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Jolida Music Envoy - Preamplificatore e Finali mono a valvole

Anteprima mondiale

[JoLida Music Envoy Monoblocks and Preamp]
[English version]

Prodotto: Jolida Music Envoy - Preamplificatore e Finali mono a valvole
Costruttore: JoLida - USA
Prezzo: preamplificatore $1500, finali mono $9000 la coppia (sistema completo 9500$)
Recensore: Nels Ferré - TNT USA
Recensito: Novembre, 2004
Traduzione italiana: Fazio Frosali

Prologo

Non riesco a ricordarmi come fu il mio primo bacio con una ragazza. Eppure mi ricordo la prima volta che ascoltai qualcosa che suonava davvero bene. Il primo vero sistema stereo che abbia mai ascoltato era di mio fratello, nella metà degli anni '70. Mi torna ancora in mente: sintoampli Marantz 2220, giradischi Garrard con testina Shure, un paio di diffusori Dynaco 25. Il sintoampli e i diffusori oggi sono diventati un classico, e Garrard ha avuto un buon seguito con i modelli Zero100, 301 e 401. Non avevo mai sentito un suono così, e ne rimasi catturato.

Ho perso il conto dei sintoampli, degli integrati, di pre e finali che ho avuto per le mani negli oltre 20 anni trascorsi da quando ho iniziato a possedere un sistema stereo. Ho anche lavorato nel settore come venditore e poi direttore di negozio per una piccola catena di rivenditori AV ad Orlando. Con tutto il materiale che ho posseduto o venduto (e, come potete immaginare, non ne mancava di buono), non ho mai provato la stessa magia e trasporto del primo ascolto di un buon impianto.
Uno dei miei migliori sistemi, che acquistai usato prima dell'ennesimo upgrade, era un sintoampli Marantz 2270, un giradischi 1229Q con una testina Grado di fascia bassa, e una coppia di Large Advent. Quella catena tirava fuori una musica di gran lunga migliore di quanto fosse lecito aspettarsi. Creava una scena sonora come nessun altro impianto. Senza condizionatore di rete, senza cavi di potenza o di segnale sbrilluccicanti. Niente di tutto ciò. Solo semplici cavi di segnale Jane e filaccio da quattro soldi. Attacca la spina e spalanca la manetta. In pratica misurai la distanza dei diffusori dalle pareti con una banconota da un dollaro. La quale, nel caso non lo sappiate, è lunga 18 cm. La mia stanza era piccola, ed io ero uno scapolo in bolletta. Alla fine, ho avuto impianti ben superiori dal punto di vista tecnico, ma la maggior parte non mi ha saputo dare altrettante emozioni.

Sono giunto alla conclusione che negli ultimi anni ho trascorso troppo tempo inseguendo la "verità" musicale e non la musica in sé e per sé. Ma in fondo che cos'è poi la "verità" musicale? Lo sanno in pochi. Quando i Beatles incisero il White Album ad Abbey Road io non ero lì. Né c'ero nel 1960 (non ero ancora nato) quando Antal Dorati diresse per l'etichetta Mercury la 1812 Overture, eseguita dalla Minneapolis Symphony Orchestra. Quello che mi mancava era il vero gusto e coinvolgimento emotivo per la musica. Provate a pensare un momento alle fotografie. Io non volevo un'immagine tenue, dalla tonalità color seppia, benché sia un'immagine piacevole in senso retrospettivo.
Del resto non volevo nemmeno un primo piano radente che spacca il capello in quattro. Sonicamente, quello che cercavo era nel mezzo: non ombre vaghe o sbiadite di un'esecuzione, ma nemmeno un dettaglio sovrastante. Quello che volevo era la risoluzione senza la fatica. Al tempo stesso volevo qualcosa di trascinante, che mi rendesse impaziente di accendere l'interruttore e mi entusiasmasse di musica nuova, o mi rivelasse la musica che conoscevo in una nuova prospettiva. Insomma, non un giochetto da poco.

A spasso tra i watt

Quando ero un bambino, della gente della mia parrocchia mi chiese di aiutare a ripulire la soffitta di una vecchia signora. Mentre ero al lavoro, mi imbattei in una pila di numeri della rivista Stereo Review (alcuni avevano il nome iniziale, Hi-Fi and Stereo Review). Me li regalarono (sarebbero comunque finiti nella spazzatura). Trascorsi ore ed ore a casa divorando non solo le riviste, bensì anche le pubblicità. Una che non ho mai dimenticato era l'annuncio di un finale Phase Linear 700, tirava fuori 350 esorbitanti watt per canale.
Il testo dell'annuncio, probabilmente scritto da Bob Carver, progettista e Presidente della società, spiegava perché tutta quella potenza servisse a chiunque. No, non si trattava di rompere l'anima ai vicini con un volume allucinante, benché la cosa fosse possibile. Il Dr. Carver citava come esempio la riproduzione del suono di un paio di forbici che tagliano un foglio di carta, allo stesso volume della realtà. Come intuibile, bastava una quantità minima di potenza, eppure occorrevano centinaia di watt per riprodurre con chiarezza i picchi di una tale registrazione. Ed erano solo un paio di forbici. Vuoi mettere con la musica? Tutto ciò aveva un suo perché, e ovviamente non me ne sono mai dimenticato. Non importa che il 700 suonasse in modo angosciante, né che mancasse di affidabilità: non a caso "Phase Linear" si beccò il soprannome di "Flame Linear".

A pari condizioni (e raramente lo sono), preferisco amplificatori di buona potenza. Mi piace sapere di poter ascoltare a pieno volume, se me ne viene voglia, ma come diceva la pubblicità, è una questione di margine. Proprio come uno non comprerebbe una macchina che fa i 130 all'ora anche se questo è il limite di velocità sulle strade, così io vorrei sempre avere più potenza nell'amplificatore di quanta me ne occorra davvero. Voglio che i miei amplificatori se la prendano comoda, senza spillare una goccia di sudore. Ricordiamoci anche che è la distorsione ad uccidere i diffusori, non la "troppa" potenza pulita.

Teniamo bene in mente che le differenze nella potenza possono essere forvianti. Un amplificatore da 200 watt, non suona "il doppio più forte" di uno da 100 watt. Suonerà 3 db più forte, il che è notevole. Per suonare "il doppio più forte" dovrebbe arrivare a 1000 watt. Insisto, la questione non è quanto forte possa suonare, è quanta riserva di potenza mantenga per i picchi musicali. Per lo più la gente ascolta buona parte del tempo a 1 watt (continuo) o anche meno.

Ho scoperto che gli ampli a valvole ben progettati hanno un margine di utilizzo più ampio di quelli a transistor. La regola di massima dice che un amplificatore a valvole da 200 watt è paragonabile a uno a transistor da 400 watt. Alcuni credono che le valvole eroghino più potenza rispetto ai transistor. Io credo che la differenza consista nella diversa distorsione che i due tipi di amplificatore producono. Gli amplificatori a stato solido tendono a distorcere all'improvviso, emettendo armoniche di ordine dispari, che vengono riconosciute subito come asprezza. Gli amplificatori a valvole, di converso, distorcono con garbo, producendo soprattutto armoniche di ordine pari, che sono molto meno manifeste e sgradevoli.

Oltre tutto, sono convinto che avere un amplificatore con molti watt permetta di scegliere i diffusori con flessibilità. E' probabile che un buon amplificatore ben potenziato sia in grado di pilotare qualsiasi diffusore io possieda in futuro. Difficilmente vedremo un amplificatore muscoloso pilotare delle trombe o dei Lowther, benché non sia impossibile. Ma molto probabilmente io non avrò né le une né gli altri. Devo ancora ascoltare una tromba che mi convinca tanto da comperarla, né ho ascoltato un Lowther che mi piaccia almeno un po'. Se ci pensate, un altoparlante Bose 901 non è poi tanto diverso da un Lowther. Io non acquisterei nemmeno quest'ultimo, benché ci siano tanti amanti dei Lowther che invece si accaniscono contro i Bose. Mi pare curioso. Io almeno sono coerente.

Penso che il McIntosh MC-162 (2.200 $) sia un grande amplificatore finale, ma io lo trovo un po' limitato nella potenza, con i suoi circa 130 watt per canale, per pilotare i miei diffusori Infinity Kappa 6.1 da 6 ohm. Ho pensato di comprarne due uguali, e di configurare a ponte i due canali per ottenere due mono da 350 watt per canale ciascuno, ma mi preoccupava il fatto che questa configurazione potesse cambiare il carattere sonoro dell'amplificatore. Ho anche ipotizzato di prendere un MC-300 al posto del MC-162 (300 watt per canale, 3.500 $). Ho riflettuto e ascoltato per mesi, e stabilito che il suono di casa McIntosh si avvicinava (ma non del tutto) alla trasparenza che cercavo in ultima analisi. Per un po' il mio Audio-Research SP-9 era sul punto di finire in vendita.

JoLida

C'è una marea di materiale cinese che sta invadendo il mercato statunitense, in ogni fascia di prezzo. Del materiale è molto buono, altro lascia a desiderare. Una delle differenze principali tra Jolida e gli altri marchi che mettono in commercio materiale fabbricato in Cina è che Jolida ha uno stabilimento di circa 6.000 metri quadrati in Cina del quale è proprietaria. Tutto il materiale è prodotto lì, con assemblaggio finale negli USA. Nel caso dei componenti Music Envoy che stiamo recensendo, l'installazione di alcuni circuiti di protezione e di alcune resistenze heavvy-duty è completata negli USA nelle strutture Jolida nel Maryland. Per di più, tutti i test delle valvole sono eseguiti qui negli Stati Uniti, al pari dei test approfonditi e della procedura di rodaggio prima che i componenti siano imballati per la spedizione.
Jolida non subappalta nessuna produzione a società esterne. Hanno il controllo al 100% della propria produzione, dalla fase di progetto a quella di realizzazione. Per esempio il CD player Music Hall, al contrario, è concretamente prodotto dalla Shanling in Cina e i giradischi sono prodotti da Pro-Ject nella Repubblica Ceca. Non sto affatto cercando di svilire la Music Hall, e mi rendo conto che sono in tutt'altra fascia di prezzo rispetto ai componenti che stiamo recensendo. Sto solo cercando di rendere l'idea, e mi è venuta in mente la Music Hall.

Preferirei sempre materiale prodotto al 100% negli Stati Uniti? Di sicuro. In questo caso, tuttavia, il materiale non potrebbe avere un prezzo così ragionevole, dal momento che gli americani non si fanno pagare lo stesso stipendio dei cinesi. I prodotti Jolida costano più di quelli cinesi, giacché i dipendenti sono pagati tre volte gli stipendi consueti e godono di benefit (come il pasto compreso), al contrario degli stipendi (e al trattamento) da schiavitù all'ordine del giorno in Cina. La cosa ancora più importante, a mio avviso, è che i dipendenti sono incoraggiati a pensare da sé. Se uno scopre un modo più efficace per svolgere il proprio lavoro, ad esempio, è incoraggiato a proporlo alla dirigenza. Jolida gode di una eccellente fedeltà dei propri dipendenti. Gli audiofili beneficiano di una qualità costruttiva superiore rispetto a quella che è normale in Cina, grazie a qualificati ed addestrati operai con buona anzianità. I prodotti costano un po' di più, ma ci si può stare benissimo.

Quanto ai collaudi, tutti i finali Jolida mono (c'è un modello più economico, dalla circuiteria simile, ma esteticamente differente, il JD3000, al costo di 5.200 dollari la coppia) vengono fatti andare a 150 watt per 5 giorni. Per di più, tutti gli ampli devono superare un "Test di scossa elettrica" generato al computer. In questo test, nell'amplificatore vengono immesse tutte le frequenze da 5Hz a 100Khz per un istante, per assicurare la stabilità dell'amplificatore, e anche per dare un forte carico ai condensatori e così garantirne l'affidabilità.

Music Envoy

Frutto di un progetto durato due anni, i pre + finali Music Envoy costituiscono i modelli di punta dell'offerta Jolida. Una conversazione con Michael Allen, presidente di Jolida, ha rivelato gli obiettivi del progetto di entrambi i componenti, e ha offerto informazioni interessanti circa questo terzetto. Due obiettivi erano imprescindibili: l'affidabilità e la qualità del suono.

Nel disimballare i componenti, due cose mi sono saltate agli occhi: primo, la qualità di costruzione non da meno degli altri "grandi" produttori, in tutte le fasce di prezzo. La seconda cosa che ho notato è la cura artigiana evidente nella costruzione dei finali mono. I finali Music Envoy, dichiarati a 200 watt per canale, sprizzano qualità da ogni centimetro quadrato.
La facciata dei finali ha un vetro ampio e spesso in modo che l'utilizzatore possa vedere le valvole in funzione. Sul vetro sono incisi la scritta "Music Envoy Vacuum Tube Amplifier" e il logo Jolida. Quando si accende l'apparecchio, la finestra viene attraversata da una luce azzurrina, e l'incisione intercetta la luce e si illumina, il che mette in risalto la qualità del lavoro di incisione. Sotto la finestra si trova l'interruttore di stand-by. Le valvole si trovano dietro al pannello di vetro, un paio di tubi 12AT7 di ingresso, un paio di driver EL34, e un paio di tubi di uscita 211. Al di sopra del pannello frontale alloggia uno spesso coperchio di metallo i cui fori sono dotati di una griglia. I fori di ventilazione sono intagliati con la forma di un logo Jolida. Alle spalle delle valvole si trova uno specchio, che dà l'illusione che ci siano più valvole nell'amplificatore di quante non ce ne siano davvero. Dietro allo specchio, il telaio è di robusto metallo, a copertura dei trasformatori di alimentazione e di uscita.

La porzione inferiore del pannello posteriore ha i classici ingressi ed uscite. Un paio di cose però sono diverse: poiché il terzetto è telecomandato, c'è un trigger a 12 volt per il cordone ombelicale che collega il pre ai finali, in modo che questi ultimi si accendano insieme al primo: un tocco di comodità. Benché tutti e tre i componenti si accendano subito con il telecomando, il preamplificatore si desta dallo stand-by dopo circa 5 secondi, mentre i finali hanno bisogno di circa 45 secondi affinché i circuiti si stabilizzino e raggiungano la piena funzionalità. In questo modo, dovesse prodursi un tonfo all'accensione del preamplificatore (il che non avviene), questo segnale non giungerà mai ai diffusori.

I morsetti per i diffusori mi hanno lasciato un po' interdetto, specialmente su un amplificatore in questa fascia di prezzo. Prodotti dalla WBT, sono di alta qualità, e permettono una connessione salda. Ma ecco il problema: i morsetti sono progettati per filo semplice, spinotti, o banane. Le forcelle non funzionano con i finali Music Envoy, dunque si devono rifare le terminazioni dei cavi, o comperarne di nuovi. Gli ampli hanno sia uscite a 4 che a 8 ohm.

Una vaschetta IEC dotata di fusibile, un interruttore principale e un ingresso RCA sbilanciato completano il pannello posteriore. Le connessioni bilanciate non sono state previste per due ragioni: anzitutto, secondo Michael Allen, la maggior parte delle uscite bilanciate dei componenti audio che le prevedono sono collegate internamente nello stesso punto delle uscite RCA bilanciate. Inoltre, il beneficio reale di vere connessioni bilanciate entra in gioco quando si usano cavi di oltre una quindicina di metri. Un vantaggio pratico delle connessioni bilanciate è che evitano la produzione di rumoracci quando i cavi vengono connessi e sconnessi a sistema acceso. La massa fa contatto per prima e si scollega per ultima, al contrario dei cavi RCA. C'è un sistema facile per evitarlo: cambiare i cavi con il sistema spento.

Il vero progetto si vede all'interno, ma cominciamo dalle valvole. La 211 è una valvola industriale, originariamente usata dall'esercito americano durante la II guerra mondiale come valvola di trasmissione. Attualmente è utilizzata come valvola industriale di riscaldamento, per sigillare involucri di plastica in contesti industriali, ad esempio. E' stata scelta per la sua durata, affidabilità e basso costo. Essendo una valvola industriale, ha un'aspettativa di vita di 20.000 ore. Quando arriva il momento di cambiarla, ho visto in rete delle 211 cinesi, marca Sino, a 45 $, equivalenti a 180 $ per rivalvolare entrambi gli amplificatori.

Il Music Envoy si è dimostrato un compagno con cui si convive bene. La 211 è una valvola facile da trovare, ma non disponibile in tutta la sfilza di marchi delle valvole più comuni come la 6550, KT88 o EL34. Non ho fatto nessuna prova di scambio di valvole né con il pre né con i finali, ma ho visto delle 211 d'epoca sia su Ebay sia presso venditori on-line per circa 600 $ a quartetto. Le 211 cinesi sono silenziose e affidabili, dunque non raccomanderei di spendere 600$ per tubi di uscita che potrebbero non offrire prestazioni migliori. In pratica, questi sono i primi componenti Jolida che non mi fanno sentire in dovere di provare altre valvole. Sì, mi è capitato la rottura di una valvola russa Electro Harmonix EL34 fornita di serie. Niente di drammatico, l'amplificatore è andato in stand-by. Tutto qui, non è nemmeno partito un fusibile. Ho sostituito tutte e quattro le valvole con delle Svetlana che avevo già, e ho ritarato il bias. Le 12AT7 dovrebbero durare anni e anni. Le 12AT7 e le 211 sono prodotte in Cina.

Ogni serie di valvole ha la propria alimentazione, in modo tale da prevenire eccessi di assorbimento in qualsiasi punto del circuito. Pensate un momento alla maggioranza degli ampli a valvole di alta potenza. Normalmente impiegano un gran numero di valvole, e molte volte tutte le valvole e la loro circuiteria attingono da un solo alimentatore. I Music Envoy hanno solo 6 valvole per lato per migliorare affidabilità, e rendere più economico il momento di sostituire le valvole. Sia i finali che il pre sono garantiti due anni su ricambi e manodopera, e un anno sulle valvole.

[Finale Mono Music Envoy]

Finale Mono Music Envoy

L'ampli è progettato per un'estrema affidabilità in condizioni di uso normali. Mi hanno detto che durante i test, hanno collegato l'amplificatore alla 240 (il doppio circa della tensione normale negli USA, ndt). L'unica cosa che è successa è stata la rottura di un fusibile. Una coppia di finali mono è stata lasciata accesa in fabbrica per un anno, senza protezione da sbalzi di tensione o condizionamento di rete, e non si è rotta, nonostante le oscillazioni di tensioni della rete.

L'ho ascoltato per la prima volta nella mia sala di ascolto. Una bufera si è abbattuta sulla Florida, dove vivo, e deve essere arrivato un grosso sbalzo di tensione. Ci ho rimesso un apricancello e due cordless, ma il terzetto Music Envoy non ha fatto una piega. Eccetto per due rotture di EL34, (vi dirò di più in seguito) il terzetto si è dimostrato totalmente affidabile.

Preamplificatore Music Envoy

Il preamplificatore telecomandato Music Envoy, dal peso di una decina di chili, utilizza lo stesso telaio del miglior amplificatore ibrido integrato Jolida, per ridurre i costi di produzione. Il pre usa un paio di valvole 12AT7 e uno di 12AX7, anche queste cinesi. Il pannello frontale, come quello dei finali, è rifinito in alluminio anodizzato e sabbiato, alla vista appare come un alluminio biancastro. Ha 5 ingressi di linea, uno dei quali è un circuito tape. Offre anche uno stadio fono dalla piena funzionalità, con possibilità di variare guadagno, capacitanza, e tipo di testina. Lo stadio fono può essere anche escluso, per coloro che non ne hanno bisogno, e preferiscono aggiungere un sesto ingresso di linea.

All'interno, il preamplificatore ha tre stadi di alimentazione separati: uno per ciascuno stadio di guadagno più una piccola alimentazione a sé per lo stadio fono. Quest'ultimo è completamente schermato e montato all'interno di un controtelaio metallico. Anche le valvole sono schermate, per ridurre la possibilità di interferenze RF o vibrazioni. Ci sono condensatori Wima di alta qualità un po' dappertutto. La cura costruttiva è di livello estremamente alto.

Andando ad esaminare la parte posteriore, ci sono i connettori di ingrersso, un paio di uscite, due paia di uscite tape, e uno sportello che copre i dip-switch che attivano e impostano lo stadio fono. Qui c'è una cosa simpatica: un diagramma inciso sullo sportello che mostra all'utente la configurazione corretta per impostare il tipo particolare di testina che si usa. Io ho impostato il minor guadagno possibile e ne avevo abbastanza per la mia Dynavector a bobina mobile ed alto livello di uscita. C'è anche la connessione per il cavo a Y che controlla i finali con il telecomando, che è la versione piccola del massiccio telecomando fornito con il lettore CD Jolida CD-100.
Il telecomando aziona il potenziometro di volume Alps, il muting, e così pure l'accensione e la selezione dell'ingresso. Non sono un grande utilizzatore del telecomando, ma mi sono trovato ad usarlo, anche se solo per dare corrente ai finali con facilità. Ci sono connessioni di uscita di livello differente: il primo paio è per collegare i finali, dotato di 20 dB di guadagno, mentre il secondo paio offre 10 dB di guadagno, per subwoofer amplificati o finali con sensibilità estremamente elevata.

[Interno del preamplificatore Music Envoy]

Interno del preamplificatore Music Envoy

Ho scoperto che il circuito tape non utilizza un buffer. In pratica, ciò vuol dire che se c'è un registratore di cassette o di CD collegato al circuito ma spento, si potrebbe produrre una distorsione indipendentemente dall'ingresso usato. In questo caso il problema è che un registratore viene visto come un carico molto difficile dal preamplificatore. Anche l'Audio Research SP-9 ha un circuito tape senza buffer. Ci sono alcuni modi per arginare il problema. Si può aver cura di accendere ogni volta il registratore, oppure si può scollegare il cavo di segnale. Io ho fatto la seconda cosa. In alternativa, la Audio by Van Alstine produce un apparecchio che fa da buffer per il circuito tape, ma per 499 $ non è proprio a buon mercato. Può essere che sia proprio il mio registratore CD a creare un carico difficoltoso, non ne sono sicuro. La vostra situazione potrebbe essere differente. Va da sé che il problema nemmeno si porrà per coloro che non hanno un registratore da collegare al pre. La ragione per la quale i costruttori a volte privilegiano un circuito senza buffer è per fornire prestazioni migliori grazie a un circuito semplificato.

Installazione

L'installazione del sistema Jolida Music Envoy fila liscia, ma richiede un po' di tempo. Dopo aver estratto i componenti dal loro involucro di schiuma sagomata, mi ci sono volute circa 2 ore e mezza per mettere tutto in funzione. Per me è un record. La prima cosa che complica l'installazione è la stazza dei finali. Pesano circa 23 KG l'uno, e si estendono più in profondità che non in altezza o in larghezza. La seconda cosa è che io non avevo il libretto di istruzioni. Le unità in recensione erano il quarto sistema prodotto, e i manuali non erano ancora pronti. Sui finali occorre rimuovere il coperchio superiore di alluminio spazzolato e forato, installare le valvole, richiudere il coperchio e tarare il bias delle valvole a 250 mV. Nell'insieme, non che ci siano difficoltà, ma mi ci è voluto qualche minuto per comprendere come installare in modo corretto le grosse 211 nei rispettivi zoccoli. Occorre allineare la tacca sulla valvola alla scanalatura nell'amplificatore, premere con garbo, infine ruotare la valvola di circa un quarto di giro finché si blocca nella sua sede. Se da un lato ci ho messo qualche minuto per capirlo, dall'altro questo montaggio è molto migliore rispetto al sistema tradizionale.

Dover regolare il bias dei finali è un po' una seccatura, specialmente pensando al prezzo degli amplificatori. Per mettere a punto i finali, occorre adagiarli sul fianco (la regolazione del bias si raggiunge dal fondo del telaio), accenderli, e regolare ciascuna delle 211 (4 in totale per l'intera coppia di finali) a 250 mV con un multimetro digitale. Se non fosse per dimensioni e peso, il lavoro non sarebbe più difficile rispetto agli altri amplificatori Jolida che ho recensito (o del JD-502 che ho acquistato) ma le prese sono un po' più nascoste nel telaio di quanto non sia abituato a trovarle. Alla fine, mi è parso più semplice rimuovere il pannello di fondo e tarare le valvole con grande cautela. Attenzione: pericolo di morte. Vi sconsiglio di farlo.
Altri produttori di impianti high-end offrono sistemi più semplici per regolare il bias. Conrad-Johnson ha delle lucine rosse e verdi. Rogue ha un voltmetro di serie. Idem per i grossi Audio Research. Averi preferito, come minimo, trovare l'accesso alla regolazione sul pannello posteriore. Quanto ai potenziometri, avrei preferito trovare dei pomelli invece di dover usare un cacciavite tipo quello di un orologiaio. Ogni 211 ha il proprio potenziometro, dunque quando arriva l'ora di sostituire le valvole, non c'è bisogno di acquistarle in coppie o quartetti abbinati.

L'installazione e l'uso del preamplificatore non hanno presentato alcuna difficoltà, a parte la questione del circuito tape sprovvisto di buffer. Il pre è pronto all'uso direttamente come esce dall'imballo, non ci sono nemmeno da installare le valvole.

Ascolto

Appena estratti i componenti dall'imballo, li ho messi alla prova separatamente con il mio pre Audio-Research SP-9 e il mio finale McIntosh MC-162. Perfino freddo e appena uscito dalla scatola, il preamplificatore Music Envoy si è bevuto l'Audio Research a occhi chiusi. La ruvidità della gamma alta era sparita, mentre si era aggiunto un senso di naturalezza. Insomma, la musica fluiva meglio. Invece, la cosa più notevole ottenuta mettendo i finali mono al posto del McIntosh MC-162 è un bel po' di bassi in più (i Music Envoy sono dichiarati a 1 dB di smorzamento a 14Hz). Parlo del tipo di bassi e di controllo che sono all'ordine del giorno con grossi amplificatori progettati a transistor. Le espressioni che userei per descrivere al meglio il trio sono: grande, privo di sforzo, equilibrato, trasparente, ma soprattutto (e prima di tutto) appagante.

I finali hanno bisogno di rodaggio, all'incirca da 100 a 150 ore per suonare al meglio. Via via che il rodaggio procede, la gamma bassa si riduce progressivamente, e diventa ben integrata con il resto della gamma di frequenze. Nel contempo, i finali si "aprono" e acquisiscono trasparenza.

Dal punto di vista timbrico, la gamma bassa ha massa, profondità e potenza del tipo che ci si aspetta da subwoofer attivi. No, l'amplificatore non può far superare le leggi della fisica e far oltrepassare ai diffusori le loro capacità, ma i miei diffusori sembravano produrre più bassi. La verità è che il cambio di amplificatori ha fatto la differenza, e i finali hanno una risposta più profonda e lineare a livelli sub-armonici. Il risultato è che ciò sembrava aver spremuto le piene capacità dai miei woofer Infinity da 8 pollici. E non è tutto. Quella potenza andava a braccetto con velocità e raffinatezza, altro che il basso approssimativo, lento e privo di controllo che i detrattori delle valvole attribuiscono a questo tipo di equipaggiamento.

I medi erano dettagliati senza essere stridenti. Tutt'altro che smielati, erano naturali, e mi hanno fatto rendere conto che non stavo semplicemente ascoltando, per dire, un sassofono, bensì un musicista che suonava un sassofono. Nella mia esperienza, solo i componenti più raffinati reiescono a trasmettere questo senso di umanità.

La gamma alta era liscia ed estesa. Semplicemente, non rimane molto altro da dire.

L'equilibrio tonale complessivo e la trasparenza del preamplificatore e dei finali Music Envoy sembravano farsi da parte e lasciare che la musica fluisse con garbo e naturalezza. La riserva di potenza dei finali faceva sgorgare la musica senza alcuno sforzo. La musica aveva uno spessore, quando era il caso, che si avvicinava al suono delle esecuzioni dal vivo, ma era altrettanto credibile nella riproduzione della musica da camera. Quanto alla trasparenza, ho ascoltato per un po' della musica classica tramite il sintonizzatore FM McIntosh e, ascoltando un segnale che non è compresso fino alla morte (come quello di molte stazioni pop), mi sono sorpreso di quanto bene la FM possa suonare. Può avere profondità, ampiezza, altezza dell'immagine, insomma c'è tutto. Non avevo mai sentito la FM suonare così bene. D'altra parte il terzetto è abbastanza neutrale da mettere a nudo le carenze delle radio satellitari XM, pur eccellenti per varietà e programmazione.

Scoprire che il preamplificatore fosse dotato di uno stadio fono mi ha stupito. Considerando che questo è il primo componente Jolida ad esserne dotato, non mi aspettavo molto, specialmente in ragione del buon prezzo del preamplificatore. La prima cosa di cui non mi ero reso conto era quanto fosse flessibile. Con la regolazione di guadagno impostata al minimo, ne avevo più che a sufficienza per la mia testina Dynavector DV-20XXH (2,5 mV). Mi mancava per le mani una testina a guadagno medio o basso; ma lo stadio fono era così silenzioso da togliermi eventuali dubbi circa la capacità di funzionare bene con testine ad uscita più debole.

I miei gusti musicali spaziano un po' in tutte le direzioni. Vi rivelerò un piccolo segreto: sono un amante di "German Beer Drinking Music" (DT10008) e "More German Beer Drinking Music" (T10297). Sono dischi abbastanza comuni e facili da trovare sul mercato dell'usato. Io preferisco ampiamente la seconda pubblicazione, non solo per la musica, ma anche perché ne ho la versione stereofonica. L'edizione precedente è in formato "Capitol Duophonic" (leggi: schifoso finto stereo). Non sono riuscito a trovarne una mono. Quanto sono stato dietro a queste incisioni? Ho due copie intonse di "More...": la prima è un'edizione originale dell'etichetta Capitol rainbow, la seconda edizione è una ristampa della seconda metà degli anni '70, sotto l'etichetta arancione Capitol International Series (ST10297). Una notte sul tardi, ho confrontato entrambe le edizioni di "More...", con il mio ampli per cuffia Creek OBH-11 e le mie cuffie Sony MDRV6. Attraverso il preamplificatore era facile percepire le differenze tra le due incisioni. La prima era più calma, tendente al caldo, e aveva una dinamica migliore. Quello che ho notato è che il mio sistema per cuffia economico non suona niente male connesso al pre Music Envoy. Non è un Headroom Max con una Sennheiser HD600, ma era davvero godibile, probabilmente per la prima volta da quando ne sono in possesso.

Mi hanno detto che Jolida sta introducendo uno stadio fono separato basato su quello del pre Music Envoy. Se tanto mi dà tanto, e se suona come quello che ho ascoltato, a circa 450 $ mi aspetto che faccia tremare i giganti.

Ho provato il sistema con una varietà di cavi di segnale e di potenza. Ho scoperto che cambiare i cavi di collegamento con le sorgenti dava le maggiori differenze con questo duo. Cambiare il collegamento tra pre e finali dava invece differenze minori. Anche il cambio dei cavi di potenza si faceva sentire, ma le maggiori variazioni venvano fuori cambiando i cavi tra le sorgenti e il preamplificatore. Con diversi cavi di alimentazione invece si producevano differenze minori.

Questo conduce a un'altra riflessione sugli apparati high-end: le differenze. A questo livello, non credo che si possano ancora utilizzare aggettivi come "migliore" o "peggiore". Si riduce a una questione di differenze.

Parlando di gusti personali, io possiedo uno stadio fono Audio Experience Concerto modificato. Suona in modo abbastanza diverso rispetto a quello del preamplificatore Music Envoy. Mentre è un po' più rifinito nei medi, certamente segna il passo nella dinamica e nella risposta in gamma bassa. Lo stadio fono del Music Envoy è anche più silenzioso e flessibile. Direi che in trasparenza si equivalgono, forse con un accenno a favore dell'Audio Experience a valvole modificato. Ma può darsi che lo rilevi perché so che l'Audio Experience è a valvole, mentre so che lo stadio Fono del Music Envoy fa ricorso a circuiti integrati. I gusti personali trovano un varco in tutte le recensioni, non importa quanto un recensore si proclami obiettivo. E' umano. Ma so che non raccomanderei di comperare uno stadio fono esterno da accompagnare a questo preamplificatore, in quanto quello interno dà prestazioni eccellenti. A volte preferisco lo stadio fono interno, a volte quello esterno.

Ho tenuto sotto controllo la mia bolletta elettrica e mi aspettavo un incremento, provocato da questi amplificatori ad alta potenza. Non ho rilevato differenze degne di nota nei consumi di corrente del Music Envoy rispetto agli altri amplificatori che ho posseduto. In altre parole, don't worry, be happy.

L'amplificatore che funziona (perfino quando non dovrebbe)

Un pomeriggio stavo ascoltando un CD quando ho notato che i medi del canale sinistro erano distorti in modo orrendo. Niente di disastroso, in fondo, visto che conservavo un paio di midrange Infinity nel cassetto, e che i diffusori hanno all'incirca 12 anni. Cose che succedono. Rimuovi il vecchio altoparlante, installa il nuovo, e il problema rimane. Mmmmh, ho pensato, forse una valvola guasta nel lettore CD. Niente. Sospettavo che ci fosse una valvola che non funzionava da qualche parte, ma dove? Di punto in bianco ho deciso di ricontrollare il bias dei finali. Sul canale in questione ho misurato 260 mV (uno spostamento insignificante che poteva dipendere dalla rete elettrica) su una valvola, zero sull'altra. Che cavolo? La 211 era bella illuminata come un albero di natale. Dopo aver esaminato meglio, ho scoperto che una delle Svetlana EL34 era spenta. Per capire se il problema fosse nella valvola o nell'ampli, ho rimosso il coperchio del finale e scambiato la posizione delle valvole. Ora si accendevano tutte e due. Ho ritarato il bias dei finali (anche il canale sinistro si era leggermente alterato) e da allora tutto liscio come l'olio. Come il finale abbia potuto funzionare con una valvola driver rotta, non me ne capacito. Ma lo fa e, a mio avviso, dimostra un eccellente progetto. Jolida ha certamente centrato gli obiettivi per quanto concerne l'affidabilità. Questi amplificatori sembrano come i pupazzetti della Duracell, non si fermano mai, neppure quando dovrebbero.

Lamentele

Ho già citato il fatto che i finali mono non consentano l'uso di cavi di potenza terminati con dei connettori a forcella. Ho anche detto che mi sarebbe piaciuto vedere un metodo più pratico per regolare il bias. L'altra cosa è che i bottoni sul pre e sui finali sono di plastica nera, con delle lucine al centro del bottone. Avrei apprezzato dei bottoni metallici simili a quelli usati sul lettore CD JD-100A Jolida. Denotano una classe maggiore e questi qui, dopo tutto, sono i prodotti di punta. Quando i componenti sono in funzione, si illuminano di un colore verdino. Avrei preferito dei led blu, come nel JD-100A e come la luce nel vano delle valvole.

La finitura sabbiata è un po' ruvida al tatto. Alcuni panni per pulire non funzionano bene con questo tipo di finitura. Ho scoperto che si spolverano bene con un pennello di quelli che le donne usano per il fard. Altrimenti un panno mangiapolvere antistatico va bene lo stesso.

Nell'insieme, sono piccole lamentele. Un po' più di attenzione avrebbe reso il trio assolutamente perfetto. Dal punto di vista sonoro, sono impressionato da questi componenti, e lo sono pure dalla loro costruzione e affidabilità.

Raccomandazioni

Correte, anziché camminare, dal vostro rivenditore Jolida, per ascoltare il preamplificatore Music Envoy prima che qualcuno si svegli e alzi il prezzo di di 500 $, 600 $ o 1000 $ più del costo attuale. E' uno dei prodotti più validi del mondo hi-end di oggi. A 1.500 $ è quasi un regalo.

Se 8000$ non sono esattamente una stupidaggine, considerando tuttavia la qualità costruttiva, il progetto orientato all'affidabilità, e la qualità sonora, i finali Music Envoy offrono un grande valore. Per coloro che se li possono permettere, sono un'ottima scelta, specialmente in ragione del fatto che potrebbero farvi saltar giù dal circolo senza fine degli upgrade, e farvi perdere dentro la musica.

Se non l'avete già indovinato, ho comperato gli esemplari della prova. Nel periodo di questa recensione, gli uragani Charley e Frances si sono abbattuti sulla Florida. Molta gente ha perso la vita o il posto di lavoro. La nostra casa ha retto a venti di 180 Km orari con Charley. Frances ci ha assediato per 36 ore. Siamo stati molto fortunati: ce la siamo cavata con alcuni danni alla siepe intorno al cortile e con la caduta di alcuni grossi rami. Al tempo stesso, durante l'attesa per l'arrivo e per la fine delle tempeste, mi sono ritrovato a comporre mentalmente la lista delle cose che avrei dovuto ricomprare nel caso di un disastro. Ho convissuto a lungo, e goduto immensamente, del trio Music Envoy. Se non fossi stato così graziato dalla sorte, li avrei ricomprati senza esitazione. Sono tanto buoni da meritarlo.

Vorrei ringraziare sia Michael Allen di Jolida per gli esemplari recensiti, sia Bill Baker di Response Audio per aver fornito i cavi di potenza Clarity Labs usati per la prova.

Componenti utilizzati

  • Giradischi: SOTA Star, Rega RB 250, Expressimo Mods, Dynavector DV-20XH
  • Lettori CD:
    -JoLida JD-100A (con valvole Svetlana 12AX7)
    - Marantz CDR630 CD Recorder semi-professionale
  • Preamplificatore: Audio Research SP 9 (Ibrido, con valvole Sovtek 6922)
  • Amplificatori:
    - Finale McIntosh MC162 (a stato solido)
    -JoLida JD-502B Amplificatore Integrato (con valvole Svetlana 6550)
  • Sintonizzatori: McIntosh MR500, Sony XM Satellite Radio Receiver
  • Diffusori: Infinity Kappa 6.1
  • Cavi di segnale e di potenza:
    - Vari DIY, Monster Cable, and JPS Labs

Copyright 2004 Nels Ferré - www.tnt-audio.com

Traduzione italiana: Fazio Frosali

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