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Diffusori Monitor Dulcet Reference 3A

Recensore: Arvind Kohli - TNT USA
Traduttore: Fabio Egizi
Data recensione: Febbraio, 2009

[Reference 3A Dulcet] [Reference 3A Dulcet-rear]

[English version]

SPECIFICHE DEL COSTRUTTORE
Sito Web del costruttore Reference 3A
Driver Compliment monitor a due vie
Tweeter In seta
altoparlante Medio/Bassi cono in fibra di carbonio da 165mm / 4'
Frequenza di Taglio Condensatore sul tweeter - del primo ordine a 3.3khz; niente sull'altoparlante dei medio/bassi
Risposta in frequenza 48Hz - 20kHz, tolleranza non specificata
Sensibilità 88dB/W/M
Impedenza 6 ohm, nominale/minima non specificata
Potenza consigliata 80 watts
Dimensioni H x W x D 30cm/12" x 19cm/7.5" x 24cm/9.5"
Peso 7 kg / 15 lbs ciascuna
Finiture disponibili Acero rosso, acero naturale, Laccato nero lucido (con costo aggiuntivo)
MSRP $1700 USD

INTRODUZIONE

[Reference 3A Dulcet]

Sin da quando ebbi la mia prima esperienza con una vecchia versione di Triangle Titus sono stato attratto da questo tipo di sonorità. Non è semplice esprimere con chiarezza tutte le motivazioni, ma sono convinto che la ragione principale risiede nel fatto che per l'altoparlante dei medio bassi non è previsto il crossover. L'incremento della naturalezza degli strumenti e la diminuzione dei tempi di risposta nei transienti hanno la capacità di fugare immediatamente tutti i miei dubbi e, anche se sono trascorsi un certo numero di anni da quando mi occupo di alta fedeltà, questa mia caratteristica è rimasta immutata.

Il più grosso difetto di questo diffusore e del modello successivo era costituito dal tweeter. Il suo suono era piuttosto dettagliato a bassi volumi di ascolto, ma iniziava a suonare in modo aspro anche a livelli di volume moderati e a volte risultava insopportabile a livelli di volume alti, specie con particolari elettroniche e registrazioni. Inoltre, un mobile poco smorzato in alcune occasioni poteva dare origine ad una risposta sul basso poco convincente.

Era importante soprattutto una cosa: sostituire quel tweeter! Quanto mi sarebbe piaciuto che qualcuno progettasse un diffusore senza crossover sul woofer, ma con un tweeter migliore e una risposta sulle basse frequenze più snella. L'arrivo delle Dulcet Reference 3A, rappresentava un'occasione imperdibile considerate queste premesse. In effetti, tutti i modelli della serie Reference 3A sono realizzati senza utilizzare il crossover per l'altoparlante dei medio bassi. Si tratta della premessa fondante della loro filosofia di progettazione.

Ma, come sempre, cerco di andarci cauto e infondere cautela anche a voi lettori, in quanto progetti e materiali costosi e/o fantasiosi non garantiscono un prodotto che abbia un suono migliore. Per quanto ne so, ci sono solo due modi per verificare la qualità del suono di un componente. Il modo migliore sarebbe quello di allestire una batteria di prove e misure che sinceramente oltrepassano le risorse che ho a disposizione, un altro approccio, meno preciso, prevede semplicemente di confrontare ad orecchio il prodotto con altri analoghi. Io, naturalmente, posso mettervi a disposizione soltanto questo ultimo approccio.

Devo fare la lamentela di prassi sulla coppia di connettori ed i ponticelli di serie [a mio avviso-AK]. Ma sull'argomento ho detto anche troppo, per cui vi risparmio il supplizio. Dopotutto, mi intriga il profilo insolito... anche se somiglia un po' alla testa di Darth Vader.

ASCOLTO

Dulcet vs. Dynaudio Contour 1.3 MkII
Quando è uscita di produzione, questa Dynaudio veniva venduta per $2400 USD ed è stata una dei miei riferimenti per diversi anni. Contrariamente a quanto sostenuto nelle specifiche le Dynaudio sembrano suonare più forte rispetto alle Dulcet; mi sembra che il livello sia di 2-3db superiore a parità della posizione del potenziometro del volume.

"Yesterdays" (Dave Brubeck; Nightshift; Telarc; CD-83351)
Il suono della Dulcet appare molto più aperto; il suono viene proiettato fresco e pulito dal diffusore. La Dulcet inoltre vanta una miglior risposta ai transienti. Dal canto suo la Dynaudio vanta una migliore estensione sui bassi, rendendo alcuni transienti di maggior impatto. Gli altoparlanti sulle Dulcet si interfacciano in maniera impeccabile, anche sedendo a poca distanza dal diffusore sembra di avere un unico punto come sorgente del suono e non si riescono ad apprezzare differenze timbriche tra il tweeter ed il woofer. In un confronto diretto, gli altoparlanti sulle Dynaudio sono facilmente distinguibili ed il suono appare ovviamente riconducibile a due punti distinti. Le Dulcet offrono una miglior dinamica sia a bassi che ad alti livelli di volume. I dettagli per le alte frequenze si equivalgono nei due sistemi di altoparlanti.

"Coming of the Mandinka" (V.M. Bhatt, Taj Mahal; Mumtaz Mahal; Water Lily Acoustics; WLA-CS-46-SACD)
La Dulcet, rispetto alla Dynaudio, ha una miglior dinamica a bassi volumi, ma risulta un po' compressa a volumi molto elevati.

"Bass resolution test" (Chesky Jazz and Audiophile tests Vol2; Chesky; JD68)
Si avverte sensibilmente una turbolenza attraverso il condotto reflex delle Dulcet quando il contrabbasso viene ascoltato a livelli di volume molto alti- ostruendo il condotto con dei panni il problema viene completamente eliminato. Oltre a questo le Dulcet restituiscono un fondo più pulito rispetto alle Dynaudio. Le Dulcet si sono dimostrate molto più agili sui transienti. La Dynaudio fornisce bassi più estesi, anche se più lenti e confusi. Inoltre, come anticipato prima la Dulcet dà maggiormente l'idea della sorgente puntiforme grazie ad una perfetta integrazione tra i due altoparlanti.

"Cheek to cheek" (Ella Fitzgerald and Louis Armstrong; Ella and Louis; Verve; 314 589 598-2)
La Dulcet ripropone con sicurezza le voci maschili. Tutto ciò che rende speciale la progettazione senza crossover appare evidente - la naturalezza degli strumenti acustici, il dettaglio, la microdinamica ed il timbro.

"Rimshot" (Eryka Badu; Baduism; Universal; UD53027)
A volumi di ascolto moderatamente alti, la turbolenza causata dal basso elettrico rappresenta il difetto maggiore delle Dulcet, ricorda un po' il rumore soffocato di un piccolo motore che stenta a partire. Anche in questo caso tappando il tubo di accordo si elimina il problema.

"Afro - freestyle skit" (Eryka Badu; Baduism; Universal; UD53027)
In questo casi la Dulcet vince senza fatica, come è avvenuto con le voci maschili nel brano "Cheek to cheek".

"Mining for gold" (Cowboy Junkies; The Trinity session; RCA; 8568-2-R)
Anche qui, la Dulcet vince a mani basse, come per le prove precedenti con le voci maschili e femminili.

A confronto delle più costose Dynaudio, l'unico serio difetto delle Dulcet sta nella turbolenza del condotto reflex avvertibile già a moderati volumi di ascolto. Molto meno problematica e abbastanza prevedibile, la mancanza di estensione delle basse frequenze e la dinamica ad alti volumi. In effetti, la sorpresa maggiore in questo confronto è stata che per tutti gli altri aspetti la Dulcet ha dimostrato di essere un diffusore di gran lunga superiore.


Dulcet vs. NHT Superzero
Ne ho acquistate cinque esemplari per il mio impianto Home Theater qualche anno fa, ad un prezzo di realizzo per circa $80USD l'uno. Tanto per divertirmi un po', ho voluto vedere come queste NHT si sarebbero comportate a confronto di un prodotto del prezzo dieci volte maggiore.

"Yesterdays" (Dave Brubeck; Nightshift; Telarc; CD-83351)
La Dulcet appare un po' più dettagliata rispetto alla NHT. È piuttosto stupido puntualizzarlo, ma anche la profondità del basso delle Dulcet appare più che evidente.

"Bass resolution test" (Chesky Jazz and Audiophile tests Vol2; Chesky; JD68)
Anche qui, le Dulcet vantano una estensione migliore sulla parte inferiore delle frequenze, e anche una miglior gestione della dinamica e dei transienti. Senza andare incontro a chissà quali rischi, si sarebbe anche potuto prevedere questo risultato soltanto confrontando le dimensioni dei due mobili.

"Afro - freestyle skit" (Eryka Badu; Baduism; Universal; UD53027)
Le NHT in questa prova con le voci femminili hanno rivelato un eccesso di brillantezza. Inoltre il suono delle NHT appare un po' costretto; la presentazione non è aperta, ma risulta inscatolata rispetto alle Dulcet.

"Mining for gold" (Cowboy Junkies; The Trinity session; RCA; 8568-2-R)
I risultati sono stati gli stessi ottenuti con il brano "Afro - freestyle skit".

"Cheek to cheek" (Ella Fitzgerald and Louis Armstrong; Ella and Louis; Verve; 314 589 598-2)
L'esperienza avuta con la voce maschile in questa prova non si è discostata rispetto ai risultati ottenuti con le voci femminili, me le Dulcet hanno anche riportato un maggior dettaglio nei medi.

"Coming of the Mandinka" (V.M. Bhatt, Taj Mahal; Mumtaz Mahal; Water Lily Acoustics; WLA-CS-46-SACD)
Per qualche motivo è stato più difficile discernere differenze in questo brano rispetto agli altri. I risultati erano gli stessi percepiti con il brano "Cheek to cheek" descritto sopra, ma l'entità delle differenze è risultata inferiore... oppure si sta facendo tardi ed inizio ad essere stanco.

Riassumendo, le NHT presentano un suono maggiormente inscatolato. Le Dulcet vantano indubbiamente una risposta sulle basse frequenze molto più profonda, un miglior dettaglio sulle alte, sembrano molto più veloci sui transienti e sfoggiano una miglior dinamica rispetto alle NHT. Ma, quello che potrebbe non trasparire da quanto da me riportato è che tali differenze risultano molto piccole; nella maggior parte dei casi ho dovuto ripetere per diverse volte la prova per avvertire le differenze. Le NHT si sono difese veramente molto bene, e considerato il prezzo di circa $80 cadauna rappresentano un vero affare per l'Home theater [Consiglio di Arvind sull'home theater - non investite molti soldi sull'audio se il vostro cervello è destinato ad essere distratto dal video, risparmiate invece i vostri soldi per i due canali].


Dulcet vs. Triangle Titus 202
Questa versione delle Titus erano vendute ad un prezzo tra i 500 - 600 dollari prima di essere messe fuori produzione. Questa Titus ha rappresentato la mia prima esperienza con un diffusore senza filtro sull'altoparlante dei medio bassi, e ha fatto parte del mio impianto per gli ultimi sei anni (nonostante le significative limitazioni presenti nel tweeter). Dalle Dulcet mi aspettavo che le frequenze medio basse venissero restituite con la stessa qualità, mentre mi aspettavo un netto miglioramento per le alte frequenze, ma andiamo a verificare quali sono stati i risultati.

"Cheek to cheek" (Ella Fitzgerald w Louis Armstrong; Ella and Louis; Verve; 314 589 598-2)
Solo se confrontate direttamente con le Dulcet le voci maschili appaiono leggermente più asciutte con le Triangle. L'impatto dei transienti alle alte frequenze è completamente a favore delle Dulcet e lo stesso vale per quanto riguarda la profondità del basso (il che non sorprende leggendo le specifiche). Ed infine, gli altoparlanti delle Dulcet sono perfettamente interfacciabili come già era stato rilevato con le prove precedenti e di certo questa caratteristica salta fuori quando si propone il confronto con le Triangle.

"Coming of the Mandinka" (V.M. Bhatt, Taj Mahal; Mumtaz Mahal; Water Lily Acoustics; WLA-CS-46-SACD)
I risultati di questa prova sono esattamente gli stessi ottenuti con la prova con il brano "Cheek to cheek", ma l'entità delle differenze è diminuita di molto.

"Mining for gold" (Cowboy Junkies; The Trinity session; RCA; 8568-2-R)
Le Titus riproducono le sibilanti delle voci femminili in maniera molto evidente e la parte alta delle medie frequenze suona in generale un po' più tagliente. La presentazione delle Dulcet risulta dolce, ma dettagliata.

"Afro - freestyle skit" (Eryka Badu; Baduism; Universal; UD53027)
Anche in questa occasione gli altoparlanti delle Dulcet appaiono ottimamente abbinati come se il suono provenisse da una sorgente puntiforme, mentre a confronto con le Triangle si avvertono in maniera distinta due sorgenti sonore ognuna con una sua caratteristica impronta sonora. La Dulcet inoltre è completamente libera da granularità dei medi, mentre le Triangle sono caratterizzate da un particolare tweeter che viene fuori solo in un confronto diretto.

"Yesterdays" (Dave Brubeck; Nightshift; Telarc; CD-83351)
Il bilanciamento tonale delle Titus sembra essere preponderante verso le alte frequenze. Questa caratteristica spesso porta a pensare che il prodotto sia più dettagliato, senza però che questa sensazione rappresenti la verità. In effetti, il tweeter delle Titus ha una propensione alla rottura e alle volte propone un suono leggermente duro. La Dulcet presenta lo stesso dettaglio sulle alte frequenze, ma queste sono ben bilanciate per tutto lo spettro di frequenze. Gli unici difetti registrati dalle Dulcet sono rappresentati dalla dinamica compressa per le basse e medie frequenze quando si chiede di ascoltare a livelli di volume molto alti.

"Prova sulla risoluzione dei bassi" (Chesky Jazz and Audiophile tests Vol2; Chesky; JD68)
Gli altoparlanti delle Dulcet sono perfettamente integrati ed il suono viene riproposto chiaramente e molto aperto. Soltanto con un confronto diretto mi sono accorto che in relazione a questo parametro le Titus avevano un po' il fiato corto.

La Titus resta comunque un grande diffusore e probabilmente resterà a tenermi compagnia ancora per molto; in definitiva la Dulcet giustifica ampiamente i 1200 dollari extra. Le Dulcet superano le Titus in termini di estensione del basso, la risposta libera da distorsioni per quanto riguarda le alte frequenze, una risposta spettrale bilanciata, una immagine priva di grana per quanto riguarda le frequenze medio basse. Le Titus prendono il sopravvento sulle Dulcet in termini di efficienza e di dinamica ad alti volumi e l'assenza di turbolenze del condotto reflex.


Dulcet vs. Jupiter Audio Europa (passive)
Le Europa recensite precedentemente avevano un prezzo di vendita intorno ai $1350-1500 USD, ed il tweeter mi ha impressionato in modo particolare.

"Coming of the Mandinka" (V.M. Bhatt, Taj Mahal; Mumtaz Mahal; Water Lily Acoustics; WLA-CS-46-SACD)
Le voci maschili e femminili venivano riprodotte in modo in po' esile con le Jupiters, mentre con le Dulcet il suono acquistava corpo e naturalezza.

"Cheek to cheek" (Ella Fitzgerald and Louis Armstrong; Ella and Louis; Verve; 314 589 598-2)
I risultati ottenuti con le voci maschili hanno prodotto gli stessi risultati del brano precedente.

"Afro - freestyle skit" (Eryka Badu; Baduism; Universal; UD53027)
Anche in questo caso, le voci maschili risultano leggermente esili con le Jupiter; d'altro canto appaiono più calde, ricche e naturali con le Dulcet.

"Yesterdays" (Dave Brubeck; Nightshift; Telarc; CD-83351)
Per quanto riguarda le alte frequenze il tweeter delle Jupiter vanta un maggior dettaglio e un suono più aperto; tutto questo senza risultare per nulla affaticanti, continuo quindi a pensare che questo sia il miglior tweeter che io abbia mai avuto modo di ascoltare. Solo tramite un confronto diretto, i risultati sulle alte frequenze delle Dulcet sembrano essere caratterizzati da un dettaglio inferiore.

"Bass resolution test" (Chesky Jazz and Audiophile tests Vol2; Chesky; JD68)
Le note nella regione delle medio basse vengono riproposte un po' più rimbombanti con le Jupiter, ma con un'estensione sicuramente maggiore. Le Dulcet risultano snelle e veloci nella riproduzione delle basse frequenze, ed il suono non appare uscire dai diffusori. Ma anche qui, il tallone d'Achille delle Dulcet è rappresentato dall'udibile turbolenza piuttosto fastidiosa che proviene dal tubo di accordo.

Le Jupiter ovviamente hanno dalla loro parte un tweeter superlativo. Questo non vuol dire che il tweeter delle Dulcet sia lento, entrambi sono dolci e non affaticanti, ma le Jupiter hanno dalla loro un leggero vantaggio in termini di dettaglio. Le Jupiter, inoltre, offrono una maggior estensione sui bassi, ma a questo pregio aggiungono, come contropartita, l'inaccettabile difetto di essere poco smorzate e rimbombanti. Per contro, la risposta in basso delle Dulcet appare esemplare in tutti gli aspetti se si escludono l'estensione e le turbolenze del condotto. Le Dulcets non temono confronti in tutti gli altri parametri; immagine, transienti, abbinamento degli altoparlanti, dettaglio dei medi e naturalezza.


Dulcet vs. B&W 805S
Le B&W 805S; recensite precedentemente vengono vendute a $2500.

"Cheek to cheek" (Ella Fitzgerald and Louis Armstrong; Ella and Louis; Verve; 314 589 598-2)
Le Dulcet vanno decisamente meglio per un paio di aspetti. La velocità La velocità e l'impatto sono di molto superiori. E, coerentemente con le altre prove, le Dulcet ripropongono le voci maschili in maniera a dir poco impressionante.

"Can't we still be friends" (Ella Fitzgerald and Louis Armstrong; Ella and Louis; Verve; 314 589 598-2)
In questo brano si evidenziano molte sibilanti. Lo sfrigolio diventa insopportabile con le 805S; mentre le Dulcet, pur non perdendo nel dettaglio, offrono una riproduzione più omogenea. Il suono delle Dulcet appare anche più naturale e ampio con le voci maschili e femminili.

"Coming of the Mandinka" (V.M. Bhatt, Taj Mahal; Mumtaz Mahal; Water Lily Acoustics; WLA-CS-46-SACD)
Per qualche motivo in questo brano le Dulcet tradiscono qualche incertezza. Le B&W gestiscono la macrodinamica delle voci maschili senza problemi, mentre la presentazione delle Dulcet, a confronto, sembra leggermente compressa ad alti volumi. Le B&W inoltre rendono una piccola eco della registrazione che conferisce un po' più di dettaglio e di realismo. Il difetto evidenziato dalle Dulcet su questo brano è qualcosa che non sono riuscito ad estrapolare, ma si tratta di qualcosa simile ad una distorsione del tweeter che viene fuori in diverse occasioni. Si tratta di qualcosa molto atipico rispetto a quanto registrato con gli altri confronti e le altre prove.

"Mining for gold" (Cowboy Junkies; The Trinity session; RCA; 8568-2-R)
In questo brano le prestazioni dei due diffusori sono praticamente indistinguibili, con l'unica eccezione che le Dulcet ancora un volta sono in grado di proiettare le voci femminili completamente svincolate dai diffusori. Le Dulcet però suonano un po' compresse a volumi molto alti.

"Afro - freestyle skit" (Eryka Badu; Baduism; Universal; UD53027)
Le Dulcet hanno anche qui qualche incertezza; per quanto riguarda le voci femminili suonano un po' fastidiose, in particolare se messe a confronto con il calore e la presentazione completa e naturale delle B&W.

"Yesterdays" (Dave Brubeck; Nightshift; Telarc; CD-83351)
Le Dulcet risultano migliori per macrodinamica, transienti e decadimento per pianoforte per le medie frequenze e volumi di ascolto medio bassi. Comunque, le B&W sembrano rimontare su questi parametri a volumi maggiori. Inoltre, le alte frequenze riprodotte dal pianoforte con le B&W sembrano acquistare in tridimensionalità.

"Bass resolution test" (Chesky Jazz and Audiophile tests Vol2; Chesky; JD68)
Non posso non tornare sul problema della turbolenza del condotto reflex; tutto sommato se tale foro viene anche solo parzialmente ostruito la questione diventa un non problema. In conclusione, preferisco la presentazione offerta dalle Dulcet - in termini di spazialità e di velocità nei transienti. Inutile precisarlo, le B&W riescono ad arrivare a frequenze più basse, ma apparentemente non tanto quanto mi aspettassi.

Una chiacchierata con in costruttore

Nella seguente conversazione che ho avuto con Task Goka - ho spiegato che ho trovato le Dulcet piuttosto inefficienti, leggermente compresse a volumi molto alti, limitate sulla risposta delle basse frequenze e con una turbolenza sul condotto di accordo reflex avvertibile in alcune circostanze [ma tutto sommato, ne sono in qualche modo innamorato, non scherzo - AK]. Dalle esperienze avute in passato nelle quali avevo evidenziato queste mie, seppur piccole, perplessità, mi sarei aspettato qualche reazione da parte del costruttore. Per quanto ne so, questi solitamente si dimostrano sempre disponibilissimi a condividere i miei commenti positivi, e mi considerano un genio per averli evidenziati, ma divento immediatamente un deficiente (essendo totalmente in disaccordo) quando faccio notare quelli che per me sono i difetti riscontrati.

Con un'onestà inusitata e con modi assolutamente non pretenziosi, Tash si è dimostrato completamente in accordo con me. Ha dichiarato apertamente che la Dulcet presenta compromessi e limitazioni dovuti a accorti tentativi di massimizzare alcuni parametri, e che si adatta perfettamente ad applicazioni specifiche - quali spazi di dimensioni medio piccole, livelli di ascolto dal basso al moderato. Gli faccio i miei più sentiti complimenti per la sua onestà e credo che... dalla gente onesta ci si può aspettare prodotti onesti. Ecco alcuni punti chiave del resto della mia conversazione avuta con lui:
- se la turbolenza del condotto diventa fastidiosa, ostruitelo parzialmente. Questo ridurrà l'estensione sui bassi, ma non l'efficienza. Le mie prove rafforzano tali considerazioni.
- Lo sviluppo di questo progetto ha comportato due anni di lavoro e la realizzazione di 30 prototipi. C'è stata anche una intensa collaborazione con l'Università di Waterloo. Secondo me, questo segna la fine del lungo monopolio avuto finora dall'Istituto NRC nella collaborazione con i costruttori canadesi di diffusori per sviluppare progetti bensuonanti.
- Tash ha continuato a lungo a descrivere l'attenzione quasi maniacale posta per la scelta delle migliori colle e dei connettori interni. I dettagli non sono importanti, ma questo ci dà un'idea di quanto possano essere fastidiosi. Tash è convinto che bisognava procedere in questo modo in quanto la mancanza del crossover evita di dover elaborare i circuiti del filtro per evitare che ci siano dei difetti in altri ambiti.

CONCLUSIONI

Mi dispiace se vi siete fatti un'impressione sbagliata dopo questa lettura. In particolare, considerato che ho evidenziato diverse volte quei pochi difetti nelle sezioni precedenti. Non avrei fatto il mio mestiere di critico, se non avessi mosso quelle critiche (ma non voglio tornare su di un terreno scivoloso). Ma, tutto sommato, questi diffusori mi sono piaciuti molto.

Sono molte le cose che riescono a fare veramente bene, e sono poi quelle che mi fanno apprezzare un prodotto. Queste comprendono;
- I fronti di salita e di discesa dei transienti che sono strepitosi. Lo ripeto, meglio di quanto io abbia ascoltato fino ad ora e allo stesso livello delle Triangle per quanto riguarda le medie e basse frequenze.
- Le Dulcet inoltre suonano in modo molto naturale ad ogni frequenza, ad eccezione di quelle alte se confrontate con le Jupiter Audio Europas e se spinte oltre i propri limiti.
- Gli altoparlanti sembrano essere perfettamente integrati (sia dal punto di vista dell'accordatura sia dal punto di vista della spazialità), al punto che il suono sembra essere emesso da un'unica sorgente...anche quando vi sedete a breve distanza dai diffusori!
- L'immagine è superba ed il fronte sonoro appare molto ampio. Non ho mai ascoltato qualcosa di simile con altri diffusori.

Ahimé, la Dulcet non è il prodotto perfetto ed ha pure qualche difetto. Ma nessuno di questi può essere considerato disastroso e senza un ragionevole rimedio.
- Si tratta dei diffusori tra i più inefficienti tra quelli con cui li ho confrontati. E questo non è un dettaglio specie se il confronto è fatto con le Dynaudio e le Jupiter. Ma torno a ripetere, si tratta di un prodotto destinato a sonorizzare una stanza medio piccola, per la quale potrebbero rivelarsi sufficienti per chi tra noi non abbia tendenze masochiste.
- La dinamica tende a comprimersi leggermente per livelli di volume molto elevati. Questo può essere considerato un difetto grave solo se avete necessità di utilizzare questi diffusori in ampi saloni a volumi di ascolto molto elevati. Penso che sia poco realistico aspettarsi da questo diffusore delle prestazioni straordinarie per quanto riguarda questi parametri:se sono queste le vostre esigenze vi consiglierei di rivolgervi ai modelli maggiori. In questo modo penso di aver chiarito il mio pensiero su questo punto.
- L'estensione sulle basse frequenze risulta piuttosto limitata. Ma lo ripeto, questo comportamento era prevedibile da un prodotto di questo genere e la Dulcet può considerarsi promossa anche su questo aspetto. Ma potreste pensare di affiancare un subwoofer a questi diffusori se le basse frequenze rappresentano per voi un parametro fondamentale.
- La turbolenza del condotto a volte è avvertibile e può distrarre con alcuni generi musicali. Questo potrebbe rivelarsi un grave difetto, ma fortunatamente esiste un rimedio. Occorre ostruire il condotto - io ho utilizzato un pezzo di stoffa blandamente arrotolato.

Questo prodotto è stato realizzato per eccellere in alcune applicazioni specifiche, e non pretende di essere adatto a qualsiasi situazione e per chiunque. E per quegli aspetti per cui è stato curato non ha mai ascoltato niente di simile. Potrei sostituire le mie Triangle con questo diffusore immediatamente. L'unico motivo per cui non sostituirei le mie Dynaudio con le Dulcet, è a causa della dinamica limitata ad alti livelli di volume - ma a parte questa limitazione considero che la Dulcet sia superiore nei parametri veramente importanti. A voler essere proprio onesti, sono talmente innamorato di quanto questi diffusori riescono a far bene, che non potrei sopportare di vivere con Dynaudio...non dopo aver assaporato il dolce nettare delle Dulcet.

Penso di non avere altra scelta se non quella di sperimentare altri prodotti che abbiano le stesse caratteristiche delle Dulcet, prima di prendere una decisione.

Apparecchiature di riferimento
Gear Costrutore e Modello
Lettori Digitali Denon DVD-3910 with Underwood mods (level2 + masterclock)
Pioneer 414
Sony DVP-NS755V
Testina Goldring Elite (MC)
Audio Technica OC9 MLII (MC)

Giradischi Technics/KAB SL1200 MkII, con smorzatore per braccio
Stadio Fono Cambridge Audio 640P Azur
Amplificatori Integrati Cayin 265Ai
NAD 317
Diffusori Dynaudio Contour 1.3 MkII
Triangle Electroacoustique Titus 202
NHT Superzero

Subwoofers

ACI Force
Velodyne F1500R
Amplificatore per cuffie Practical Devices XM3
Cuffia Sennheiser HD497
Connettori Vari

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