bassi leggermente timidi. Il passo ed il ritmo sono molto buoni.

La scena sonora è molto ampia anche se non particolarmente profonda. E' naturale, stabile e in un certo senso dettagliata, ma la localizzazione delle sorgenti non è molto precisa, il che è strano, dato il bilanciamento dei toni e il dettaglio.

Fabio mi conferma che ha espressamente ricercato questo risultato, e posso credergli, dato che corrisponde esattamente al suono degli altri prodotti AudioNautes che ho avuto la possibilità di ascoltare. Come detto, sono pensati per essere utilizzati con altoparlanti monovia e grandi woofer... se un audiofilo fa questo tipo di scelta significa che, nella di lui/lei (troppo raramente, purtroppo...) opinione, il controllo e la precisione della localizzazione non sono tanto importanti quanto la naturalezza ,il dettaglio, la velocità, la dinamica e l'impatto.

Anche la presentazione della scena è basata su un approccio "naturalistico": nell'ottica del progettista una localizzazione precisa, in "punta di spillo", è irrilevante, perché manca completamente negli eventi dal vivo: un'altra affermazione eretica, sui cui però non si può non concordare...

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