Topping E70 ed E70 Velvet - DAC a confronto

Gemelli identici con cuore diverso

Terza Parte - L'ascolto!

[Topping E70 and E70 Velvet]
[English Version Here]

Prodotto: Topping E70 ed E70 Velvet
Produttore: Topping - Cina
Prezzo: rispettivamente 250USD/250EUR e 349USD/349EUR sul sito Topping
Recensore: Giorgio Pozzoli - TNT-Audio Italia
Recensito: ottobre, 2026

Ascolto

E70 ed E70V, pur essendo usciti dalla stessa scuderia, sono un discreto controesempio per chi sostiene che tutti i DAC suonino nello stesso modo.

La notevole flessibilità di questi dac crea un problema non indifferente: c'è un tale numero di combinazioni possibili fra ingressi, filtri e tipologia di supporti musicali che un test di ascolto estensivo è praticamente impossibile. Ho quindi adottato una scelta drastica: per le prove di ascolto, che si sono comunque prolungate parecchio, ho utilizzato entrambi gli apparati in modalità DAC, ovvero col controllo del volume disabilitato, nella configurazione (ed in particolare i filtri) di default, collegati allo stesso Raspberry PI con istallata l'ultima versione di Moode.

Entrambi richiedono un minimo di rodaggio prima di assestarsi.

E70

L'E70 mostra orgogliosamente fin dal primo istante di essere un DAC mainstream, senza particolari caratterizzazioni del suono.

Il suono è pulito, solido, dettagliato, preciso: forse non high end, ma certamente superiore alla media. L'E70 sa anche mettersi a cantare, ma sempre con moderazione, mai in modo sguaiato o eccessivo.

Con le migliori registrazioni la scena sonora è ampia, stabile e precisa; la profondità viene restituita correttamente. I singoli strumenti sono ben distinguibili, riprodotti con un suono appropriato e naturale, forse appena un po' piccoli. Solo in alcuni punti in cui le cose si fanno davvero molto complicate si perde un po' il dettaglio.

Tutto ciò però dipende comunque moltissimo dalla registrazione che si sta ascoltando: non è certamente un dac piacione. Offre una ottima riproduzione del programma sonoro: non sembra intervenire in alcun modo evidente per alterarlo, nemmeno per migliorarlo.

Sa essere liscio e fluido, perfettamente levigato in alto. Ma se la voce o lo strumento sono graffianti, li trasmette giustamente così come sono.

Se la scena è ristretta, non la amplia. Se ci sono sibilanti, non le addolcisce. Se un suono è un po' sordo, non lo rende brillante. Se manca dinamica, non va ad aggiungerla. Ci si stupisce nello scoprire quanto possano suonare diversamente i diversi brani di uno stesso disco.

D'altra parte non esagera neppure nell'altro senso: il dettaglio non è mai esagerato, radiografico, innaturale. I transienti sono molto veloci, quasi fulminanti, ma non si ha mai un senso di fretta.

Per quanto riguarda il bilanciamento tonale, la risposta in frequenza tecnicamente è piatta, ma rispetto a molti convertitori, anche senza andare a scomodare i dac NOS, appare molto aperto in alto.

La macro dinamica è buona, ma si percepiscono bene anche le sfumature meno importanti.

Ha anche un grande senso del ritmo: ci si ritrova spesso e volentieri a battere il tempo col piede.

Il suo suono neutro, preciso ed incisivo si adatta bene un po' a tutti i generi: nella classica rende i fiati levigati, i legni correttamente legnosi e ruvidi quando serve, il pianoforte realistico, gli ottoni metallici quanto basta. Nel rock mostra una buona grinta, se c'è da urlare o ruggire non si tira certamente indietro. Nel jazz è nel suo elemento naturale: gli esecutori sono ben definiti ed il gioco degli strumenti risulta molto piacevole.

Se ci sono dei punti in cui secondo me si presta a qualche critica sono eventualmente gli estremi della banda.

Il basso è veloce, perfettamente frenato, ma forse fin troppo: mi sembra un filo leggero, privo di corpo. Si evidenzia più che altro nel confronto con dac più dotati in questo settore, però è un peccato, perché, dato che già così come è risulta davvero molto coinvolgente, chissà come avrebbe potuto essere con un basso appena più incisivo.

All'altra estremità dello spettro sonoro è dettagliato e preciso, come detto, ma ho la sensazione che tenda a smussare un po' troppo gli spigoli più acuti: non che ci siano veli, manca solo un po' di cattiveria. È un po' come se volesse specificamente evitare di essere tagliente, a costo però di sembrare poco naturale.

E70 Velvet

Il Velvet sound è stato concepito per riprodurre di fronte all'ascoltatore il soundstage della sessione originaria, "come se tu fossi lì". Capire come operi non è banale, perché l'ascolto di brani diversi dà volta in volta risultati abbastanza discordanti e le informazioni scarseggiano.

All'atto pratico ci si ritrova immersi in una nuvola sonora da cui gran parte dei singoli strumenti non viene offuscata, ma al contrario evidenziata, creando dei veri e propri cammei.

Il suono è elegante, fluido, denso, ricco di armoniche e nuance: in una parola sensuale e seducente. Allo stesso tempo il dac mostra una trasparenza, una precisione ed un dettaglio eccellenti, che tradiscono immediatamente ogni pecca della registrazione. Sicuramente un suono di altissimo livello.

Ottima la scena, ampissima, stabile, granitica, senza buchi. Ogni strumento si distingue perfettamente dagli altri, ha un suo posto ed un suo spazio e non si muove di un millimetro, anche quando è in un posto o peggio ha delle dimensioni del tutto improbabili.

La macrodinamica è buona, ma la microdinamica eccellente: il senso del ritmo, quello che ti trascina e ti fa battere il tempo, è davvero notevole, e non solo quando la sezione ritmica prende il sopravvento.

Il segmento basso è particolare: velocissima, smorzatissima ed allo stesso tempo ben presente e bella tonda, in qualche caso anche troppo gonfia, la batteria, mentre il contrabbasso, se non ben controllato in fase di registrazione, produce sciami sonori allo stato brado che vanno a espandersi su metà della scena.

Sui medio-alti l'E70V si mette davvero a cantare. Il contrappunto dei vari musicisti viene presentato in modo davvero affascinate, un muro sonoro spumeggiante e scintillante da cui emerge nettissimo ora l'uno ora l'altro strumento, un fronte sonoro che avvolge l'ascoltatore con un effetto davvero ammaliante e coinvolgente, "confortevole ed immersivo", come dice l'AKM, al punto che per seguire l'intreccio si perde facilmente il quadro generale.

Tutto ciò lascia però in parecchie registrazioni poco spazio alle medie frequenze: in questi casi la voci maschili, in particolare, sono spesso un po' indietro, svuotate, quasi afone, con poco corpo. Come conseguenza, quando lanciano un grido o un ruggito, come spesso avviene nell'hard rock, l'urlo tende a trasformarsi un po' in uno strillo. In altre però la voce è invece quasi in evidenza.

Le voci femminili, soprattutto quelle un po' più alte, sono invece ben presenti, precise, dettagliate, levigate. Come con il compagno di scuderia, però, anche qui sembra che non si voglia assolutamente risultare maleducati: quando ci si aspetterebbe un vero e proprio urlo, tagliente il giusto, questo si riduce ad un raffinatissimo e patinatissimo acuto che risulta in definitiva abbastanza innaturale e non del tutto piacevole. In qualche circostanza sembra che avvenga lo stesso anche con gli strumenti.

Da quanto sopra è chiaro che il suono viene elaborato in qualche modo, ma anche che questo diviene evidente solo in alcune registrazioni. Non riuscivo a capire però che cambiamenti venissero introdotti ed in particolare la natura della compatta, rutilante scena sonora che ci si trova davanti.

Alla fine mi sono reso conto di come ciascun elemento sonoro, voci in primo piano incluse, sia riprodotto in una taglia decisamente più grande di quanto facciano gli altri DAC e vada quindi a riempire lo spazio circostante o addirittura a sovrapporsi agli altri, giungendo in qualche (fortunatamente raro) caso addirittura ad offuscarli.

Questo mi ha ricordato una immagine su un documento relativo ai DSP che avevo trovato quasi per caso sul sito tecnico di AKM e che avevo inizialmente ritenuto non rilevante. Il documento, sottotitolato "Creare un suono che cattura i sensi", cita esplicitamente, ma incidentalmente, il Velvet Sound e continua spiegando come utilizzando algoritmi audio si possa ottenere "un posizionamento dei suoni chiaro come il cristallo, uno soundstage espanso e ben bilanciato, un basso tonante"; il documento mostra anche graficamente l'effetto con due immagini illuminanti: nella prima, senza algoritmi, la scena con musicisti e cantanti piccoli e distanziati, nella seconda, con gli algoritmi, la stessa scena con musicisti e cantanti molto più grandi che la occupano completamente.

Sul sito VelvetSound, di natura prettamente pubblicitaria, AKM sostiene di aver sottoposto le scelte tecnologiche effettuate al giudizio di esperti musicisti allo scopo di verificare la correttezza della riproduzione rispetto alla sessione originale. Questo sembra indicare che il processo è stato tarato su una o più sessioni dal vivo.

Se avete mai assistito ad una sessione acustica dal vivo sapete benissimo che, al contrario di quanto spesso appare in fase di riproduzione, difficilmente gli strumenti sono molto distanziati, che il loro suono non è puntiforme e che la batteria spesso domina la scena: quindi gli interventi dell'algoritmo hanno delle basi solide e valide motivazioni.

Ripetendo parecchi dei test fatti mi sono reso conto che le registrazioni più naturali, quelle che hanno subito meno manipolazioni in postproduzione (come quelle live riprese con pochi microfoni), che spesso appaiono un po' piatte e prive di nerbo, sull'E70V vengono riprodotte con una vivacità, una verosimiglianza ed una presenza davvero eccezionale, direi quasi magica, senza che si percepisca la minima forzatura. Evidentemente il risultato delle sessioni di ascolto citate da AKM.

Al contrario gran parte delle riprese multimicrofoniche, in cui viene ricreata una scena artificiale in fase di mixaggio, mostrano tutti i loro limiti, con contrabbassi che si espandono fino a coprire buona parte della scena, cantanti che sembra vogliano ingoiarti in un boccone, pianoforti con tastiere da venti metri. In questi casi è probabile che in fase di postproduzione sia stato già introdotto un effetto simile al Velvet Sound, ed è quindi fatale che riapplicandolo si finisca con l'eccedere.

Queste ultime considerazioni spiegano la disomogeneità dei risultati che si incontrano nell'ascolto. Purtroppo lasciano un po' l'amaro in bocca, dato che la stragrande maggioranza delle registrazioni ricade nella seconda categoria.

D'altra parte immagino sia quasi impossibile trovare un algoritmo che risulti ideale per qualsiasi tipo di registrazione.

Conclusioni

Con le caratteristiche che ha, l'E70 è un DAC che può andar bene un po' a tutti.

Ha un suono equilibrato, neutro, preciso e dettagliato. È un filo meno raffinato dell'E70V, canta un po' di meno, ma è anche un più grintoso e soprattutto è onesto, assolutamente al di sopra di ogni sospetto di artificiosità.

Rispetto all'E70V mostra certamente un suono più normale, mainstream, senza lazzi e frizzi, ma comunque di ottimo livello, soprattutto tenuto conto della classe di prezzo. Infatti ha un prezzo del 20% inferiore dell'E70V, il che non guasta certo.

Può essere un vero toccasana per chi ha casse con un basso un po' strabordante o comunque lungo: sicuramente aiuterà a rimetterlo sotto controllo.

Dal punto di vista dell'uso come strumento da laboratorio si pone poi sullo stesso piano dell'E70, e secondo le misure che circolano in rete anche un filo sopra (ma in un laboratorio casalingo ben difficilmente potrete sfruttare quei pochissimi dB di differenza).

Quanto all'E70V che dire? ascoltarlo è un vero godimento, molto spesso mi è capitato di scordare di star ascoltando per scrivere una recensione e ho continuato a seguire la musica per puro piacere personale neppure senza rendermene conto, per cui mi viene da dire che un ascoltatore normale, interessato molto più a godersi la musica che ad angustiarsi per l'accuratezza del suono dell'impianto, dovrebbe trovarlo irresistibile.

A chi invece è filosoficamente impegnato nella ricerca del suono naturale, consiglio comunque di ascoltarlo, se appena possibile, perché ne vale la pena, è certamente una esperienza non comune. Dipende molto anche dai generi musicali, ma è possibilissimo che se ne innamori. Ci deve comunque pensare bene, perché invece di godersi della piacevolissima musica, rischia di passare il tempo a chiedersi: sarà così nella registrazione? e quanto ci mette del suo l'algoritmo?

Il verdetto finale? Salomonico: entrambi hanno pregi e qualche difetto, l'E70V è sicuramente più raffinato, ma ha un carattere tutto suo e costa anche di più. Vista l'impostazione sonora completamente diversa è comunque più che altro una questione di gusti personale.

Ringraziamo Audio Azimuth/Playstereo per averci fornito l'E70 in visione.

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