Visita della mostra High End 2022 a Monaco - III parte

Visitatore: Carlo Iaccarino
La mostra si è svolta dal 19 al 22 maggio 2022 presso il M.O.C., centro fieristico di Monaco di Baviera, in Germania
Scritto: Maggio, 2022
Sito web ricco di informazioni: High End Society

Ricominciamo

Continuiamo con quella tendenza a rimpinzare i diffusori di tutto ciò che occorre per suonare la nostra musica, preferibilmente da sorgente immateriale.
Nello spazio di SVS ho assistito ad una - usualmente - spettacolare demo di un sistema multicanale. Ma ciò che mi ha maggiormente attirato sono stati i Prime Wireless Pro Speaker, dal prezzo, al momento della mostra, ancora da determinare, ma previsto intorno agli Eur 1.200 la coppia.
Ad una veloce occhiata parrebbero dei normali bookshelf a 2 vie; ma già se ci si sofferma un attimo, si scorgono, alla base, manopole e tastini che fanno pensare almeno ad un diffusore amplificato.
SVS Prime Wireless Pro
Come spesso accade, per capire bene si deve guardare al lato posteriore :-)
SVS Prime Wireless Pro
Si capisce, allora, che si tratta di una coppia di diffusori non solo amplificati, ma connessi. Il parco connessioni si trova sul diffusore principale, quello di destra, che tramite un cavo invia poi il segnale a quello di sinistra. Il sistema può connettersi ad una LAN con o senza una connessione fisica: nel secondo caso, utilizza la vostra rete wifi. Le connessioni eteree comprendono anche l'immancabile Bluetooth. Inoltre, come si vede, c'è un'uscita per pilotare un subwoofer (uno dei cavalli di battaglia di SVS) ed anche un'interessante presa HDMI ARC, che consente un rapido - e bidirezionale - collegamento con lo schermo video (credo anche con un proiettore, un ricevitore TV/SAT, un lettore blu-ray, ecc.: mi sono dimenticato di chiederlo espressamente, ma non vedo perché no); è presente anche un ingresso digitale ottico, per collegare gli schermi meno recenti o altre sorgenti digitali che siano provviste della relativa uscita (che, ricordo, è intrinsecamene immune da disturbi che potrebbero fare ingresso tramite i percorsi di massa). Chiude il parco connessioni un ingresso linea. Il diffusore è dotato di elaborazione elettronica per il crossover; è capace di trattare segnali ad alta risoluzione, fino a 192 kHz / 24 bit; si controlla con la apposita app; è capace di fare streaming con funzionalità Chromecast (ma anche Spotify Connect, che consente di conettersi al vostro Spotify direttamente, non attraverso altri sistemi). Infine, sul frontale compare anche un display, minuscolo ma utile ad avere sommarie informazioni sull'ingresso selezionato, il preset scelto, ecc.
Non vi so dire come suonavano, perché erano esposte su una mensola, quasi buttate lì, credo non per sciatteria, ma per evidenziare la universalità di piazzamento. A me è parso che l'idea di SVS è quella di fornire un'alternativa alle onnipresenti soundbar, con le quali dovrebbe confrontarsi merceologicamente. Ma io credo che possano costituire anche un ottimo primo impianto, pronto anche per soddisfare le recenti mode viniliche, potendo collegare ai suoi ingressi linea uno degli ormai tantissimi modelli di giradischi già dotati di pre-phono.

Un altro esempio di diffusore tuttinuno che vorrei segnalarvi è quello proposto dalla Danese System Audio, il modello SA air 1
System Audio SA Air 1
Si tratta di un altro compatto bookshelf a 2 vie amplificato, con crossover elettronico attuato tramite DSP, altoparlanti proprietari, 2 ingressi digitali ottici, 2 ingressi analogici, uscita linea per subwoofer, presa HDMI ARC, capacità di connessione Bluetooth. Sembrano dotazioni quasi parallele a quelle del diffusore SVS su illustrato: in meno ha le funzionalità di streamer, ma in più ha un pre-phono. E, a differenza dell'aspetto molto utilitaristico del SVS, questo compatto modello SA beneficia delle linee pulite della sua estetica scandinava, risultando, a mio giudizio, molto più inseribile in un ambiente domestico, particolarmente in quelli arredati con i famosi mobili da montare a casa... Secondo me il principale valore di questo diffusore risiede nel fatto di essere pensato non per il solito, grigio audiofilo benestante di mezz'età, quanto piuttosto per un pubblico più eterogeneo e, verosimilmente, composto da persone giovani e, probabilmente, con un budget limitato. Mi ha indotto in questa conclusione la dotazione tecnica, che prevede chiaramente che la sorgente dell'audio da riprodurre sia uno schermo video o un cellulare; ma anche la sua estetica; ma anche la pubblicistica aziendale, secondo cui si tratta di un diffusore fatto per il vostro soggiorno, l'angolo domestico nel quale svolgete il vostro lavoro, la cucina..., mai menzionando la sala della musica; e, infine, il suo prezzo, di soli Eur 630 la coppia (circa la metà del diffusore SVS di cui sopra). Come suona non ve lo so dire, perché era esposto solo in modalità statica.

Un diverso approccio all'integrazione di più funzioni in un unico apparecchio viene da un gigante dell'elettronica, Yamaha, che propone una soluzione "just add speakers" (in questo caso, gli NS-2000, che dovrebbero costare fra i 3.500 ed i 4.000 Euro).
Yamaha
Si tratta dell'amplificatore R-N2000A, da circa Eur 4.000.
Yamaha R-N2000A
Curiosamente catalogato fra i sintoamplificatori stereofonici, in realtà è, come la mantenuta indicazione di Network receiver suggerisce, un tradizionale amplificatore stereo, che all'interno ha anche un DAC ed uno streamer, potendo, così, essere connesso sia al vostro PC, sia alla vostra LAN, ed accedere ai file dei vostri brani, risiedano essi su una risorsa di rete locale o nei server del vostro provider di servizi musicali (la casa dichiara compatibilità con Qobuz, Tidal, Spotify, Amazon, ecc.). Al tutto si accede tramite la ineludibile apposita app, in questo caso la collaudata MusicCast, che permette anche di veicolare il flusso di segnale verso altri apparecchi nella medesima LAN dotati della stessa interfaccia.
Yamaha si rivolge chiaramente a noi vecchietti con questa proposta, dall'aspetto decisamente più tradizionale: l'apparecchio assomiglia in tutto e per tutto ad uno dei classici integrati stereofonici della casa dei tre diapason, con tanto di fianchetti in legno: per scorgerne le funzionalità da secondo millennio si deve esaminare la stretta fascia inferiore del frontale (dove, non a caso, c'è l'uscita cuffia) che contiene un piccolo display che informa su sorgenti e brani in ascolto e che, almeno al mio occhialuto sguardo, appariva impercettibile quando spento.

Anche Rose propone una soluzione "just add speakers", ma con un approccio molto più aggiornato, anzi, volutamente distante dagli stilemi tradizionali.
Fra la ampia produzione di questo costruttore, vorrei segnalarvi il modello RS 201, che ad un completo e potente gestore di segnali digitali in Hi-Res (e anche di video in alta definizione, fino al 4K...) unisce anche una sezione di potenza, per quanto modesta (2 x 50 W; dichiarati su 4 Ohm, peraltro). In ingresso accetta di tutto, è Roon-ready, compatibile con praticamente tutti i provider musicali, si connette alla rete cablata o wifi, ovviamente ha connettività Bluetooth, permette il ripping dei vostri CD nell'HD interno (o in altre risorse di rete), decodifica sia PCM che DSD in formato nativo... Insomma, una macchina digitale molto potente. Il prezzo previsto dovrebbe essere di Eur 2.200.
Qui di seguito, eccolo ritratto a fianco del lettore CD opzionale. Sulla sinistra compare anche il modello RS 250, con caratteristiche analoghe (lievemente migliori: arriva fino a DSD 512, il DAC è un ESS 9038Q2M), ma che omette la sezione di potenza ed ha un prezzo previsto di Eur 2.500.
Rose RS 250 - RS 201
Come si vede, l'estetica non ha nulla in comune con le forme dell'Hi-Fi "classica", a parte la scatolarità: tutto è comandato toccando l'ampio e ben leggibile panello frontale o, manco a dirlo, con l'app proprietaria.
Di seguito, un'eloquente immagine del parco connessioni fisiche presenti sul pannello posteriore.
Rose RS 201 - rear
Si tratta di una proposta completa, e, secondo me, va molto apprezzata la capacità, di gestire anche i flussi A/V: anche questo è un modo di attrarre persone al di fuori della stretta cerchia audiofila, e Rose lo fa mantenendo rilevante la qualità del trattamento del segnale audio, così da rassicurare gli audiofili che volessero intraprendere le nuove vie dell'intrattenimento domestico audiovisuale.

Stranezze e curiosità

Alla mostra c'erano anche produttori di oggetti particolari, pensati per risolvere specifiche esigenze o studiati seguendo tesi non convenzionali.
Un esempio viene dall'Italiana AngelAudio.
A capo dell'azienda c'è l'ing. Paolo Agostinelli, che ha sviluppato - e brevettato - due tecnologie. I responsabili hanno provato pazientemente a spiegarmi qualcosa, ma non possono far miracoli, e vi dovete accontentare di quanto la mia scarsa preparazione scientifica mi ha permesso di comprendere. La prima idea è quella di alimentare ogni sezione delle elettroniche (e quindi anche il segnale che esse elaborano) con un'energia di provenienza luminosa, in tesi immune dalle interferenze elettromagnetiche alle quali anche il più performante circuito di trasmissione di energia elettrica non può sottrarsi totalmente. Ciò ha condotto allo sviluppo della tecnologia ALHENA.
L'altra idea di fondo è che si devono comunque utilizzare delle connessioni fisiche per veicolare l'energia dei segnali che ogni singolo apparecchio tratta, sia all'interno degli apparecchi Angelaudio, sia, soprattutto, al loro esterno, per consentire la migliore interfaccia con il resto del mondo. Ciò ha condotto allo sviluppo della tecnologia Bluwire.
Da qui, la produzione di vari apparecchi. Ve ne segnalo tre.
Ecco il modello LAN-Rialto, da poco più di Eur 3.000 (IVA esclusa)
Angelaudio - Net switch
È proprio ciò che sembra: uno switch per la LAN, ma realizzato con le tecnologie proprietarie di cui sopra; in più funziona anche come filtro per le interferenze reciproche fra le periferiche di rete ad esso collegate.
Questo, invece, è il modello USB-Torcello, da circa Eur 2.800 (IVA esclusa), che è un'interfaccia di connessione Ethernet/USB; il connettore in basso a destra dovrebbe potere essere utilizzato per fornire l'alimentazione (a valle di un circuito realizzato con tecnologia Bluwire) per il modem/router.
Angelaudio - USB/LAN
Infine, ecco il PRE-PHONO - Giudecca, da poco più di Eur 5.000 (IVA esclusa), che parrebbe un più tradizionale, pre phono,
Angelaudio - pre phono
che di tradizionale ha, però poco. Come si vede può funzionare anche senza alimentazione e, in ogni caso, al suo interno la tecnologia Alhena è impiegata anche per i deboli segnali provenienti dal fonorivelatore. Per la verità non ho capito se funziona come un pre-phono, oppure (o anche...) come un filtro da piazzare prima del pre-phono vero e proprio; come ho scritto, le soluzioni di questo costruttore sono atipiche e la mia ignoranza tecnica è vasta. Spero, però di avervi sollecitato la curiosità di saperne di più ;-)

Anche Nordost proponeva, oltre alla sua solita schiera di cavi ed accessori per l'alimentazione, uno switch di rete dedicato all'Hi-Fi, il QNET, da Eur 3.000. È piccolo e rotondo, ha 5 porte, delle quali 2 limitate alla velocità 100BaseT, sufficiente per le applicazioni audio, sulle quali Nordost applica le sue tecniche di riduzione del rumore.
Nordost - QNET
Lo switch ha un suo alimentatore esterno, ma, ovviamente, la casa consiglia di alimentarlo con i suoi apparecchi dedicati (di prezzo analogo...), e così era installato nell'impianto in dimostrazione.
Nordost
La demo di Nordost era condotta secondo il suo solito copione, che ne ha decretato il successo nel tempo, di ascolto di un impianto cambiando, in rapida successione, il solo elemento (accessorio, serie di cavi, alimentatore, ecc.) sul quale concentrarsi. Per quanto la demo sia stata breve ed effettuata in ambiente un po' sacrificato, devo dire che l'inserimento del QNET provocava una differenza nell'ascolto, anche se non saprei dire quanto il miglioramento fosse dovuto all'essere il QNET connesso all'alimentatore dedicato. Immagino che, come al solito, tutto dipenda dalle condizioni del proprio impianto e della propria rete elettrica: certo, quella della MOC viene generalmente descritta come non particolarmente performante e, comunque, durante la mostra, sopportava il collegamento di tutti i dispositivi, e l'interferenza di tutte le reti wifi create dai vari apparecchi ed espositori; condizioni, secondo me, ben peggiori di quelle che mi aspetto (mi auguro) di trovare a casa.

Quest'anno mi è parso di vedere una maggiore attenzione al trattamento acustico dei vari ambienti, e ho potuto parlare con diversi produttori di panelli ed altri ammennicoli di correzione del suono da appendere al muro o comunque inserire nella sala dove, sì, si ascolta la musica, ma, normalmente, si conduce anche il resto delle attività domestiche. Ho visto una generale tendenza a proporre soluzioni che, pur mirate in primis all'efficienza acustica, consentissero anche di rispettare l'estetica degli ambienti domestici, senza trasformare, insomma, il vostro salotto in uno studio di registrazione.
Naturalacoustic è un produttore Austriaco di pannelli ed altri elementi che ha la particolarità di usare solo elementi naturali, non sintetici: legno, lana di pecora, ecc. Per loro, è sempre più facile inserire in casa qualcosa che appaia alla vista, e al tatto, organico, naturale, vivo, piuttosto che artificiale.
Naturalacoustic
La possibilità di scelta di materiali, colori e fogge è ampia,
Naturalacoustic
così come le opzioni per le imbottiture.
Naturalacoustic
I trattamenti sono ideati a partire dalle richieste del cliente e prevedono generalmente il sopralluogo. La ditta è austriaca, vicino Innsbruck, in Tirolo, quindi per loro non è un problema spingersi "giù da noi", con ciò intendendo il Sud Tirolo ;-), o, come lo chiamavamo noi a scuola, l'Alto Adige.

Anche nella saletta di TAD era presente un vistoso trattamento acustico.
TAD
Questi pannelli erano piazzati anche alle pareti laterali,
TAD
c'erano anche pannelli che univano alle plurime cavità una superficie non piatta,
TAD
così come pannelli che proponevano un'alternanza di vuoti e pieni.
TAD
In realtà la saletta voleva avere come protagonista i nuovi diffusori di questo marchio, il modello Evolution 2, da Eur 15.000.
TAD Evolution 2
Si tratta di un diffusore a torre a due vie (il crossover taglia in maniera diversa i due woofer) in bass-reflex con condotto d'accordo che sfiata dal basso, verso il fronte e verso il retro. Nell'intenzione della casa, si tratta di un "ritorno" alle originarie produzioni, per mostrare di sapere fare bene anche un diffusore con impostazione tradizionale, ma con parti di alta qualità come gli altoparlanti di recente sviluppo. Per tale motivo il diffusore non sfrutta il - mi verrebbe da dire, oramai tradizionale, per TAD... - montaggio concentrico per midrange e tweeter, nonostante ad un primo sguardo potrebbe sembrare il contrario. Il tweeter è montato da solo, circondato da una guida d'onda appositamente studiata.
Se avete seguito i miei precedenti resoconti, ricorderete che ho sempre gradito le demo di TAD. Mi spiace molto, quindi, riferire che quest'anno l'ascolto non mi ha entusiasmato come al solito. Ovviamente è impossibile identificare il colpevole nei nuovi diffusori, e mandare assolta l'amplificazione (Pre C-600 e finale M700 S, per circa Eur.100.000 totali...) o l'ambiente, peraltro ancora diverso rispetto a quello degli anni scorsi e, appunto, trattato...

Com'è noto, il montaggio concentrico era uno dei capisaldi di Andrew Jones, il famoso progettista ingaggiato dal gruppo Pioneer/TAD e che tanti modelli di successo ha contribuito a realizzare che recano proprio tale soluzione: di prezzo inaccessibile per TAD e di prezzo "umano" per Pioneer. Ricordo che proprio a Monaco, in "era Jones", un anno la demo venne condotta anche con le redivive elettroniche Audio Alchemy, un vecchio marchio del famoso progettista Peter Madnick, pure presente. In seguito, la tedesca ELAC intraprese un'espansione e, per farlo, chiamò a bordo sia Jones, per i diffusori, sia Madnick, per le elettroniche: ne vennero fuori degli ottimi diffusori ed una serie di elettroniche (inizialmente, la serie si chiamava Alchemy...) molto interessanti.
È notizia recente, anche se non più freschissima, che Jones ora è stato assunto dall'Americana Mobile Fidelity Sound Labs, per gli amici MoFi, che, così potrà aggiungere la produzione di diffusori al business iniziale di etichetta discografica ed a quello aggiuntivo di produttore di giradischi, puntine e pre-phono.
Dove sta la curiosità, allora? Beh, nell'ampia sala MoFi era esposto un nuovo pre-phono a firma di... Peter Madnick ;-)
MoFi - phono
Ecco un voyeuristico sguardo agli interni.
MoFi - phono
Naturalmente erano esposti anche vari giradischi (anche per questi apparecchi, MoFi aveva chiamato un esperto, Allen Perkins, ma ignoro se collabori ancora con loro) quindi, rimanendo nel settore curiosità, vi mostro il bellissimo Precision Deck, giradischi realizzato in collaborazione con Fender, dal prezzo non inavvicinabile: meno di 4.000 Euro, puntina Master Tracker inclusa. Edizione limitata a 1.000 esemplari, già esauriti, ma potrebbero farne un altro batch.
MoFi - Fender

Come ho già, scritto, quest'anno cadevano molti anniversari, e anche Monitor Audio festeggiava una ricorrenza: il suo 50esimo anniversario.
Per l'occasione, hanno presentato un diffusore di rappresentanza, il Concept 50, nel quale hanno riversato tutte le loro conoscenze in tema di materiali e forme del mobile, nonchè di costruzione degli altoparlanti e loro configurazione: vi consiglio una visita al loro sito web, deve troverete maggiori e migliori informazioni.
Monitor Audio
Il prezzo era ancora da stabilire, ma mi hanno detto che prevedono di commercializzarli entro fine anno, ad un prezzo di circa UKP 50.000.
Un (altro) diffusore di rappresentanza e commemorativo, ricco di soluzioni tecniche e studio... Perchè lo metto tra le stranezze?
Perchè nonostante l'enfasi che hanno posto sull'aspetto estetico ed il design... È solo una mia impressione che questi diffusori assomigliano a delle gigantesche mollette per i panni? :-)
Monitor Audio - Concept 50
Naturalmente, si scherza, e aspettiamo di poterle sentire per bene in ambienti più consoni rispetto all'ampia - e vuota - sala nella quale erano esposti.

Come curiosità finale, vi segnalo il sistema di elaborazione del segnale BACCH-SP. È un raro ed interessante esempio di applicazione pratica di uno studio teorico: un software ed un'interfaccia si inseriscono nella catena del segnale, elaborandolo prima che venga consegnato all'amplificatore e ai diffusori. Il BACCH-SP (SP sta per Stereo Purifier) prevede o la semplice interfaccia digitale, da inserire nella vostra catena digitale, quindi prima del DAC, e in questo caso il costo è di Eur 19.000. Oppure lo scatolotto può essere dotato di un proprio DAC, per inserirsi nel vostro impianto come un qualsiasi altro componente con uscite analogiche; in questo caso il prezzo sale a Eur 24.000.
L'elaborazione è pensata in relazione al "sistema" diffusori-ambiente-ascoltatore e consente di ricreare un'emissione sonora con caratteristiche spaziali molto realistiche e coinvolgenti. Il tutto col pregio di non "snaturare" la timbrica del segnale, come a volte in altri esempi di elaborazione digitale/DRC può accadere. Il sistema è inoltre, fortemente personalizzato per l'utente e la sua posizione, pertanto la saletta prevedeva un'UNICA sedia esattamente piazzata. Il tempo a mia disposizione era poco, quindi non ho potuto attendere che chi mi precedeva finisse di bearsi nell'assaggio di tale tecnologia; però vi posso assicurare che già solo stando in piedi dietro a quella sedia riuscivo a percepire un fronte sonoro diverso da quelli solitamente ricreati anche nei migliori impianti in dimostrazione e, soprattutto, già riuscivo ad apprezzare la "naturalezza" dell'emissione sonora. Mi è certamente venuta voglia di approfondire, cosa che consiglio vivamente anche a voi. Se vi servisse un endorsement migliore del mio, vi segnalo che nella saletta era presente anche David Chesky, che immagino approfittasse di quel sistema per dare buona dimostrazione della sua nuova impresa discografica The Audiophile Society, dedicata all'elaborazione di diversi file pensati per garantire una tridimensionalità sia quando si ascolti tramite normali diffusori, sia quando si ascolti in cuffia.

Tutto qui?

Ovviamente no. Gli espositori erano tantissimi e ve li vorrei mostrare tutti. Ma devo fare i conti con la mia pessima abilità fotografica, quindi mi limito a quelli che non dovrebbero potersi lamentare di come vengono rappresentati ;-)

Anche Technics festeggiava un anniversario: i 50 anni del giradischi SL-1200, e, per l'occasione, ha prodotto il modello SL 1207ML, in pratica un milleddue (in realtà la base è l'ultima sua incarnazione, il modello SL 1200 MK7) a colori: cinque, oltre i tradizionali argento e nero. Ho chiesto il prezzo e mi hanno riferito quello Britannico: UKP 900. Ecco quelli esposti, giranti, ma silenziosi:
Technics - SL 1207ML
L'esibizione suonante, invece, comprendeva, come al solito un doppio impianto,
Technics
uno per la serie Grand Class con un 1200 G (Eur 3.500), lettore di CD/streamer SL-G 700 (Eur 2.300), integrato SU-G 700 M 2 (Eur 2.500) e diffusori bookshelf SB-C 600 (Eur 1.000 la coppia),
Technics
e l'altro per la serie Reference, con un 1000 R (circa Eur 8.000) dotato di due bracci (uno SME), quest'anno entrambi collegati e funzionanti,
Technics
anche questo collegato ad un integrato, qui il modello SU-R 1000 (circa Eur 7.500),
Technics
a sua volta connesso a diffusori a torre SB- G 90 (Eur 4.000 la coppia): qui ne immortalo uno con la sorellina dell'impianto minore.
Technics

Un bel suono proveniva dalla saletta dedicata alle elettroniche della Doshi Audio, e c'era proprio il gentilissimo Sig.Doshi a fare da padrone di casa.
La sorgente era un bel giradischi Kuzma, a sua volta connesso alle elettroniche della serie Evolution, il pre phono (Eur 28.000) e il preamplificatore linea (Eur 28.000),
Doshi
entrambi con alimentazione separata,
Doshi
a loro volta connessi a due finali mono (Eur 55.000).
Doshi - Joseph
Le elettroniche Doshi stanno ricevendo molti complimenti dalla stampa d'oltreoceano, ma, a fronte della mia passata esperienza, sono certo che la piacevolezza del suono che ho sentito era dovuto anche ai diffusori della Joseph Audio, in questo caso il modello Pearl Graphene.
Lo stesso modello di diffusori, ma in altra finitura, dava voce all'impianto di Alluxity,
Alluxity - Joseph
nella specie il preamplificatore di linea Pre Two ed il finale Power One, ognuno da circa Eur 11.000.
Alluxity

Un'altra grossa esibizione è stata quella di YG.
Questo costruttore di diffusori proponeva due soluzioni.
La prima soluzione è il modello Vantage Live, il modo di YG di approcciare il tema del diffusore con l'impianto dentro. In realtà la soluzione di YG è più "tradizionale", in quanto dentro le casse ci sono i moduli di amplificazione digitale (sviluppati in collaborazione con Bel Canto) ed il DSP per il crossover; i diffusori, poi, vengono pilotati da un controller esterno, uno scatolotto che contiene, oltre al processore ed al modulo per lo streaming, le connessioni per la LAN, ingressi digitali ed ingressi analogici, dei quali anche uno per fonorivelatori. Il tutto per l'amichevole importo di circa Eur 60.000, tutto sommato in linea con gli alti prezzi praticati da questo costruttore.
Qui di seguito una mia pessima foto. Non fatevi ingannare dai mastodontici finali e dagli altri apparecchi che vedete: le casse erano connesse solo alla rete elettrica (tramite i pitoni viola che vedete alla base).
YG Vantage Live
Forse più interessante è la nuova linea Peaks, un tentativo di proporre diffusori meno cari del solito (non ho scritto abbordabili...) realizzando il mobile non con l'alluminio tradizionalmente utilizzato da YG, ma con il più comune legno, sia pure lavorato e sagomato con estrema precisione. Qui di seguito la torre Summit, da circa USD 25.000.
YG Summit
L'aspetto, pur richiamando le linee rastremate tipiche di YG è più tradizionale e, a mio avviso, meno "minaccioso", più facilmente inseribile in un normale ambiente domestico.
YG Summit

La forma della Summit di YG mi ha istantaneamente ricordato quella dei diffusori della Canadese Verity Audio, e infatti ci vedo una certa somiglianza con il modello Arindal, lanciato proprio alla mostra, per un prezzo previsto di Eur 41.000.
Verity Arindal
L'esibizione di Verity mirava anche a far conoscere il nuovo amplificatore INT-100, un integrato stereo da 100 W/ch (dichiarati su 8 Ohm). La costruzione è modulare: nella versione "base" costa Eur 30.000; poi si può aggiungere un modulo phono MM-MC totalmente configurabile (per altri Eur 4.000) ed un modulo DAC, capace di decodificare PCM fino a 192 kHz/24 bits (32 via USB) e DSD fino a 512 (questo solo via USB), per altri Eur 4.800.
Verity INT-100

Un'altra esibizione piacevole e variegata è stata quella, principalmente dedicata all'ascolto in cuffia, di Violectric e Lake People, per l'occasione riunite con altri marchi nell'esposizione del loro distributore internazionale CMA Audio, ben disposto a supplire ad eventuali assenze sul suolo Italico.
Qui di seguito un esempio di diverse configurazioni di un impianto audio da completare con la cuffia che volete.
Violectric
L'iPad è ovviamente il controller, col quale si accede alla musica liquida, e l'audio verso le cuffie può essere veicolato attraverso un amplificatore dedicato: quello in basso è il modello V 590 2 PRO, che può funzionare anche come pre di linea e come DAC, da Eur 2.800 a Eur 3.300, a seconda della configurazione (ad esempio, si può scegliere il tipo di attenuatore, anche a passi discreti); quello in alto è il modello V 550, e ha una configurazione base simile a quella del V 590, ma non monta un DAC interno, e viene circa Eur 2.600.
Forse più interessante può risultare il dongle Chronos, da circa Eur 200, che può convertire anche il DSD 256; ne è allo studio anche una versione con uscite completamente bilanciate, il K-PRO.
Violectric Chronos dongle
Oltre alle elettroniche, Violectric aveva stretto un accordo con il famoso costruttore di cavi Mogami, sviluppando una linea di cavetteria dedicata all'audio in cuffia.
Violectric Mogami custom cables

Concludo (per ora) questa carrellata con una cosetta interessante che ho visto da Innuos.
Questo costruttore è famoso per i suoi server musicali e lettori di musica liquida, per i quali ha curato in special modo le interfacce con l'esterno e le alimentazioni. Quest'anno, ha sviluppato la serie di Network Player PULSE: si parte dal PULSAR, da Eur 5.500, con la massima cura per l'alimentazione e per l'interfaccia USB; poi si scende al modello PULSE, che presenta solo una sezione di alimentazione particolarmente curata, da Eur 2.600. E si arriva alla proposta per me più interessante, il PULSE Mini,
innuos Pulse Mini
che per Eur 1.000 ha tutte le funzionalità necessarie, ma senza una sezione di alimentazione speciale. Però nel catalogo Innuos è presente l'alimentatore separato MINI LPSU, da Eur 600. Quindi si può assaggiare la qualità Innuos con il MINI e poi, se piace, si può migliorare l'alimentazione, arrivando ad un prezzo INFERIORE, seppur di poco, rispetto a quello del Pulse "liscio". Magari non si avrà lo stesso livello di prestazioni dell'alimentazione interna al Pulse, ma non credo le differenze siano così eclatanti...

Pit stop

Sono costretto a fermarmi ancora. Ma probabilmente tornerò con altre foto e raccontini ;-)
Intanto, qui metto il link alla prima parte e alla seconda.

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